AL PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA ITALIANA
Signor Presidente della Repubblica,
mi rivolgo a Lei quale garante dell'unità nazionale e dei principi fondamentali della Costituzione, per sottoporLe una vicenda che da anni segna profondamente la mia vita e quella della mia famiglia.
Mio figlio Giovanni è deceduto al termine di una gara ciclistica. Da allora ho intrapreso ogni percorso consentito dall'ordinamento per ottenere un accertamento completo delle cause della sua morte e delle eventuali responsabilità connesse. Tuttavia, dopo anni di procedimenti, esposti e richieste di approfondimento, ritengo di non aver ancora ottenuto una risposta chiara, completa e convincente sui fatti.
Nel corso del tempo ho segnalato alle autorità competenti numerose circostanze che, a mio avviso, meritavano ulteriori verifiche investigative e giudiziarie. Ho inoltre rappresentato presunte anomalie riguardanti dichiarazioni testimoniali, attività peritali, documentazione ritenuta rilevante e decisioni adottate nell'ambito dei procedimenti che hanno interessato la vicenda.
Le iniziative da me promosse presso diverse Procure della Repubblica e presso altri organi istituzionali non hanno portato ai risultati che auspicavo, né hanno consentito, secondo la mia valutazione, di chiarire in modo definitivo tutti gli aspetti ancora controversi.
Per tali ragioni, continuo a nutrire il timore che fatti rilevanti possano non essere stati adeguatamente approfonditi e che non sia stato possibile ricostruire integralmente quanto accaduto a mio figlio.
Non chiedo privilegi né trattamenti di favore. Chiedo soltanto che siano garantiti i principi di legalità, imparzialità, trasparenza e uguaglianza davanti alla legge, affinché ogni elemento utile possa essere valutato con la massima indipendenza e serenità.
Confido che le Istituzioni della Repubblica possano assicurare che ogni cittadino, e ogni famiglia colpita da una perdita così grave, abbia la certezza che tutti i fatti siano accertati con rigore e che ogni eventuale responsabilità venga valutata nelle sedi competenti.
Con il massimo rispetto per l'autonomia della magistratura e per le attribuzioni costituzionali dei diversi organi dello Stato, Le chiedo di voler prestare attenzione a questa vicenda umana e giudiziaria, affinché non venga meno il diritto alla ricerca della verità e alla piena tutela della giustizia.
Dopo anni di impegno e di richieste rimaste senza risposta soddisfacente, continuo a chiedere soltanto verità e giustizia per mio figlio Giovanni.
Con osservanza. Prato, li 2 luglio 2026. Carlo Iannelli #mattarella #verita #giustizia #veritaegiustiziapergiovanniiannelli @Quirinale@GiorgiaMeloni@minGiustizia@andreaabodi@ANMagistrati Giustizia per Giovanni - 𝕊𝕚𝕔𝕦𝕣𝕖𝕫𝕫𝕒 𝕡𝕖𝕣 𝕥𝕦𝕥𝕥𝕚
@GiorgiaMeloni AL PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA ITALIANA
Signor Presidente della Repubblica,
mi rivolgo a Lei quale garante dell'unità nazionale e dei principi fondamentali della Costituzione, per sottoporLe una vicenda che da anni segna profondamente la mia vita e quella della mia famiglia.
Mio figlio Giovanni è deceduto al termine di una gara ciclistica. Da allora ho intrapreso ogni percorso consentito dall'ordinamento per ottenere un accertamento completo delle cause della sua morte e delle eventuali responsabilità connesse. Tuttavia, dopo anni di procedimenti, esposti e richieste di approfondimento, ritengo di non aver ancora ottenuto una risposta chiara, completa e convincente sui fatti.
Nel corso del tempo ho segnalato alle autorità competenti numerose circostanze che, a mio avviso, meritavano ulteriori verifiche investigative e giudiziarie. Ho inoltre rappresentato presunte anomalie riguardanti dichiarazioni testimoniali, attività peritali, documentazione ritenuta rilevante e decisioni adottate nell'ambito dei procedimenti che hanno interessato la vicenda.
Le iniziative da me promosse presso diverse Procure della Repubblica e presso altri organi istituzionali non hanno portato ai risultati che auspicavo, né hanno consentito, secondo la mia valutazione, di chiarire in modo definitivo tutti gli aspetti ancora controversi.
