C'è @Chicco1010 che ha scritto un libro su Mertens, uno dei giocatori più iconici degli ultimi anni di Serie A e ormai parte della storia del Napoli. Io ne ho scritto la prefazione.
«Non c'è niente da intelligente da dire su un massacro», scrive Kurt Vonnegut. E ci ho pensato spesso, in questi mesi atroci, a questa frase che sta all'inizio di Mattatoio n.5, un libro che servirebbe riprendere in mano a ogni nuova guerra, quindi a questo punto converrebbe lasciarlo permanentemente sul comodino, come un breviario. L'ho riletto di nuovo, in un lungo pomeriggio, come una specie di preghiera. Sui massacri siamo attoniti, forse davvero non c'è niente di intelligente da dire, ma rimanere umani vuol dire innanzitutto scartare l'opzione del silenzio. E allora? Cosa possiamo dire sulla pace? Vonnegut sopravvisse a uno dei bombardamenti più terrificanti della civiltà umana, e lo fece da ostaggio, chiuso dentro un mattatoio, perché i bombardamenti ci rendono solo questo, carne, o «aquiloni rotti» scrive lui, la definizione migliore per i civili vittima di genocidio a Gaza. Vonnegut ci mise vent'anni a elaborare quell'orrore e a scrivere Mattatoio n.5. Nel libro racconta di una conversazione con un produttore cinematografico, al quale spiega il suo progetto di scrivere una storia contro la guerra, e lui gli risponde sprezzante: «Perché non scrive un libro contro i ghiacciai, allora?». È andata che aveva ragione e torto, quel produttore: la guerra è rimasta, amplificata in ferocia e crudeltà, ma nel frattempo abbiamo iniziato a perdere anche i ghiacciai. So it goes, così va la vita, avrebbe detto Vonnegut. Il realismo militarista, di chi dice che le guerre ci sono sempre state, e ci saranno sempre, ed è meglio combatterle senza fare manfrine, ha la statistica dalla sua parte. Ma Vonnegut, con questo libro che scrisse con la guerra dei Vietnam nelle orecchie e le memoria di Dresda già dissolta, ci insegna che ci può essere un pacifismo adulto e realista, che sa confrontarsi con l'inevitabilità della violenza senza farsene schiacciare, che sa sta stare nel mondo come una posizione morale e politica legittima, consapevole della sua scala della sua richiesta, e come qualcosa che nessuno ha il diritto di deridere. Quel pacifismo ci serve più mai. Disperatamente. Dopo un massacro c'è solo silenzio, ma noi non possiamo stare in silenzio. Ne ho scritto qui, su @RivistaStudio. https://t.co/twkn3NrI7s
@perelaa e @SimonteCone una proposta: invece di acquistare i giocatori, le squadre del campionato Saudita comprano una giornata settimana della Serie A al mese. Che si svolgerà interamente nei loro stadi. Gli costano meno i diritti che i giocatori.