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L’altro giorno in WNBA, durante il match tra Indiana Fever e Phoenix Mercury, Sophie Cunningham dopo un diverbio con DeWanna Bonner, l’ha indicata per 36 secondi consecutivi facendola impazzire.
La Bonner ha poi sbagliato il libero del fallo tecnico, e la Cunningham ha continuato ad indicarla.
Quel gesto è diventato virale.
Quel gesto è letteralmente sfuggito di mano.
Quel gesto è perfetto in ogni situazione della vita.
“With the first pick, in the 2006 NBA draft, the Toronto Raptors select Andrea Bargnani”.
Un momento unico, per un giocatore con caratteristiche uniche per il basket italiano, che ha dominato in Serie A a 19 anni, che ha giocato 10 stagioni (di cui almeno 3 viaggiando attorno ai 20 punti di media) nella lega dei più grandi, e che è stato purtroppo martoriato dagli infortuni.
"Uno dei ricordi più belli in NBA fu quando con Toronto giocammo contro i Celtics a Roma. C'era anche mio nonno a vedermi. Ad un certo punto si sedette vicino ad uno che pensava fosse Maurizio Gherardini, allora vice presidente dei Raptors. Gli parló per 5 minuti in romanesco. In realtà era David Stern. Che non capiva una parola. Ma ogni tanto annuiva"
Esattamente 20 anni fa, per la prima volta nella storia, la prima scelta al draft NBA fu un giocatore europeo: Andrea Bargnani.
Bargnani: "Ho giocato 74 partite in Nazionale, che è un numero ridicolo. Gallo ne ha giocate poco più di me. Penso sia inutile girarci intorno: non credo ci sia mai stata una gran chimica in campo tra me lui e Belinelli.
Paradossalmente adesso, che ci conosciamo meglio e siamo amici, ci sarebbe un grande affiatamento. Se ci fossimo legati prima magari avremmo ottenuto un grande risultato.
Purtroppo per vari motivi siamo andati in Nazionale tutti e tre insieme poche volte: mi sarebbe piaciuto avere una continuità come la generazione spagnola, per vedere se avremmo vinto qualche medaglia."
Belinelli: "Eravamo immaturi. Non tirare per me era impossibile. E penso che la stessa valesse anche per loro due. Se ci fossimo sforzati di più a coinvolgere i compagni, a coinvolgerci tra di noi, e a fare del lavoro sporco, probabilmente qualcosa avremmo vinto."
È forse il passaggio più importante dell'intervista che abbiamo fatto a Bargnani (questa https://t.co/VJekA8a0LT): per la prima volta sia lui che Belinelli si assumono senza mezzi termini la responsabilità dei mancati risultati della Nazionale, nel periodo in cui potevamo schierare tre giocatori NBA al tempo stesso tre dei migliori italiani di sempre.
Siamo riusciti a compiere un miracolo: Andrea Bargnani che racconta Andrea Bargnani.
Colui che ha fatto sognare una generazione di ragazzi italiani che si svegliavano la notte per vedere le sue partite e le sue prime stagioni in cui viaggiava attorno ai 20 punti di media.
Gli inizi a Roma, lo Scudetto con la Benetton, la notte del draft, il suo legame con Toronto, le sue cene con LeBron James, l'incontro con Kobe Bryant, gli infortuni che lo hanno devastato, il perchè, senza peli sulla lingua, non sono arrivati risultati importanti con la Nazionale, il suo presente dietro una scrivania in @LegaBasketA, e la sua visione sul basket di oggi e del futuro.
È stato uno dei migliori giocatori italiani di sempre, è una delle menti più brillanti dello sport in generale, è inaspettatamente la persona più ironica ed esilarante che abbiamo mai incontrato.
Ecco il video: https://t.co/VJekA8a0LT
Buona visione.
Materazzi: "Ibrahimovic? Per me erano solo cose di campo, per lui non so. Ma non posso veramente dirgli niente, penso che sia il più grande interista della storia con quello che sta combinando al Milan"
Nel 1999, Rick Brunson perse con i Knicks le NBA Finals contro gli Spurs.
27 anni dopo, nel 2026, suo figlio Jalen Brunson (con Rick in panchina da assistente allenatore) ha trascinato i Knicks alla vittoria nelle NBA Finals contro gli Spurs.