Per tali ragioni, continuo a nutrire il timore che fatti rilevanti possano non essere stati adeguatamente approfonditi e che non sia stato possibile ricostruire integralmente quanto accaduto a mio figlio.
Non chiedo privilegi né trattamenti di favore. Chiedo soltanto che siano garantiti i principi di legalità, imparzialità, trasparenza e uguaglianza davanti alla legge, affinché ogni elemento utile possa essere valutato con la massima indipendenza e serenità.
Confido che le Istituzioni della Repubblica possano assicurare che ogni cittadino, e ogni famiglia colpita da una perdita così grave, abbia la certezza che tutti i fatti siano accertati con rigore e che ogni eventuale responsabilità venga valutata nelle sedi competenti.
Con il massimo rispetto per l'autonomia della magistratura e per le attribuzioni costituzionali dei diversi organi dello Stato, Le chiedo di voler prestare attenzione a questa vicenda umana e giudiziaria, affinché non venga meno il diritto alla ricerca della verità e alla piena tutela della giustizia.
Dopo anni di impegno e di richieste rimaste senza risposta soddisfacente, continuo a chiedere soltanto verità e giustizia per mio figlio Giovanni.
Con osservanza. Prato, li 2 luglio 2026. Carlo Iannelli #mattarella #verita #giustizia #veritaegiustiziapergiovanniiannelli @Quirinale@GiorgiaMeloni@minGiustizia@andreaabodi@ANMagistrati Giustizia per Giovanni - 𝕊𝕚𝕔𝕦𝕣𝕖𝕫𝕫𝕒 𝕡𝕖𝕣 𝕥𝕦𝕥𝕥𝕚
@minGiustizia AL PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA ITALIANA
Signor Presidente della Repubblica,
mi rivolgo a Lei quale garante dell'unità nazionale e dei principi fondamentali della Costituzione, per sottoporLe una vicenda che da anni segna profondamente la mia vita e quella della mia famiglia.
Mio figlio Giovanni è deceduto al termine di una gara ciclistica. Da allora ho intrapreso ogni percorso consentito dall'ordinamento per ottenere un accertamento completo delle cause della sua morte e delle eventuali responsabilità connesse. Tuttavia, dopo anni di procedimenti, esposti e richieste di approfondimento, ritengo di non aver ancora ottenuto una risposta chiara, completa e convincente sui fatti.
Nel corso del tempo ho segnalato alle autorità competenti numerose circostanze che, a mio avviso, meritavano ulteriori verifiche investigative e giudiziarie. Ho inoltre rappresentato presunte anomalie riguardanti dichiarazioni testimoniali, attività peritali, documentazione ritenuta rilevante e decisioni adottate nell'ambito dei procedimenti che hanno interessato la vicenda.
Le iniziative da me promosse presso diverse Procure della Repubblica e presso altri organi istituzionali non hanno portato ai risultati che auspicavo, né hanno consentito, secondo la mia valutazione, di chiarire in modo definitivo tutti gli aspetti ancora controversi.
Per tali ragioni, continuo a nutrire il timore che fatti rilevanti possano non essere stati adeguatamente approfonditi e che non sia stato possibile ricostruire integralmente quanto accaduto a mio figlio.
Non chiedo privilegi né trattamenti di favore. Chiedo soltanto che siano garantiti i principi di legalità, imparzialità, trasparenza e uguaglianza davanti alla legge, affinché ogni elemento utile possa essere valutato con la massima indipendenza e serenità.
Confido che le Istituzioni della Repubblica possano assicurare che ogni cittadino, e ogni famiglia colpita da una perdita così grave, abbia la certezza che tutti i fatti siano accertati con rigore e che ogni eventuale responsabilità venga valutata nelle sedi competenti.
Con il massimo rispetto per l'autonomia della magistratura e per le attribuzioni costituzionali dei diversi organi dello Stato, Le chiedo di voler prestare attenzione a questa vicenda umana e giudiziaria, affinché non venga meno il diritto alla ricerca della verità e alla piena tutela della giustizia.
Dopo anni di impegno e di richieste rimaste senza risposta soddisfacente, continuo a chiedere soltanto verità e giustizia per mio figlio Giovanni.
