Silenzio assoluto della brigata arcobaleno sull’interprete Roberto Guerrino, ucciso di botte nella propria abitazione dal 19enne marocchino Jahwar Kadir, dopo aver concordato un rapporto sexxuale a pagamento su una bacheca di incontri online.
Quella che vedete è una delle foto più sessiste che si possa trovare in rete.
È inammissibile che nel 2026, in piena estate, con le temperature quasi a 40º, non ci siano donne nei cantieri stradali a stendere l’asfalto.
Non si vorrà mica sottointendere che sia un lavoro per soli uomini?
Questa misoginia è francamente insopportabile.
Femministe d’Italia unitevi!
Pretendete le quote rosa anche là dove una donna si può spezzare l’unghia, mica solo per avere un seggio in Parlamento.
L’emancipazione femminile è ancora lontana da venire…
Sette anni di processo, udienze, rinvii, carte bollate, accuse. E adesso, come ciliegina sulla torta, una richiesta di condanna a otto mesi di reclusione per un'inchiesta giornalistica.
No, non siamo nella Russia di Putin. Non stiamo parlando di un dissidente. Siamo in Italia, e l'imputato non è un sovversivo, ma un giornalista. Ieri il pubblico ministero di Genova ha chiesto che a me e ai colleghi Marco Occhipinti e Davide Parenti venisse privata la libertà personale per aver fatto ciò che un giornalista dovrebbe: le inchieste. La puntata incriminata è quella su David Rossi. Secondo l'accusa, avremmo leso la reputazione di alcuni magistrati senesi, dichiaratisi offesi dalla redazione de Le Iene e dal sottoscritto. Magistrati i cui nomi, è bene ricordarlo, non sono mai stati pronunciati nelle nostre inchieste. Magistrati le cui presunte offese restano, ancora oggi, totalmente vaghe.
La questione, però, va oltre la vicenda personale. In Italia ci sono ancora magistrati che chiedono il carcere per dei giornalisti. Già questo dovrebbe far scattare l'allarme. Ma nel Paese dei balocchi tutto tace. L'Ordine dei Giornalisti, ormai non pervenuto, non trova il tempo, o forse il coraggio, di pronunciare mezza parola. Nessun presa di posizione o difesa di un principio che dovrebbe rappresentare la ragione stessa della sua esistenza.
Quanto a eventuali conseguenze disciplinari per chi ha promosso e sostenuto un'indagine infondata e faziosa, una volta concluso questo processo meglio non farsi illusioni. Sia mai che un magistrato si assuma le responsabilità dei suoi errori.
Non mi permetterei mai di pretendere giustizia nel Paese degli intoccabili. Ma il minimo, almeno, sarebbe poterla sperare.