Il viaggio e tutte le spese dei due medici partiti per dare supporto e consulenza ai medici cubani sono a carico del M5S
Di Battista ha rifiutato un eventuale volo di Stato per il rientro in Italia
Nessuna spesa a carico dei cittadini italiani
Differenti anche in questo
È tutto.
CI SONO SCIACALLI CHE NON ASPETTANO NEMMENO DI SAPERE SE UN UOMO SOPRAVVIVERÀ.
Alessandro Di Battista non è mai stato in coma. Quindi non si è “risvegliato” proprio da nulla.
Le sue condizioni non sono migliorate. Restano gravissime, ma stabili.
Tradotto in parole semplici: sta ancora lottando tra la vita e la morte.
E mentre un uomo, un padre di due bambini, si trova a migliaia di chilometri da casa, in un’isola sotto assedio, con ospedali allo stremo, energia e farmaci che mancano, qualcuno trova comunque il tempo e il coraggio di trasformare tutto questo nell’ennesima fogna politica.
Pensateci.
Un padre che forse, in queste ore, si domanda soltanto se riuscirà ancora a vedere i suoi figli.
Una famiglia che aspetta notizie.
Una situazione che dovrebbe imporre silenzio, rispetto, perfino agli avversari più feroci.
E invece no.
Sono già comparsi gli sciacalli del “volo di Stato”.
Peccato che quel volo non sia stato disposto e che Di Battista, quindi, non abbia accettato proprio nulla.
Ma ormai i fatti sono diventati un dettaglio.
Prima si costruisce la polemica, poi eventualmente si controlla se sia vera.
Prima si vomita indignazione, poi magari si scopre che si stava speculando sul letto di un uomo in condizioni gravissime.
Che schifo.
Non mi interessa, in questo momento, se Di Battista vi piaccia oppure no.
Non mi interessa quante volte lo abbiate criticato.
Non mi interessa nemmeno quale sia la vostra posizione politica.
Esiste un limite oltre il quale non dovrebbe spingersi nessuno.
Quel limite si chiama decenza.
Perché se davanti a un padre che rischia di non riabbracciare i propri bambini la prima cosa che ti viene in mente è raccattare qualche like inventando una polemica politica, il problema non è Di Battista.
Il problema sei tu.
E poi ci chiediamo perché questo Paese marcisca.
Marcisce anche così: quando l’avversario politico smette di essere una persona e diventa soltanto carne da dare in pasto al proprio pubblico.
Quando perfino la paura, la malattia e il dolore familiare diventano contenuto.
Quando una possibile tragedia viene trattata come un’occasione per fare engagement.
Vergognatevi.
Ci sarà tempo, speriamo presto, per tornare a discutere di politica, di Gaza, di Di Battista e di tutto il resto.
Adesso c’è soltanto un uomo che combatte per tornare dai suoi figli.
E chi non riesce a rispettare nemmeno questo ha perso qualcosa di molto più importante di una battaglia politica:
ha perso l’umanità.
— Don Chisciotte
https://t.co/iyQxgsfuOK
Si ferma ai quarti di finale l'avventura nel doppio misto dell'US Open per Carlos Alcaraz e Serena Williams: a sconfiggerli è la coppia affiatatissima formata da Belinda Bencic e Flavio Cobolli, già campioni quest'anno a Indian Wells
Per giorni la destra ha venduto la favola dei "22 Paesi contro Sánchez".
Poi è arrivata la riunione vera: solidarietà alla Spagna, gestione giudicata efficace e zero accuse.
Meloni prometteva un processo, l'Europa ha consegnato un applauso. Dei grandi proclami è rimasta solo una gigantesca figura di merda dei destrupidi italiani.
L'ennesima.
La solidaridad y la empatía son opcionales.
El respeto a los tratados europeos y a los datos, no.
👇🏼
Número de entradas irregulares entre 2021 y 2026 según Frontex:
Por Italia: 478.600
Por los Balcanes occidentales: 340.600
Por Grecia: 259.800
Por España: 234.760
Por la frontera oriental: 48.000
No es tiempo de dividir. Es tiempo de seguir construyendo una UE fuerte y unida.
