Franco Baresi, il più grande libero della storia del nostro calcio, il numero 6 con la maglia fuori dai pantaloncini che univa classe e rudezza ed era Cannavaro, Pirlo e Theo Hernandez messi assieme
Assieme a Gaetano Scirea il Piscinìn, morto ieri a 66 anni, è stato il più forte e leggendario difensore italiano di sempre. Un'infanzia durissima e una carriera irripetibile da Maradona delle difese
C’era una sola cosa in cui scarseggiava: le parole. Che gli uscivano a fatica, come recuperate da un pozzo profondo e inaccessibile di dolori e tristezze infantili (perse la madre stroncata da una malattia a 13 anni e il papà per un incidente a 16). Per sua fortuna, Franco Baresi di mestiere faceva il calciatore, il calciatore del Milan, e in un’epoca in cui le telecronache erano quelle misurate e di poche parole di Nando Martellini e Bruno Pizzul e i social erano ancora di là da venire, la comunicazione non era poi così importante come lo è oggi. E insomma il problema era alla fine solo del giornalista che doveva intervistarlo: come capitò a me, che al quotidiano “Il Giorno” seguii da vicino il Milan che nei primi anni 80 sotto la presidenza Farina retrocesse in Serie B, tornò in A con Castagner allenatore e poi - in attesa dell’avvento di Berlusconi - si affidò a Liedholm per ritrovare il livello e lo spessore che in quegli anni tormentati erano andati persi. Sapendo che intervistare Baresi era una mission impossible, gli chiesi un giorno di fare un’intervista a due voci: a lui e alla moglie Maura. Maura e Franco mi aprirono le porta di casa: e l’intervista in tandem alla fine funzionò.
Scarseggiava solo con le parole, Franco Baresi: che è stato, assieme a Scirea, in modo diverso da Scirea e allo stesso livello (insuperabile) di Scirea il più grande e forte libero della storia del calcio italiano, fra i primissimi della storia del calcio mondiale. A differenza di Scirea, che era tutta classe, stile e raffinatezza, Franco Baresi - per tutti il Piscinìn -, con la sua maglia numero 6 invariabilmente e inconfondibilmente fuori dai calzoncini come a voler comunicare: “niente fronzoli, qui si fa sul serio”, era un difensore che sapeva essere al tempo stesso rude e distinto, aspro e aggraziato, ruvido e elegante.
Per i più giovani, che non hanno avuto la fortuna di vederlo giocare, per far capire chi era e cos’era Franco Baresi in campo basti dire che era Cannavaro quando occorreva spazzare, Pirlo (aveva un lancio preciso di 40 metri) quando occorreva rilanciare e Theo Hernandez quando il Piscinìn capiva che il momento di partire all’arrembaggio verso l’area avversaria era arrivato. Mettete assieme queste tre doti, queste tre qualità, e chi era Baresi vi sarà chiaro: era tre giocatori in uno e infatti con lui a fare da monolite la difesa del Milan di Sacchi prima e di Capello poi entrò nella leggenda subito, con tutti i rossoneri ancora viventi e giocanti.
Era così forte, così “impressionantemente” forte Franco Baresi, per il popolo dei tifosi rossoneri ieri, oggi e sempre “Il Capitano”, che le parole non solo mie ma di chiunque - e non è un modo di dire - non sono sufficienti a dirne la grandezza. E anche perchè lui dalle parole rifuggiva, preferendo parlare con le gesta in campo, ho pensato che affibbiarvi il milionesimo coccodrillo, oggi che a 66 anni il Piscinìn ci ha lasciati, sarebbe una stupidaggine: perchè il miglior ricordo di Baresi l’ha scritto Baresi, con le sue leggendarie partite regalate al Milan e alla nazionale italiana.
A cominciare dalla mostruosa prova sfoderata nella finale mondiale Brasile-Italia a USA 94, finita ai supplementari e poi ai rigori, al rientro e senza un solo allenamento a causa dell’operazione al menisco che si era resa necessaria dopo l’infortunio patito in Italia-Norvegia 1-0, secondo match del girone eliminatorio.
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Altri tempi, e davvero bei tempi, quelli in cui c’erano giocatori come Franco Baresi in campo e telecronisti come Bruno Pizzul al microfono a raccontarci le partite.
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Franco Baresi, una vita (anzi, tutta la vita) nel Milan contro Beppe Baresi, il fratello maggiore, una vita (anzi, tutta la vita) nell’Inter. Una volta queste storie capitavano davvero.
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E poi Maradona. A dire che sì, il difensore più forte del calcio mondiale era lui, Franco Baresi. Il Maradona che i gol li negava: anche a Maradona.
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Or va, ch’un sol volere è d’ambedue:
tu duca, tu segnore, e tu maestro».
Così li dissi; e poi che mosso fue,
intrai per lo cammino alto e silvestro.
(Inferno, II)
Vola Libero.
#Baresi
Medici No-Vax (eroi ❤️ del nostro tempo) - dice che Mattarella non vuol firmare. Quale migliore occasione per far scattare 74-COST 👉 Non accomodarlo in alcun modo, lasciare che lui rifiuti la firma, poi riapprovare in Parlamento esattamente lo stesso testo, così lui può solo firmare o … dimettersi 😍🥰😘
Chiariamo un po' le cose.
