Why Some People Live Past 100: The Role of the Immune System in Centenarians, Semi-Supercentenarians and Supercentenarians https://t.co/98L65xTPFx #mdpiijms via @IJMS_MDPI
The Review also considers ageing, reports of preserved immune regulation in some centenarians, and exposomic influences on vaccine responses and hesitancy. These observations may help frame future research.
Read:
https://t.co/Qwny3AdhzY
The relative benefit of vaccination may appear greater in males because their baseline risk of severe disease is higher.
This does not imply that vaccination is less important for females; absolute and relative effects depend on the population and outcome assessed.
Females often develop stronger antibody responses after vaccination, but stronger immunogenicity does not necessarily mean greater clinical protection.
The Review therefore distinguishes immune-response measures from vaccine efficacy and real-world effectiveness.
Long COVID has been reported more frequently among females.
The Review discusses possible sex-specific immunological pathways, but the mechanisms remain incompletely resolved, and observed differences may reflect multiple biological and social factors.
Biological differences alone do not explain these patterns.
Occupational exposure, healthcare access, health-related behaviours, socioeconomic conditions, and other components of the exposome can affect exposure, outcomes, and how cases are recorded.
Across the studies discussed, males generally had higher rates of severe COVID-19, hospitalisation, and mortality, while females often mounted stronger innate and adaptive immune responses.
These are population-level patterns, not predictions for individuals.
📢New Paper: COVID-19, immunity, and vaccination: unravelling the interplay of sex, gender, age, and the exposome
This Review examines how sex, gender, age, and the exposome intersect with immune responses to SARS-CoV-2 infection and vaccination.🧵
DOI: https://t.co/pEmAGhxeQi
Woke, il catalogo è questo. E’ stata una burla, dicono. Di certo non per le persone linciate ed emarginate. Breve rassegna delle follie pol. corr. L'articolo di Pierluigi Battista è sul Foglio del weekend https://t.co/XLjXNDq83X
Could exercise influence natural killer (NK) cell function in obesity partly through leptin signaling?
A new Commentary proposes an integrative framework connecting exercise, leptin sensitivity, and NK-cell metabolism.🧵
DOI: https://t.co/I27r2BjLw1
Giù le mani dalla scienza.
I cazzari dell’informazione e della politica possono giocare con tutto tranne che con la salute.
Le #malattieinfettive non hanno un colore della pelle, un passaporto o un orientamento politico.
Tubercolosi, difterite, scabbia, morbillo e molte altre infezioni non sono “malattie dei migranti. Sono malattie che esistono da sempre e che hanno riguardato e riguardano anche la popolazione italiana.
I dati sulla tubercolosi sono molto chiari: l’Italia è oggi un Paese a bassa endemia, ma nel 2024 sono stati notificati 3.150 casi, pari a 5,3 casi ogni 100.000 abitanti. Il tasso era 9,2 per 100.000 nel 1995.
La tubercolosi non una “malattia dei migranti”. Esistono differenze di rischio legate a condizioni sociali, sanitarie e ambientali: povertà, sovraffollamento, difficoltà di accesso alle cure, diagnosi tardive e condizioni di vita precarie possono favorire la trasmissione. E soprattutto: la tubercolosi non guarda il colore della pelle. Si trasmette principalmente per via aerea, soprattutto in caso di contatti prolungati in ambienti chiusi, affollati e poco ventilati. Lo stesso vale per il morbillo. Nel 2025 in Italia sono stati segnalati 529 casi, e l'87,6% dei casi per i quali lo stato vaccinale era noto risultava non vaccinato. Nel 2024 erano stati 1.045. Il morbillo continua quindi a circolare in Italia e il principale strumento di prevenzione è la vaccinazione.
La risposta seria alle malattie infettive non è dividere le persone tra “noi” e “loro”. È prevenire, vaccinare, diagnosticare tempestivamente, curare, fare sorveglianza epidemiologica e garantire accesso alle cure.
Le malattie infettive vanno combattute tutti insieme, senza divisioni politiche e senza trasformare la salute pubblica in uno strumento di propaganda.
Il razzismo sanitario è una delle peggiori forme di politica sanitaria: perché sostituisce la prevenzione con il pregiudizio e la scienza con la paura.
La vera sanità pubblica non chiede da dove vieni. Si chiede come impedire che una malattia si trasmetta, come proteggere le persone più vulnerabili e come garantire a tutti gli strumenti per stare bene.
Per questo servono più vaccini, più prevenzione e soprattutto più alfabetizzazione sanitaria: cittadini informati sono cittadini più capaci di proteggere sé stessi e gli altri.
Contro le malattie infettive: meno stigma, più scienza. Meno divisioni, più salute pubblica.
Lettera aperta a Claudio Borghi, Lucio Malan, Marco Lisei, a Maurizio Belpietro e alla redazione de "La Verità"
Una bambina è morta.
Una bambina di quattro anni è morta a Palermo, allo Zen, la notte del 20 agosto. Si chiamava Anna Rosa. Aveva la febbre da giorni, vomitava, non mangiava. Al pronto soccorso l'hanno guardata e l'hanno rimandata a casa, tonsillite. Due giorni dopo è tornata che non respirava più. L'hanno intubata, caricata su un'ambulanza, portata da un ospedale all'altro attraverso una città che ad agosto, di notte, dorme.
Una bambina è morta di difterite, che in Italia non ammazzava nessuno dal 1991. Roba da libro di storia. La tossina le ha preso il cuore, il fegato, il colon. Hanno provato tutto, anche la circolazione extracorporea. Due giorni.
