Residents of Russian occupied Crimea - that is now without fuel, public transport, and with only a few functional trains per day - are now trying to figure out how to live in the Russian world.
Una volta avevano un partito grande e unito. Poi cominciò ad andare via gente, e tutti se ne rammaricarono. Poi diventò persino un tormentone, l’auto commiserazione sulle divisioni interne.
Adesso va via gente e se ne rallegrano. Quando ne rimarrà uno solo sarà felicissimo.
Sconcertante e rivelatorio un passaggio dell’intervista di Paola Di Caro a Guido Crosetto sul Corriere della Sera. Alla domanda sull’eventuale ingresso dell’Ucraina nell’Unione europea, il ministro risponde così: «Se l’Ucraina entrasse in Europa, con la sua grandezza e il suo sistema economico, ci sarebbe immediatamente una crisi nel settore agricolo gravissima per molti Paesi Ue».
È difficile immaginare una formulazione più chiara dell’ambiguità europea sull’Ucraina (e su molti altri dossier cruciali per il futuro dell'Unione).
L’Europa riconosce il sacrificio ucraino, ne invoca la resistenza, beneficia politicamente e strategicamente del fatto che Kiev continui a contenere l’aggressione russa. Ma quando si passa dal sostegno militare e morale alla piena integrazione politica, economica e istituzionale, emergono subito i calcoli nazionali, le paure corporative, le resistenze agricole, i riflessi difensivi dei singoli Stati.
Nella stessa intervista, Crosetto ricorda che «a morire ci vanno loro», cioè gli ucraini. Poi, però, quando si parla di Ucraina nell’Unione europea, il problema diventa la crisi agricola che il suo ingresso provocherebbe in molti Paesi Ue.
Per cui l’Ucraina è abbastanza europea per combattere una guerra che riguarda anche la sicurezza del continente, ma diventa improvvisamente troppo ingombrante quando chiede di entrare davvero nella casa comune.
Questo egoismo mascherato da realismo, da cautela istituzionale, da difesa degli equilibri interni rivela come l’Unione europea chieda all’Ucraina il massimo sacrificio storico ma senza assumersi fino in fondo il costo politico della sua appartenenza.
Non si può continuare a trattare Kiev come un avamposto militare dell’Europa e, insieme, come un problema economico da tenere fuori dalla porta.
Sono cose che faranno piacere a Putin.
Perché ogni esitazione europea sull’Ucraina, ogni distinguo corporativo, ogni calcolo nazionale presentato come prudenza istituzionale, conferma a Mosca che il tempo può ancora lavorare contro Kiev.
Ed è precisamente questa ambiguità che la Russia può sfruttare.
Se l’Ucraina è parte della sicurezza europea, allora deve essere considerata anche parte del destino politico europeo.
Altrimenti la retorica della solidarietà diventa il solito chiacchiericcio che sembra piacere molto dalle parti di Bruxelles.
Siamo un Paese ostaggio di partiti filorussi: 2 a destra, 1 a sinistra.
Ripetono parola per parola la narrazione di Mosca. Ricattano maggioranza e opposizione. Fanno gli interessi del Cremlino e non quelli dell’Italia.
Da anni controllano i talk show in prima serata.
E nessuno, né all’opposizione, né al governo ha voluto fare qualcosa a riguardo, come si è fatto in altri Paesi. Perché è impensabile che non ci siano soldi che vengano versati in tal senso, incontri, contatti, transazioni in cripto o altro. Altrove, quando si è voluto cercare si è trovato. Da noi si fa semplicemente finta di niente da anni, perché tutto si riduce sempre alla conta dei voti.
E oggi eccoci qui. Salvini e Vannacci parlano e il governo obbedisce.
E non è che la situazione cambierebbe se la sinistra vincesse le elezioni. Passeremo dall’essere ostaggio di Vannacci e Salvini a essere ostaggio di Conte.
Il baratro.
