Sono uno spirito libero con un pensiero libero. Non mi appiattisco sulle posizioni di nessuno, ho le mie idee, talvolta possono essere simili a quelle di altri.
Siamo già a “Youssef chi?”
Ma è un prodotto del vivaio di sinistra
Eh no, signori della sinistra politica e di quella mediatica: così è troppo comodo. Fischiettate, fate i vaghi, indossate la vostra faccia più stupita, e poi - volpini come siete - passate velocemente a parlar d’altro.
Pensate di cavarvela così: i politici di sinistra restando muti (stavolta non possono nemmeno gridare: “Meloni venga a riferire in Parlamento”); i grandi giornali d’informazione indipendente scrivendo pezzi anche approfonditi sulla figura di Youssef Siher, ma relegati in posizione laterale, in modo che il lettore debba faticare un po’ a cercarli; quelli del Fatto quotidiano limitando a sei righe la circostanza imbarazzante che il tipetto avesse collaborato con loro; quelli dell’Ispi parlando di un vecchio stage, nulla di più.
Insomma, siamo già alla fase “Youssef chi?”, con un poderoso sforzo per archiviare la pratica, per allontanare questa presenza ingombrante. E invece no.
Badate bene. Qui non abbiamo la minima accusa legale da muovervi, ci mancherebbe: siamo liberali e garantisti perfino verso Youssef, e a maggior ragione dobbiamo esserlo verso chi a qualunque titolo sia entrato in contatto con lui.
Semmai - ed è tutt’altra cosa - abbiamo invece un’accusa politica e culturale da muovervi: Youssef non era “altro” da voi. Era uno di voi. La pensava e la pensa come voi. Era accolto negli istituti di ricerca “giusti” perché quegli istituti promuovono e allevano chi la pensa in quel modo sul Medio Oriente e pure sull’Occidente. Era accolto da siti e giornali “giusti” perché era del tutto omogeneo allo standard degli opinionisti italiani che si esprimono da anni anche in tv su queste faccende.
Il punto non è (questo lo stabiliranno gli investigatori) se Youssef sia o non sia un agente che qualcuno ha infiltrato in Italia: il punto è che (infiltrato o no, cane sciolto o cane al guinzaglio) le sue posizioni esplicite, dichiarate, direi perfino “trasparenti”, erano e sono intercambiabili con le vostre, e infatti sono state accolte, ospitate, pubblicate.
A essere maliziosi, potremmo dire che c’è un po’ di Youssef anche in voi, e un po’ di voi in lui. A essere più malinconici e pessimisti, potremmo invece concludere che dalle vostre parti gestite il vivaio dei vecchi e dei nuovi Youssef. E’ così, lo sapete e lo sappiamo tutti.
Antonio Socci .com : "Zuppi ha trasformato la Cei in una sezione del Pd. Stranamente si è occupato di Dio: quello degli islamici. Un progetto Cei: 11 schede per far conoscere l'Islam a insegnanti e studenti dell'Ora di religione cattolica delle scuole 🇮🇹"
https://t.co/oKY8lwtFAX
L’arresto di Youssef Siher riporta alla luce una realtà che non è possibile più ignorare: il “palestinismo” è un’ideologia di radicalizzazione e sovversione che strumentalizza la causa palestinese per minare dall’interno le società occidentali. Una minaccia concreta alla sicurezza, alla stabilità e ai valori delle istituzioni democratiche, che non può più essere sottovalutata né tollerata.
👏👏👏👏
Roberto Damico. La Pagina
“Cari studenti italiani, che oggi scendete in piazza con bandiere con il martello e la falce e indossate magliette con la scritta ‘CCCP’,” ha esordito una lettera aperta in italiano scritta dall’espatriata lituana Neringa Budryt.
“Vorrei farvi una domanda: conoscete davvero il significato dei simboli che portate? E sapete cosa sarebbe accaduto a molti di voi se aveste manifestato apertamente in paesi oppressi dai regimi comunisti?