Il presidente Mattarella ha appena fermato l'ennesimo scempio di questa destra.
Con un emendamento dei FDI infilato nel DDL sulla riforma delle professioni sanitarie, la destra aveva tentato di reintegrare i medici radiati durante la pandemia, i novax.
Ma Sergio ha detto NO.👏👏
È davvero incredibile! Siamo sul “The Guardian”. La battaglia di Bacoli per le spiagge libere diventa modello internazionale. Uno dei più antichi al mondo, letto da milioni di persone in tutto il pianeta, ha deciso di dedicare alla nostra città ben quattro pagine di approfondimento.
Bacoli assurge così, sul quotidiano britannico, a riferimento italiano come esempio di lotta per riconquistare spiagge a favore della popolazione.
Perché il mare è di tutti. Perché il mare è un diritto che lo Stato deve assicurare alla comunità. L’articolo è stato frutto di un lungo approfondimento che per giorni ha visto gli inviati del “The Guardian” in giro sul nostro territorio. Ecco, non siamo soli. Ma soprattutto non siamo isolati. Quello delle spiagge libere non è più soltanto un tema locale, regionale.
Ma deve diventare una priorità della politica nazionale. La difesa dei beni comuni.
Perché adesso a guardarci è l’Europa. E non solo. Vi invito a leggere l’articolo, a diffonderlo. Perché è un grande orgoglio. C’è chi prova e proverà a fermarci. Ma noi non ci fermeremo. Insieme, cari “pezzenti”, ci riusciamo. Un passo alla volta.
Hussam Ebu Safieh, "İsrail'in rehineler için ölüm cezası" ile öldürülecek olan Filistinli doktorlardan biridir (diğer 95 doktor arasında).
Onu öldürmelerine izin verme.
Bunu yeniden yayınlayın.
Il caldo ha dato alla testa a qualcuno. Va bene che ormai Fratelli d'Italia, i giornali del deputato della Lega Angelucci e le tv controllate dal Governo sono entrati in clima elettorale e hanno individuato in me il nemico pubblico numero uno, insieme al M5S e ai nostri Scarpinato e De Raho - che hanno combattuto per tutta la vita in prima linea mafie e clan. Ma quando addirittura l'ex ministra di Fratelli d'Italia Daniela Santanchè, mandata a casa da 15 milioni di voti al referendum, dopo 3 anni incollata alla poltrona ministeriale nonostante l’inchiesta per truffa Covid, si permette di dire che io starei evitando di dare spiegazioni sul Covid viene da ridere.
Io sulla gestione Covid, la crisi più dura e imprevedibile dal Dopoguerra, sono andato a fornire tutte le spiegazioni nei tribunali ricavandone una completa archiviazione, ho dato tutte le risposte di fronte all'opinione pubblica in decine e decine di interviste, ho comunicato subito la mia disponibilità anche ad essere audito nella Commissione Covid diventata un tribunale politico di FdI contro il sottoscritto senza ricevere risposte. Per Santanchè il silenzio sarebbe d'oro vista la situazione. Se proprio vuole occuparsi di gestione Covid vada in Tribunale a farsi giudicare anziché farsi scudare dai suoi Fratelli e dalla maggioranza in Senato, nell’attesa che scatti la prescrizione. Ma un po’ di ritegno, proprio no? Per lei e per un partito che è stato costretto a far dimettere un sottosegretario alla Giustizia entrato in società con i familiari di un prestanome del clan Senese, e che è sommerso nei territori da casi di corruzione e peculato?
Se pensate di farci paura col vostro potere mediatico e la vostra strafottente arroganza vuol dire che non ci conoscete affatto.
Mentre in Sicilia si contano 2 miliardi di danni e oltre 1500 persone sono senza casa, Giorgia Meloni pensa a Sanremo e difende una persona che basa la sua "comicità" su frasi omofobe, misogine e razziste. Sono queste le priorità della premier che pensa solo alla sua becera propaganda.
