Vi faccio una facile previsione: #israele fa la solita strage di civili, #hezbollah tira razzi, #irondome stranamente non intercetta, ne muoiono un paio, #trump è costretto a mandare all'aria gli accordi
10 giugno 1924
Centodue anni fa, oggi. Cinque uomini, una Lancia Lambda, il lungotevere Arnaldo da Brescia. Giacomo Matteotti si difese con la sola arma che aveva, un fermacarte rubato dall’auto, e graffiò la carrozzeria fino all’ultimo. Undici giorni prima aveva chiesto ai colleghi di preparargli l’orazione funebre. Sapeva. Lo sapevano tutti.
Questo è il dettaglio che dovrebbe toglierci il sonno: lo sapevano tutti. Il fascismo nel 1924 non era ancora regime. Era un governo con una maggioranza gonfiata da una legge elettorale cucita su misura, una stampa già in ginocchio, un’opposizione bollata ogni giorno come nemica della nazione. Il Parlamento si riuniva, i giornali uscivano, i tribunali aprivano al mattino. La facciata era intatta. Dietro la facciata, niente.
Vedo le obiezioni: il paragone non regge, oggi non si ammazza nessuno. Vero. Solo che la domanda non è quella. La domanda è quanto vale una democrazia dove le regole si riscrivono a vantaggio di chi comanda, dove chi dissente è un traditore della patria, dove i giornalisti scomodi vivono di querele temerarie e telefonate ai direttori. Quanto regge un sistema dove ogni contrappeso, magistratura, Consulta, Quirinale, viene raccontato come un fastidio da rimuovere.
Matteotti non morì per un discorso. Morì perché un intero ceto moderato aveva deciso che con la prepotenza si poteva convivere, che era il prezzo dell’ordine e degli affari. L’Aventino arrivò dopo. Tardi e male.
Il 10 giugno non chiede corone di fiori. Chiede di riconoscere l’attimo esatto in cui la convivenza con la prepotenza diventa complicità. Quell’attimo non ha il rumore di uno sparo. Ha il silenzio di una norma approvata a notte fonda, di una rassegnazione alla volta.
Matteotti lo aveva capito. Noi abbiamo molte meno scuse.
@signorinascic@antipentac52268 È colpa degli immigrati perché se le cercano, mi sa. E della gdo ma solo se è coop, se è esselunga mi sa che è torniamo agli immigrati. È contorto ma ha un suo fascino questo scivolare sui vetri
@signorinascic@fdragoni C'è del metodo. Un deputato omofobo di fdi fa una scenata a due ragazzi, la cosa diventa virale, il tipo non si vergogna (figuriamoci), i capi sono in imbarazzo, proclamano il 2026 ma restano al 1926. Allora danno l'ordine, i servi partono con le volgarità e i fan fanno quadrato
Ho letto la risposta di @zerocalcare, mi pare abbastanza ovvio fosse così. Ma la vera questione sociale è: chi può farsi venire un dubbio per una affermazione di #Gasparri? Ma davvero qualcuno lo prende sul serio? #duespicci
@alexotaningocce È uno scandalo che il terremoto prima di arrivare non avvisi il ministero! Ricordo che tutti i terremoti precedenti mamdavano almeno un telegramma