Con osservanza. Prato, li 2 luglio 2026. Carlo Iannelli #mattarella #verita #giustizia #veritaegiustiziapergiovanniiannelli @Quirinale@GiorgiaMeloni@minGiustizia@andreaabodi@ANMagistrati Giustizia per Giovanni - 𝕊𝕚𝕔𝕦𝕣𝕖𝕫𝕫𝕒 𝕡𝕖𝕣 𝕥𝕦𝕥𝕥𝕚
VERGOGNA D’ITALIA
Uno dei due vicepresidenti della società organizzatrice della corsa ciclistica dove, a poco più di 100 metri dalla linea di arrivo, è morto mio figlio Giovanni, è Pierino Cereda, sindaco di Guazzora (AL). L’altro vicepresidente è Piero Angelo Cisi, vicesindaco di Alzano Scrivia (AL), che, al fine di depistare, dichiara il falso ai giornali (180 metri di transenne).
Consigliere di quella società ciclistica è Adolfo Guagnini, sindaco di Alzano Scrivia (AL), che fa da supervisore all’installazione delle transenne (50 metri scarsi, meno della metà del minimo previsto obbligatoriamente dai regolamenti). Poi ci sono il sindaco di Molino dei Torti, il presidente della Provincia di Alessandria e altre autorità, poiché quella corsa ciclistica (che non si è mai più disputata) parte, transita ed arriva proprio davanti al municipio, sotto il balcone del sindaco.
Il padrino di quella corsa ciclistica è il Professor Renato Balduzzi, cittadino onorario di Molino dei Torti, avvocato in Alessandria, ministro della Salute, componente del Consiglio Superiore della Magistratura, professore universitario, collega e collaboratore della ministra della Giustizia Marta Cartabia.
Quel giorno è presente anche il NAS dei Carabinieri con il loro comandante, Colonnello Biagio Fabrizio Carillo, criminologo di fama. I Carabinieri di Castelnuovo Scrivia, il giorno dell’evento mortale di mio figlio Giovanni, non svolgono nessuna attività d’indagine, non fanno un rilievo stradale, non scattano neppure una fotografia con il cellulare e non ascoltano le decine di testimoni presenti, né gli altri corridori coinvolti nella caduta, ma sentono solamente una componente del collegio di giuria: la testimone falsa Giulia Fassina.
Il presidente del collegio di giuria, Luca Botta, con mio figlio Giovanni morto steso a terra sull’asfalto, emette un comunicato con scritto “nulla da segnalare”. Il giudice sportivo del Piemonte omologa quella corsa ciclistica mortale senza provvedimenti.
Il presidente della società organizzatrice, Ennio Ferrari, dichiara di non essersi mai preoccupato della sicurezza dell’ultimo chilometro; il programma di gara di quella corsa ciclistica viene approvato senza gli obbligatori documenti relativi alla sicurezza, che poi però compaiono falsamente tramite l’avvocato Gaia Campus di Roma (componente della Commissione Nazionale Elettorale della Federciclismo).
Ciononostante, la procura federale della Federciclismo, capeggiata dall’avvocato Nicola Capozzoli di Roma, che sin dall’inizio collabora strettamente con la Procura della Repubblica di Alessandria, insabbia la vicenda.
Il presidente della Commissione Nazionale Direttori di Corsa e Sicurezza della Federciclismo, Roberto Sgalla, nonché funzionario della Polizia di Stato, direttore della Scuola di Polizia, prefetto a.r., direttore del Centro Studi Americani, fa il consulente della Procura Federale della Federciclismo; al contempo fa pressioni, tenta di condizionare il giudizio della Corte Sportiva di Appello della Federciclismo secondo i desiderata della Federazione, e poi fa il consulente per il pubblico ministero di Alessandria Andrea Trucano, commettendo, durante lo svolgimento dell’incarico, reati per i quali non è stato perseguito. All’esito di quella perizia, piena di falsità, viene archiviato il procedimento penale relativo alla morte di mio figlio Giovanni.
Così la Procura della Repubblica di Alessandria, capeggiata da Enrico Cieri, imbrogliando le carte, ha archiviato la morte di un ragazzo innocente di 22 anni, dove sono coinvolti personaggi eccellenti, senza celebrare un giusto processo allo scopo di accertare la verità e assicurare la giustizia.
