La notizia più potente di questa tragedia non è soltanto il recupero dei cinque italiani morti alle Maldive.
È un’altra.
Gli speleo-sub finlandesi che hanno affrontato il buio della grotta… hanno chiesto di non essere pagati.
Fermatevi un attimo a pensare a questo.
Sono entrati in uno dei luoghi più pericolosi al mondo.
Hanno rischiato la vita tra correnti, profondità e oscurità assoluta.
Hanno visto da vicino ciò che nessuno vorrebbe mai vedere.
E quando tutto è finito, non hanno chiesto soldi.
Niente.
In un’epoca dove molti farebbero qualsiasi cosa per guadagnare visibilità, loro hanno scelto il silenzio.
In un mondo dove quasi tutto ha un prezzo, loro hanno dimostrato che esistono ancora persone che agiscono solo per umanità.
Sami Paakkarinen.
Jenni Westerlund.
Patrik Grönqvist.
Tre persone che ci stanno ricordando cosa significa avere una coscienza, un cuore, un’anima.
Perché riportare a casa quei cinque italiani non era un lavoro qualsiasi.
Era una missione umana.
Era permettere a delle famiglie distrutte di poter dire addio.
Era dare pace a chi era rimasto sospeso tra speranza e disperazione.
Era trasformare un vuoto infinito in un ultimo saluto possibile.
E certe cose non si fanno per denaro.
Si fanno perché dentro di te senti che è la cosa giusta.
Oggi viviamo circondati da gente che urla, ostenta, pretende applausi per qualsiasi cosa.
Poi arrivano persone così.
Persone che rischiano tutto… e non vogliono nulla.
E allora forse l’unica reazione giusta è questa:
stare in silenzio.
E dire grazie.
Grazie Sami.
Grazie Jenni.
Grazie Patrik.
Perché avete ricordato a tutti noi che l’umanità vera esiste ancora. 🌊❤️
- Resilienza
In Italia nei talk show, quasi tutti i commentatori sono appassionati di dittature come #Russia#Iran#Cina. È incredibile come siano clementi con queste DITTATURE. È pazzesco il suicidio di una parte consistente dell’Occidente. La democrazia muore così, poco a poco
Il sinistrorso dei giornali degli Agnelli, Giannini, l’ha fatta grossa sui disabili: «se passa gli ultimi 20 anni della sua esistenza immobile, su una sedia a rotelle a non fare nulla, è inutile che sia vissuto così tanto; la stessa cosa vale per un governo». Lui inutile davvero.
Ci stanno abituando a vivere con il fiato corto.
Un giorno l’hantavirus. Un giorno la guerra.
Un giorno il collasso climatico imminente. Un giorno l’ennesima emergenza raccontata come se il mondo dovesse finire entro sera. Informare è necessario. Terrorizzare è un’altra cosa.
La realtà è complessa, certo. Ci sono rischi, crisi, conflitti, problemi sanitari, climatici, economici. Nessuna persona seria li nega. Ma tra conoscere un problema e vivere prigionieri dell’allarme permanente c’è una differenza enorme. La calma non è superficialità,
è disciplina mentale. Si possono prendere sul serio virus, guerre, clima ed emergenze senza trasformare ogni notizia in una condanna psicologica collettiva.
Per questo oggi voglio dire una cosa semplice: respirate.
Non serve spegnere il cervello. Serve non consegnarlo alla paura. Guardate anche ciò che funziona. La primavera che fa la primavera. La pioggia che nutre i suoli. L’aria che cambia. La natura che, nonostante tutto, continua a seguire i suoi ritmi. La scienza, quando è comunicata bene, non serve ad aumentare l’ansia. Serve a dare misura.
Un popolo informato ragiona. Un popolo terrorizzato reagisce soltanto. E noi abbiamo bisogno di lucidità, non di panico.
Anche il deserto può esplodere di vita. Basta che l’atmosfera trovi la combinazione giusta.
Nella Death Valley, uno dei luoghi più aridi e caldi della Terra, nel 2026 si è verificata la fioritura più abbondante dal 2016, dopo precipitazioni insolitamente generose nei mesi precedenti. Non è magia. È biologia che aspettava la meteorologia.
