Questo è il Ministro israeliano Ben Gvir che umilia e vessa gli attivisti della Flotilla, dopo un arresto illegale eseguito a mano armata in acque internazionali in cui è stato coinvolto anche il deputato del M5S Dario Carotenuto, anche lui imbarcato per portare aiuti umanitari e solidarietà alla popolazione di Gaza.
Le chiacchiere del nostro Governo e dell’Europa stanno a zero se, a fronte del genocidio e di una lista enorme di atti illegali, non si straccia ogni accordo con il governo criminale di Netanyahu e non si impongono sanzioni contro chi ha calpestato anche l’ultimo briciolo di diritto internazionale e di umanità.
إسرائيل تفعل بلبنان ما فعلته بغزة...
مقتل أب وابنه أثناء عودتهما إلى المنزل سيراً على الأقدام.
لم يحملوا أسلحة؛ بل حملوا ذكريات وحلماً بسيطاً بالعودة إلى الوطن.
Ignazio Benito La Russa su Flotilla "manifestazioni propagandistiche a scarso rischio e molto ritorno mediatico...se poi hai la fortuna che ti fermano per 3/4ore puoi gridare che sei stato torturato...il massimo a cui aspirare"
squallore
#LaRussa#flotilla#globalsumudflotilla
L'esercito criminale israeliano ha invaso la città di Nablus, in Cisgiordania occupata, e ha ucciso Naef Samaru pochi minuti prima della nascita del suo primo figlio.
Naef era nervoso ed emozionato di diventare padre, è uscito dall'ospedale Rafidia per andare al supermercato locale mentre sua moglie si preparava a dare alla luce il loro primo bambino.
Un cecchino Israeliano lo ha giustiziato con un colpo alla testa.
È stato dichiarato morto nello stesso ospedale in cui era nato suo figlio.
Quando vedo la torta di compleanno che ha ricevuto il ministro israeliano condannato per terrorismo, Ben Gvir, e sento le congratulazioni del latitante per i crimini di guerra, Netanyahu, non posso fare a meno di pensare che una società che festeggia i crimini, lo sterminio, la cancellazione di un popolo e la morte degli altri sia una società profondamente marcia e completamente radicalizzata.
La morte dell'empatia umana è uno dei più significativi segni che una cultura e’ caduta nella barbarie.
As part of psychological torture, Israeli captors told Palestinian hostage from Gaza Shadi abu Seido that his family and children had been bombed and killed..
He was shocked when he was released and found them alive..
La risposta del vicedirettore de L'Espresso Enrico Bellavia all'ambasciatore istaeliano Peled.
"La scorsa copertina de L’Espresso sugli abusi dei coloni in Cisgiordania che l’ambasciatore 🇮🇱 Peled ha improvvidamente «condannato», insegna alcune cose. Innanzitutto, a noi che abbiamo molto da imparare. Anche da quello che facciamo.
Senza il ghigno beffardo del colono che irride alla donna palestinese, colto dall’obiettivo esperto di Pietro Masturzo quel racconto, intriso di sradicamento, violenza, sangue non avrebbe avuto la stessa forza. Perché dice di una pulizia etnica che punta a coltivare le spinte espansionistiche del Grande Israele.
E non ha nulla a che vedere con LA SICUREZZA nazionale. Non obbedisce a logiche, sia pure distorte o funzionali, di contrasto a minacce terroristiche.
È un’operazione di conquista condotta da civili, liberamente armati, spalleggiati dall’esercito 🇮🇱 . Un’annessione né lenta né silenziosa, in spregio al diritto, sotto gli occhi del mondo. In quella foto che ha fatto il giro del mondo c’è la sintesi e il grado zero del sopruso: lo scherno. Più di un corpo martoriato, stabilisce senza lambiccamenti il torto e la ragione. Documenta un surplus di prevaricazione nella sproporzione tra un maschio armato e una donna inerme, cacciata dal suolo che ha calpestato.