Lasciate che vi dica una cosa. È facile sventolare una bandiera rossa quando, per voi, il comunismo è solo un’idea astratta di uguaglianza, giustizia sociale e ribellione al sistema. È facile indossare una maglietta con la scritta ‘CCCP’ quando non avete mai vissuto la realtà di un regime comunista.
Noi veniamo da quella parte d’Europa dove il comunismo non era una maglietta, un simbolo di ribellione o un’idea romantica di uguaglianza. Era il sistema in cui vivevamo – un sistema che non abbiamo mai scelto.
Conosciamo la storia della repressione sovietica, delle purghe staliniane, dei Gulag e delle deportazioni di massa. Soprattutto, conosciamo la parola ‘Siberia’ – un luogo in cui migliaia di innocenti furono deportati con la forza, solo per aver pensato diversamente.
In Siberia – in mezzo al freddo gelido, alla fame e al lavoro forzato – molti persero la vita; coloro che sopravvissero portarono per sempre le cicatrici di quell’esperienza. Intere famiglie furono spezzate, e generazioni furono private della possibilità di vivere libere nella propria patria.
Nei paesi del blocco sovietico, la censura, la polizia politica, la sorveglianza e la repressione del dissenso limitarono drasticamente le libertà individuali.
Siamo cresciuti in un sistema in cui il controllo statale permeava persino la nostra vita quotidiana. A scuola, eravamo obbligati a indossare la cravatta rossa dei ‘Pionieri’. Ci controllavano; tenevano traccia di dove andavamo e persino se frequentavamo la chiesa. Perfino la fede – una scelta che dovrebbe appartenere alla coscienza individuale – poteva diventare motivo di sospetto.
Festeggiavamo il Natale con le finestre oscurate, per assicurarci che nessuno ci vedesse e ci denunciasse. Perché era proibito – proprio come tante altre cose: i jeans, la musica rock e tutti i simboli di uno stile di vita occidentale. Mia madre tornò da un campo di lavoro sovietico. E sapete cosa le accadde? Le fu impedito di continuare gli studi perché era stata etichettata come nemica del comunismo.
Sotto un regime comunista, non potevate protestare. Rischiavate l’arresto, la prigione, l’interrogatorio, la persecuzione – e, in certi contesti storici, persino la morte. Nell’Unione Sovietica e in altri regimi comunisti, il dissenso politico poteva costarvi la libertà e la vita.
Le manifestazioni indipendenti dalle autorità non erano un diritto garantito; spesso venivano represse con la forza.
È per questo che mi colpisce vedere giovani italiani che esibiscono con orgoglio il martello e la falce – simboli associati a regimi che hanno perseguitato e imprigionato milioni di persone.
Oggi, siete liberi di scendere in piazza, di gridare contro il governo, di criticare le istituzioni e di sventolare le vostre bandiere proprio perché vivete in una democrazia che vi concede queste libertà. Sotto un regime autoritario di quel tipo, protestare contro chi detiene il potere vi avrebbe potuto portare in prigione.
Non si tratta di negare l’esistenza di ingiustizie sociali, disuguaglianze o il diritto di lottare per un mondo migliore. Siete liberi di scendere in piazza per rivendicare una società più giusta – ma non dovreste idealizzare un sistema che ha negato a così tante persone proprio quelle cose che oggi siete liberi di esercitare: il diritto di scegliere, di credere, di parlare e di dissentire. Prima di indossare una maglietta con la scritta ‘CCCP’, ascoltate chi ha vissuto quel mondo. Parlate con i deportati e i loro discendenti; leggete i resoconti di coloro che hanno sopportato i gulag e l’esilio forzato in Siberia. Imparate cosa significava essere privati della libertà, della casa, dei propri cari – e persino di ogni prospettiva di una vita normale – solo per il vostro background o le vostre convinzioni.
Prima di sventolare il martello e la falce, vi prego, studiate a fondo la storia.”
