Secondo @UNWatch, da quando @FranceskAlbs è diventata Relatrice speciale ONU, non ha firmato una sola dichiarazione congiunta degli esperti ONU sulle violazioni e i crimini russi commessi in Ucraina.
Assurdo, no?
Allora ho controllato, e in effetti la sua firma non c’è mai.
Il suo predecessore nello stesso mandato, Michael Lynk, firmò invece due dichiarazioni contro l’aggressione russa, nel febbraio e marzo 2022.
E non è una questione di “mandato”. Albanese ha firmato dichiarazioni congiunte sull’Iran, sul Libano e sull’escalation regionale che coinvolgeva anche la Siria.
Sulla Russia, invece, nulla. In oltre quattro anni.
Perché?
REPORT, IL FATTO E IL MASSACRO DI SGARBI
Il Vittorio Sgarbi ricoverato da mercoledì al Gemelli non è più quello che siamo stati abituati a vedere per decenni. Brillante, polemico, incontenibile, capace di occupare la scena pubblica, ma anche di passare notti intere da una chiesa di paese all’altra alla ricerca di meraviglie nascoste, con un’energia che sembrava inesauribile. Da tempo quell’energia si è spenta. C’è la depressione, che lo ha progressivamente consumato e allontanato dalla vita pubblica. Le cause di una malattia così complessa non si possono ridurre a una sola spiegazione. Ma c’è un dato che non può essere rimosso: gli anni della sua caduta coincidono con quelli in cui Sgarbi è stato sottoposto a un massacro mediatico quotidiano. Le consulenze indebite da sottosegretario alla Cultura, il finto quadro di Manetti, l’evasione fiscale sull’acquisto di un’opera: a costruire queste accuse, attivando l’azione della magistratura, è stata una joint venture della gogna composta da Report e il Fatto, spalleggiata da quotidiani e siti antimeloniani, e alimentata sul piano politico dalla consueta raffica di interrogazioni parlamentari. Così, mentre il personaggio veniva demolito pubblicamente, l’uomo cominciava a spegnersi.
L’inizio del massacro ha una data: il 24 ottobre 2023. Il Fatto apre la sua prima pagina con un articolo firmato da Thomas Mackinson (lo stesso che poi scriverà l’inchiesta fuffa sulla grazia data a Nicole Minetti): “Sgarbi, cachet d’oro in barba alla legge: 300 mila euro in 9 mesi”. Per il quotidiano, l’allora segretario alla Cultura avrebbe ottenuto compensi incompatibili con il suo incarico nel governo per partecipare a mostre ed eventi.
Il giorno dopo, ancora il giornale diretto da Travaglio, e ancora con Mackinson, lancia un’altra notizia: “Sgarbi indagato a Roma: deve 715 mila euro al fisco”. L’accusa: avrebbe fatto comprare un’opera di Zecchin dalla compagna per sottrarla ai pignoramenti dell’Erario.
Il 15 dicembre 2023 il Fatto (sempre Mackinson) pubblica un’inchiesta realizzata con Report in cui si accusa Sgarbi di aver esposto in una mostra un dipinto rubato dieci anni prima e attribuito all’artista senese Rutilio Manetti, dal titolo “La cattura di San Pietro”. Per nascondere la provenienza delittuosa, Sgarbi avrebbe fatto ritoccare il dipinto a un pittore.
Nasce un bombardamento quotidiano. In 95 giorni il Fatto pubblica 82 articoli contro Sgarbi, alcuni con titoli infamanti (“Sgarbi vessa gli autisti e carica quadri nel bagagliaio”, “Sgarbi, buste di contanti e centro d’affari al ministero”, “Sgarbi mercante d’arte: debuttò nel ’76 ingannando una contessa”).
Report dedica alla vicenda ben quattro servizi. In una puntata Sigfrido Ranucci, lo stesso che oggi si dice vittima di “character assassination”, sorridendo dice che i “tasselli” ricostruiti dal suo programma “sono pesanti quasi come la Cassazione”. Sull’onda di questo martellamento, la procura di Macerata apre un’indagine ai danni di Sgarbi per autoriciclaggio di beni culturali. Il 2 febbraio 2024 Sgarbi è costretto a dimettersi da sottosegretario alla Cultura.
Sul piano giudiziario le inchieste si sono dimostrate inconsistenti. Sgarbi è stato assolto dall’accusa di evasione fiscale per il dipinto di Zecchin, poi dall’accusa di riciclaggio per il quadro di Manetti, infine dall’accusa di danno erariale per le prestazioni svolte quando era sottosegretario.
Nel frattempo, però, il buio è sceso dentro la sua anima. La libertà di inchiesta, scambiata per libertà di linciaggio, ha triturato un uomo nel corpo e nella mente.