L’immagine su carta ha il privilegio di fissare l’istante e consegnarlo alla memoria. Duratura e non volatile, per quanto evocabile on demand in ogni istante, come nel mondo digitale. Ha il merito di aderire istantaneamente al nostro immaginario, di entrare nell’archivio del vissuto collettivo. Non richiede altro per essere richiamata. Non presuppone una ricerca, ma la nostra intelligenza. Naturale. Il web la veicola e la porta dove il settimanale non arriva. Oltre a conservarla per tutti.
Una straordinaria fotografia non basta, senza il lavoro rigoroso sul contesto. Se l’ambasciatore si fosse preso la briga di controllare – era in chiaro, sfogliando il settimanale dalla seconda pagina – si sarebbe evitato un infortunio e un corto circuito. L’infortunio di sollevare semplici sospetti «manipolatori» sull’immagine. Il corto circuito di impartire lezioni sull’uso della «responsabilità» e della «correttezza» che gli si sono ritorte contro da parte di chi non si è fermato alle figure, ma si è concesso l’ormai raro scrupolo di leggere.
La copertina è parte di un foto-racconto, corredato di una serie di minuziose informazioni raccolte sul campo da chi quella Cisgiordania la testimonia da anni. Non bastasse, Alae Al Said ha riscontrato ogni dettaglio, aggiungendovi la propria conoscenza di quella realtà. La partigianeria sui fatti non è mai un buon viatico per approcciarli o confutarli. Sedicenti esperti, sulla scia dell’ambasciatore, si sono spinti a sostenere che l’immagine fosse generata dall’Ia. Bastava documentarsi. Per gli scettici, esiste una versione video di quel lavoro e il New York Times ha pubblicato un reportage realizzato in quegli stessi frangenti. Nel quale, peraltro, è immortalato il medesimo colono.
Non siamo noi a promuovere «stereotipi e odio». Contro neonazisti e neofascisti, contro gli antisemiti, siamo dove siamo sempre stati. In quello stesso posto dove i TERRORISTI non sono un’etnia, come i CRIMINALI non sono un popolo. Il GENOCIDIO si chiama con quel nome. E non si fanno sconti a chi nasconde o mistifica la realtà. Neppure in nome della Storia".
In Cisgiordania i soldati israeliani hanno lanciato gas lacrimogeni contro bambini palestinesi nel primo giorno di ritorno alle lezioni in presenza, impedendo a decine di studenti del villaggio di Umm al-Khair, vicino a Hebron, di raggiungere la loro scuola.
#palestine
Israele continua ad uccidere sistematicamente i bambini Palestinesi a #Gaza, e in Cisgiordania occupata nonostante il cosiddetto “cessate il fuoco”, mentre sono impegnati contemporaneamente a massacrare altri bambini in Libano 🇱🇧.
Urge fermare e sanzionare questi assassini seriali di bambini.
@TizianoTridico@DenariaFinance Ciao Tiziano grazie mille per la risposta!
Sono riuscito ad utilizzarlo installando l'app Denaria
Domanda se posso, ora sulle Reward vedo "demo balance" con i DXP che avevo in test, c'è modo di riscattarli?
Grazie ancora
@DenariaFinance Sto provando ad accedere col codice ricevuto con nI'm trying to log in with the code I received with a new account, but the code is invalid!
“L’esercito israeliano ha usato munizioni al fosforo bianco nel villaggio di Yohmor, nel sud del Libano”. L’accusa proviene da Human Rights Watch (Hrw), l’organizzazione non governativa che monitora i conflitti. L’ong di New York ha verificato e geolocalizzato sette fotografie scattate a Yohmor all’inizio di marzo che mostrano nuvole di fumo biancastro sollevarsi da un quartiere residenziale. […]
Nelle attività militari il fosforo bianco viene utilizzato per scopi vari, tra cui quello di oscurare certe zone impedendo la visibilità, segnalare e anche colpire direttamente i soldati nemici. Spesso accade che un ordigno del genere, a seconda dell’altezza a cui esplode, copra con frammenti chimici un’area dal diametro di 250 metri. “Gli effetti incendiari del fosforo bianco possono provocare la morte o ferite dolorosissime che non si rimarginano”, spiega Ramzi Kaiss, il ricercatore libanese di Human Rights Watch che ha condotto l’indagine.
L’articolo completo del nostro inviato Fabio Tonacci è su Repubblica
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