Una bambina è morta perché non era vaccinata. Sua madre e suo padre avevano paura che il vaccino le facesse venire l'autismo. Non erano cattivi. Avevano paura.
Suo cugino, quattro anni pure lui, ricoverato con la difterite, sta bene. Lei non era vaccinata. Lui sì. In mezzo ci sono pochi secondi, il tempo di una puntura fatta o non fatta quando erano piccoli.
Qualcuno ha reso rispettabile quella bugia. Di questo si parla.
Una bambina è morta perché quei due hanno creduto. La bugia però non l'hanno inventata loro, non l'hanno cercata, non hanno letto niente. L'hanno respirata. Gliel'hanno passata già pettinata, già uscita dalla bocca di gente che porta la cravatta e sta in televisione.
Una bambina è morta mentre il senatore Borghi continua a ripetere che l'obbligo vaccinale non serve a niente, che siamo un'anomalia in Europa, che ci riproverà a smontare la legge Lorenzin. Il suo emendamento non riguardava la difterite. Riguardava morbillo, rosolia, parotite, varicella. Lo scrivo perché è vero.
Allo Zen però le distinzioni non arrivano. Non arriva la differenza tra i quattro obblighi vecchi e i sei aggiunti nel 2017. Arriva il video, trenta secondi, un senatore della Repubblica che dice a una madre che deve essere libera di scegliere. Lei sceglie. Poi il senatore torna a casa e la madre resta con la figlia.
Una bambina è morta dopo anni in cui il senatore Malan ha coltivato il sospetto. Le morti improvvise. Gli effetti avversi. Il malore di Ndicka in campo e quel messaggio che lasciava intendere una correlazione senza mai dirla, perché dirla sarebbe stato verificabile.
Una bambina è morta e il metodo resta quello. Non si mente, si allude. Non si dice che i vaccini uccidono, si domanda se per caso non uccidano. Una domanda non la puoi querelare. Entra e basta, poi ci mette anni a uscire, e certe volte non esce.
Una bambina è morta e sua madre aveva paura. Mentre quella paura girava per le case dello Zen, il presidente di una commissione parlamentare d'inchiesta stava su un palco ad Atreju a dire che i no vax andavano rinobilitati, che chi aveva avuto paura dei vaccini aveva avuto ragione.
Oggi quella madre ha una figlia sottoterra e un'indagine per omicidio colposo per omissione. Il senatore Lisei ha una carriera.
Una bambina è morta e quarantotto ore dopo la Verità, il giornale che si porta stampata sotto la testata la domanda di Pilato, quid est veritas, pubblicava un pezzo di Mario Giordano secondo cui se gli italiani non si fidano dei vaccini la colpa è di Roberto Burioni. Non del batterio. Non di dieci anni passati a raccontare che i vaccini fanno più male che bene. Di Burioni.
Anna Rosa era morta da due giorni e voi stavate già regolando i conti con un virologo antipatico. Chiedetevi che cos'è la verità, direttore. Ve lo chiedete in latino ogni mattina, provate una volta in italiano.
Anna Rosa è morta nella regione con la copertura vaccinale pediatrica più bassa d'Italia, 85,13 per cento contro una media nazionale del 94,46. La procura per i minorenni sta setacciando le materne della zona nord di Palermo. Cercano gli altri bambini.
Una bambina è morta e nessuno di voi l'ha uccisa. La responsabilità penale è personale, e la vostra fedina resta pulita.
A pagare saranno due poveracci dello Zen convinti di proteggerla. Loro hanno creduto. Voi avete lavorato per anni perché ci fosse qualcosa in cui credere, poi vi siete voltati dall'altra parte e avete chiamato libertà il risultato.
Una bambina è morta e voi continuerete a parlare. In aula, in televisione, in prima pagina, e nessuno vi chiederà conto di niente. Ve lo chiedo io. Quando prendete una paura ignorante e le mettete addosso la giacca di un senatore, cosa pensate che succeda dopo, nelle cucine dove quella paura arriva?
Una bambina è morta. La responsabilità penale non vi riguarda. Quella politica non prescrive, non si archivia, non aspetta l'esito di un'autopsia.
Dormite pure. Il nome però imparatelo. Anna Rosa, quattro anni, Palermo.
Rispondetene.
Timostene
The Review discusses how microglia, astrocytes, neural stem cells, vascular elements, and infiltrating immune cells may shift among homeostatic, inflammatory, reparative, metabolic, and disease-associated programs.
Neuroimmune disorders may be understood not only through isolated cell types, but through coordinated changes across interacting neural and immune states.
A new narrative Review examines this cellular state-transition framework.
https://t.co/Sgu6WyL682
We are pleased to share the completion of our Special Issue, "Old and New Paradigms in Viral Vaccinology," in Exploration of Immunology.
This collection was guest-edited by the late Dr. Marc H.V. Van Regenmortel & Dr. Vladimir N. Uversky. 🧵
These differences are influenced by biological factors, including sex hormones and genes, as well as gender-related social & environmental conditions.
The interaction between biological sex & gender-related factors contributes to variations in influenza susceptibility&outcomes.
The review highlights sex-based differences in immune responses to influenza infection and vaccination.
Men are generally more susceptible to severe influenza outcomes, while women often mount stronger immune responses but experience more adverse effects.
Hot review article published in Exploration of Immunology (@explor_immunol ):
"The influence of sex and gender differences in shaping the immune response to influenza infection and vaccination" by Anna Calabrò et al.
🔗 Read full open-access article: https://t.co/0rl5M07Skg