Sentirla poi parlare di "deriva illiberale della sinistra" è davvero imbarazzante. Lei, che ha messo la sua faccia nello spot dell'autocrate Orbàn, lei che propone il Nobel per la pace a Trump, mentre l'ICE giustizia persone innocenti per strada. Lei che attacca i giudici un giorno sì e l'altro pure, lei che vuole cambiare la Costituzione e che ha trasformato la Rai in TeleMeloni, lei parla di libertà. Che triste show.
Fratello #Ghali, italiano come me (anzi, per la verità io sono terrona e tu milanese, pensa), non ti hanno nominato né inquadrato, casomai ti saltasse il ghiribizzo di dire qualcosa di pericoloso, come "pace, fratellanza, siamo tutti uguali". Quindi lo facciamo noi.
#Olimpiadi
Se c’era ancora bisogno di una “prova” di quanto la #Rai sia ormai censura pura, eccola qua: #Olimpiadi, cerimonia di apertura, @GhaliFoh entra in scena per recitare una poesia, #Promemoria di Gianni Rodari. Una regia impietosa lo ignora, o quasi, sminuendone la performance. Eccolo il meraviglioso testo declamato da #Ghali in italiano, inglese e francese mentre intorno a lui danzavano decine di ventenni 🕊️
“Ci sono cose da fare ogni giorno:
lavarsi, studiare, giocare
preparare la tavola,
a mezzogiorno.
Ci sono cose da fare di notte:
chiudere gli occhi, dormire,
avere sogni da sognare,
orecchie per non sentire.
Ci sono cose da non fare mai,
né di giorno né di notte
né per mare né per terra:
per esempio…
LA GUERRA”.
RIPORTO PER ESTESO LA TESTIMONIANZA OCULARE DI @ritarapisardi IN MERITO AL VIDEO DELL'AGENTE MALMENATO A TORINO.
ECCO COSA E' SUCCESSO:
Ieri sera verso la chiusura del giornale, tarda, tanto lavoro, vedo esplodere la storia del "poliziotto martellato", soprattutto da dopo che Crosetto twitta il video (rubato a un collega di Torino oggi, non citato, non pagato, il logo tagliato) che poi rimbalza ovunque.
La notizia in poco tempo diventa quella principale, oggi ci aprono i giornali, la premier in ospedale a stringere mani, dopo che a Niscemi si è fatta vedere dieci giorni dopo, ma non dalla popolazione per paura di contestazione.
Fortuna vuole che quella scena l'abbia vista con i miei occhi, ero a cinque metri, ancora più vicina del videomaker che si trovava alle mie spalle, in mezzo al corso, diviso dalle barriere del tram. A quel punto della serata gli scontri stavano andando verso la conclusione, i manifestanti si erano dileguati da corso Regina, quello di Askatasuna, dove si sono svolti per la maggior parte, per scappare verso il lungo Dora attraverso i giardinetti che portano al Campus Einaudi.
Migliaia di persone si sono riversate in quel poco spazio e pian piano sono riuscite ad arrivare dall'altra parte, sulla Dora appunto, anche perché le forze di polizia arrivavano da entrambi i lati e la paura era quella di essere chiusi contro i cancelli, motivo per cui alcuni hanno aperto un varco tra le grate. Il tutto per fortuna si è svolto abbastanza tranquillamente, in molti urlavano di fare piano, con calma e non agitarsi. Nel frattempo continuava incessante il lancio dei lacrimogeni.
In corso Regina ormai erano in pochi. Sono tornata indietro per controllare, si parla di 20-30 persone al massimo. Mi affaccio e arrivano lacrimogeni ad altezza uomo (cosa vietata), una ragazza di fianco a me viene colpita, un'altro batte sull'angolo del muro e mi sfiora. Indietreggiamo, capisco che da lì sono un bersaglio, quindi torno sul corso e mi nascondo tra le auto.
A questo punto vedo arrivare da sinistra una squadra di venti agenti in antisommossa che corrono per manganellare quei dieci più vicini, ormai deboli di numero. Sono pronta ad urlare "stampa", convinta le avrei prese anche io, abituata a vestirmi sempre di nero poi.