#mattarella @Quirinale #nordio @minGiustizia #csm #anm @ANMagistrati #magistratura #magistrati #verità #giustizia #veritaegiustiziapergiovanniiannelli Giustizia per Giovanni – Sicurezza per tutti
VERGOGNA D’ITALIA
Uno dei due vicepresidenti della società organizzatrice della corsa ciclistica dove, a poco più di 100 metri dalla linea di arrivo, è morto mio figlio Giovanni, è Pierino Cereda, sindaco di Guazzora (AL). L’altro vicepresidente è Piero Angelo Cisi, vicesindaco di Alzano Scrivia (AL), che, al fine di depistare, dichiara il falso ai giornali (180 metri di transenne).
Consigliere di quella società ciclistica è Adolfo Guagnini, sindaco di Alzano Scrivia (AL), che fa da supervisore all’installazione delle transenne (50 metri scarsi, meno della metà del minimo previsto obbligatoriamente dai regolamenti). Poi ci sono il sindaco di Molino dei Torti, il presidente della Provincia di Alessandria e altre autorità, poiché quella corsa ciclistica (che non si è mai più disputata) parte, transita ed arriva proprio davanti al municipio, sotto il balcone del sindaco.
Il padrino di quella corsa ciclistica è il Professor Renato Balduzzi, cittadino onorario di Molino dei Torti, avvocato in Alessandria, ministro della Salute, componente del Consiglio Superiore della Magistratura, professore universitario, collega e collaboratore della ministra della Giustizia Marta Cartabia.
Quel giorno è presente anche il NAS dei Carabinieri con il loro comandante, Colonnello Biagio Fabrizio Carillo, criminologo di fama. I Carabinieri di Castelnuovo Scrivia, il giorno dell’evento mortale di mio figlio Giovanni, non svolgono nessuna attività d’indagine, non fanno un rilievo stradale, non scattano neppure una fotografia con il cellulare e non ascoltano le decine di testimoni presenti, né gli altri corridori coinvolti nella caduta, ma sentono solamente una componente del collegio di giuria: la testimone falsa Giulia Fassina.
Il presidente del collegio di giuria, Luca Botta, con mio figlio Giovanni morto steso a terra sull’asfalto, emette un comunicato con scritto “nulla da segnalare”. Il giudice sportivo del Piemonte omologa quella corsa ciclistica mortale senza provvedimenti.
Il presidente della società organizzatrice, Ennio Ferrari, dichiara di non essersi mai preoccupato della sicurezza dell’ultimo chilometro; il programma di gara di quella corsa ciclistica viene approvato senza gli obbligatori documenti relativi alla sicurezza, che poi però compaiono falsamente tramite l’avvocato Gaia Campus di Roma (componente della Commissione Nazionale Elettorale della Federciclismo).
Ciononostante, la procura federale della Federciclismo, capeggiata dall’avvocato Nicola Capozzoli di Roma, che sin dall’inizio collabora strettamente con la Procura della Repubblica di Alessandria, insabbia la vicenda.
Il presidente della Commissione Nazionale Direttori di Corsa e Sicurezza della Federciclismo, Roberto Sgalla, nonché funzionario della Polizia di Stato, direttore della Scuola di Polizia, prefetto a.r., direttore del Centro Studi Americani, fa il consulente della Procura Federale della Federciclismo; al contempo fa pressioni, tenta di condizionare il giudizio della Corte Sportiva di Appello della Federciclismo secondo i desiderata della Federazione, e poi fa il consulente per il pubblico ministero di Alessandria Andrea Trucano, commettendo, durante lo svolgimento dell’incarico, reati per i quali non è stato perseguito. All’esito di quella perizia, piena di falsità, viene archiviato il procedimento penale relativo alla morte di mio figlio Giovanni.
Così la Procura della Repubblica di Alessandria, capeggiata da Enrico Cieri, imbrogliando le carte, ha archiviato la morte di un ragazzo innocente di 22 anni, dove sono coinvolti personaggi eccellenti, senza celebrare un giusto processo allo scopo di accertare la verità e assicurare la giustizia.
