La trombosi che ha ucciso Aleksej #Navalny, mentre era detenuto in un gulag a 2000 km da Mosca, è diretta conseguenza di anni non di detenzione, ma di tortura. È anche così che si uccidono i dissidenti, è così che ci si libera degli oppositori: fiaccandoli nel corpo oltre che nello spirito. Navalny, nel 2020, dopo l’avvelenamento, poteva rimanere in Germania, invece ha deciso di rientrare in #Russia, sapeva che sarebbe stato arrestato, ma ha voluto con consapevolezza portare il suo corpo in carcere. Socraticamente, l’ingiustizia devi viverla per renderla riconoscibile, per mostrarla, per contrastarla. Aleksej Navalny era il principale oppositore di #Putin: lo hanno fiaccato fino a portarlo alla morte.