#NbaTipo
Una vita a sentirti dire che sei troppo basso (1.88) per poter diventare una campione NBA. Che sei troppo costoso per essere al massimo la riserva di Luka Doncic...
Nel 2022 ha scelto di giocare per la sua New York. Una scommessa di vita per il ragazzino del New Jersey.
Nel 2024 ha rinunciato ad un potenziale guadagno di 100 milioni per rendere la squadra competitiva, per far arrivare a Mikal Bridges l'altro amico del cuore dai tempi del college a Villanova, quando nel 2016 vinsero il titolo Ncaa, insieme a Josh Hart che lo aveva raggiunto nella Big Apple l'anno prima. Affiatamento, altruismo e sacrificio. Perché il segreto della cavalcata trionfale dei Knicks è rappresentato dalla più pura definizione di squadra, quando il gruppo è più grande della somma dei suoi componenti.
Jalen Brunson è campione NBA, è l' Mvp delle Finals (45 punti da trascinatore in gara 5).
Ha portato New York a conquistare un anello che da 53 anni sembrava stregato.
"Ho imparato che la fiducia in sé stessi è tutto".
La vera fiducia è la volontà di provare ad impegnarsi anche quando hai dei dubbi, è andare avanti accettando anche gli errori, è imparare ogni giorno a patto di metterci disciplina.
PS L'abbraccio con papà Rick, assistant coach dei Knicks, non ha bisogno di commenti
C'è forse una cosa ancora più incredibile del fatto che i New York Knicks siano i nuovi campioni NBA.
C'è forse una cosa ancora più incredibile del fatto che i New York Knicks di nuovo campioni NBA dopo 53 anni.
È Jalen Brunson, che è visceralmente tifoso Knicks sin da bambino, che dopo la sirena finale è andato prima a stringere la mano a coach e giocatori Spurs, per poi mettersi a piangere.
#NBAtipo
Abbiamo assistito alla partita di finale NBA più incredibile, folle, allucinante, pazza, della storia.
I Knicks, sotto 49-76 all'intervallo, HANNO VINTO.
HANNO VINTO COSI.
#NBAtipo
Mi ha querelato #Moggi, e ha perso. Mi ha querelato #Albanese, e ha perso. Mi ha querelato la Fondazione #JBianconera e la denuncia è stata ARCHIVIATA .
Il mio Triplete 🏆 🏆🏆
A proposito di scontri diretti, l’Inter con le squadre arrivate in Champions ha fatto 4 vittorie, 1 pareggio e 1 sconfitta. Abbiamo perso qualche partita di troppo invece con le piccole
7 minuti e 39 secondi alla fine della partita.
New York-Cleveland 71-93.
Madison Square Garden ammutolito.
Cavs in totale controllo, Gara 1 ormai in archivio.
Il problema è che a New York, dal 2022, da quando la dirigenza di Dallas ha iniziato ad omaggiare le altre squadre dando via quelli che non reputava fenomeni, si aggira un uomo che non avrebbe le sembianze del giocatore di basket.
Si chiama Jalen Brunson.
Non è alto.
Non è atletico.
Non è velocissimo.
Ma è compatto come un frigorifero ad incastro.
Ha la cattiveria agonistica che è un mix tra The Undertaker nel suo prime e una nonna alla quale le dici che il pranzo non è stato un granché.
E, soprattutto, tifa per i Knicks da quando è bambino.
Nella storia dei playoff, le squadre in svantaggio di almeno 22 punti nel quarto periodo, avevano un record di 1 vittoria e 594 sconfitte prima di questa notte.
...
17 punti, 5 assist, 2 palle rubate, 0 palle perse per Brunson da quel momento.
Parziale di 44-11 per i Knicks, e vittoria al supplementare 115-104.
Una delle più incredibili rimonte nella storia della NBA.
Il Madison Square Garden contiene 19.812 spettatori.
A fine partita i tifosi in delirio erano 19.813: tutti quelli sugli spalti, e Jalen Brunson.
Queste suore che guardano i playoff NBA in un convento in Texas, con l’Ultima Cena dietro e una tv da milioni di pollici davanti, perché sono tifose degli Spurs, e per questo indossano le canotte di Ginobili, Duncan e Parker, sono l’immagine più incredibile che vedrete oggi.
Del resto, essendo suore, non potevano che tifare San Antonio oppure Sacramento.