Ermes Antonucci, Il Foglio, 2 ottobre 2026
@EneaTrapani A differenza del DDL Zan, che mirava espressamente a modificare degli articoli del Codice Penale per estendere il meccanismo delle aggravanti e dei reati di propaganda/istigazione all'odio, il DDL Antisemitismo non tocca il sistema sanzionatorio penale.
@EneaTrapani Concordo sul principio, nel merito il DDL Zan prevedeva delle aggravanti in tema di omotransfobia, mentre il DDL Antisemitismo attuale sarebbe sul recepire una definizione già internazionalmente adottata.
Al netto delle timidezze sulla magistratura militante, Mattarella ha svolto correttamente il suo ruolo istituzionale. Tuttavia nella sua funzione di "guida morale" della Nazione, si è limitato a un'asfittica lettura cattocomunista della Costituzione, tutto un gne gne gne di accoglienza e assistenzialismo. Ma nella Carta c'è molto altro: il valore dell'uguaglianza di opportunità e mai di risultato (art. 3 laddove si parla di "sviluppo della persona"), la libertà individuale "inviolabile" (art. 13); la funzione della proprietà privata (art. 42), il "sacro dovere di difendere la Patria" (art. 52) in barba al pacifismo straccione di certa parte politica. Quanto servirebbe un presidente sensibile, per una volta, a questi temi!
World Jewish population 1939 approx. 16.6m;
World Jewish population 1945 approx. 11m.
A reduction of 33%.
That is a Genocide.
World Palestinian population end 2023 approx. 14.6m;
World Palestinian population end 2025 (latest available) approx. 15.5m.
An increase of 6.1%.
That is a Genocide Lie.
@mirkonicolino I catalani fan tanto i filosofi, ma senza papino sceicco che scuce i miliardi e si fa beffe delle regole (come del resto fa il Barcellona da anni) vorrei vedere dove finirebbero
Secondo me è meglio pagare due distinti bollettini postali e acquistare uno sticker di stato in tabaccheria (in contanti) e poi fare una foto digitale, stamparla, e poi farla scannerizzare subito dopo a un poliziotto che si è arruolato proprio per fare lavoro di ufficio.
In 1971, the UN General Assembly danced in the aisles celebrating an American defeat. This was a turning point for the UN.
On October 25, the Assembly expelled the Republic of China (Taiwan) and seated Mao’s communist regime. Ambassador George H.W. Bush watched the floor turn into a celebration. Years later, he wrote: Taiwan was not the issue. “Kicking Uncle Sam was.”
That night, the UN stopped being a club the West could steer toward its values. “Decolonization” filled the hall with new votes that created a new super majority. The Non-Aligned bloc, much of it Soviet- or Chinese-aligned, now owned the General Assembly. The Security Council still had vetoes. Everywhere else, the new majority could outvote the West at will.
They used the majority on Israel next.
On October 14, 1974, the Assembly invited Yasser Arafat to address it by a vote of 105–4. The PLO he ran was a non-state terrorist organization whose charter called for Israel’s destruction. Two years earlier, its men had murdered Israeli athletes at the Munich Olympics. In fact, Arafat arrived to the UN with the mastermind of that massacre, Ali Hassan Salameh. Arafat wore a holster onto the floor of the “house of peace.” Whether the pistol was still in it on the rostrum was argued the next morning. What was inarguable is that Arafat left the holster visible to make a point.
He never said the word Israel. He called Zionism a form of racism and imperialism that must “ineluctably perish.” He extended a supposed “olive branch,” but only to Jews willing to live under Arab rule after the Jewish state was gone. The chamber gave him a standing ovation. Israel sat out the speech while much of the West simply stayed quiet.
The same coalition then tried to throw Israel out of the UN. Syria and Algeria ran the charge to demand Israel’s expulsion. The Islamic conference at Jeddah endorsed it. It failed only thanks to American pressure, Sadat’s refusal to blow up Sinai peace talks, and African states that refused to copy the South Africa script.
So they passed what they could pass. On November 10, 1975, the General Assembly determined that “Zionism is a form of racism and racial discrimination.” With the automatic anti-Israel majority, the vote was 72–35 with 32 abstentions. Daniel Patrick Moynihan stood up and said the United States “does not acknowledge, will not abide by, will never acquiesce in this infamous act.” The resolution was repealed in 1991 after the Soviet Union collapsed.
The UN was sold as the answer to Nazi atrocities and the Holocaust. By 1975, it was the hall that applauded a man in a gun belt and then declared the Jewish national movement a form of racism because it could not expel the Jewish state. That is a captured majority doing what captured majorities do.