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Uno dei due vicepresidenti della società organizzatrice della corsa ciclistica dove, a poco più di 100 metri dalla linea di arrivo, è morto mio figlio Giovanni, è Pierino Cereda, sindaco di Guazzora (AL). L’altro vicepresidente è Piero Angelo Cisi, vicesindaco di Alzano Scrivia (AL), che, al fine di depistare, dichiara il falso ai giornali (180 metri di transenne).
Consigliere di quella società ciclistica è Adolfo Guagnini, sindaco di Alzano Scrivia (AL), che fa da supervisore all’installazione delle transenne (50 metri scarsi, meno della metà del minimo previsto obbligatoriamente dai regolamenti). Poi ci sono il sindaco di Molino dei Torti, il presidente della Provincia di Alessandria e altre autorità, poiché quella corsa ciclistica (che non si è mai più disputata) parte, transita ed arriva proprio davanti al municipio, sotto il balcone del sindaco.
Il padrino di quella corsa ciclistica è il Professor Renato Balduzzi, cittadino onorario di Molino dei Torti, avvocato in Alessandria, ministro della Salute, componente del Consiglio Superiore della Magistratura, professore universitario, collega e collaboratore della ministra della Giustizia Marta Cartabia.
Quel giorno è presente anche il NAS dei Carabinieri con il loro comandante, Colonnello Biagio Fabrizio Carillo, criminologo di fama. I Carabinieri di Castelnuovo Scrivia, il giorno dell’evento mortale di mio figlio Giovanni, non svolgono nessuna attività d’indagine, non fanno un rilievo stradale, non scattano neppure una fotografia con il cellulare e non ascoltano le decine di testimoni presenti, né gli altri corridori coinvolti nella caduta, ma sentono solamente una componente del collegio di giuria: la testimone falsa Giulia Fassina.
Il presidente del collegio di giuria, Luca Botta, con mio figlio Giovanni morto steso a terra sull’asfalto, emette un comunicato con scritto “nulla da segnalare”. Il giudice sportivo del Piemonte omologa quella corsa ciclistica mortale senza provvedimenti.
Il presidente della società organizzatrice, Ennio Ferrari, dichiara di non essersi mai preoccupato della sicurezza dell’ultimo chilometro; il programma di gara di quella corsa ciclistica viene approvato senza gli obbligatori documenti relativi alla sicurezza, che poi però compaiono falsamente tramite l’avvocato Gaia Campus di Roma (componente della Commissione Nazionale Elettorale della Federciclismo).
Ciononostante, la procura federale della Federciclismo, capeggiata dall’avvocato Nicola Capozzoli di Roma, che sin dall’inizio collabora strettamente con la Procura della Repubblica di Alessandria, insabbia la vicenda.
Il presidente della Commissione Nazionale Direttori di Corsa e Sicurezza della Federciclismo, Roberto Sgalla, nonché funzionario della Polizia di Stato, direttore della Scuola di Polizia, prefetto a.r., direttore del Centro Studi Americani, fa il consulente della Procura Federale della Federciclismo; al contempo fa pressioni, tenta di condizionare il giudizio della Corte Sportiva di Appello della Federciclismo secondo i desiderata della Federazione, e poi fa il consulente per il pubblico ministero di Alessandria Andrea Trucano, commettendo, durante lo svolgimento dell’incarico, reati per i quali non è stato perseguito. All’esito di quella perizia, piena di falsità, viene archiviato il procedimento penale relativo alla morte di mio figlio Giovanni.
Così la Procura della Repubblica di Alessandria, capeggiata da Enrico Cieri, imbrogliando le carte, ha archiviato la morte di un ragazzo innocente di 22 anni, dove sono coinvolti personaggi eccellenti, senza celebrare un giusto processo allo scopo di accertare la verità e assicurare la giustizia.
#mattarella @Quirinale #nordio @minGiustizia #csm #anm @ANMagistrati #magistratura #magistrati #verità #giustizia #veritaegiustiziapergiovanniiannelli Giustizia per Giovanni – Sicurezza per tutti
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Uno dei due vicepresidenti della società organizzatrice della corsa ciclistica dove, a poco più di 100 metri dalla linea di arrivo, è morto mio figlio Giovanni, è Pierino Cereda, sindaco di Guazzora (AL). L’altro vicepresidente è Piero Angelo Cisi, vicesindaco di Alzano Scrivia (AL), che, al fine di depistare, dichiara il falso ai giornali (180 metri di transenne).
