@NicolaPorro Brutta figura di una persona che è annoverato come "professore", lui stesso si definisce tale, ma che non sa semplicemente rigettare la domanda ma deve fare il saccente e sminuire un giornalista. Inoltre, Professore, lo sa che le donne non si toccano nemmeno con un fiore?
“I nazisti sbatterono fuori le pecore da una stalla e fecero entrare noi. Mamma mi nascose in una nicchia dietro la porta. ‘Non ti muovere per niente al mondo’, mi disse. Le scaricarono un mitra addosso. Era ferita alla testa ma trovò la forza per scagliare uno zoccolo verso un soldato che stava per scoprirmi. Morì. Morirono tutti. Poi aprirono i lanciafiamme sulla paglia e sui cadaveri e ci diedero fuoco.
Mi tirarono fuori da lì bruciato e vivo per caso.
All’ospedale dissero che non c’era più niente da fare, avevo ustioni di terzo grado e i polmoni scoperti. Allora zia Lola mi portò in un convento di suore di Marina di Pietrasanta e ci rimasi più di un anno. Mi mettevano al sole per curarmi le piaghe e facevano di tutto per tenermi le mosche lontane. Un giorno del 1945 bussarono alla porta. Era il mio babbo, un alpino finito prigioniero in Russia, di cui non sapevamo più niente. In mezzo a tanto dolore, fu bellissimo.
Se mamma avesse una tomba tutta sua io e papà accanto al nome avremmo messo questa foto. Invece quando riesumarono i resti dalla grande fossa comune dove i tedeschi avevano ammassato le vittime di Sant’Anna di Stazzema, trovarla in quel macello di ossa bruciate fu impossibile. Ci provai anche io, che allora avevo solo 10 anni, ma fu inutile.
A Sant’Anna dal 1945 ci torno due volte all’anno, il 2 novembre e il 12 agosto. Non smisi nemmeno quando nacquero i miei figli. Me li caricavo sulle spalle e con mia moglie prendevo la mulattiera che quel giorno del 1943 percorsi con la mamma. Oggi ci porto i ragazzi delle scuole.”
- La storia raccontata al Corriere di Mario Marsili, uno dei pochi superstiti ancora in vita di una delle peggiori stragi della Seconda guerra mondiale, quella di Sant’Anna di Stazzema, avvenuta 80 anni fa: il 12 agosto 1944.
560 civili uccisi, di cui solo 393 identificati.
Abdoulaye Sylla emigra dalla Costa d’Avorio a Bergamo, ma il freddo lo convince a trasferirsi a Palermo. Un giorno, sorpreso da una grandinata, riceve un passaggio in automobile da due coniugi, Paolo Genduso e Maria Rosaria Esposito, che nella vita gestiscono un bar. La coppia decide di aiutare Abdoulaye, che inizia a lavorare per loro. Da lì a qualche tempo lo raggiunge dalla Costa d’Avorio sua moglie Salimata. A Palermo nasce la loro figlia, Myriam, che per tutta la vita considererà Paolo e Maria Rosaria come dei nonni. Anzi, li chiama proprio così. Questo è il passato, peraltro ricco per Myriam di momenti felici ma anche di tante difficoltà.
E poi c’è l’oggi. Oggi a Parigi Abdoulaye si è trovato ad abbracciare sua figlia Myriam in un contesto probabilmente inimmaginabile in quelle prime notti fredde bergamasche: Parigi, una finale olimpica, le tv del mondo. Myriam è una delle più forti giocatrici di pallavolo del mondo ed è una colonna portante della nazionale del Paese in cui è nata e vissuta (ma del cui diritto di cittadinanza ha potuto beneficiare solo molti anni dopo la nascita). A fare il tifo per lei, oltre a tantissimi italiani, c’erano altre quattro persone speciali: mamma Salimata, da qualche parte in cielo, il suo “concittadino” palermitano (si è definito lui così) Sergio Mattarella e i due nonni Paolo e Maria Rosaria. Il loro piccolo gesto di generosità nei confronti di Abdoulaye ha prodotto nel corso del tempo frutti dal sapore dolcissimo. 🥇🇮🇹 🏐
PS. Un abbraccio a tutti gli str*nzi come Vannacci, che non vogliono capire e vedere.
Io sono un uomo con tre figlie e un ragazzetto di sette anni. Mi sento vicino a tutte le donne e cerco di crescere mio figlio facendogli capire che il "no" è una risposta possibile e che deve accettarla. Sono molto triste.
non so chi sia il ragazzo che ha scritto questo (se lo sapete taggatelo) peró in queste parole ha riassunto tutto quello per cui noi oggi, nazifemministe come ci chiamate voi, stiamo urlando. #giuliacecchettin#FilippoTuretta
We join millions of fans in mourning the passing of the immensely talented Mark Margolis, who - with his eyes, a bell, and very few words - turned Hector Salamanca into one of the most unforgettable characters in the history of television. He will be missed.
“Una ragazza di 22 anni era indubbiamente fatta di cocaina prima di essere fatta anche da Leonardo Apache La Russa”.
Firmato: Filippo Facci.
Leggo dall’Ansa che a lui sarà affidata una striscia prima del Tg2 per “affrontare in modo dissacrante e ironico i punti salienti del momento, offrendo spunti di lettura, anche eretici, tra cronaca, costume, cultura, società e politica”.
Chiedo all’amministratore delegato della Rai Sergio: sarà questa l’ironia “eretica” che da ora in poi dobbiamo aspettarci tutte le sere in prime time?
Chiedo ai vertici Rai: sarà questo lo spunto di lettura che darà Facci in prima serata rispetto alle donne che denunciano violenze?
Chiedo alla presidente Meloni: è questo il servizio pubblico che ha in mente?
Chiedo alla vigilanza Rai: è giusto premiare con un bel programma in Rai chi bullizza in prima pagina una ragazza presunta vittima di violenze?
È davvero questa la tv dei patrioti?