🚨🪖🇵🇱🇷🇺 Vi chiedo di prestare grande attenzione al discorso pronunciato poco fa dal primo ministro polacco, Donald Tusk. Chiaramente è ispirato da una ricorrenza importante per Varsavia, ma sono rimasto molto colpito dalla scelta delle parole e dal tono utilizzato.
Sul Blog parliamo spesso di "indicatori" che anticipano una crisi. Ecco, questo è esattamente il tipo di discorso che mi aspetterei da un leader di governo venuto al corrente che un attacco russo non solo è possibile, ma addirittura probabile.
Non penso troverete questo intervento nei telegiornali o sui quotidiani italiani (purtroppo) ma credo che valga la pena spendere meno di cinque minuti per capire di cosa sto parlando. Chi ritiene che questo spazio d'informazione sia importante, poi, può scegliere di sostenerlo attraverso l'iscrizione al Blog: https://t.co/HPfjUHUqMm
Grazie a tutti. E "buona" lettura:
"Ottantasette anni fa, il 17 settembre 1939, all’alba, mentre i soldati polacchi difendevano da due settimane la patria dall’invasore tedesco, da est attaccò l’Armata Rossa.
Stalin ci colpì alle spalle, violando il patto di non aggressione. I totalitarismi si spartirono tra loro un Paese libero, la nostra patria.
Ricordiamo i difensori di Grodno e di Leopoli, i soldati del Corpo di protezione delle frontiere, gli scout, i partigiani e i civili che affrontarono una forza soverchiante.
Ricordiamo le vittime di Katyn, Mednoe e Kharkiv.
Ricordiamo le centinaia di migliaia di famiglie deportate in Siberia. I bambini che non videro mai più i propri padri e le madri che, fino alla fine della loro vita, attesero una qualsiasi notizia dei propri cari.
Come storico, so perfettamente che i metodi con cui agisce la Russia restano immutati da secoli. Aggredire i Paesi vicini con il pretesto di liberarli.
In un giorno come questo preferirei parlare soltanto delle gesta eroiche consegnate alle pagine della storia. Purtroppo, l'escalation dell'aggressione da parte della Russia non me lo consente.
La storia, come sappiamo, non si ripete, ma fa rima. E oggi dobbiamo leggere queste rime della storia con la dovuta serietà.
Domenica, a Dorohusk, sono risuonate le sirene e i vetri delle finestre hanno tremato per le esplosioni. A poche centinaia di metri dal valico di frontiera con la Polonia, un drone russo ha colpito una stazione di servizio. Un altro ha colpito la locomotiva di un treno ucraino a due chilometri dal nostro confine. La notte precedente, droni russi avevano danneggiato lo stabilimento di un'azienda polacca in Ucraina. A luglio, un missile russo armato è caduto in un campo nella regione di Lublino.
Non si è trattato di casi isolati. E oggi lo dico con tutta la forza possibile: non ci lasceremo intimidire.
La Russia non ha affatto bisogno di oltrepassare il nostro confine. Sta già conducendo contro di noi una guerra ibrida, attraverso droni, atti di sabotaggio e disinformazione su Internet.
Dai nostri alleati sappiamo che i prossimi mesi potrebbero portare nuove provocazioni. Ma non abbiamo paura e non siamo neppure ingenui.
Vengo da Danzica. Nel maggio del 1939, un politico francese, futuro collaborazionista nazista, chiedeva sulle pagine della stampa francese: perché morire per Danzica?
Pochi mesi dopo moriva tutta l'Europa.
A coloro che oggi dicono che "questa non è la nostra guerra", ricordo questa lezione della storia.
Nel 1939 avevamo alleati, di fatto, soltanto sulla carta. Fummo lasciati soli. Oggi siamo nella NATO e nell'Unione Europea.
