Sessanta micro-novelle che partono da fatti realmente accaduti tra il 1884 e il 1967 nei paesi e nelle borgate delle Alpi di Cuneo. L’uscita ufficiale è prevista per il 15 dicembre. ma chi vuole può già prenotarlo a questo link: https://t.co/B7OerX61Kr.
Rocca dell’Abisso intercetta lo sguardo, stuzzica mani e piedi bramosi di poterla aggredire, continuando però a celare angoli di personalità ancora inesplorati. L'etimologia, certo, ma soprattutto quella triste leggenda...
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Una borgata che ha interiorizzato la modernità, ma lo ha fatto con lo scalpello, eliminando il superfluo e ricercando l’essenziale. Un'eleganza architettonica fiera ma non ostentata. Semplicemente borgata Torrette.
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La chiesa sorge su un precipizio in prossimità della carrozzabile che conduce alle borgate più alte, isolata a 1223 metri di quota come se la spiritualità dovesse stupire, sconvolgere, improvvisare.
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Una fisionomia massiccia per un’indole irrequieta, effige di un clima capriccioso per quei 2.144 metri di altitudine che stuzzicano vento e nebbia. Schiaffi quotidiani che in realtà concorrono a rendere il Monte Antoroto uno scrigno naturalistico.
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Raffinato nel suo portamento leggiadro, il Lago della Maledìa è ancora oggi lo specchio d’acqua più elevato delle Alpi Marittime grazie ai suoi 2.900 metri di quota.
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Dietro alla straordinaria sagoma di Rocca la Meja non c’è una semplice asperità che supera i 2800 metri di quota. C'è la regale fierezza di una montagna, l’inconfutabile bellezza di una roccia, la pazienza di una diva.
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Profumo di riserbo e di timidezza. Una pelle giovanile che nasconde rughe di freddo e di tempo, mascherando un odore di fragilità apparente. Di quella che ti colpisce al primo sguardo ma che sparisce a poco a poco sotto gli schiaffi della fatica.
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Dormire in una sorta di casa sull'albero ci rende più piccoli e ingenui, ma forse anche più curiosi e più propensi all'ascolto. Delle piante, del cielo e di noi stessi.
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Ci sono angoli di montagna incastonati nel silenzio, dove il tempo si è cicatrizzato nella pietra e nella terra. Angoli che conquistano e disorientano, che vanno però ricercati e corteggiati. Non sono immediati e non sono per tutti.
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Spesso le imitazioni infastidiscono. Carenza di personalità, dabbenaggine, invidia. Talvolta, però, dietro un’imitazione c’è l’ingenua innocenza di chi non ha colpe. Come nel caso del Viso Mozzo che non vuole imitare, ma soltanto rendere onore.
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Una testa di roccia che si protende in avanti quasi a voler sbirciare la quotidianità della pianura monregalese. Il Mondolé, in effetti, si gode l’indipendenza orografica che ha saputo conquistarsi custodendo scrigni segreti come la Grotta del Ghiaccio.
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Ci sono laghi speciali che non si possono intrappolare a parole, dove le vibrazioni emotive raggiungono tonalità inafferrabili e inestricabili. Come il Lago di Valcuca in Valle Gesso...
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I veri signori non alzano mai la voce. Rimangono fermi e impassibili, in ascolto. Respirano, osservano, annuiscono. Poi d’improvviso prendono la parola e fanno il vuoto. Esattamente come il Marguareis.
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Madame Curie, Giovanni Gronchi, Giò Ponti. Lurisia Terme ha fatto la storia accarezzandone i protagonisti,ma per molti non è soltanto tranquillità, cura e benessere. È soprattutto divertimento, ebbrezza, euforia. In una parola Monte Pigna.
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Limone Piemonte ha imparato ad attrarre e a divertire anche in primavera e in estate, ma nelle vene limonesi scorre l’ebbrezza dello sci alpino, negli occhi dei suoi abitanti brilla da sempre il bianco dei fiocchi di neve.
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Per alcuni è il “Cervino della Valle Maira”. Un compagno di vecchia data cui affidarsi nel momento del bisogno. Basta un’occhiata verso l’alto, dopotutto, per scorgerne la presenza e percepirne la vicinanza.
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Nella bulimica corsa alla frenesia quotidiana, talvolta non c’è più spazio per guardarsi attorno. I passi non assorbono, non si immergono, non percepiscono. I passi, soprattutto, rallentano e fanno perdere tempo. Ma non sempre...
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La montagna d’inverno spaventa perché allontana genti e umori, obbliga a scavare nel ventre di se stessi e della quotidianità. Nella seconda metà dell’800 si impara velocemente. Non c’è spazio per sprecare la vita, bisogna soltanto tenersela stretta.
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La solitudine non lascia indifferenti. Plasma corpo e anima, entra sottopelle, fortifica o distrugge personalità, caratteri, territori. Imboccare il Vallone di Gilba oggi, allora, vuol dire violare l’intimità del tempo che è stato.
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