Consigliere di quella società ciclistica è Adolfo Guagnini, sindaco di Alzano Scrivia (AL), che fa da supervisore all’installazione delle transenne (50 metri scarsi, meno della metà del minimo previsto obbligatoriamente dai regolamenti). Poi ci sono il sindaco di Molino dei Torti, il presidente della Provincia di Alessandria e altre autorità, poiché quella corsa ciclistica (che non si è mai più disputata) parte, transita ed arriva proprio davanti al municipio, sotto il balcone del sindaco.
Il padrino di quella corsa ciclistica è il Professor Renato Balduzzi, cittadino onorario di Molino dei Torti, avvocato in Alessandria, ministro della Salute, componente del Consiglio Superiore della Magistratura, professore universitario, collega e collaboratore della ministra della Giustizia Marta Cartabia.
Quel giorno è presente anche il NAS dei Carabinieri con il loro comandante, Colonnello Biagio Fabrizio Carillo, criminologo di fama. I Carabinieri di Castelnuovo Scrivia, il giorno dell’evento mortale di mio figlio Giovanni, non svolgono nessuna attività d’indagine, non fanno un rilievo stradale, non scattano neppure una fotografia con il cellulare e non ascoltano le decine di testimoni presenti, né gli altri corridori coinvolti nella caduta, ma sentono solamente una componente del collegio di giuria: la testimone falsa Giulia Fassina.
Il presidente del collegio di giuria, Luca Botta, con mio figlio Giovanni morto steso a terra sull’asfalto, emette un comunicato con scritto “nulla da segnalare”. Il giudice sportivo del Piemonte omologa quella corsa ciclistica mortale senza provvedimenti.
Il presidente della società organizzatrice, Ennio Ferrari, dichiara di non essersi mai preoccupato della sicurezza dell’ultimo chilometro; il programma di gara di quella corsa ciclistica viene approvato senza gli obbligatori documenti relativi alla sicurezza, che poi però compaiono falsamente tramite l’avvocato Gaia Campus di Roma (componente della Commissione Nazionale Elettorale della Federciclismo).
Ciononostante, la procura federale della Federciclismo, capeggiata dall’avvocato Nicola Capozzoli di Roma, che sin dall’inizio collabora strettamente con la Procura della Repubblica di Alessandria, insabbia la vicenda.
Il presidente della Commissione Nazionale Direttori di Corsa e Sicurezza della Federciclismo, Roberto Sgalla, nonché funzionario della Polizia di Stato, direttore della Scuola di Polizia, prefetto a.r., direttore del Centro Studi Americani, fa il consulente della Procura Federale della Federciclismo; al contempo fa pressioni, tenta di condizionare il giudizio della Corte Sportiva di Appello della Federciclismo secondo i desiderata della Federazione, e poi fa il consulente per il pubblico ministero di Alessandria Andrea Trucano, commettendo, durante lo svolgimento dell’incarico, reati per i quali non è stato perseguito. All’esito di quella perizia, piena di falsità, viene archiviato il procedimento penale relativo alla morte di mio figlio Giovanni.
Così la Procura della Repubblica di Alessandria, capeggiata da Enrico Cieri, imbrogliando le carte, ha archiviato la morte di un ragazzo innocente di 22 anni, dove sono coinvolti personaggi eccellenti, senza celebrare un giusto processo allo scopo di accertare la verità e assicurare la giustizia.
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VERGOGNA D’ITALIA
Uno dei due vicepresidenti della società organizzatrice della corsa ciclistica dove, a poco più di 100 metri dalla linea di arrivo, è morto mio figlio Giovanni, è Pierino Cereda, sindaco di Guazzora (AL). L’altro vicepresidente è Piero Angelo Cisi, vicesindaco di Alzano Scrivia (AL), che, al fine di depistare, dichiara il falso ai giornali (180 metri di transenne).
Consigliere di quella società ciclistica è Adolfo Guagnini, sindaco di Alzano Scrivia (AL), che fa da supervisore all’installazione delle transenne (50 metri scarsi, meno della metà del minimo previsto obbligatoriamente dai regolamenti). Poi ci sono il sindaco di Molino dei Torti, il presidente della Provincia di Alessandria e altre autorità, poiché quella corsa ciclistica (che non si è mai più disputata) parte, transita ed arriva proprio davanti al municipio, sotto il balcone del sindaco.
