Oh...occhio che specifica "nei soggetti sani". Poi andrebbe detto che la prevenzione passa sempre prima dall'alimentazione. La buona comunicazione è importante
LA TRUFFA DEGLI OMEGA-3
- Prof. @RoyDeVita
Esiste un integratore che tutti comprano per “pulirsi la coscienza” e salvare il cuore, ma che per la scienza è poco più di un placebo nella popolazione sana:
gli Omega-3.
In questo nuovo episodio di Marketing Vs Science sveliamo il solito gioco di prestigio commerciale: prendere un ingrediente dal cibo vero, ficcarlo in una capsula d’olio spinto, e farvi credere che una pillola possa cancellare anni di cattiva alimentazione.
Ma la beffa reale è nei numeri. La pubblicità vi vende l’illusione citando trial clinici basati su farmaci ad altissimo dosaggio di EPA (4 grammi al giorno), mentre nelle capsule da banco trovi spesso dosi ridicole di un olio che, nel 80% dei casi, è già parzialmente ossidato.
La scienza vera parla chiaro: nella popolazione sana l’Omega-3 da banco non riduce infarti, ictus o mortalità.
Well well well.
Il @ProfMBassetti è il primo a sguainare la spada della facile offesa misogina e maschilista nei miei confronti, ma guarda caso è anche il primo a nascondersi quando la realtà lo sbugiarda.
La comunicazione ufficiale del Coroner della contea di Lancaster ha escluso il morbillo come causa di morte del neonato. Lui aveva già sentenziato fidandosi di media e social come una ballerina qualsiasi.
E ora? Silenzio. Nessuna rettifica. Nessuna precisazione.
Primo a offendere.
Primo a eclissarsi.
Che dire.
Il "primo" in tutto.
Quando arrivò ad Auschwitz il 23 ottobre 1943, i nazisti pensarono di avere davanti solo un altro numero da registrare.
Si sbagliavano: stavano per incontrare una donna che avrebbe trasformato i suoi ultimi istanti in un gesto di resistenza destinato a restare nella storia.
Franceska Mann si trovava nell’ombra fredda e spietata delle camere a gas, ma dentro di lei non c’era alcuna resa.
Nella memoria dell’Olocausto si racconta spesso un dolore silenzioso, soffocato. La sua storia, invece, è un grido, un’esplosione violenta di coraggio.
Era una ballerina polacca ebrea, giovane, bella, piena di talento.
Aveva calcato i palcoscenici di Varsavia con grazia e luminosità, prima che la guerra spezzasse tutto.
Ai cancelli del campo più crudele, però, la bellezza non aveva valore.
Venne condotta insieme ad altre donne in una stanza e fu loro detta la stessa menzogna ripetuta migliaia di volte: dovevano spogliarsi per una “doccia di disinfezione”.
Le guardie ridevano, impartivano ordini, trattavano quelle vite come oggetti senza anima.
Ma Franceska capì. Forse fu istinto, forse un sussurro di verità che circolava tra le vittime.
Sapeva che da quei soffioni non sarebbe mai uscita acqua.
E invece di cedere al terrore, scelse l’unica arma che le restava: se stessa.
Cominciò a spogliarsi lentamente, con una grazia quasi irreale.
Ogni gesto era controllato, magnetico. I soldati si fermarono a guardare, distratti, catturati da quella presenza che per un attimo li fece dimenticare chi erano e cosa stavano per fare.
Poi, in un lampo, più rapido di qualsiasi passo di danza, agì.
Si lanciò su un ufficiale delle SS, Josef Schillinger, gli strappò la pistola dalla fondina e sparò.
Un colpo alla testa, uno allo stomaco. L’uomo crollò.
Senza esitare, sparò ancora, ferendo un altro ufficiale, Wilhelm Emmerich.
In quella stanza, nel giro di pochi secondi, tutto cambiò.
Non era più un luogo di morte passiva, ma un campo di battaglia.
Franceska gridò alle altre donne, con una voce che tagliava il panico:
“Fate qualcosa! Lottate per le vostre vite, perché tanto ci uccideranno comunque!”
Quel coraggio si diffuse come una scintilla.
Quelle donne, spogliate di tutto, trovarono per un attimo la forza di reagire.
Si scagliarono contro le guardie a mani nude. Per pochi, incredibili minuti, il potere si ribaltò.
La risposta nazista fu immediata e brutale. Arrivarono rinforzi, le mitragliatrici aprirono il fuoco.
Franceska Mann cadde sotto quella pioggia di proiettili, lì, in quella stanza. Non entrò mai nella camera a gas. Morì combattendo, scegliendo il modo in cui affrontare la fine.
Non poté salvare se stessa né le altre donne, ma tolse ai suoi carnefici la loro arma più crudele: la convinzione di poter spezzare completamente lo spirito umano.
Dimostrò che anche nel luogo più oscuro, anche quando tutto sembra perduto, una sola persona può ancora scegliere la dignità, può ancora ribellarsi, può ancora lasciare un segno impossibile da cancellare.
Segnatevi questo nome.
NEURON
Potrebbe cambiarci la vita e ridarci la libertà perduta e spogliarci del controllo.
È un software (etico e gratuito) peer to peer, cryptato, che però può funzionare anche come sistema operativo, chat, social, scambio di file
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Individuata la rosa di 15 titoli finalisti
La finale si svolgerà presso la sede centrale del #Cnr, il prossimo #12dicembre
Il Premio è patrocinato dal #Cnr
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