È uscito ufficialmente oggi, per il momento le copie non sono andate esaurite come la volta scorsa 🤕, ci tenevo a ringraziare chi mi ha accompagnato in questa meravigliosa avventura, Mia Moglie, i Miei Figli, e gli "amici" Valeria Parrella, Viola Ardone, Paola di Caro, Giulio Betti, Peter Gomez e Carlo Lucarelli, oltre a Alberto Infelise che mi ha tenuto a battesimo nella mia prima uscita ufficiale
Grazie ❤️
Storie minime https://t.co/sQ13g5KLHz
L’ex Sottosegretario Michele Geraci, uno dei personaggi più singolari di quel bestiario del populismo che è stato il Governo giallo-verde, si presenta al Forum Economico di San Pietroburgo, la kermesse organizzata da Putin per riunire tutti quelli che vogliono ancora fare affari con lui, con un pass con scritto “Ministero dello Sviluppo Economico dell’Italia”.
Dal Governo nulla da dire?
Mettiamo in fila le informazioni: il comune di Milano eroga fondi (foto 1) ad un'associazione russa (2) patrocinata dal Centro russo di Scienza e Cultura (3) che è parte del Rossotrudnichestvo, agenzia sotto sanzioni UE (4) dipendente dal Ministero degli Esteri russo.
Massimiliano Coccia ha fatto quello che un giornalista deve fare: seguire i soldi, i legami, le ombre. Ha raccontato come pezzi dell’élite russa continuino a godersi l’Italia mentre il regime di Mosca devasta l’Ucraina e pretende pure silenzio attorno ai suoi privilegi.
E adesso arriva la querela.
Si tratta di una vera e propria intimidazione nei confronti di chi ha avuto il coraggio di guardare dove troppi voltavano la testa. È necessario esprimere la propria vicinanza a chi, in questi anni, è stato dalla parte giusta senza calcoli e senza paura.
Solidarietà piena a @maxcoccia.
Una mamma di un giovane ciclista mi scrive …. insegnano che lo sport educa.
Che il ciclismo forma uomini e donne prima ancora che atleti.
Che il sacrificio, il rispetto delle regole e il valore della vita vengono prima di tutto.
Poi però un ragazzo o una ragazza decidono di montare in sella inseguendo un sogno…
e qualcuno non gli permette più di tornare a casa.
Da quel momento non muore soltanto un figlio.
Nasce il dolore più feroce che un padre e una madre possano conoscere.
E nasce una domanda che dovrebbe appartenere a tutti noi.
Che cos’è oggi la giustizia in Italia?
E soprattutto: questi ragazzi l’hanno avuta davvero?
Perché i nomi passano nei titoli dei giornali per qualche giorno.
Poi lentamente il silenzio copre tutto.
Ma un padre e una madre non dimenticano.
Non dimenticano Giovanni Iannelli.
5 ottobre 2019.
22 anni.
Muore dopo una caduta in volata a pochi metri dal traguardo del Circuito Molinese, a Molino dei Torti, in provincia di Alessandria, Piemonte.
Anni di battaglie del padre per chiedere verità.
Procedimento archiviato.
Per la famiglia, la giustizia non è mai arrivata.
Non dimenticano Jacopo Venzo.
22 luglio 2023.
17 anni.
Muore dopo una terribile caduta in discesa durante una gara Juniores.
Un ragazzo con tutta la vita davanti.
Il dolore resta. Le domande anche.
Non dimenticano Michele Scarponi.
22 aprile 2017.
Travolto da un furgone mentre si allenava.
Il conducente venne condannato.
Ma nessuna sentenza potrà mai restituire un padre ai suoi figli.
Non dimenticano Davide Rebellin.
30 novembre 2022.
Investito da un camion durante un allenamento.
L’autista fugge senza soccorrerlo.
Un processo c’è stato.
Ma la giustizia arriva sempre troppo tardi quando una famiglia è già stata distrutta.