Il padrino di quella corsa ciclistica è il Professor Renato Balduzzi, cittadino onorario di Molino dei Torti, avvocato in Alessandria, ministro della Salute, componente del Consiglio Superiore della Magistratura, professore universitario, collega e collaboratore della ministra della Giustizia Marta Cartabia.
Quel giorno è presente anche il NAS dei Carabinieri con il loro comandante, Colonnello Biagio Fabrizio Carillo, criminologo di fama. I Carabinieri di Castelnuovo Scrivia, il giorno dell’evento mortale di mio figlio Giovanni, non svolgono nessuna attività d’indagine, non fanno un rilievo stradale, non scattano neppure una fotografia con il cellulare e non ascoltano le decine di testimoni presenti, né gli altri corridori coinvolti nella caduta, ma sentono solamente una componente del collegio di giuria: la testimone falsa Giulia Fassina.
Il presidente del collegio di giuria, Luca Botta, con mio figlio Giovanni morto steso a terra sull’asfalto, emette un comunicato con scritto “nulla da segnalare”. Il giudice sportivo del Piemonte omologa quella corsa ciclistica mortale senza provvedimenti.
Il presidente della società organizzatrice, Ennio Ferrari, dichiara di non essersi mai preoccupato della sicurezza dell’ultimo chilometro; il programma di gara di quella corsa ciclistica viene approvato senza gli obbligatori documenti relativi alla sicurezza, che poi però compaiono falsamente tramite l’avvocato Gaia Campus di Roma (componente della Commissione Nazionale Elettorale della Federciclismo).
Ciononostante, la procura federale della Federciclismo, capeggiata dall’avvocato Nicola Capozzoli di Roma, che sin dall’inizio collabora strettamente con la Procura della Repubblica di Alessandria, insabbia la vicenda.
Il presidente della Commissione Nazionale Direttori di Corsa e Sicurezza della Federciclismo, Roberto Sgalla, nonché funzionario della Polizia di Stato, direttore della Scuola di Polizia, prefetto a.r., direttore del Centro Studi Americani, fa il consulente della Procura Federale della Federciclismo; al contempo fa pressioni, tenta di condizionare il giudizio della Corte Sportiva di Appello della Federciclismo secondo i desiderata della Federazione, e poi fa il consulente per il pubblico ministero di Alessandria Andrea Trucano, commettendo, durante lo svolgimento dell’incarico, reati per i quali non è stato perseguito. All’esito di quella perizia, piena di falsità, viene archiviato il procedimento penale relativo alla morte di mio figlio Giovanni.
Così la Procura della Repubblica di Alessandria, capeggiata da Enrico Cieri, imbrogliando le carte, ha archiviato la morte di un ragazzo innocente di 22 anni, dove sono coinvolti personaggi eccellenti, senza celebrare un giusto processo allo scopo di accertare la verità e assicurare la giustizia.
#mattarella @Quirinale #nordio @minGiustizia #csm #anm @ANMagistrati #magistratura #magistrati #verità #giustizia #veritaegiustiziapergiovanniiannelli Giustizia per Giovanni – Sicurezza per tutti
Il professor Renato Balduzzi padrino della corsa ciclistica dove è morto mio figlio Giovanni ed il procuratore capo di Alessandria Enrico Cieri che ha archiviato la morte di mio figlio Giovanni si danno amichevolmente del tu ………………. #verita#giustizia #veritaegiustiziapergiovanniiannelli
NESSUN RISPETTO. NESSUNA PIETÀ. NESSUNA GIUSTIZIA.
Mio Figlio Giovanni ha donato i suoi organi, dando così a tante persone la possibilità di continuare a coltivare la loro speranza di vita. Quella vita che è stata a lui strappata quel giorno, a poco più di 100 metri dalla linea di arrivo di quella corsa ciclistica mortale, a causa della negligenza e della superficialità, accertate e dichiarate da una sentenza civile passata in giudicato, della federciclismo e di certi suoi tesserati.
Anche per questo mio Figlio Giovanni merita il massimo rispetto.
