@soumi_ds Guarda quanti ne hai pescati cn sto post 😶 e questi qua sopra nei commenti, so terrorizzati🤦🏻♂️ c hanno paura di k prega e dal benzinaio x 15 litri e ci lasciano 30 euro tt apposto, ridicoli, c hanno paura da gattafuga...
Quello che è accaduto a Mestre e che vede protagonista Simone Carabella non può essere archiviato come una semplice “bravata” o come una provocazione per ottenere qualche like.
Circa 200 persone stavano pregando. Carabella è arrivato, ha urlato, ha utilizzato musica e Inno di Mameli per disturbare la preghiera, ha ostentato un panino con la mortadella e, secondo le immagini diffuse, ha persino calpestato i tappeti sui quali i fedeli stavano pregando.
Questa non è satira. Non è un confronto politico. Non è libertà di espressione.
È un gesto deliberato di umiliazione e disprezzo verso persone che stavano semplicemente pregando.
E c’è un aspetto ancora più inquietante: tutto viene filmato e pubblicato. L’offesa diventa contenuto, la provocazione diventa spettacolo, l’umiliazione dell’altro diventa uno strumento per ottenere visualizzazioni, applausi e consenso.
Proviamo allora a immaginare la stessa scena al contrario: una persona musulmana entra durante una Messa, interrompe la celebrazione, urla contro i fedeli, calpesta oggetti sacri e insulta la religione cristiana. Siamo davvero convinti che verrebbe definita soltanto una “goliardata”? Probabilmente assisteremmo a indignazione politica, titoli sui giornali, servizi televisivi e richieste di sicurezza.
Quando invece la comunità colpita è musulmana, qualcuno sembra cercare parole più leggere.
No. Non c’è nulla di goliardico nell’umiliare delle persone mentre pregano. E non c’è nulla di patriottico nell’usare l’Inno di Mameli per deridere la fede altrui.
L’Italia è grande quando garantisce dignità a tutti: cristiani, musulmani, ebrei, atei e persone di ogni convinzione.
La Costituzione protegge anche chi non ci piace. È questa la differenza tra una democrazia e la legge del più forte.
Il problema non è soltanto il gesto di una persona, ma il clima culturale nel quale l’umiliazione del diverso può diventare intrattenimento e consenso. Quando l’odio viene normalizzato, il confine tra parole e gesti diventa sempre più sottile.
Per questo serve una reazione civile, politica e culturale. E devono avere il coraggio di parlare non soltanto la sinistra, ma anche moderati, liberali, cattolici democratici e tutti coloro che credono nei valori della Costituzione.
Difendere la libertà religiosa non significa essere musulmani. Significa essere democratici.
Condannare l’umiliazione e il razzismo non significa essere contro l’Italia. Significa difendere l’Italia democratica nata dalla Resistenza e dalla Costituzione.
Io non voglio vivere in un Paese nel quale provocare il diverso diventa una medaglia sui social e l’odio viene trasformato in consenso.
La storia ci insegna che la democrazia può consumarsi lentamente, ogni volta che accettiamo come normale ciò che normale non dovrebbe mai diventare.
Umiliare chi prega non è libertà.
Offendere una fede non è patriottismo.
Calpestare la dignità degli altri non è coraggio.
È disprezzo.
E al disprezzo non dobbiamo abituarci.
@Serg_Mandolesi@FGucezio@Sax7374 Ah mo te indigni? Lui dice frocio e insulta tutti e te ti indigni x un che cazzo stai a di? Nn era un insulto ma solo rafforzativo per farti comprendere la vastità della stronzata e questo è un insulto, che hai detto. Poi se nte sta bene, de base, ta poi prende tutta quanta nder