"What if...?"
Se Wagner fosse vissuto al tempo dei social, si sarebbero levati in coro i sedicenti grecisti ("Ha tradito la tragedia greca!"), i germanisti e scandinavisti ("Non è fedele al Nibelungenlied, e nemmeno all'Edda!").
Oggi a Bayreuth comincia il Ring dei 150 anni.
One of the best documentaries I have every watched. I strongly recommend it to all who love and appreciate Bach and beautiful music in general.
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Era un ragazzo, Piero Gobetti.
Un ragazzo di straordinario talento, dotato di una qualità rarissima: sapeva vedere il futuro.
E il suo punto di osservazione era tutt’altro che favorevole: l’Italia del primo fascismo, l’ascesa di Benito Mussolini, un impasto soffocante di violenza allo stato brado e propaganda asfissiante.
Gobetti morì giovanissimo, cento anni fa, a soli ventiquattro anni, dopo aver vissuto l’equivalente di tre vite.
Morì a causa delle ripetute aggressioni subite dal regime: pochi mesi prima era stato pestato a sangue da un gruppo di squadristi.
A dare il via alla persecuzione fu un telegramma che il Duce in persona inviò al prefetto di Torino: «Prego informarsi e vigilare per rendere nuovamente difficile la vita a questo insulso individuo».
Quell’“insulso individuo” pose le basi della Rivoluzione liberale, affermando con forza che «il nostro liberalismo non è mai stato conservatore».
In pochissimi anni fondò diverse riviste, pubblicò la traduzione italiana del Della libertà di John Stuart Mill e seppe riunire intorno a sé il meglio della cultura del tempo: Benedetto Croce, Eugenio Montale, Natalino Sapegno, Emilio Cecchi, Umberto Saba. Un lavoro immenso, animato da un unico obiettivo: aprire gli occhi agli italiani.
Fu la bestia nera del fascismo, l’“insulso individuo” che il regime temeva più delle armi. E attirò anche l’ostilità di Palmiro Togliatti, che lo liquidò come «un parassita culturale».
Gobetti seppe riconoscere il genio di Eugenio Montale e fu lui a pubblicare Ossi di seppia, destinato a diventare un classico intramontabile della poesia europea.
Dopo un secolo, il fascino di Piero Gobetti è immutato. «Restiamo politici anche nel tramonto della politica»: un insegnamento che parla ancora a noi.
Perché non sono le ideologie né la furia cieca a indicare la strada, ma la politica intesa come esercizio di ragione, confronto, responsabilità.
È lì che si trovano le vie d’uscita.
Il #15febbraio di cento anni fa si spegnava Piero #Gobetti. Ricordiamo oggi il coraggio di un giovane intellettuale che per la libertà sacrificò la sua vita. La sua “rivoluzione liberale” è tutt’oggi la nostra
#PensieriLiberali
Un uomo di profondo ascolto era Angelo Foletto che ha dedicato la vita alla musica, raccontandola con rigore e passione. Lo ricordiamo tutti con gratitudine, caro e sincero nostro amico
R.I.P.
Il 25 gennaio 1886 nasceva Wilhelm Furtwängler: 140 anni fa. Con la successione a Nikisch al Gewandhaus di Lipsia e ai Berliner entrò nella Storia. Le sue interpretazioni, memorabile la Tetralogia RAI del 1953, sono ancora oggi un punto di riferimento.
#25gennaio
‘Aveva parlantina e cervello fine, Giovanni #Galeone. Bocca e testa allenati dai buoni libri, da una curiosità verso l’umano tutto. Era uno fuori tempo massimo, proprio per questo modernissimo’.
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Poco mi serve.
Un'ala che salta l'uomo
Un mediano che pensa con i piedi.
Un bicchiere di vino.
E questo cielo.
E questo mare.
Buon viaggio Gale.
E grazie per la gioia.
#Galeone
Da oggi tacerà il pianoforte di Alfred Brendel, lo strumento che consente di evocare «il canto della voce umana, il timbro di altri strumenti, l'orchestra, l'arcobaleno o l'armonia delle sfere».
#PressRoomRicorda#AlfredBrendel
📷 Lucerne Festival
Piccolo consiglio rivolto a tanti giovani amici che ci seguono e che si stanno avvicinando al pensiero liberale: studiate John Stuart Mill!
#PensieriLiberali