Sono un medico,
A chi interessa racconto come sta questo genere di cose, visto che è il mio lavoro.
Trattasi di delirio eccitato, condizione a elevatissimo rischio di arresto cardiaco per tono iperadrenergico, ridotto ritorno venoso e verosimile assunzione di cocaina o eccitanti, soprattutto in situazione di necessaria pronazione per ovvie ragioni di sicurezza
Assunto: il delirio eccitato non è minimamente contattabile con le parole, non si può parlare con un soggetto in delirio eccitato perché clinicamente non esiste più nessun barlume di ragione in lui: solo violenza e infinita aggressività gratuita. Si può solo sedare per proteggere noi, lui e le persone, prima che la situazione evolva verso condizioni irreparabili.
Ci sono precise procedure alle quali ognuno si noi si attiene ed è giusto che le persone sappiano le cose
Il soggetto deve essere pronato dalla polizia..questa è la situazione sine qua non per poter agire in sicurezza. Una persona sdraiata sulla schiena è ingestibile.
Il delirio eccitato è a rischio arresto cardiaco se sta pronato e per questo va supinato quanto prima
Ma non prima di essere sedato
Sedare un 100 kg eccitato senza parametri con i farmaci che abbiamo che hanno un indice terapeutico basso e sono molto pericolosi è una procedura a priori estremamente rischiosa ma è l'unica cosa che si può fare.
La prima cosa che facciamo in una situazione simile è sedare velocemente il soggetto e ci sono due modi:
1 Se la polizia riesce a tenere perfettamente immobile una mano (difficoltà immensa) si mette una cannula in una vena del braccio, o della mano e si somministrano 0.05-0.1 mg kg di midazolam a bolo. Tempo di effetto: 30 secondi. Spesso non ha effetto. Si ripete il dosaggio fino a 2 volte.
2 Se proprio è impossibile trovare la vena, ketamina 2-4 fiale in muscolo o midazolam 10-15 mg in muscolo, la prima più efficace ma più pericolosa per un raro rischio aritmico in questa circostanza, il secondo molto meno efficace in muscolo e molto più lento.
Io preferisco farmi immobilizzare il soggetto, tenere l'infermiera lontana per evitare quello che già mi è successo ovvero naso rotto e due costole rotte (ma ovviamente a nessuno importa di noi), e rapidamente mettere l'accesso venoso, è difficile ma se sei bravo riesci.
Mi sono punto un paio di volte ma diciamo che a nessuno interessa di noi, si sa. Rischi del mestiere, HIV, HCVi.
Una volta ottenuta la sedazione, (cosa per nulla scontata perché se il soggetto è pieno di cocaina potrei anche non arrivare a sedarlo con tutte le fiale a disposizione o arrivare a sedarlo provocandone un arresto respiratorio improvviso con rapidissima desaturazione a rischio arresto), immediatamente senza aspettare un secondo supinare il soggetto, mettersi alla testa, appoggiare reservoir o ambu con 15 litri di ossigeno e velocissimamente ottenere i parametri vitali pronti a ventilare o intubare al volo, con rischi enormi e concreti di non riuscirci perché in una situazione di cattività estrema (visione limitata, strada, luce, monitor che non legge, vena che si è persa). Potrebbe diventare la situazione di un aereo che sta precipitando e tu non hai neanche più il radar. E sta precipitando perché è fallato non per colpa tua, anche se sai già che tutti diranno che è colpa tua
Nessuno immagina quanto sia pericoloso tutto ciò. Per tutti. Pericoloso ma inevitabile
Pur lavorando bene e con anni di esperienza e conoscendo bene procedure rischi e farmaci, su centinaia di deliri eccitati (in media una a turno, UNO A TURNO, voi non avete idea di cosa sia diventato il mondo) due o tre volte sono andato vicino a situazioni di reale emergenza e ne sono uscito ossigenando con estrema solerzia e facendomi un bel segno della croce, sapendo bene che se per caso le cose fossero andate male sarei passato da anonimo medico a assassino bastardo da decapitare sui social
Voi veramente non avete idea.
Ed è giusto che ne abbiate idea.
Buona giornata a tutti.
Egregio @corriere, vorrei capire questo vostro titolo:
"È morta Monica Esposito, la donna investita il 16 maggio da Salim El Koudri a Modena. È l'unica vittima dell'auto lanciata sulla folla"
Quindi la colpevole è l'auto?
A Vannacci avete chiesto le coperture appena ha accennato alla remigrazione. Renzo lo avete fatto parlare un quarto d'ora filato tra "ogni € investito sulla sicurezza un € on cultura " senza chiedergli conto. E continui a chiamarti giornalista. PAGLIACCIA
@mariannaaprile
Se mio figlio dovesse avere una crisi autistica in mezzo alla strada io avrei sinceramente paura dell'intervento dei "tutori dell'ordine", e anche della @crocerossa . Di chi possiamo fidarci più?
Ormai la cosiddetta “autocombustione” delle chiese è diventata abituale… Dirà nulla il Papa? Non credo. Troppo occupato a benedire l’immigrazione di massa…