Il governo Israeliano ha iniziato a far vedere a giornalisti di tutto il mondo, a porte chiuse, un video di 45 minuti che mostra quello che è successo il 7 ottobre 2023 in Israele!
Chi l’ha visto ha ritenuto che non si possa mostrare al mondo intero per la crudeltà delle immagini ma anche e soprattutto perché dal video si comprende chiaramente l’odio verso Israele e di che pasta sono veramente fatti i palestinesi e Hamas!
Due giornalisti italiani, Minzolini e Annunziata, che lo hanno visto hanno cercato di descrivere quello che hanno visto, vi allego qui di seguito il resoconto dell’Annunziata.
Questo video è un documentario-raccolta di circa 45 minuti che documenta cosa è davvero accaduto durante il massacro compiuto dai palestinesi il 7 ottobre 2023 contro gli israeliani e realizzato utilizzando materiale proveniente dalle telecamere che si sono riuscite a recuperare.
Il governo israeliano proietta il filmato solo a porte chiuse e sotto stretta sorveglianza a giornalisti internazionali e corrispondenti esteri, Capi di Stato, ambasciatori e diplomatici, membri di governi e parlamentari stranieri.
I terroristi arrivano nel kibbutz di Be’eri con il fiatone, corsa o paura, il respiro viene registrato dalla GoPro sulla fronte, le immagini scorrono per noi come fossimo loro sui prati ordinati, i fiori, le modeste verande dei kibbutzim. Solo un cane è sveglio, va incontro festoso agli sconosciuti, l’obiettivo della GoPro inquadra la punta di un fucile. Il primo colpo è al petto, ma non ferma la corsa festosa dell’animale, e nemmeno il secondo. Solo il terzo colpo in pieno petto ferma il cane, che pare sorpreso, poi si accuccia e muore senza un guaito appoggiando la testa sulle zampe.
È forse questo l’unico racconto che posso farvi senza scadere nella pornografia del sangue, il voyeurismo della violenza. Quaranta minuti di un video, che le autorità israeliane stanno mostrando a gruppi di giornalisti intorno al mondo «perché più passa il tempo dal 7 ottobre, più sono le persone che dicono che non è accaduto nulla, o che è stata tutta una finzione organizzata dallo stesso esercito di Israele», dice l’ambasciatore a Roma del governo Israeliano.
Prima o poi il video sarà visto dal maggior numero possibile di persone, ci auguriamo. E, tanto per essere precisi ed evitare altri sospetti sul filmato, diamo conto di come è stato messo insieme: sono migliaia di video girati da diverse fonti, ognuna delle quali è indicata con precisione.
Molti di questi, io che scrivo, li ho già visti sulla rete di Al Jazeera nelle ore e nei giorni immediatamente seguenti l’attacco – in questo caso sono tutte immagini girate in soggettiva con le camere sulla fronte dei terroristi di Hamas. Ci sono poi le immagini riprese dalle telecamere delle auto degli Israeliani sulla strada. Ci sono quelle delle telecamere dell’esercito di Israele quando i soldati sono arrivati per un’operazione salvezza fatta troppo tardi. Infine, si ascoltano le registrazioni fatte dall’esercito Israeliano, quando l’operazione soccorsi è partita, fra combattenti di Hamas e i loro comandanti che controllavano i terroristi attraverso le GoPro e i telefonini.
Andrò solo per capitoli. Il più importate, perché è quello su cui ci sono più dinieghi, riguarda gli stupri alle donne. L’Onu ha annunciato in queste ore che ci sarà un’inchiesta. Sarà fatta raccogliendo tutte le prove, ma di prove ce ne sono a sufficienza nelle immagini: le giovani hanno tutte sangue che cola fra le gambe, e molte anche dalla bocca.
In una ripresa in una sorta di capannone, c’è una fila di ragazze morte, appoggiate al muro col busto, ordinatamente, i corpi con vestiti in disordine coperti di sangue un po’ dappertutto, dalla bocca, appunto, alle gambe, alla pancia. In un altro filmato una ragazza scende da una jeep con le mani legate dietro. Ha un top e un pantalone della tuta grigio chiaro. Si gira, e dietro, su quel pantalone chiaro si vede una enorme macchia di sangue, mentre viene spinta su una diversa macchina.
Questo video, ne sono spettatrice, è passato tantissime volte su Al Jazeera e poi sulle Tv di tutto il mondo. Ho visto anche di nuovo quello che per me è ancora oggi il massimo della pena: una ragazza bionda con addosso solo uno slip e il reggiseno, circondata da uomini che festeggiano, viene portata a pancia in giù sul retro di un camioncino. Per farla stare dentro le misure le hanno spezzato le gambe e gliele hanno rigirate in avanti. Sembra che sia morta.
