🚨🚨🚨🪖🇺🇸🇮🇱🇮🇷 Hanno ucciso la Guida Suprema.
Eliminato decine di figure chiave del regime a piacimento, scegliendo come e quando fermarsi.
Distrutto o gravemente indebolito la Marina iraniana.
Degradato le scorte missilistiche di Teheran.
Danneggiato forse irrimediabilmente l’industria della difesa della Repubblica Islamica.
Colpito migliaia di postazioni dei Guardiani della Rivoluzione e delle forze Basij.
Colpito nuovamente i siti nucleari iraniani.
Indebolito l’infrastruttura di un regime che non può più contare sulla tenuta del patto sociale con gli iraniani dopo le proteste di gennaio (e si capirà nelle prossime settimane).
Inflitto colpi devastanti agli alleati regionali del regime.
Umiliato il nemico dimostrando il controllo dei cieli con una delle missioni di salvataggio più complesse e spettacolari della storia.
Ottenuto la riapertura dello Stretto di Hormuz senza concedere nulla al tavolo del negoziato, se non un negoziato.
Si poteva fare meglio? Certo.
Se chiedete a me, gli Stati Uniti e Israele avrebbero dovuto fermarsi soltanto a regime change compiuto. Quella era e resterà la “vittoria totale”.
Ma gli stessi che oggi dicono che “Trump ha perso, è stato umiliato” fino a ieri sostenevano che la guerra per un regime change fosse illegale e ingiustificata. Bisogna mettersi d’accordo.
I fatti dicono che abbiamo una sospensione degli attacchi di due settimane - neanche completa, vista l’intenzione di Israele di continuare a combattere in Libano - e l’opportunità di ottenere importanti risultati diplomatici. Se non verranno, fra due settimane - “two weeks” - o quattro o sei, comunque al termine di questo ciclo di negoziati, Stati Uniti e Israele torneranno a perseguire militarmente gli obiettivi che si sono dati.
Chiedo: la soluzione negoziale non era quella da tutti auspicata? E perché stamattina si è trasformata improvvisamente in un fallimento strategico?
La verità è che l’Iran ha fatto molte più concessioni di quanto abbiano fatto gli americani. La verità è che Teheran ha accettato ciò che aveva sempre detto di non poter neanche considerare: una tregua anziché un accordo di pace complessivo.
Se lo ha fatto è perché sottoposto a una pressione militare senza precedenti.
Se lo ha fatto è perché persino la prospettiva (altamente probabile) che questa si riveli una semplice “pausa tattica”, in vista di nuovi strike, gli appare preferibile alla continuazione della guerra e alla certezza di un’ulteriore escalation.
Questi sono fatti. Il resto è odio, ideologia o racconto politicizzato da parte di personaggi ossessionati da Stati Uniti, Israele, Trump e Netanyahu.
Dunque, se va di moda dire che Stati Uniti e Israele “hanno perso”, va bene, continuate pure.
Dico solo questo: nella vita mi (e vi) auguro di perdere sempre come hanno perso Stati Uniti e Israele.
Il tempo è galantuomo.
Lo sarà anche in questo caso.
Ps: vi aspetto sul Blog. E grazie ai tantissimi - davvero - che stanno respingendo gli assalti della propaganda iraniana e anti-americana dando fiducia a questa pagina: https://t.co/HPfjUHUqMm
Tutti scandalizzati dal linguaggio aggressivo di Trump, persino il Papa. Ma è lo stesso linguaggio che usa l’Iran da decenni contro Israele e l’Occidente. Non sono barbari, sono suprematisti islamici.
Trump parla agli ayatollah, usa lo stesso registro dei suoi avversari (leggere le analisi di @zriboua su X e @TheFP per capire il testo e il contesto di quello che accade e soprattutto non accade), non si rivolge al Pd di Elly Schlein né al pur amato “Giuseppi” Conte né ad altri, gioca la sua partita nel Golfo insieme alle petro-monarchie che hanno deciso di cambiare pagina e di liquidare la storia sanguinosa della rivoluzione khomeinista, ma l’onorevole Braga e i suoi colleghi dell’opposizione non si curano della geopolitica e dunque servono in Parlamento un minestrone incredibile mettendo insieme Crosetto e Trump, le due cose, distanti e distinte, che Braga collega come un elettricista che non riconosce i fili dell’alta tensione. Il risultato è un cortocircuito che è scoppiato in maniera grottesca in aula con la domanda da thriller: «Ma cosa sa lei, ministro?». Mancava un rullo di tamburi, una frase del generale Patton, un tocco di Spielberg. Santo cielo, ma cosa doveva e poteva mai sapere Crosetto? I codici di lancio custoditi nella valigetta nucleare, «The Nuclear football» che accompagna ogni presidente americano? Poteva forse Crosetto avere una dritta sull’ora dell’attacco al plutonio? Un fatto inesistente è diventato il cuore di un dibattito caotico, senza capo né coda. E in Parlamento la sinistra ha mandato in scena il conflitto nucleare alle porte, l’Armageddon, mentre la Casa Bianca in quel momento (lancio Ansa delle ore 16:46) smentiva di aver mai pensato all’uso della bomba atomica in Iran, nota innescata non dai segreti di Crosetto e dai sospetti dell’agente 007 Braga, ma da una sbalestrata interpretazione delle parole di JD Vance in Ungheria da parte di un account X associato a Kamala Harris, sì la candidata sempre «in testa» nelle ultime presidenziali.
https://t.co/6yyuFnfXoI
Il regime di Teheran ha preso bambini e studenti mettendoli davanti a ponti e centrali contro la minaccia di attacchi americani e israeliani.
Ma no, non usano scudi umani
La follia senza limiti é quella di chi massacra decine di migliaia di ragazzi che chiedono solo la libertà di vivere, é la ricerca di un ordigno atomico per poterlo usare contro il nemico di sempre, Israele, é armare gruppi terroristici in ogni parte dell’oriente e dell’occidente e programmare stragi come quella del 7 ottobre, é considerare nemici tutti quelli che hanno un’altra cultura, é attaccare nazioni arabe vicine solo per scatenare una crisi economica. Questa è follia.
L’ipocrisia degli Stati del #Golfo, tranne #Oman e in parte il #Qatar. Condannano l’attacco, ma sotto sotto si sfregano le mani, perché un #Iran fuori dai giochi fa comodo anche a loro #Israele
@CarloCalenda Lascia sta Carlè, la geopolitica, così come la politica con ancor più evidenza visti i risultati, non è roba per te. Viaggia, va’ per musei, ma falla finita con ‘sta pagliacciata
🚨🇺🇸🇮🇱🇮🇷Importante. Arrivato in #Israele Erik Kurilla, il comandante del CENTCOM, ovvero delle forze americane in Medio Oriente. Kurilla si confronterà con i vertici militari israeliani (e non solo) per coordinare la difesa dello Stato Ebraico contro l’attacco dell’Iran e dei suoi proxy. Ad aprile fu decisivo, deve replicare l’impresa.
Prepariamoci ai commenti degli specialisti nostrani di vari livelli che bolleranno questa tragedia con '#Israele se l'è cercata'. Come se una dittatura islamica e un Paese democratico fossero la stessa cosa. #Iran
Dal Golan al Mediterraneo Hezbollah attacca il territorio israeliano con missili anticarro guidati. Diverse vittime in Israele allarme missili a nord di Nahariya ma forse da attribuire alle cellule di Hamas in Libano. Attendiamo le immancabili rivendicazioni.