Quel rispetto che la federciclismo, addirittura da morto, non gli ha tributato, essendo stata da subito la sua controparte, imbrogliando le carte tramite i suoi scagnozzi, nell'indifferenza del CONI e di altre istituzioni sportive.
Quel rispetto che certi magistrati della Procura della Repubblica di Alessandria non gli hanno dimostrato, archiviando vergognosamente la morte di un ragazzo innocente di 22 anni — dove sono coinvolti personaggi eccellenti — senza celebrare un giusto processo per accertare la Verità e assicurare davvero la Giustizia.
#mattarella #meloni #nordio #abodi #federciclismo #coni #csm #anm #magistratura #magistrati #verita #giustizia #veritaegiustiziapergiovanniiannelli
Giustizia per Giovanni - 𝕊𝕚𝕔𝕦𝕣𝕖𝕫𝕫𝕒 𝕡𝕖𝕣 𝕥𝕦𝕥𝕥𝕚
Ci sono morti che valgono meno di zero.
Ammazzati in silenzio.
Zero titoli. Zero TG. Zero fiaccolate. Zero lacrime.
Spariscono come se non fossero mai esistiti.
Poi arriva il morto “perfetto”, pelle giusta, storia su misura e il mondo intero esplode: tutti in ginocchio, social neri, città in fiamme, “razzismo sistemico” urlato ovunque.
Non è giustizia.
Non è umanità.
È razzismo anti-bianco puro, ipocrita e schifoso.
E lo sapete tutti benissimo.
Mi sono avvicinato al Ciclismo, seguendo le Imprese di un Campione come Marco Pantani, seguendo gli insegnamenti di Uomini come Alfredo Martini e Franco Ballerini. Un Ciclismo che sapeva trasmettere Valori, Rispetto, Educazione, Sacrificio e Amore per lo Sport. Un Ciclismo che consideravo una vera Scuola di Vita.
Per questo fui felice quando mio figlio Giovanni scelse la bicicletta. Per questo ho dedicato anni della mia Vita al Ciclismo come Dirigente, cercando di dare il mio piccolo contributo per migliorare questo Movimento che tanto amavo.
Oggi, però, devo ammettere con amarezza di sentirmi sconfitto. Quel Ciclismo che mi aveva insegnato il Rispetto della Persona sembra aver smarrito la propria Anima. Ho visto perdere centralità ai Valori Umani, ho visto il Silenzio prevalere sulla Coscienza e l'Indifferenza prendere il posto della Responsabilità.
La morte di Giovanni, a soli 22 anni, durante una corsa ciclistica, a poco più di cento metri dalla linea di arrivo, ha distrutto la mia Vita e quella della mia Famiglia. Una Tragedia che, secondo quanto accertato da una Sentenza civile passata in giudicato, non può essere liquidata come una semplice Fatalità.
Eppure, invece di trovare ascolto, mi sono sentito isolato, emarginato, dipinto come un uomo scomodo soltanto perché continuo a porre domande e a pretendere Verità e Giustizia.
Non sto combattendo contro il Ciclismo. Sto combattendo per il Ciclismo che ho amato, quello che metteva al primo posto la Vita dei Ragazzi, la loro Sicurezza e la loro Dignità.
Per Giovanni continuerò a parlare. Continuerò a ricordare. Continuerò a chiedere che nessun altro Padre, nessun altra Famiglia debba vivere quello che stiamo vivendo noi. Perché quando uno Sport dimentica il Valore della Vita Umana, perde sé stesso.
E quando una Morte così tragica non arriva nemmeno ad essere discussa in un Processo pubblico, nonostante che vi siano ancora molti lati oscuri da approfondire, resta una ferita che va oltre il Dolore personale. Perché la Fiducia dei Cittadini nelle Istituzioni, nella Magistratura si fonda sulla ricerca della Verità e sull'accertamento delle Responsabilità. E quando questa Fiducia viene meno, si indeboliscono anche la credibilità dello Stato, il senso di Giustizia e la stessa idea di Civiltà su cui una Comunità dovrebbe fondarsi. #ciclismo #verita #giustizia #veritaegiustiziapergiovanniiannelli Giustizia per Giovanni - 𝕊𝕚𝕔𝕦𝕣𝕖𝕫𝕫𝕒 𝕡𝕖𝕣 𝕥𝕦𝕥𝕥𝕚