Ascoltando le istruzioni che arrivano ad Hamas sui telefonini delle telecamere, ce ne sono del tipo «basta adesso con quel corpo, portatelo ai ragazzi e fateli giocare», «spara, spara, uccidi, uccidi il più possibile», a un certo punto sparano tanto che arriva l’ordine di «risparmiare un po’ di proiettili».
Nei kibbutz si vede la caccia porta per porta, stanza per stanza, spesso vuote, perché molti sono già andati nelle saferoom. Uno che non è scappato viene ucciso sul divano attraverso la rete anti-zanzare dell’entrata. Lo sparo è casuale, giusto passando. Un padre e due figli in mutande appena svegli cercano di fuggire. Il padre porta in braccio il più piccolo, vanno in un rifugio in giardino, e si vede un braccio che lancia una granata dentro la stanza blindata. Il padre si butta sulla granata, i bambini scappano di nuovo e tornano a casa urlando il nome del padre, uno dei due è ferito agli occhi.
Quelli di Hamas se ne sono andati. So per averlo letto come finisce questa storia – i due fratelli sono poi riusciti a scappare e sono stati trovati vivi.
Poi ci sono i ragazzi del rave, che piangono davanti al loro telefonino, e c’è la decapitazione. Due esempi per tutti: a terra ci sono due soldati uccisi, uno di loro ha la testa esplosa, all’altro la testa verrà tagliata da un civile volenteroso che sega a fatica l’osso del collo con un coltello e poi espone il bottino; anche di un’altra decapitazione è protagonista un civile: ci sono a terra due uomini uno dei quali, in mutande, è ancora vivo; arriva un civile gridando grazie ad Allah e chiede in una frenesia di urla «datemi qualcosa, datemi un coltello», gli danno una zappa e lui comincia a cercare di staccare quella testa con uno strumento che non taglia, mentre sotto di lui sobbalza a ogni colpo la vittima.
Ci sono tanti morti, trovati poi dai militari di Israele, un mare di sangue nelle case, a pozze, a strisce sul pavimento, di corpi sovrapposti immersi in questo rosso. Ci sono i corpi bruciati o semi bruciati. Ci sono i bambini uccisi: gli israeliani hanno coperto i buchi dei proiettili con nastro adesivo rosa – quelli in fronte sembrano dei fiocchi. Basta così. Al ventesimo minuto dei quaranta era impossibile continuare a guardare per la nausea. Eppure avevo evitato ogni cibo dalla mattina.
Ma forse il peggio non viene dalle immagini, ma dalle parole: i terroristi, quasi tutti giovani, che si scattano foto celebrando i morti dei nemici urlando la loro gioia, urlando a squarciagola in questo deserto; e la folla che a Gaza circonda con altrettanta gioia i camioncini che portano ostaggi mezzi vivi e mezzi morti.
Infine, il grido di un giovane nella telefonata al padre.«Abu, tuo figlio è un eroe. Ho ucciso con queste mani 10 israeliani. Con le mie mani, Abu», e il padre lo benedice, e il ragazzo chiede della madre e ripete «Sono un eroe madre», e nel sottofondo una voce, ma non si capisce se sia del padre o della madre, risponde «Uccidi, uccidi, uccidi».
Dove siete, signore? Dove siete #nonunadimeno che cacciate le iraniane dal corteo? dove siete gretetumberg, fcalbanesi, angeline giolitti, pasdarane? Fate disumanamente cagare
L'iraniana Leila interrompe il corteo per la pace a Firenze:
«Perché siete stati in silenzio con 40 mila morti?».
I pacifinti italiani continuano a collezionare figure di merda.
Caro mondo,
L’Iran non è nato musulmano: è stato occupato dall’Islam.
Oggi, gli iraniani combattono per la loro libertà con un coraggio straordinario, che dovrebbe ispirare e commuovere tutti noi.
@ray_ban assistenza al cliente pessima.
Ho acquistato un Wayfarer Meta venerdi scorso e non funziona l"associazione allo smartphone (sebbene abbia già un Wayfarer già abbinato).
Ho aperto un ticket di assistenza lunedi ed ancora non avete fatto nulla... nemmeno una telefonata....
Iranian schoolgirls dancing fearlessly and hijab-free in the streets show EXACTLY why Khamenei fears the younger generation of Iran.
The regime has poisoned their schools, tried to crush their spirits, and unleashed brutal oppression- but their defiance is stronger than ever.
Those who try to suppress this generation will be left behind.
Share their story. The world is watching.
#WomanLifeFreedom #FreeIran
Illudersi che si possa integrare pacificamente un'ampia comunità musulmana, fedele a un monoteismo teocratico che non accetta di distinguere il potere politico da quello religioso, con la società occidentale democratica, su questo equivoco si è scatenata la guerra in cui siamo.