Nel deserto molti semi restano dormienti nel suolo anche per anni, in attesa di condizioni favorevoli. Quando arrivano piogge sufficienti, temperature adatte e abbastanza umidità nel terreno, quei semi germinano rapidamente. Il risultato può essere sorprendente con distese di fiori dove normalmente vediamo solo sabbia, rocce e aridità. La fase più spettacolare alle basse quote è ormai passata, mentre in primavera le fioriture possono proseguire più in alto, dove le temperature restano più favorevoli.
La Death Valley ci ricorda una cosa potentissima. Anche i luoghi più estremi non sono morti. Stanno solo aspettando il momento giusto.
E in questo 25 aprile alla rovescia, in cui gli “antifascisti” si prendono le piazze utilizzando metodi fascisti, succede persino che @GiorgiaMeloni, leader di un partito erede del MSI, pubblichi una condanna che avrebbe dovuto scrivere @ellyesse, troppo impegnata ad inondare i social di foto di sé stessa che ripete e canta valori che poi non difende, consapevole com’è che quell’intolleranza della quale non parla s’è già prenotata un posto nel campo largo.
I militanti della Rete dei Comunisti e dell'organizzazione giovanile #comunista Cambiare Rotta hanno aggredito la delegazione dei Radicali italiani e di +Europa, arrivata in piazza con delle bandiere di Palestina e Ucraina. Al grido di "Fuori i fascisti dal corteo".
Questa è la idea di #democrazia di una certa parte politica. Parlano di libertà e cantano “bella ciao", ma si comportano esattamente come gli odiati #fascisti
Poche idee. Molto confuse
Il 25 Aprile ho sempre festeggiato la liberazione dal nazifascismo.
Non oggi che sono Ministro.
Lo festeggiavo già da giovane sindaco del mio comune nel 1991, ricevendo dallo storico Presidente ANPI locale, il Geom. Giovanni Ghigo, socialista del PSI, ex partigiano, la tessera onoraria, ogni anno.
La numero 1 era riservata al Sindaco da sempre.
Anche nei 5 anni nei quali il Sindaco era stato il figlio dell’ex Podestà.
Erano anni nei quali nell’Anpi c’erano i partigiani veri, quelli che avevano combattuto, quelli che avevano rischiato la vita.
Quella tessera era qualcosa di importante, vero, serio, perché era un pezzo di storia vissuta .
Mai a nessuno di loro sarebbe venuto in mente di allontanare dalla cerimonia, che facevamo davanti al municipio, la bandiera di qualcuno che stava combattendo per la propria libertà, come avevano fatto loro.
Perché loro declinavano la parola Liberazione in senso universale: la liberazione italiana dal nazifascismo come pezzo della lotta più grande di tutta l’umanità contro la violenza, la sopraffazione, la follia della guerra, l’ingiustizia, l’invasione.
Mai nessuno di loro avrebbe mancato di rispetto alla storia della Brigata Ebraica che era stata al loro fianco a combattere.
Quelli però erano Uomini veri, persone vere, con valori veri, che avevano vissuto la Resistenza e credevano nella Giustizia e nei valori fondanti della Repubblica, non intollerante ed illiberale gentaglia come quella che abbiamo visto all’opera per reprimere la libertà di espressione: Ieri gente che forse non ha mai combattuto per altro che non fosse il proprio interesse individuale ha sputato sullo spirito del 25 aprile, senza nemmeno capirlo, senza rendersene conto.
Hanno mancato di rispetto agli Uomini ed alle Donne che hanno perso la vita nella Resistenza perché chiunque potesse manifestare la propria idea in libertà, perché gli invasori fossero respinti, perché la violenza e la forza bruta trovassero chi aveva il coraggio di fermarle.
Mi spiace per queste “persone” ma ci sarà sempre gente che invece continuerà a combattere e morire per la libertà e la giustizia, nonostante quello che persone come loro continueranno a fare per prevaricare.
Il 25 aprile è morto oggi. A Milano, a Roma, a Bologna
Il 25 aprile è morto oggi. È morto a Milano, a Roma, a Bologna. Non nei libri di storia, non nella memoria nazionale, ma nelle piazze che avrebbero dovuto celebrarlo. È morto soffocato dall’odio, dalla violenza, dalla sopraffazione. I suoi assassini hanno scelto il rosso sangue come colore, non a caso.