Spendiamo per la difesa quasi il 5% del PIL. È quasi il doppio della Germania e più del doppio della Francia. Stiamo costruendo uno degli eserciti più forti d'Europa. Dal programma europeo SAFE abbiamo ottenuto 44 miliardi di euro, più di qualsiasi altro Stato dell'Unione. E oggi i confini polacchi sono i confini meglio sorvegliati dell'intero continente.
L'Europa che nel 1939 non voleva morire per Danzica oggi finanzia il riarmo polacco. Ma siamo consapevoli che neppure l'esercito più grande sarà sufficiente, se la nazione non sarà pronta.
Per questo mi rivolgo a tutti coloro che guardano al futuro con preoccupazione. Non cerchiamo la guerra. Ma se qualcuno oserà attaccarci, si troverà di fronte a una risposta ferma: la nostra e quella dei nostri alleati.
Viva la Repubblica di Polonia, libera e sicura".
"What does Europe possess that China and US cannot buy? Europe’s universal health systems have accumulated decades of clinical histories, which don't exist in the US". AI war's explained by @carloalberto only in @DemocratsReview Solutions not gossip https://t.co/OtXoVrhis8 #AI
Mentre i criminali #NOVAX lasciano morire i loro figli piuttosto che vaccinarli, la scienza ha trovato una soluzione straordinariamente semplice e naturale per combattere i timori: istruire via mRNA il sistema immunitario di ogni specifico paziente ad attaccare ed eliminare le cellule tumorali.
In questo post trovate una spiegazione sintetica e comprensibile del processo.
Commento al Vangelo di Matteo (15,21-28) - Domenica 16 agosto.
Gesù se ne va. Lascia la Galilea, si spinge a nord, verso Tiro e Sidone — terra straniera, terra pagana, fuori dai confini d’Israele. Matteo (15,21-28) non dice perché. Dice solo che si ritira, si sottrae, cerca un altrove. Una donna esce da quella terra e gli viene incontro gridando.
È una cananea, cioè membro del nemico storico del popolo di Israele, quello che doveva cacciare dalla terra promessa, la stirpe maledetta. La storia si ripete tragicamente: i palestinesi di oggi sono, in misura importante, discendenti delle antiche popolazioni locali del Levante, fra le quali i Cananei. E questa donna grida: «Pietà di me, Signore, figlio di Davide! La mia figlioletta è molto tormentata da un demonio». Grida in mezzo alla strada, con i titoli giusti — Signore, figlio di Davide — come se avesse studiato il protocollo. Ma sotto il protocollo c’è il corpo di una madre che non dorme da settimane, che ha una figlia malata e non sa più a chi chiedere.
Gesù non risponde. Matteo lo dice con una brutalità che toglie il fiato: «Ma egli non le rivolse neppure una parola». Silenzio. La donna grida e lui cammina. Niente. Come se non esistesse, come se l’aria tra loro fosse un muro. È un silenzio che pesa come un macigno, più duro di qualunque rifiuto esplicito. I discepoli intervengono, ma non per pietà — per fastidio: «Esaudiscila, perché ci viene dietro gridando». Mandala via. Falla smettere. Il grido di una madre è diventato un disturbo.
E Gesù parla, finalmente, ma quello che dice è peggio del silenzio: «Non sono stato mandato se non alle pecore perdute della casa d’Israele». Il confine è tracciato. Lei è fuori. Non è una pecora d’Israele, non è del gregge, non è prevista. La missione ha un perimetro e lei ne è esclusa. Ma la donna non si ferma. Viene avanti, si getta ai suoi piedi — Matteo dice che si prostrò, lo stesso verbo dell’adorazione — e dice tre parole: «Signore, aiutami». Ha lasciato cadere i titoli, il protocollo, il figlio di Davide. Resta il grido nudo: aiutami.
E Gesù risponde con la frase più dura che i Vangeli gli attribuiscano: «Non è bene prendere il pane dei figli e gettarlo ai cagnolini». Cagnolini. La chiama cane — con il diminutivo, che non addolcisce ma rende la cosa più crudele. I figli sono Israele. Il pane è per loro. Lei è un cagnolino sotto la tavola. L’immagine è brutale, gerarchica, spietata.
