Come in una spirale impazzita, le notizie si susseguono con una velocità che rende tutto magmatico. L'esercizio che occorre fare, a mio parere, è mettere tutto in ordine. Il quadro, allora, diventa più chiaro. Senza nebbia. Altrettanto colmo di orrore.
Cento persone circa, di cui un quarto bambini, sono appena stati uccisi stamattina nel bombardamento israeliano su un edificio di cinque piani a Beit Lahya, nord della Striscia di Gaza, dove in tre settimane le forze armate israeliane hanno già ucciso oltre mille persone, bombardato scuole divenute rifugio, bombardato ospedali, arrestato e condotto via in luoghi sconosciuti uomini e minori separandoli dalle donne (come a Srebrenica, per intenderci), costretto la popolazione civile a lasciare le case, i ruderi, i rifugi e dirigersi verso il sud della Striscia.
Il cosiddetto "piano dei generali", che le forze armate stanno mettendo in atto nel nord della Striscia, è un piano che prevede tante di quelle violazioni del diritto internazionale da andare oltre la pulizia etnica e togliere qualsiasi dubbio sull'intento genocidiario nei confronti dei palestinesi.
Il Sudafrica ha appena consegnato alla Corte Internazionale di Giustizia (ICJ) una memoria di 750 pagine di testo e di 4mila pagine di prove e allegati, in sostegno all'accusa di genocidio nei confronti di Israele, perpetrata a Gaza contro la popolazione palestinese.
Negli stessi giorni, Israele ha continuato a bombardare il Libano (non solo il sud del Libano), anche in luoghi - come la corniche di Tiro - di cui difficilmente, molto difficilmente si può dire che si tratti di un obiettivo militare. Sembra un dettaglio, rispetto alle vittime umane civili, sottolineare che Israele ha bombardato luoghi di inestimabile valore dal punto di vista del patrimonio dell'umanità, in Libano come a Gaza. Come se, tra i bersagli, ci fosse (c'è!) la stessa appartenenza a una terra.
La Knesset, il parlamento israeliano, ha approvato a larga maggioranza, la sera del 28 ottobre, la messa al bando dell'UNRWA, l'agenzia dell'Onu che dalla fine degli anni Quaranta si occupa dei rifugiati palestinesi, causati dalla prima guerra arabo-israeliana e dalla cacciata a opera degli israeliani della popolazione nativa, indigena palestinese dalle proprie case e dalle proprie terre. A votare per la messa al bando non è stata solo la coalizione di governo, ma anche l'opposizione, smentendo nei fatti la lettura di una politica israeliana divisa tra Netanyahu e i suoi alleati, su un fronte, e l'opposizione, sull'altro. Israele si pone fuori dai suoi obblighi internazionali in quanto potenza occupante, e dalla legalità internazionale in quanto Stato facente parte dell’Organizzazione delle Nazioni Unite. L’UNRWA è un’agenzia che ha nell’Assemblea Generale l’organismo che decide il suo mandato. Il tentativo di Israele è quello di chiudere la questione palestinese eliminando il suo pilastro: i rifugiati palestinesi come espressione delle violazioni compiute contro di loro e contro il principio dell’autodeterminazione. Milioni di persone, mantenute dalla comunità internazionale, sono a rischio riguardo a: nutrizione, salute, educazione, mezzi di sostentamento.
E' la sintesi - fallace, sicuramente - di meno di 48 ore nella più pericolosa, orribile guerra che l'Asia occidentale (il Medio Oriente) ha mai visto dal 1948, e che al 1948 riporta. E' da un anno che va avanti così, anzi, sempre peggio. Ho l'impressione che in Italia e in Europa non ci si renda conto di quello che sta succedendo. Della misura di quello che sta succedendo. E che persino guardare agli Stati Uniti come il centro della questione, in questi giorni e in queste settimane e in questo ultimo anno, faccia perdere di vista l'enormità di quello che sta accadendo a oriente del Mediterraneo, nella colpevole indifferenza di molti.
Quando🇮🇱ha attaccato il consolato iraniano a Damasco, nessuno dei paesi occidentali ha condannato. Quando l’🇮🇷ha risposto, sono intervenuti in modo solerte, invocando l'Onu.
Ne ho scritto, avendo come focus le dinamiche regionali, su @ilmanifesto di oggi.
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Era l’ultima università rimasta in piedi a Gaza. La Israa university. Distrutta con 315 mine dagli israeliani. Filmata l’esplosione. Non vedo l’obiettivo strategico, se non quello di distruggere la possibilità di vivere a Gaza.
PRIMA PARTE: Intervista del 26/11 a Amira Hass, giornalista israeliana di Ha’aretz, esperta di questione palestinese, che segue da una vita. L’intervistatore è Lior Kodner, direttore di Ha’aretz Digital. Ve la riporto per intero (in parti) tradotta dall’ebraico. 1/
🧵"I palestinesi sbagliano ad appoggiare la Resistenza armata" dicono i palestinesologi della domenica.
Ci provano da anni, i palestinesi, con la resistenza non violenta e con le manifestazioni pacifiche.
Gli israeliani hanno massacrato pure i pacifisti. 👇
Simsim, Huj, Najd e tanti altri villaggi, adiacenti alla Striscia di Gaza, depopolati e, sovente, rasi al suolo nel 1948.
Sulle loro ceneri sono stati costruiti Sderot e altri centri abitati.
Entrambi questi popoli sono immersi nei fantasmi del passato.
Ne ho parlato su @La7tv.
"I am very puzzled by the constant concern which the world is showing for the Palestinian people," says Dan Gillerman.
"I don't remember people shedding tears for the Taliban," he adds.
https://t.co/X9XD3djCyh
📺 Sky 501, Virgin 602, Freeview 233 and YouTube
L’Égyptien Bassem Youssef est un sacré personnage, à la fois chirurgien et satiriste, producteur et écrivain, opposant au régime Sissi, résidant aux USA [https://t.co/i1uJwgErgg].
Écoutez le sur Gaza, Israël, la Palestine. ⤵️
Dalla #Palestina resistente all'occupazione. Non per l'annientamento di una delle parti, ma per la convivenza nel nome del diritto ad autodeterminazione ed esistenza dignitosa. Pubblicato da @QcodeM a maggio, da leggere anche alla luce di di #Jenin https://t.co/qBoOfstXfX
Il #Marocco 🇲🇦 sta riservando uno spazio sempre maggiore alla freccia energetica nella propria faretra geopolitica. Le vicende dei gasdotti tra Africa occidentale, inimicizie algerine 🇩🇿 ed Europa 🇪🇺 . Su @limesonline
https://t.co/8nGPQkWN1Z
Oggi su @limesonline un mio commento sulla crisi in corso in #Tunisia 🇹🇳, paese a lungo considerato unico esito felice delle primavere arabe. Fino a che punto si squarcerà il velo di questa illusione?
Momenti delicatissimi per la democrazia tunisina: Saied invoca l’art. 80 sostenendo di non violare la Costituzione, mentre Ennahda (partito dj maggioranza) lo accusa di violare la legge