Temo per la vita dei registi israeliani del documentario Naza.
Sono giorni che citadini e politici israeliani incitano apertamente alla violenza e istigano ad uccidere Rachel Szor e @yuval_abraham , che hanno documentato la carneficina barbarica dei israeliani in NAZA.
Gli israeliani vogliono uccidere e distruggere chiunque condanni o si opponga al loro #GENOCIDIO coloniale in Palestina.
Analogamente, prima dell’omicidio del PM israeliano Rabin, Netanyahu e i suoi alleati lo definivano traditore e nazista.
Patagonia: repressione dei Mapuche e nuova colonizzazione dell’intelligenza artificiale
Milei apre la Patagonia ai megadata center mentre continua la repressione dei Mapuche. Le comunità indigene resistono in difesa dell’acqua e del territorio.
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Karim è originario del Congo, appassionato di basket e studioso, ha 14 anni ed ha salvato la vita della prof. accoltellata in una scuola di Roma.
Il giovanissimo vive in una casa famiglia vicina alla scuola che frequenta ed è arrivato in Italia senza i suoi genitori.
Karim 💚
Impiccagione entro 90 giorni dalla sentenza definitiva. È quanto prevede la legge approvata dal Parlamento israeliano il 30 marzo scorso: pena di morte obbligatoria per i palestinesi della Cisgiordania condannati per “atti di terrorismo” con movente nazionalistico.
Da quella legge parte il congresso internazionale aperto sabato 12 settembre a Ginevra, a pochi metri dalla sede del Consiglio Onu per i diritti umani, riunito per la 63esima sessione dal 7 settembre al 7 ottobre.
Dal titolo “Nessuna giustizia senza la libertà dei prigionieri. Verso la responsabilità giuridica e la fine dell'impunità”, la conferenza ha riunito avvocati arrivati da Spagna, Danimarca, Germania, Paesi Bassi, Francia, Belgio e Ungheria, insieme a legali palestinesi specializzati nei fascicoli dei detenuti.
Il portavoce della conferenza Abdelmajid Mrari, ad Al Jazeera, insiste sulla differenza rispetto alle decine di iniziative di solidarietà ospitate finora dalle capitali europee: non un dibattito bensì un piano di lavoro.
L'obiettivo dichiarato è portare davanti ai tribunali la documentazione già raccolta, in un fascicolo unico che metta insieme prove, documenti e testimonianze.
Prima però servono le procure formali firmate dai prigionieri e dalle loro famiglie.
Due le strade indicate. La prima passa per la Corte penale internazionale, che ha già un'indagine aperta sui territori palestinesi.
La seconda per la giurisdizione universale: denunce depositate nei Paesi europei che permettono ai giudici nazionali di processare crimini di guerra commessi altrove.
Un lavoro parallelo a quello di altri gruppi di avvocati, che da mesi consegnano al procuratore della Corte penale internazionale dossier su Gaza, colonie, Gerusalemme e assedio. La Corte indaga sui territori palestinesi dal 2021 e ha emesso mandati d'arresto per Netanyahu e Gallant nel novembre 2024.
Nelle carceri israeliane si trovano circa 9.500 detenuti palestinesi, secondo le stime delle organizzazioni per i diritti umani palestinesi.
I lavori si sono chiusi con un documento di raccomandazioni indirizzato agli organismi dell'Onu e ai parlamenti europei.
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