Perché l'Islam che negli ultimi venti-trent'anni si è risvegliato in forma acuta - infiammato, pronto a farsi esplodere e assistito da nuove tecnologie sempre più pericolose - è un Islam incapace di evolversi. È un monoteismo teocratico fermo al nostro Medioevo. Ed è un Islam incompatibile con il monoteismo occidentale. Per molto tempo, dalla battaglia di Vienna in poi, queste due realtà si sono ignorate. Ora si scontrano di nuovo.
Perché le società libere, come l'Occidente, sono fondate sulla democrazia, cioè sulla sovranità popolare. L'Islam invece si fonda sulla sovranità di Allah. E se i musulmani pretendono di applicare tale principio nei Paesi occidentali il conflitto è inevitabile.
Dal 630 d.C. in avanti la Storia non ricorda casi in cui l'integrazione di islamici all'interno di società non-islamiche sia riuscita. Pensi all'India o all'Indonesia. Se invece l'immigrato arriva da noi e continua ad accettare tale principio e a rifiutare i nostri valori etico-politici significa che non potrà mai integrarsi. Infatti in Inghilterra e Francia ci ritroviamo una terza generazione di giovani islamici più fanatici e incattiviti che mai.
Cos'è il multiculturalismo? Cosa significa? Il multiculturalismo non esiste. La sinistra che brandisce la parola multiculturalismo non sa cosa sia l'Islam, fa discorsi da ignoranti. I cinesi continuano a essere cinesi anche dopo duemila anni, e convivono tranquillamente con le loro tradizioni e usanze nelle nostre città. Così gli ebrei. Ma i musulmani no. Nel privato possono e devono continuare a professare la propria religione, ma politicamente devono accettare la nostra regola della sovranità popolare.
Lo so anch'io che l'Inquisizione è stata un orrore. Ma quella fase di fanatismo l'Occidente l'ha superata da secoli. L'Islam no. L'Islam non ha capacità di evoluzione. È, e sarà sempre, ciò che era dieci secoli fa. È un mondo immobile, che non è mai entrato nella società industriale. Neppure i Paesi più ricchi, come l'Arabia Saudita. Hanno il petrolio e tantissimi soldi, ma non fabbricano nulla, acquistano da fuori qualsiasi prodotto finito. Il simbolo della loro civiltà, infatti, non è l'industria, ma il mercato, il suq.
Giovanni Sartori (intervistato da Luigi Mascheroni de Il Giornale)
Vamos, @RafaelNadal!
As you get ready to graduate from tennis, I’ve got a few things to share before I maybe get emotional.
Let’s start with the obvious: you beat me—a lot. More than I managed to beat you. You challenged me in ways no one else could. On clay, it felt like I was stepping into your backyard, and you made me work harder than I ever thought I could just to hold my ground. You made me reimagine my game—even going so far as to change the size of my racquet head, hoping for any edge.
I’m not a very superstitious person, but you took it to the next level. Your whole process. All those rituals. Assembling your water bottles like toy soldiers in formation, fixing your hair, adjusting your underwear... All of it with the highest intensity. Secretly, I kind of loved the whole thing. Because it was so unique—it was so you.
And you know what, Rafa, you made me enjoy the game even more.
OK, maybe not at first. After the 2004 Australian Open, I achieved the #1 ranking for the first time. I thought I was on top of the world. And I was—until two months later, when you walked on the court in Miami in your red sleeveless shirt, showing off those biceps, and you beat me convincingly. All that buzz I’d been hearing about you—about this amazing young player from Mallorca, a generational talent, probably going to win a major someday—it wasn’t just hype.
We were both at the start of our journey and it’s one we ended up taking together. Twenty years later, Rafa, I have to say: What an incredible run you’ve had. Including 14 French Opens—historic! You made Spain proud... you made the whole tennis world proud.
I keep thinking about the memories we’ve shared. Promoting the sport together. Playing that match on half-grass, half-clay. Breaking the all-time attendance record by playing in front of more than 50,000 fans in Cape Town, South Africa. Always cracking each other up. Wearing each other out on the court and then, sometimes, almost literally having to hold each other up during trophy ceremonies.
I’m still grateful you invited me to Mallorca to help launch the Rafa Nadal Academy in 2016. Actually, I kind of invited myself. I knew you were too polite to insist on me being there, but I didn’t want to miss it. You have always been a role model for kids around the world, and Mirka and I are so glad that our children have all trained at your academies. They had a blast and learned so much—like thousands of other young players. Although I always worried my kids would come home playing tennis as lefties.
And then there was London—the Laver Cup in 2022. My final match. It meant everything to me that you were there by my side—not as my rival but as my doubles partner. Sharing the court with you that night, and sharing those tears, will forever be one of the most special moments of my career.
Rafa, I know you’re focused on the last stretch of your epic career. We will talk when it’s done. For now, I just want to congratulate your family and team, who all played a massive role in your success. And I want you to know that your old friend is always cheering for you, and will be cheering just as loud for everything you do next.
Rafa that!
Best always, your fan,
Roger