Uno di questi, esce dallo schieramento, parte da solo e si allontana di 15 metri, per inseguire un paio di persone, mi pare una avesse un'asta in mano. Le inizia a manganellare, uno finisce a terra. Altri manifestanti arrivano in soccorso prendono il poliziotto e lo sbattono via, lui cade a terra e da lì ci sono quei secondi immortalati dal video ormai virale. Perde casco non allacciato e poi i due colpi di martelletto (non martello).
Mi giro e guardo la squadra, nessuno arriva a salvarlo, eppure l'hanno visto. Intanto da dietro arrivano delle urla, "basta, basta, lasciamolo stare". I militanti si allontanano e finalmente arriva un collega. In due poi lo trascinano via. Doppia ritirata, a quel punto mi allontano anche io, non era rimasto più nessuno.
Cosa capiamo quando vediamo un video? Dov'è la nostra capacità di analisi? Quali domande ci facciamo? Cosa è successo prima, come interpreto quei pochi secondi, saranno tagliati ad arte? Ieri sera leggo "il poliziotto assaltato, circondato, preso e isolato".
Ci sono numerosi video di persone a terra circondate e manganellate quando sono a terra (anche fotografi, che non finiranno in home page), ho visto teste aperte, labbra spaccate, persone intossicate dal lacrimogeni che hanno vomitato in strada. Almeno in trenta sono andati negli ospedali torinesi, allertati la sera prima, l'ultima volta l'emergenza era stata data nel periodo Covid, per capirci. Molti altri curati sul posto, non si avvicinano ai pronto soccorsi per paura di denunce.
Ora al di là di tutto, questo volevo raccontare, solo perché ero lì, di analisi sulle violenze e il loro significato ne trovate altrove, non aggiungerò altro, possiamo parlarne di persona. La giornata di ieri invece la trovate sul giornale, scritta insieme a Giansandro Merli, o nei commenti.
"Obza!"🧵
Ezz Aldin, è nato a Gaza la notte di Natale del 2023, ogni mattina si sveglia, guarda la madre e dice: "Obza! Obza!", vorrebbe dire "Khobza" (Pezzo di pane).
La madre gli risponde: "Non c'è farina, tesoro. Tuo padre è uscito a cercarla".
Dopo un po' il bambino ripete "Obza!" e poi ancora, e ancora.
Ezz non ha mai mangiato un pranzo decente in vita sua.
Hasan Barbakh, tre anni, è stato ucciso per fame dopo mesi di malnutrizione e disidratazione.
"L'ultima settimana non aveva più la forza di parlare" ha raccontato la madre.
È morto il giorno del suo compleanno.
Razan Abu Zaher, è stato ucciso per fame. Aveva quattro anni.
È morto dopo una lunga agonia su un pavimento di un ospedale in rovina vegliato dalla madre e dai dottori che non avevano nulla da somministrargli, neanche una soluzione salina.
Il campo di sterminio più grande della storia, nelle mani dell'esercito più immorale e vigliacco della storia che ha mostrato al mondo cento e uno modi di ammazzare i bambini.
Bambini uccisi dalla fame, dai droni, dalle bombe, dai cecchini, dai terroristi a contratto travestiti da operatori umanitari come quelli della famigerata GHF che aprono il fuoco sui civili affamati e che dal 27 maggio hanno ucciso oltre mille persone. E sono ancora lì.
Usare la fame come trappole mortali è l'idea più oscena e perversa tra tutte le idee oscene e perverse di Israele.
Gaza non è solo un gigantesco campo di sterminio, è anche uno specchio in cui guardare la nostra coscienza.
Scrivo questo tweet dal terrazzo di casa di mia madre, da qui si vede il Quirinale.
Abitavo in questa casa da ragazzino quando al Quirinale viveva un capo della Resistenza allergico alle occupazioni militari.
Buona notte presidente Mattarella, dorma bene, io resto qui in terrazzo fino a notte inoltrata.
Ho una parola che mi rimbomba nella testa e non riesco a mandarla via: "Obza! Obza!".
13 anni fa morivi per lasciare il posto ad una bambina, sulla scialuppa di salvataggio, della Costa Concordia e nessuno ti ha ancora fatto diventare un eroe.