A Milano i rappresentanti della Brigata Ebraica, simbolo di quei combattenti ebrei che aiutarono a sconfiggere il nazifascismo, sono stati circondati, aggrediti, respinti. Nel giorno dedicato alla Liberazione, gli ebrei sono stati trasformati in bersaglio. Una vergogna che basterebbe da sola a misurare il degrado morale di una certa piazza.
Li avrebbe definiti Enrico Berlinguer i «fascisti col fazzoletto rosso». Mai definizione fu più precisa. Perché il fascismo, quando ritorna, non sempre indossa la camicia nera. Talvolta cambia divisa, lessico, simboli. Ma conserva intatti i metodi: il branco contro il singolo, la minaccia contro il dissenso, l’odio etnico contro il diverso.
Luigi Marattin lo ha detto con nettezza: «Per decenni ci siamo illusi di vedere il fascismo ovunque. Ora il fascismo si è fatto vivo, solo che ha la bandiera rossa. Fa sempre la stessa cosa: inveisce contro gli ebrei e aggredisce fisicamente chi non la pensa come loro».
Emanuele Fiano ha denunciato l’orrore di una frase urlata contro la Brigata Ebraica: «Siete solo saponette mancate». Parole che arrivano direttamente dal vocabolario della Shoah, dal disprezzo nazista, dalla barbarie europea. Pronunciate in un corteo del 25 aprile. È un cortocircuito storico che fa rabbrividire.
A Bologna una bandiera dell’Ucraina è stata strappata e allontanata con brutalità. A Roma sono stati aggrediti Matteo Hallissey e Ivan Grieco. Portavano il vessillo di un popolo invaso da un tiranno, quello dell’Ucraina aggredita da Vladimir Putin. Sono stati colpiti con spray al peperoncino, spinti, privati delle bandiere e costretti a ricorrere al Pronto Soccorso per aver sfilato il 25 aprile.
Il copione è sempre lo stesso. I fasciati col fazzoletto rosso stanno con Vladimir Putin contro l’Ucraina, con Hamas contro Israele, con i Pasdaran contro gli iraniani che chiedono libertà. Stanno con tutti i satrapi, con tutti i tiranni, con tutti i liberticidi. Purché possano chiamarsi “anti-occidentali”.
C’è una minoranza fanatizzata che per anni ha gridato al fascismo contro chiunque dissentisse. E oggi, mentre ne replica i comportamenti, pretende persino una patente morale. Aggredisce e si sente giusta. Esclude e si proclama inclusiva. Odia e si definisce resistente.
Per questo serve un’inchiesta seria. Seria, documentata, senza sconti. Su ciò che è diventata l’ANPI in troppe piazze italiane. Su chi organizza, tollera, copre o minimizza questa deriva. Su quel che si muove dietro le quinte del nuovo fascismo: non quello immaginario, agitato come spauracchio da talk show, ma quello reale, muscolare, antisemita, antiucraino, antioccidentale. Quello che aggredisce gli ebrei, strappa le bandiere dell’Ucraina, manda i manifestanti al Pronto Soccorso e poi pretende ancora di chiamarsi antifascismo.
No. La Resistenza non ha nulla a che vedere con questa miseria. Il 25 aprile appartiene agli italiani liberi, ai partigiani veri, agli ebrei che combatterono, ai democratici, ai liberali, ai socialisti riformisti, ai cattolici antifascisti. Non ai professionisti dell’intimidazione di piazza.
Fabio Pazzini
Oggi ero come spesso negli utimi anni al corteo di Milano per il 25 aprile. Ero nel gruppo della Brigata Ebraica, e c'erano anche dissidenti Iraniani, dissidenti Georgiani, i giovani di Forza Italia, Azione e Italia Viva, Benedetto Della Vedova, Lia Quartapelle, Emanuele Fiano , Daniele Nahum , Manfredi Palmeri, Lorenzo Strik Lievers e alcuni vecchi amici della politica giovanile. Io personalmente indossavo una bandiera ucraina. Nessuno di noi si è salvato dalle aggressioni verbali (non fisiche grazie a polizia e carabinieri, anche se a mio avviso la Questura ha gestito male la situazione lasciandoci bloccati e circondati ben più di un'ora): comunque eravamo tutti fascisti e assassini. Nessuno di noi lo è e neanche le bandiere che abbiamo esposto lo sono.