Non dimenticano Fabio Casartelli.
18 luglio 1995.
24 anni.
Campione olimpico italiano.
Muore durante una discesa al Tour de France.
La sua morte cambiò per sempre il tema della sicurezza nel ciclismo.
E non dimenticano nemmeno le ragazze.
Non dimenticano Sara Piffer.
24 gennaio 2025.
19 anni.
Travolta e uccisa da un’auto mentre si allenava con il fratello sulle strade del Trentino.
La famiglia aspetta ancora giustizia.
Non dimenticano Cristina Scozia.
20 aprile 2023.
39 anni.
Muore travolta da una betoniera su una pista ciclabile a Milano.
Processi, accuse, polemiche.
Ma una donna non è più tornata a casa.
Dietro ogni casco lasciato a terra c’è una stanza rimasta vuota.
Una tavola con un posto in meno.
Una bicicletta che nessuno ha più avuto il coraggio di toccare.
Io sono la mamma di un ragazzo Juniores di 17 anni.
E come tutte le madri guardo mio figlio partire trattenendo il fiato fino al suo ritorno.
Perché dietro ogni numero appuntato sulla schiena ci sono vite vere.
Famiglie vere.
Sogni veri.
I nostri figli guardano.
E imparano.
Imparano se la verità conta davvero.
Se le responsabilità esistono oppure si possono cancellare.
Se la giustizia è uguale per tutti o se cambia davanti ai ruoli, ai cognomi importanti, al potere.
E allora oggi io non scrivo contro qualcuno.
Scrivo a favore della verità.
Della sicurezza.
Del diritto di un padre e di una madre di sapere perché loro figlio non è più tornato a casa.
Perché la giustizia vera non è vendetta.
La giustizia vera è avere il coraggio di guardare in faccia gli errori.
È proteggere il futuro degli altri ragazzi affinché certe tragedie non accadano più.
Perché quando manca la verità, il messaggio che arriva ai nostri figli è devastante:
che la vita può valere meno del potere,
meno di un ruolo,
meno di un nome importante.
E questo, per una società che si definisce civile, dovrebbe fare paura a tutti.
La sicurezza non è un dettaglio organizzativo.
È il confine tra la vita e la morte.
Perché un genitore che perde un figlio può sopravvivere al dolore…
ma non potrà mai sopravvivere al silenzio senza giustizia.
E allora continuo a chiedermi una cosa:
cos’è davvero la giustizia nella realtà dei fatti?
Ronchelli Bianca
Vi ricordate di #matteofranzoso ? Lo sciatore azzurro, il ragazzo italiano morto in Cile, mentre si stava allenando, in circostanze a dir poco strane ? Orbene il fascicolo relativo al procedimento penale, a distanza di diversi mesi, è ancora in stand by presso la #procuradellarepubblica di #Roma ed è stato assegnato allo stesso #pubblicoministero che, in maniera a dir poco rocambolesca, ha archiviato la denuncia sporta dal sottoscritto nei confronti della #federciclismo che ha ammazzato mio figlio Giovanni … Giustizia per Giovanni - 𝕊𝕚𝕔𝕦𝕣𝕖𝕫𝕫𝕒 𝕡𝕖𝕣 𝕥𝕦𝕥𝕥𝕚
FEDERCICLISMO MATRIGNA E PROCURE INDEGNE. Mio Figlio Giovanni è stato un tesserato della federciclismo sin dall’età di 5 anni. Ha dato lustro alla federciclismo, vestendo la Maglia Azzurra alla Parigi-Roubaix. Ed è morto a 22 anni, a poco più di 100 metri dalla linea di arrivo, con la tessera della federciclismo in tasca, per colpe, accertate in via definitiva, della federciclismo e degli organizzatori di quella corsa ciclistica mortale. Tuttavia la federciclismo, prima con il presidente Renato Di Rocco e poi con l’attuale Cordiano Dagnoni, anziché rimanere quanto