Ma la donna non crolla. Non piange, non si offende, non se ne va. Fa qualcosa di più potente: prende l’insulto e lo rovescia. «È vero, Signore, eppure i cagnolini mangiano le briciole che cadono dalla tavola dei loro padroni». Accetta la posizione — sì, sono un cane sotto la tavola — e la trasforma in argomento. Se sono un cane, allora mi spettano le briciole. Non chiede il pane intero. Chiede quello che cade, lo scarto, l’avanzo. E in questa umiltà strategica c’è un’intelligenza finissima e disperata. Shakespeare conosceva queste donne: Porzia nel Mercante di Venezia che smonta la legge con la legge, che prende le parole dell’avversario e le ritorce come un guanto. La cananea fa lo stesso: prende la metafora di Gesù e la vince dall’interno.
E Gesù si ferma. Si ferma davvero, per la prima volta nella scena. «Donna, grande è la tua fede! Avvenga per te come desideri». La parola che usa — «grande» — è la stessa che il Vangelo riserva ai miracoli, alle opere potenti. Una straniera ha fatto quello che nessuno del gregge ha saputo fare: ha resistito al rifiuto, ha trasformato l’offesa in preghiera, ha preso un no e lo ha forzato fino a farlo diventare sì. La figlia guarisce in quell’istante, dice Matteo. Senza un tocco, senza un gesto.
Antonio Spadaro
Spero si apprezzi l'ironia, sia della storia che del post.
Evidenzia quali possano essere gli effetti di lungo periodo di legislazioni stupide e mal fatte, motivate solo dalla cieca ideologia e dal desiderio di comprarsi dei voti.
Praticamente i fascisti italiani hanno regalato lavoratori qualificati alla Spagna, che tanto odiano. Complimenti!
“È difficile spiegare,
è difficile capire
se non hai capito già”.
Un bel ricordo di #Guccini che forse non ti aspetti, o forse invece sì, da @antoniospadaro.
La Danimarca è passata dall’avere una delle politiche più aperte d’Europa in materie di immigrazione a una delle più dure. Non perché si sia spostata a destra, anzi, è saldamente governata dai socialdemocratici. Semplicemente, in un paese con un alto livello di welfare ci si è interrogati sul costo sociale dell’accoglienza. Un rapporto del ministero dell’interno del 2025 stima che tra i discendenti maschi non occidentali (seconda generazione) le violazioni del codice penale in generale: circa 2,6 volte superiore alla media e i reati di violenza quasi 3 volte. I paesi più rappresentati sono Libano:m, Somalia, Iraq e quelli del gruppo MENAPT (Medio Oriente, Nord Africa, Pakistan, Turchia).
Gli immigrati e discendenti non occidentali (circa il 10-11% della popolazione) sono responsabili di una quota significativamente più alta di reati violenti e stupri rispetto al loro peso demografico. In particolare, circa il 30% dei reati violenti e oltre il 30% degli stupri sono attribuiti a persone di origine non occidentale.
A questi dati si aggiungono più disoccupazione e creazione di società parallele che aumentano il carico sul welfare. parallele.
E così si é arrivati a concedere status di rifugiato quasi sempre temporaneo, per raggiungere l’obiettivo “zero asilo”, e numerosi leggi anti-ghetto. Per i danesi non si tratta di razzismo ma di difendere la coesione sociale.
🔴⚫️TUTTI PER FRANCO🔴⚫️
il Milan,quello vero, piange la sua Stella Polare.
chi ha dettato la strada non verrà mai dimenticato❤️
grazie @Danielemascolo5 🙏🏻
L'ultimo saluto a Franco, come si conviene a un Capo di Stato e a pochissimi eletti nel mondo. Questa immagine spiega cosa Baresi ha rappresentato per il popolo milanista e per lo sport. Buon viaggio, Capitano ❤️🖤 #SeiPerSempre