Il primo ministro Pedro Sánchez chiede l'espulsione di Israele dall'Eurovision Song Contest, così come è stato fatto con la Russia: "Non possiamo permettere doppi standard nella cultura. Un abbraccio al popolo ucraino e a quello palestinese" @ultimoranet
“Non commento l’operazione nella Striscia di Gaza decisa da Netanyahu, mi occupo di dighe e di treni”.
Matteo Salvini l’ha detto davvero.
L’uomo che passa le giornate a parlare di Peppa Pig, farina di insetti, gender, rave party e persino delle parti intime di un’atleta algerina, oggi scopre improvvisamente i confini del suo ministero.
E sceglie di non commentare quella che le Nazioni Unite e le organizzazioni per i diritti umani chiamano con il suo nome: una catastrofe umanitaria, un’operazione di pulizia etnica.
Ora che a Gaza si contano più di 50.000 morti.
Ora che Netanyahu si prepara a occupare la Striscia ignorando il diritto internazionale.
Ora che il governo israeliano vuole trasferire forzatamente la popolazione palestinese.
Ora, proprio ora, Salvini ha deciso che lui non parlerà. Che non è affar suo. Che lui si occupa di dighe.
Peccato che quando si tratta di lucrare consensi sul nulla o di seminare odio, la sua voce è sempre la prima.
Che miseria. Morale, prima ancora che politica.