A Ravenna ci sono 8 piattaforme che sono pozzi di metano chiusi perché i verdi di sinistra non vogliono che lo si estragga , in slovenia Quì di fronte nel mare Adriatico lo estraggono da sempre , poi i coglioni di Avs danno la colpa al governo per il caro energia !! Fanculo .
Leggete…
Cari amici leggete, non passate oltre.
Leggete bene da chi siamo circondati e chi abbiamo in casa ma, soprattutto, cercate di capire chi ha calato il ponte levatoio permettendo l'ingresso del nemico in casa nostra!
#Youssef_Siher è stato rintracciato, indagato e quindi arrestato per l'ipotesi della commissione dei reati di cui agli articoli del Codice Penale, nell'ordine: Istigazione a delinquere (art. 414), finalità di terrorismo (art. 270 bis), violenza organizzata in manifestazioni (art. 420 bis).
Ha divulgato il richiamo al manuale della rivolta egiziana e l’invito a replicare il modello francese in Italia.
I capi di imputazione per i quali è indagato #YoussefSiher, ad occhio, sono simili a quelli contestati alle #brigaterosse negli anni '70 e alla #mafia negli anni '80 e '90.
Questo "signore", infatti, insieme a sua moglie (per ora indagata in concorso) stava organizzando, insieme ad altri complici, degli "atti eversivi contro lo Stato Italiano."
Chi è la moglie?
È #SagiaHammoud, libanese, palestinese e araba di appartenenza.
Tutto un programma.
Ma, attenzione: c'è chi li giustifica apertamente!
Si.
Siamo alla follia pura.
D'altronde, se abbiamo ancora in politica personaggi -e seguaci ideologici- plagiati da un retaggio partigiano del '43, cosa ci si vuole aspettare una ferma condanna?
Ma anche no.
Se c'è chi "giustifica" le brigate rosse e se le porta in Comune a Roma, ma sì, #MaurizioFalessi, l'ex appartenente alle Unità Comuniste Combattenti (UCC) ed ex brigatista, intervenuto nel V Municipio di Roma qualche giorno fa.
Ma c'è anche chi indossa le t-shirt con su la stampa di una Renault 4 di "Barbie Brigate Rosse" come la "presidente del consiglio studentesco dell'università di Trento" tale #AgneseTumicelli.
Ma non fu un caso isolato quello di #Torino.
Infatti, durante il congresso provinciale dei Giovani Democratici a #Vasto (in provincia di Chieti), un partecipante Dem è stato fotografato mentre indossava una maglietta (legata al merchandising della band trap P38) con richiami alle Brigate Rosse e una stella a cinque punte!
E che dire della dalla professoressa #DonatellaDiCesare, docente ordinaria di Filosofia teoretica all'Università Sapienza di #Roma?
Non ve la ricordate?
Ma si, in occasione della morte (viva Dio) dell'ex brigatista rossa #BarbaraBalzerani (avvenuta il 4 marzo 2024), la professoressa aveva pubblicato un post (poi vigliaccamente rimosso...) con su scritto: "La tua rivoluzione è stata anche la mia. Le vie diverse non cancellano le idee. Con malinconia un addio alla compagna Luna."
Lo ripeto.
"La tua rivoluzione è stata anche la mia", ma che schifo!
E che dire dell'episodio accaduto nel quartiere San Lorenzo a Roma, quando alcuni anarchici ed esponenti dei centri sociali si sono ritrovati in strada per dare l’ultimo saluto all’ex BR #SalvatoreRicciardi?
E non vogliamo ricordare i funerali di #ProsperoGallinari?
Ma si, ricordiamo il funerale dell'ex leader del gruppo terrorista delle Brigate Rosse (fu tra i sequestratori e assassini di #AldoMoro, allora presidente della Democrazia Cristiana) visitato a #Coviolo (#ReggioEmilia) dagli ex brigatisti #Curcio, #Fiore, #Balzerani e #Paroli che per l’ultimo saluto all’ex brigatista hanno scandito cori tipo "Prospero è vivo e lotta insieme a noi" e "Le nostre idee non moriranno mai".
