La classe dirigente italiana fiera e compiaciuta di mostrarsi per quello che è, anche su un palco.
Pagliacci si nasce, meloni, tajani, salvini… si diventa, in Italia.
Rispondo, con molte scuse, agli elettori di Meloni. L'Ucraina non può sconfiggere la Russia e l'Italia non può fermare i migranti dall'Africa. Io non capisco come gli elettori di Meloni non abbiano ancora compreso questa elementare verità. Perdonate la durezza, ma devo dirlo: chiunque voti Fratelli d'Italia perché Meloni promette che fermerà l'immigrazione è scemo. Pensare che Meloni possa fermare gli immigrati è un'idiozia come pensare che Zelensky possa fermare Putin. E' semplicemente una cosa impossibile. Mi scuso moltissimo, ma quando qualcuno mi dice: "Professore, ho votato Meloni perché fermerà l'immigrazione", penso, ma senza dirlo per buona educazione: "Questo non sta bene". Vedrete che, quando Meloni terminerà il suo primo governo, non avrà risolto il problema degli sbarchi. Mi chiedete: "Ma allora come può essere risolto il problema?". Risposta: non può essere risolto. Fino a quando l'Europa sarà fatta di "democrazie occidentali", nessun governo italiano potrà porre fine agli sbarchi con una decisione politica dall'alto verso il basso. Se dite: "Professore, voto Meloni perché detesto gli africani-neri-immigrati-musulmani-senza soldi" allora può avere un senso come sfogo. Se, invece, votate per Meloni perché pensate che arresterà gli sbarchi, allora siete vittime di una grave forma di stupidità. Siete allo stesso livello intellettivo di coloro che pensavano che gli ucraini avrebbero sconfitto l'esercito russo sul campo.
Risposta, molto rispettosa, a Liliana Segre.
Il dibattito sul genocidio a Gaza, reale o presunto che sia, non può prescindere dalle scienze sociali. Nel suo articolo per il Corriere della Sera, Liliana Segre ha indicato due caratteristiche del genocidio che, a suo dire, sarebbero assenti a Gaza. Avendo studiato nei miei libri l’organizzazione dei massacri di Robespierre in Francia, di Mao in Cina, di Stalin in Russia e di Pol Pot in Cambogia, mi permetto di segnalare alcune caratteristiche del genocidio presenti a Gaza.
Per impostare il dibattito pubblico in maniera rigorosa, dobbiamo ricorrere innanzitutto alla sociologia fenomenologica per mettere in discussione il significato delle parole che l’uomo comune dà per scontato. In questo caso, la parola che tutti danno per scontata è “guerra”. Tutti parlano di “guerra” a Gaza. Ma siamo sicuri che ciò che accade a Gaza sia una guerra? A Gaza non ci sono mica due eserciti regolari che si scontrano come accade in Ucraina. C’è soltanto un esercito che spara quasi esclusivamente contro la popolazione civile, come tutte le immagini mostrano e come confermano, almeno in questa fase iniziale delle indagini, la Corte penale internazionale e la Corte di giustizia internazionale dell’Onu. L’esercito israeliano ha distrutto tutte le scuole, le moschee, gli ospedali, le case e i campi profughi dei palestinesi usando copiosamente le potentissime bombe MK-84 concepite per cancellare indiscriminatamente tutto ciò che toccano con crateri smisurati.
In secondo luogo, l’esercito israeliano ha ucciso oltre 44.000 persone in dodici mesi. Tuttavia, autorevoli riviste parlano di (almeno) 186.000 morti dirette e indirette. Un caso di morte indiretta sono i palestinesi che defungono per un infarto perché gli ospedali non funzionano o i bambini che muoiono perché vengono amputati senza anestesia, come ha testimoniato il medico britannico-Palestinese Abu Sittah. Il bimbo morto per amputazione senza anestesia non rientra nel calcolo dei 44.000. Questa è una caratteristica tipica del genocidio: distruggere tutte le condizioni materiali di esistenza di un popolo per precipitarlo nella disperazione affinché non si rialzi più.
In terzo luogo, Israele ha chiuso tutte le vie di fuga ai palestinesi conferendo loro due caratteristiche tipiche dei popoli soggetti a genocidio: non hanno difese e non hanno scampo. Anche questo è tipico dei governi genocidi: chiudere tutte le vie di fuga ai dominati uccidendo i civili impunemente senza freni.
In quarto luogo, Israele ha ridotto i palestinesi alla fame impedendo loro di ricevere cibo e aiuti umanitari con stragi di efferata crudeltà, come la strage della farina del 29 febbraio 2024: una strage del tutto immotivata contro i civili palestinesi falcidiati dai mitragliatori israeliani mentre si lanciavano affamati verso i camion dell’Onu con il cibo.
