@marsetac@putino Io è da 4 anni che mi faccio questa domanda. Ma perché i vari Travaglio, Conte etc non vanno a parlare con qualche Ucraino per vedere come la pensano. L’ho fatto io nel mio piccolissimo non vedo perché loro che sono così esposti mediaticamente non lo facciano
@ragionedistato A Virgin Radio il compianto e grandissimo Massimo Cotto, raccontò una storia fantastica, su Rod Stewart e un modo molto particolare di assumere droga
8 aprile 2022 — Kramatorsk.
Una stazione piena di famiglie in fuga. Valigie, bambini, attesa di un treno verso la salvezza.
Poi un missile.
61 vite spezzate. Oltre 100 feriti.
Non è solo memoria. È responsabilità.
Non esiste perdono. Non esiste resa.
Forte dei suoi 135kg, lo massacrò di botte. Poi lo prese e lo trascinò fuori dal bar, gettandolo in mezzo alla strada gremita di gente. Lì gli frantumò viso e addome a calci, nella totale e assoluta indifferenza delle persone che passavano.
Alfredo Zardini, la vittima, era un emigrante italiano ed era una brava persona, nota a molti per la sua indole pacifica. Era anche un padre di famiglia contento di aver finalmente trovato un lavoro come carpentiere in Svizzera. Era povero, come tanti all’epoca, e a Zurigo sperava di poter mettere da parte un po’ di soldi per moglie e figli.
Quella mattina aveva il colloquio di lavoro, ma si concesse un caffè prima di andarci. Nel bar si imbatté però in uno dei tanti razzisti dell’epoca. Uno di quelli che odiavano gli italiani che "rubavano il lavoro", che odiavano visceralmente chiunque non fosse come loro. Era uno svizzero-tedesco di oltre un metro e novanta che si accorse subito che Alfredo era italiano. Uno sguardo, una parola, e poi partì il massacro, conclusosi con il pestaggio in strada su un uomo inerme.
Ci vollero decine di minuti prima che qualcuno chiamasse un’ambulanza per un emigrante italiano. Gli passavano accanto e tiravano dritto.
Quando dopo un bel po’ qualcuno si degnò di chiamare aiuto, era troppo tardi e Alfredì Zardini morì durante il tragitto.
L’assassino, chiamato Gery, a carico del quale risultavano 150 verbali di polizia per reati violenti, se la cavò con una condanna per eccesso di legittima difesa. La Svizzera, invece, non pagò nemmeno i funerali per Zardini. Zurigo chiuse solo la vicenda rimborsando le spese per il tragitto della salma in Italia, precedentemente coperte dagli altri italiani emigrati.
Era il 20 marzo 1971. La vicenda, dolorosa, fa riflettere sul tempo in cui eravamo noi a subire razzismo e odio della peggior specie. Quando eravamo noi a venire accusati di rubare il lavoro (fino a ieri alcuni, in Svizzera, ci chiamavano “ratti”). Ci insegna molto, e dolorosamente, sul concetto di prospettiva.
Nel ricordare Alfredo Zardini, un abbraccio ai suoi figli.
Senza bambini non c’è futuro: la deportazione dei minori ucraini in Russia rappresenta una delle conseguenze più drammatiche della guerra. Migliaia di bambini sono stati trasferiti con la forza, separati dalle loro famiglie e sottoposti a processi di rieducazione e perdita della propria identità.
🔗 L’articolo approfondisce il destino di questi bambini e l’urgenza del loro ritorno in Ucraina.
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Mi viene da gridare alla Zampa: “riscatta sta stagione……..vattene via, non te voglio più vedè!!” Ma rivolto a chiunque indossi la maglia bianconera #jvtblive
@putino Ma perché un ente che si occupa o dovrebbe occupare di confini e immigrazione illegale, va alle Olimpiadi. A che pro? Immagino che per la sicurezza degli atleti ci siano altri Enti preposti
“L’America è per gli americani e solo per gli americani”, sostiene Stephen Miller, dimenticando però che la sua famiglia, fuggita dalla Bielorussia per le persecuzioni contro gli ebrei, divenne americana proprio grazie all’immigrazione che oggi critica.