Che schifo.
Qui mi fermo, per ora, ma l'elenco degli episodi raccapriccianti è infinito.
Le Brigate Rosse non hanno nulla di folkloristico o ironico, non sono un mito da richiamare né un'icona da stampare su una maglietta ne eroi da salutare perché sono solo il volto del sangue versato non solo di Aldo Moro, barbaramente e #vigliaccamente assassinato, ma quello dei servitori dello Stato falciati dalla violenza.
Oltre alle rapine e ai sequestri di persona, le brigate rosse hanno ammazzato 86 persone.
Così come la mafia, il terrorismo islamico e quello eversivo nero, le brigate rosse sono solo una montagna di merda!
Chi giustifica il terrorismo bianco, verde, rosso o nero ne è complice.
Ora provate a giustificare ancora il signor Youssef Siher.
A proposito, l'ignoranza che leggo nei social è disarmante.
Dato che fra voi c'è chi difende il terrorista ideatore del M1710, ovvero il creatore del "Movimento 17 Ottobre", è bene farvi sapere che non è un caso che il movimento si chiami così.
Sapete cos'è la Sura?
Sura 17 (Al-Isrā') versetto 10:
"...e in verità per coloro che non credono nell'altra vita abbiamo preparato un doloroso castigo".
Purtroppo io so che non capirete.
Beh, è ora di chiudere però ve lo scrivo ancora una volta.
Cari "connazionali" più o meno imbecilli e defenestrati, ricordatevi bene questo pensiero: "Il vostro universo non ha alcun significato per loro. Non cercheranno di capire. Avranno fame, avranno freddo, faranno un fuoco con le vostre belle porte di quercia."
#JeanRaspail
Non sarete risparmiati.
Nessuno di voi.
Massimiliano De Cristofaro
😡😡😡😡😡
L’INTEGRATO
In un Paese con una "torsione democratica fascista" oppure, come ha detto la Gruber mercoledì scorso lanciando la serata su Hitler "forse quello che ci aspetta" oppure con una "repressione delle libertà", ecco, in un Paese così che è il Paese raccontato da Formigli, Floris, Gruber, Montanari, Travaglio, Salis (entrambe, l'esperta di case e la lanciatrice del martello), Bonelli, Fratoianni, Schlein, in un Paese a matrice e a cultura islamica come l'Iran o la Palestina di Hamas, Youssef Siher domani mattina, senza alcun processo, verrebbe impiccato all'alba in una piazza centrale di Milano e lasciato penzolare tutto il giorno per far conoscere a tutti cosa accade a gente come lui.
Lui che scriveva che "il 7 ottobre è stato un atto rivoluzionario di decolonizzazione" era lo stesso che nel 2024 era stato attenzionato per aver fondato un'organizzazione che faceva propaganda riconducibile ad Hamas. Insomma, un signorino perbene.
Ecco, invece Youssef Siher, un evidente "infiltrato di destra" come sosteneva qualcuno nei giorni scorsi, qualsiasi cosa avrà fatto, avrà un legittimo processo e forse, alla fine, se la caverà senza neanche troppe conseguenze. Anzi, se farà in fretta patteggiando non mi stupirei di vederlo candidato in Parlamento il prossimo anno nelle fila di AVS o nel Campolargo.
Quando capiremo che gli islamici non si possono integrare semplicemente perchè non vogliono essere integrati in quanto non riconoscono alcun valore della società Occidentale, e non lo riconoscono perchè per loro la società va regolamentata secondo i dettami del Corano.
E guardate, lo dobbiamo accettare con grande consapevolezza.
Quando capiremo che a questa gente di integrarsi non gliene frega nulla , sarà sempre un giorno troppo tardi rispetto a quello che dovevamo fare.
Perchè il problema ha un nome e si chiama Islam.
E se non lo chiamiamo per nome, non lo affronteremo.
E quindi, non lo risolveremo.