«Se sei il leader della Russia o della Cina, qual è la cosa che ti minaccia di più? Il linguaggio della democrazia liberale. Tutta questa roba che troviamo noiosa e a cui siamo abituati, come l'idea della libertà di parola, la separazione dei poteri, il rispetto della legge, tutte quelle cose che diamo per scontate nelle nostre società, rappresentano una sfida enorme per i sistemi politici in Russia o in Cina. Di cosa ha più paura Putin? Di una rivoluzione di piazza come quella del 2014 in Ucraina. Quando le persone sono in strada con cartelli come “Siamo contro la corruzione, vogliamo la democrazia, vogliamo entrare nell'Unione Europea, vogliamo essere integrati con l'Europa”. Putin ha paura che accada questo in Russia, perché se vivi in un’autocrazia dove non hai libertà di parola, dove non c'è giustizia, dove il governo decide tutte le regole, allora quelle idee sono esplosive». (Anne Applebaum)
Ahimè, Landini e Shlein hanno la stessa impostazione nelle loro presenze televisive: fanno comizi senza nessuna concessione alla spontaneità... comunicano essenzialmente ansia, parlano alla testa e non conquistano il cuore. Che peccato, io rimpiango sempre Bersani...
Io non credo che @ellyesse si renda conto di quanti simpatizzanti stiano osservando l’ambiguità della sinistra sull’Ucraina e stiano decidendo di conseguenza per il 2027
Meet Professor Tino Ferrari.
He came to honor Liberation Day, carrying the flags of Italy, European Union, and Ukraine, symbols of democracy and freedom.
He was physically blocked and removed from the parade.
People like Tino are the soul of Europe.
Non credo sia organizzato. Non sono un complottista. Però, c'è da notare che Trump ha sempre qualcuno che gli spara, mancandolo, al momento giusto della storia. Sembra, più che altro, una strana forma di culo.
Se anche dopo gli insulti dei russi a @GiorgiaMeloni confermeremo il padiglione putiniano alla biennale dimostreremo che siamo un paese senza onore, dignità e orgoglio.
APPLEBAUM: Trump administration wants to do business with Russia, and war in Ukraine is an obstacle. They treat it like trivial problem that could be solved if Zelenskyy would just step aside.
It’s profound arrogance, ignorance, and hubris all wrapped into one. This is a really big war. It’s a war about European civilization, the same civilization they claim to care about. It’s about sovereignty.
Do Ukrainians not deserve sovereignty? This is illustrative of the deep shallowness of Trump administration and their inability to spend even five minutes trying to understand what these conflicts around the world are actually about.
This👇is quite extraordinary, showing how much Trump is uniting Europeans on all sides 𝒂𝒈𝒂𝒊𝒏𝒔𝒕 him
Elly Schlein, Leader of Italy's largest opposition party, (herself 50/50🇮🇹🇺🇸) furiously condemns Trump's attacks on her opponent Meloni. The whole Chamber stands up to applaud the whole time. My English s/t👇
"Italy is a free and sovereign country. Our Constitution is clear - Italy repudiates war. No foreign Head of State has the right to attack, threaten or disrespect our country or government. We are opponents in this Chamber, but we are all Italian citizens and Italian MPs. We are asking for unanimous condemnation of these attacks and threats"
Thank you @JDVance We are looking forward to see you supporting AFD in Germany and Le Pen in France. Please dont forget to support Fico. Kind regards, The Free World
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Il ritorno dell’Europeismo in tutto il continente è forte e deriva dalle follie di Trump e dalle aggressioni di Putin. Sentiamo che solo un’Europa potente può difenderci.
E’ dunque il momento degli europeisti, ma non quelli dei buoni sentimenti e degli slogan, quelli tosti che vogliono un’Europa capace di difendersi e di essere indipendente. Un messaggio che risuona a destra così come nel campo largo e che dovrebbe incoraggiare i popolari, i liberali e i riformisti a non sottomettersi al bipopulismo. Coraggio.
🚨 BREAKING: Zelensky proposes a defensive military alliance that includes the EU + Ukraine, Turkey, Norway, and the UK.
This will enable control of the seas, skies, and land of all Europe as the United States withdraws from NATO.
The alliance will be stronger than Russia.