Mi dispiace che a ricordare il tuo grande gesto non ci sia quasi nessuno, ma sono le persone come te che fanno grande e bello questo mondo.
Grazie Giuseppe Girolamo per il tuo gesto ❤
Your Edu Action
Essere sulla copertina di #Time non è da tutti. Ma ci vuole una gran faccia tosta per far passare che #Meloni sia stata celebrata come una statista. Basta leggere l’articolo per trovare tutta una serie di critiche sulla deriva autoritaria e nazionalista del governo italiano. Eppure la propaganda di destra ha inondato la rete di celebrazioni che sfiorano il ridicolo.
#chepena
Le parole di Francesca Albanese, rilasciate a Il Fatto Quotidiano, sono di una gravità assoluta e di una lucidità disarmante.
Con coraggio e rigore, inchiodano Israele di fronte alla realtà concreta delle sue azioni a Gaza: un genocidio pianificato, tecnologicamente avanzato, portato avanti con l’obiettivo deliberato di annientare il popolo palestinese o costringerlo all’esodo definitivo.
“È un crimine calcolato scientificamente, voluto e pianificato da Israele per convincere i palestinesi che sopravvivranno solo se se ne andranno. I genitori ci raccontano che i figli piangono fino ad addormentarsi per la fame. E uno Stato che compie un genocidio non può distribuire gli aiuti.
Si tratta di uno dei genocidi più crudeli della Storia, perché perpetrato con l’uso di tecnologia e mezzi del XXI secolo.
È quasi inimmaginabile per la nostra mente accettare che la fame, prolungata per mesi, possa spingere a mangiare terra e sassi. I palestinesi della Striscia sono privati di tutto. Israele ha l’obiettivo di ridurre quelle persone, bambini compresi, allo stato ferino.”
Quando Francesca Albanese parla di “uno dei genocidi più crudeli della Storia”, non lo fa in preda all’emozione o all’ideologia. Le sue parole poggiano su mesi di osservazione diretta, raccolta di dati, testimonianze sul campo. Non è un’opinione personale, è una denuncia formale, fondata su un mandato internazionale e su principi giuridici solidi.
Eppure, come troppo spesso accade quando si osa toccare la questione israeliana con verità scomode, si attiva il meccanismo dell’inversione: chi denuncia diventa il colpevole, chi bombarda si fa passare per vittima.
È una strategia ormai ben rodata, in funzione dagli anni Settanta: distorcere le parole, etichettare come “antisemita” chi parla di genocidio, trasformare la solidarietà con un popolo martoriato in incitamento all’odio.
È lo stesso copione utilizzato per screditare Francesca Albanese, come già accaduto con tanti attivisti, giornalisti, studiosi, cittadini, colpevoli soltanto di non voler accettare in silenzio l’orrore.
Sembrava francamente impossibile fare peggio di Sangiuliano allo Strega, che promise di leggere i libri che era lì per giudicare.
E invece il ministro della Cultura Giuli si è superato inerpicandosi in una polemica surreale. Da cui è uscito con una figura miserrima.
Non solo ha annunciato in modo sprezzante che non si presenterà stasera alla cerimonia finale dello Strega.
Ma ha anche protestato pubblicamente con la fondazione Bellonci per non aver ricevuto i libri finalisti come si sarebbe aspettato in qualità di “Amico della domenica”, come vengono chiamati i giurati dello Strega.
La risposta del direttore della fondazione, Stefano Petrocchi, è un piccolo capolavoro di sottile ironia e una perculata che rimarrà negli annali di questo governo.
“Non gli abbiamo inviato i libri del premio perché chiediamo agli editori di spedirli unicamente alla giuria dello Strega, da cui si è dimesso il giorno stesso della sua nomina al ministero della Cultura”.
Bum!
In pratica, il ministro Giuli si è dimesso “a sua insaputa” dalla giuria. E ha pure protestato in modo altezzoso per esserne stato escluso.
Un capolavoro!
Siamo ormai a un livello kafkiano, a una parodia di ministro.
Non c’è niente da fare: tutte le volte che un ministro meloniano tocca i libri, lo Strega, la cultura in generale, finisce per farsi malissimo.