• Lorenzo Guzzetti
Incolpare le vittime. La violenza di alcuni giovani nasce dalle ingiustizie sociali? Di fronte ai saccheggi e agli assalti contro le forze dell’ordine, torna un vecchio riflesso delle élite: cercare le colpe della società anziché quelle degli aggressori.
https://t.co/ljcAhDzj2y
RAGAZZINO DI 12 ANNI IN PIAZZA: ECCO QUELLO CHE NESSUNO VI RACCONTA SUI SOLDI DEI CONTRIBUENTI.
Mentre tutti si perdono nei paragoni con la Casa del Bosco, il problema reale passa in secondo piano: COM’È POSSIBILE CHE UNA FAMIGLIA ARRIVATA IN ITALIA DA APPENA TRE ANNI ABBIA GIÀ UN ALLOGGIO POPOLARE? È questa la domanda da fare, non l’ennesima polemica ideologica.
A Milano 20.000 persone aspettano una casa popolare. E questa famiglia, arrivata in Italia appena tre anni fa, ha già un alloggio scavalcando chi è in lista.
A MILANO GLI ITALIANI CHE LAVORANO POSSONO PERMETTERSI DI VIVERE. Gli affitti sono diventati proibitivi, gli stipendi non bastano e tante famiglie sono costrette ad allontanarsi dalla città. Eppure, questa famiglia è già in un alloggio popolare.
SINDACO SALA, VOGLIAMO RISPOSTE. Con quali criteri è stato assegnato questo alloggio? Come vengono stabilite le priorità? Come vengono spesi i soldi dei contribuenti?
E DI QUESTO RINGRAZIATE LA CGIL! Nel 2020 sostenne il ricorso contro il requisito dei cinque anni di residenza o lavoro in Lombardia, CHE LA REGIONE AVEVA POSTO e dichiarato incostituzionale dalla Consulta.
Altro che «prima gli italiani»: qui gli italiani lavorano, pagano le tasse e aspettano.
I SOLDI SONO DEI CONTRIBUENTI. E I CONTRIBUENTI HANNO DIRITTO A DELLE RISPOSTE. MILANO INACCESSIBILE AI LAVORATORI ITALIANI
Caterina Pinelli
Domenica si lamentava col governo per i pochi poliziotti.
Oggi, dopo l'arrivo dei 500 militari, #sala dice che non vuole "una città militarizzata"
#Milano deve sputargli in faccia.
Ci sono ca 50k cinesi (ufficiali) nell’area metropolitana milanese.
Stessa regione, stesso Governo, stessa benzina, stesse scuole.
Ma nessuno di questi era in giro a spaccare vetrine e rubare.
Così come a Capodanno non sono in giro a molestare ragazze.
Curioso.
Schifosi
Roberto Damico. La Pagiba
Da alcuni giorni sta girando un video di un ragazzo milanese che, in seguito ai saccheggi di Milano, ha avuto un crollo di nervi e si è messo a urlare il suo disgusto per quanto accaduto, dicendo di essere estremamente stanco e che Milano l’hanno costruita i suoi nonni.
Il ragazzo è estremamente effeminato e, anche se non conosco il suo orientamento sessuale, è probabile che sia gay. Il che non dovrebbe interessare né a me né a chiunque altro, mi pare, e quel ragazzo ha tutto il diritto di parlare e di esprimersi. Cioè, mi pare che la libertà di parola e di espressione, tanto invocata, dovrebbe valere anche per lui, a prescindere da tutto. No? No, evidentemente.
Il video del ragazzo è diventato virale, ed è diventato virale per i motivi sbagliati. Ezio Greggio, l’ex conduttore di “Striscia la notizia”, lo ha condiviso mettendo in risalto — e in ridicolo — l’omosessualità del ragazzo, e come lui decine di individui hanno criticato l’essere effeminato di questa persona. E indovinate un pochino? Sono di sinistra.