meno neutrale di fronte al cadavere di un suo giovane tesserato, si è schierata, sin da subito, dalla parte degli organizzatori di quella corsa ciclistica mortale, fornendo loro, gratuitamente, almeno due avvocati, Nuri Venturelli e Gaia Campus (componente della commissione nazionale elettorale della federciclismo) ed un consulente Roberto Sgalla (presidente dei Direttori di corsa della federciclismo, che diventa anche il consulente del pubblico ministero di Alessandria) i quali non hanno fatto altro che depistare, insabbiare, imbrogliare le carte per addossare a mio Figlio Giovanni ogni e tutta la responsabilità della sua morte, con la complicità, con il concorso della procura federale della federciclismo, capeggiata dall’avvocato Nicola Capozzoli, nell’ “indifferenza” della procura generale dello sport del CONI, capeggiata dal prefetto Ugo Taucer. Ed a questo scempio ha fatto da sponda il pubblico ministero Andrea Trucano della procura della repubblica di Alessandria, capeggiata da Enrico Cieri, che, imbrogliando le carte, ha archiviato la morte di un Ragazzo innocente di 22 anni - dove sono coinvolti personaggi intoccabili - senza celebrare un giusto Processo per accertare la Verità ed assicurare davvero la Giustizia. #mattarella #meloni #nordio #consigliosuperioredellamagistratura #csm #abodi #coni #federciclismo #procurafederale #procuradellarepubblica #procuragenerale #magistratura #magistrati #anm #avvocati #verita #giustizia #veritaegiustiziapergiovanniiannelli Giustizia per Giovanni - 𝕊𝕚𝕔𝕦𝕣𝕖𝕫𝕫𝕒 𝕡𝕖𝕣 𝕥𝕦𝕥𝕥𝕚
#garlasco UN PUBBLICO MINISTERO COMODO PER UN PROCESSO SCOMODO. Il giorno che la federciclismo ha ammazzato mio Figlio Giovanni era un tiepido sabato pomeriggio di ottobre ed il PM di Alessandria Andrea Trucano era di turno. Ma quest’ultimo, avuta notizia dell’evento mortale, non si recava sul posto, preferendo rimanere comodamente altrove, lasciando mano libera ai carabinieri di Castelnuovo Scrivia, che però non svolgevano nessuna attività d’indagine, se non sentire, tra le decine di testimoni presenti, solo e soltanto una componente del collegio di giuria della federciclismo, la testimone falsa Giulia Fassina. Il PM Andrea Trucano quindi, unitamente al GIP di Alessandria Aldo Tirone, si preoccupava di coprire e di proteggere la predetta testimone falsa, garantendole l’impunità. Inoltre il PM Andrea Trucano, che indagava su responsabilità ascrivibili a soggetti tesserati per la federciclismo, nominava suo consulente un esponente apicale della federciclismo, tale Roberto Sgalla, che aveva già fatto il consulente per la procura federale della federciclismo, che aveva tentato di condizionare il giudizio della corte sportiva di appello della federciclismo, e che, durante la consulenza per il PM, commetteva persino dei reati per i quali però non veniva perseguito. E pertanto il PM Andrea Trucano, all’esito della suddetta perizia piena zeppa di falsità, travisando la realtà, omettendo attività d’indagine, ricorrendo ad aberrazioni giuridiche fondate su menzogne ed altre nefandezze, preferiva archiviare l’omicidio di un ragazzo innocente di 22 anni, senza celebrare un processo scomodo dove sarebbero stati coinvolti dei personaggi intoccabili. #magistratura #magistrati #verita #giustizia #veritaegiustiziapergiovanniiannelli Giustizia per Giovanni - 𝕊𝕚𝕔𝕦𝕣𝕖𝕫𝕫𝕒 𝕡𝕖𝕣 𝕥𝕦𝕥𝕥𝕚