L’articolo in oggetto del Corriere della Sera commette anche un errore metodologico: l’errore di giudicare ciò che accade ai palestinesi in base al punto di vista del Corriere della Sera stesso. Mentre il genocidio degli ebrei è stato raccontato dagli ebrei stessi, le cui testimonianze sorreggono tutti i libri sull’Olocausto, nessuno ha chiesto ai palestinesi che cosa essi pensino di ciò che sta capitando loro. Il fatto di non includere il punto di vista delle vittime nella scrittura della storia delle vittime è un errore metodologico grave quando si fa “storia” . Quando diciamo che il governo Netanyahu non intende commettere un genocidio - domando - abbiamo incluso le parole dei ministri israeliani che hanno invocato l’uso della bomba atomica contro Gaza o le parole di Gallant che, in una conferenza pubblica, disse che avrebbe colpito tutti palestinesi, definiti "animali umani", per punire Hamas? I palestinesi ci chiedono di includere questi fatti nella “nostra” storia su di loro. Ce lo chiede anche la teoria postcoloniale di Edward Said, Homi Bhabha e Gayatri Chakravorty Spivak.
C’è poi la convinzione di Liliana Segre secondo cui indicare come “genocidio” ciò che accade a Gaza svaluterebbe l’orrore infinito dell’Olocausto nazista. Ma quale dato o fatto sorregge una conclusione di questo tipo? Per quel che mi riguarda, l’Olocausto nazista resterebbe un orrore assoluto sia che a Gaza sia genocidio, sia che a Gaza sia pulizia etnica. Aggiungo che, nella letteratura scientifica sulla violenza politica, la pulizia etnica è talmente simile al genocidio che gli esperti fanno difficoltà a distinguere chiaramente tra i due, tant’è vero che l’enciclopedia di Oxford sul terrorismo concepisce la pulizia etnica come una “variante” del genocidio.
Infine, sono d’accordo che le parole dovrebbero essere usate con cautela, ma non è nemmeno possibile, almeno in una società libera, che la parola “genocidio” sia “ostaggio” di una élite del potere.
Il prossimo genocidio non si presenterà identico al genocidio organizzato da Hitler. Per questo motivo, noi occidentali non riusciremo a riconoscerlo, a causa dei nostri limiti culturali e dei nostri pregiudizi eurocentrici.
Ho quattro figli e sto con la stessa persona da quando ho 18 anni, ma non mi permetterei mai di giudicare le scelte personali altrui.
Mi sono rotto di gente di destra che viene continuamente a dare lezioni su come dovrebbe essere la famiglia, sulle scelte individuali e sulla libertà di scelta dei cittadini italiani.
#Bucci
Il ministro dell'Istruzione e del Merito, Giuseppe Valditara, sta valutando di introdurre dal prossimo anno scolastico il giudizio "gravemente insufficiente" nelle scuole elementari. Ecco, signor Ministro, non lo faccia. Lasci stare. Introduca piuttosto insegnanti di sostegno, e in numero adeguato, nelle scuole di ogni ordine e grado. Che cosa potrebbe mai significare "gravemente insufficiente" per un bambino di sei anni, se non un trauma e una umiliazione?
Trovo che l'idea di averci pensato sia drammatica. Perché mostra il dramma di chi evidentemente non si rende conto di che cosa sono oggi i giovani, da quale fragilità siano afflitti e di quanto sarebbe necessario invece costruire una scuola inclusiva che abbia il compito innanzitutto di rispettare i tempi di crescita di ciascun alunno e di aiutarlo a scoprire le proprie passioni. Questo è il punto: dalle elementari alle superiori, la scuola dovrebbe appassionare. Alla conoscenza, allo studio, alla scoperta del mondo e soprattutto di se stessi. I ragazzi hanno più che mai bisogno di essere ascoltati, accompagnati nel loro percorso di crescita in un tempo per loro difficile come quello che stiamo vivendo, in cui la fiducia nel domani è svanita e dove i social stanno creando un mondo fittizio in cui si rifugiano e di cui sono sempre più dipendenti.
L'idea che la scuola efficiente sia fatta di lezioni frontali, di valanghe di compiti per le vacanze, di verifiche e di stress, mi sembra anacronistica, una grande occasione sprecata.
Gravemente insufficiente è lo stipendio degli insegnanti, gravemente insufficienti sono le risorse destinate all'Istruzione, gravemente insufficiente è l'investimento sul futuro. L'insegnante con la bacchetta in mano è un rimpianto assurdo. È inammissibile, così come lo sono le manganellate ad adolescenti che manifestano pacificamente e finalmente per qualcosa in cui credono.
La sua idea, Signor Ministro, è gravemente deludente. Cambi rotta e faccia in modo che la scuola sia un luogo protetto e protettivo in cui, dai sei anni sino alla maturità, ci si possa sentire non giudicati e in cui semmai si forniscano gli strumenti per imparare a giudicare. Anzi, per comprendere più che per giudicare. Quanto al merito, quello proviamo a costituircelo nella vita proprio con gli strumenti che la scuola ci avrà saputo dare. E non si tratta certamente di un voto sulla pagella ma della possibilità di ciascuno di farcela per quello che può e a seconda della situazione in cui si trova. Il merito è un concetto relativo, come del resto quasi tutto.
- @fabfazio su @oggisettimanale
Pisa, prof di una scuola ai poliziotti: "Hanno 15 anni, potrebbero essere i vostri figli".
Stiamo raggiungendo la barbarie come le repressioni nei paesi sudamericani.
#Pisa#PiantedosiDimettiti#GovernoDelManganello
"Questo comunicato è storico, perchè è la prima volta che il Presidente della Repubblica interviene e si rivolge al Capo della Polizia dicendogli così 'non si fa'.
@concitadeg a #CTCF sui fatti di Pisa e il messaggio di Sergio Mattarella