Cioè, l’area che dice di difendere gli omosessuali, le persone gay, lesbiche, trans ha creato le condizioni per il linciaggio di una persona gay perché questa persona non è allineata. E questo è terribile. Perché ancora una volta mostra che se non ti allinei, se non adotti la narrazione dominante che è imposta al tuo gruppo, perdi la protezione. Esattamente come le donne iraniane, le donne israeliane. In pratica, la sinistra ti offre protezione purché tu paghi un pizzo ideologico. Altrimenti, sei finito.
Cristian Campos (пост)
Американский гражданин иранского происхождения объясняет, что произойдет с Соединенными Штатами и любой другой страной, которая позволит исламу обосноваться в своих городах. Вот, что он говорит:
"Здравствуйте, меня зовут Эдди Исса.
Я пережил жизнь по законам шариата в Иране и пришёл сюда, чтобы предупредить вас: вы впускаете в свою страну опасную идеологию.
Каждая страна, которая сегодня является исламской, когда-то была христианской. Но мы, христиане, проявили слишком много мягкости. Мы позволили этим людям прийти в наши страны и принести с собой законы шариата. И постепенно они начали нас уничтожать.
Хочу, чтобы вы ясно понимали одну вещь.
Христианство — это личные отношения человека с Богом. В христианстве сказано: „Отдавайте кесарю кесарево, а Богу — Божие“.
А ислам — это шариат. Это религия и государство в одном лице. И такая система совершенно несовместима с американским государственным устройством.
Эти люди будут использовать такыю — сокрытие своих истинных намерений, — чтобы обманывать вас и манипулировать вами.
Пока ислам находится в меньшинстве, вам будут говорить, что пришли с миром. Это первый этап.
А второй этап — то, что сейчас происходит в Великобритании.
Там уже существует система двойных стандартов в работе полиции. Появляются законы и ограничения, связанные с богохульством, исламофобией, расизмом и прочей подобной чепухой.
Давайте сначала разберёмся с одной простой вещью.
Ислам — это не раса! Но стоит вам начать критиковать ислам, как против вас тут же разыграют расовую карту.
Эта отвратительная идеология распространяется в разных странах, в том числе и в моей родной стране — Иране.
Само понятие „исламофобия“ — очередная выдуманная чушь. Его используют, потому что не хотят позволять вам критиковать их культ смерти.
Именно поэтому они добиваются подобных ограничений в Великобритании и в любой другой стране, куда приходят.
В Канаде уже есть резолюция M-103.
Они намеренно пытаются заставить нас замолчать.
Но знаете, кто больше всего страдает от всего этого? Сами мусульмане!
Потому что они не могут свободно выйти из этого культа смерти.
Стоит человеку усомниться в том, что написано в этой отвратительной книге, как его объявляют кафиром — неверным.
А за это могут убить.
Именно такая участь постигла моих друзей, отказавшихся от ислама. Одни сейчас находятся в иранских тюрьмах, другие уже мертвы.
Я вам говорю: вы совершаете огромную ошибку!
И однажды вы горько пожалеете, что не прислушались к таким людям, как мы, — к тем, кто на собственной шкуре испытал жизнь по законам шариата".
По крайней мере, этот американец, иммигрант, чувствует себя американцем, в отличие от того, что происходит во Франции, где многие дети иммигрантов не чувствуют себя французскими гражданами.
Всем защитникам "протестующих" в Европе посвящается. Вы полезные идиоты. Продолжайте в том же духе.
Témoignage d’un ami à moi, commerçant à Paris.
« Ma boutique a été pillée le 17 octobre. Boutique de motos, en plein centre de Paris. Vingt et un ans que j’investis tout là-dedans. Je paie mes impôts, je suis père de famille » , et hier soir il a appelé tout ses amis dont moi. Demain on sera une vingtaine à l’intérieur de la boutique, portes fermées.
Si ça doit aller à l’affrontement, nous irons. Je ne me ferai pas pillée une deuxième fois. Assez des plaintes qui ne servent à rien, assez d’attendre que quelqu’un d’autre protège ce que j’ai construit.