Eravamo come in un ghetto (non uso questa parola a caso) immobili, aspettando da un momento all'altro che i più violenti sfondassero il cordone delle forze dell'ordine.
Ad un certo punto la polizia ci ha fatto uscire dal corteo facendoci dirigere in una via laterale per qualche centinaio di metri per poi farci disperdere.
Oggi la nostra libertà di manifestare da antifascisti (veri) è stata conculcata da una massa di antifascisti (falsi) che ci ha sopraffatto. Sono tantissimi. Sono sempre più pericolosi.
Sono amici di Putin, di Hamas, degli ayatollah. Sono nemici di tutto ciò che rappresenta ancora nonostante tutto la cultura Occidentale nel suo complesso.
La situazione è sempre più grave. I nemici rossobruni della Liberaldemocrazia si sentono sempre più forti.
La poca politica sana che ancora per fortuna esiste deve mettere insieme un fronte repubblicano che sappia contrastarli. Dobbiamo fermarli incominciando dalla loro propaganda fatta di fake news e di talk show eterodiretti.
W la Repubblica Italiana.
“Siete solo saponette mancate”, urlano contro la Brigata Ebraica.
Al corteo che ricorda la sconfitta, 81 anni fa, di chi gli ebrei li trasformava davvero in saponette nei campi di concentramento.
Ora ditemi, con calma eh, se qui abbiamo un problema oppure no.
Come se lo schifo di questa giornata, che avrebbe dovuto essere una festa, non fosse già abbastanza, qui a Genova, a sfilare gomito a gomito con Andrea Lucidi, ritroviamo Leonardo Sinigaglia @LeoSinigaglia1 , quello che augurava l’impiccagione agli oppositori del regime iraniano
Questo video fa tristezza, indipendentemente da come la si pensi sulla situazione internazionale, sul mondo, sulla politica. La tenerezza di un uomo che spera, illudendosi, che la sua presenza sia in qualche modo un segno, e la violenza, quella sì fascista, di chi gli impedisce fisicamente di essere, di starci, di partecipare.
E, in una giornata così, perde l'umanità.
Un grande DANIELE CAPEZZONE sul caso dell'uomo ucciso a Massa davanti al figlio di 11 anni per un rimprovero ad un gruppo di giovani.
"Se già discutiamo con questi argomenti, processando la vittima morta e ammazzata, i matti siamo noi che abbiamo perso la dignità perchè noi la perdiamo se ascoltiamo queste sciocchezze e le accettiamo come argomenti sui quali discutere" @Capezzone #DrittoeRovescio
La natura non sbaglia mai, ecco "Il diamante del Civetta" fotografato, ieri mattina, che indica ogni anno l'inizio della primavera. Quando il sole, all'alba, si insinua perfettamente nella spaccatura del monte la primavera è qui🤩
Sofia Goggia chiude in bellezza e si prende la Coppa di SuperG 🏆🇮🇹
Vittoria nelle Finali di Lillehammer e prima coppa di specialità fuori dalla discesa per la bergamasca: una stagione semplicemente dominante 💙⛷️
Un finale di stagione AL TOP per Dominik Paris 💥
L’azzurro domina l’ultimo weekend di Coppa del Mondo ripetendosi nel supergingante: per lui è 'ottava vittoria in carriera sulla pista Olympiabakken 🇮🇹💙
#AlpineSkiing#Paris#SuperG
ANCORA UNA VOLTA DOMINIK PARIS 💪
A Kvitfjell, nell'ultima gara di discesa libera, l'altoatesino trionfa sull'Olympiabakken: 20ª vittoria in discesa e 25ª in Coppa del Mondo 👏
Domme si prende anche il podio di specialità: l'azzurro è terzo alle spalle di Odermatt e von Allmen 💙
#WinterSport #FISAlpine #AlpineSkiing #SciAlpino #Lillehammer