« Demain, ce n’est plus la police qui va surveiller mon magasin. C’est nous. »
Quand l’État lâche la protection des biens des citoyens qui bossent, il ne reste plus que ça : des amis qui s’organisent et qui refusent de se laisser faire.
Appelez ça une milice si ça vous arrange. Nous, on appelle ça ne plus se faire pillée.
Sono nato in una famiglia povera ma dignitosa e anche dinanzi a un frigo vuoto non abbiamo mai rubato per mangiare, tantomeno rubare per avere abiti griffati come questi delinquenti fannulloni coccolati da una sinistra vile e complice di questo schifo
Nelle scorse settimane, durante l’81ª Assemblea Generale e il 63° Consiglio per i Diritti Umani delle Nazioni Unite, i leader islamici si sono scagliati contro Israele in nome del diritto internazionale, della democrazia e della pace interreligiosa. Qatar, Siria, Pakistan, la Repubblica Islamica dell'Iran e l’Autorità Palestinese sono tutti d'accordo sul fatto che l'instabilità e la violenza in Medio Oriente siano causati esclusivamente da Israele. Ovviamente con il beneplacito delle stesse Nazioni Unite.
Hanno omesso di essere stati loro stessi ad aver finanziato l'attacco di Hamas del 7 ottobre 2023, di essere loro quelli che massacrano e torturano i propri civili e le proprie minoranze, di essere loro ad usare la pena di morte per censurare ogni forma di libertà di pensiero e di culto. Hanno omesso di dire che nei loro paesi non ci sono elezioni democratiche da decenni. E nessun altro membro del Consiglio lo ha fatto presente.
Glielo ha ricordato l'inviato speciale di UN Watch, Luai Ahmed, coraggioso giornalista yemenita costretto a fuggire in Germania perché omosessuale: “Sono cresciuta in Yemen. So come i nostri leader arabi ci insegnano ad attribuire tutti i nostri problemi agli ebrei e a Israele. Ma il nostro problema in Medio Oriente non sono né Israele né gli ebrei. Sono le dittature islamiste che brutalizzano il nostro popolo e poi ci offrono Israele come capro espiatorio”.
@UNWatch@JustLuai
Eccolo, il solito cortocircuito: la “meglio gioventù” devasta le città, sfascia le librerie in nome della cultura, prende a sprangate gli asili a Torino e siamo noi (e il governo, ovviamente) a sbagliare perché “non diamo risposte” 🤦🏻♀️ ma le loro domande sono pertinenti? Altro che ideali e diritti, questi ragazzi non sono “contro il consumismo”, sono solo contro lo scontrino: rubano, commettono reati. Quando nei saccheggi finiscono nel mirino i negozi di lusso, la retorica della rivolta di classe diventa meno convincente. Perché si fatica tanto tanto a dire che la violenza è inaccettabile, senza aggiungere alcun «però»? Questi ragazzi non conoscono il concetto di responsabilità, non vogliono capire che ai diritti corrispondono i doveri. E sono ignoranti: non sanno che la scuola incassa investimenti record per 23 miliardi, smontando la balla del "taglio per il riarmo", mentre i cattivi maestri dell'intellighenzia e della politica son sempre pronti a soffiare sul fuoco e poetizzare le spranghe pur di non fare la cosa più difficile: educare e porre un limite.
Lunedì a @Ariachetira.
Le Liban, on nous avait prévenu.
En 1980, Bachir Gemayel, alors chef des Forces libanaises et futur président élu (assassiné en 1982 avant de pouvoir gouverner), déclarait : « Demain, ils pénétreront au cœur de la France, déferleront sur l’Europe, et aucun d’entre vous n’osera élever la voix. »
Ce n’était pas une prophétie mystique.
C’était le constat d’un homme qui voyait, sur le terrain, ce que l’Occident refusait de regarder : une présence armée étrangère, un État dans l’État, des milices qui se servaient du Liban comme base de projection, et une population locale (chrétienne d’abord, mais pas seulement) progressivement submergée, réduite au silence ou contrainte à la fuite.
Le Liban n’a pas été détruit uniquement par des bombes. Il l’a été par l’aveuglement stratégique de ceux qui, en Europe, ont préféré regarder ailleurs, négocier avec les fauteurs de troubles, et traiter les avertissements des Libanais comme du « communautarisme » ou de l’« alarmisme ».
Quarante-cinq ans plus tard, les mêmes dynamiques se rejouent en Europe : territoires où l’autorité de l’État recule, violences qui ne sont plus des « faits divers », drapeaux étrangers et slogans importés lors des émeutes, et une classe politique qui hésite encore à nommer clairement les problèmes.
Ceux qui parlent sont accusés de « stigmatiser », exactement comme Gemayel et les siens étaient accusés de « refuser le dialogue ».
L’histoire n’a pas fini de se répéter parce que trop de gens ont décidé, en 1980 comme aujourd’hui, que l’avertissement n’en était pas un.
Il est encore temps de l’entendre. Après, il sera trop tard, comme il l’avait dit.
👍👍👍👍
Candelara Oggi
Attraverso una banale ricerca in rete, si evince come Fabio Bartolo Rizzo, in arte Marracash, sia amministratore e socio unico della Bar Edizioni Musicali Srl, la cassaforte attraverso cui gestisce gli aspetti finanziari della propria attività di musicista.
E, a spanne, si direbbe che non stiamo parlando dei guadagni di un operaio precario: con un fatturato 2024 pari a 3.5 milioni di Euro ed utili netti di 1.3 milioni, la Bar garantisce a Fabio Bartolo Rizzo in arte Marracash una certa agiatezza, con una situazione patrimoniale consolidata che lo vede proprietario, fra l'altro, di diversi immobili a Barona e di un casale di 4 piani e 13 stanze nella Val Trebbia.
Raccogliamo pertanto l'insegnamento del Sig. Fabio Bartolo Rizzo in arte Marracash, che ha giustificato i fatti di Milano:
"Con le parole non cambi le cose".
Esatto, Fabio Bartolo Rizzo in arte Marracash, con le parole non cambi le cose.
Ti invitiamo pertanto ad ospitare a spese tue, nei tuoi immobili e nel tuo casale, una qualche decina di fratelli maranza più sfortunati, fra quelli che non vengono ascoltati, che non hanno opportunità e che quindi "giustamente" (secondo le tue convinzioni) si ribellano e magari distruggono e saccheggiano.
Non ti mancano le risorse e gli spazi per poterlo fare.
Mostraci che non sei anche tu un comunista col culo degli altri. O, peggio, per convenienza commerciale.
E fin d'ora, grazie dell'esempio.
Attendiamo...
Il Mirabolante Mondo Dei Sinistri
Nella notte fra il 9 e il 10 luglio 1992 il governo Amato decise il prelievo forzoso del 6x1000 dai conti correnti privati.
La misura, degna di LupinIII, fu talmente estrema che, d'accordo col ministro del Tesoro Goria, buona parte del governo ne fu tenuto all'oscuro.
Il gettito fu di circa 11.000 miliardi di lire (6 miliardi di euro) ma i danni furono ben superiori.
Ci fu una fuga dei capitali verso l'estero, l'indice Comit globale crollò dai 500 pt di gennaio ai 360 pt di settembre; per collocare i titoli di Stato in aste che andavano deserte, il Tesoro fu costretto ad alzare i rendimenti; il rapporto debito PIL aumentò di 10 pt passando dal 107% al 117% e il servizio per il debito superò per la prima volta i 100 miliardi di euro. La variazione in valore assoluto dello stock di debito fra il 1992 e il 1993 fu di 112 miliardi a causa anche di una gigantesca e straordinaria emissione di titoli decisa in ottobre per rimpinguare le morenti casse pubbliche. La sola spesa per maggiori interessi fu superiore al gettito derivante dal prelievo.
P.S. Sto preparando per @liberioltre un podcast sulla storia economica della seconda Repubblica che parte proprio da quella assurda notte