@Ale_Gosarin@ClaudioBorghi@CattoMente@robda1955 Faccia a cambio con un pensionato con la minima allora e si prenda la pensione con tutti i vantaggi. Secondo me mia suocera ci sta se gli chiedo...
“Una cazzata pazzesca”.
La chiara risposta del Prof. Giorgio Palù, docente emerito di virologia, in Commissione Covid. Il presidente Lisei annunciava che nella prossima seduta gli avrebbe fatto domande su altri argomenti come la circolare “paracetamolo e vigile attesa”. Il professor Palù è intervenuto: “Su questo rispondo subito: è stata una cazzata pazzesca e l’ho detto a suo tempo”.
La differenza tra un cambio fisso e una guerra civile non salta all’occhio. Perché non c’è.
Bagnai lo scriveva nel 2016.
Oggi, nelle piazze di Milano, Torino, Bologna e altrove, quella frase smette di essere una provocazione intellettuale e diventa cronaca.
Il cambio fisso irreversibile dell’euro ha privato lo Stato della leva ordinaria di aggiustamento. Quando la competitività si perde o uno shock esterno colpisce, non resta che la svalutazione interna: compressione dei salari reali, precarizzazione, taglio della spesa sociale, pressione fiscale crescente su chi non può spostare il capitale.
È il meccanismo previsto dai Trattati e dalla governance ordoliberale: lo squilibrio non si corregge sul tasso di cambio, si scarica sul lavoro e sul ceto medio-basso.
A questo si aggiunge un secondo vincolo esterno, altrettanto determinante: l’immigrazione incontrollata e, non meno, il seme che ha generato nelle seconde e terze generazioni.
L’ingresso massiccio e non governato di forza lavoro a basso costo ha compresso ulteriormente i salari, saturato servizi e abitazioni, e prodotto una competizione sociale che la svalutazione interna aveva già reso esplosiva.
Le generazioni successive, nate o cresciute in questo contesto di integrazione parziale, disuguaglianza strutturale e assenza di piena sovranità nazionale sulle politiche migratorie, si trovano oggi a vivere le conseguenze materiali di quel modello: scarso inserimento lavorativo di qualità, marginalità periferica, assenza di prospettiva sotto il vincolo del cambio fisso. Non è un incidente: è l’esito prevedibile di un sistema che ha trattato la manodopera importata come variabile di aggiustamento e ne ha lasciato i costi sociali a carico dello Stato e delle comunità autoctone.
Il “caro-vita” di questi giorni non è un fenomeno meteorologico. È l’esito cumulato di anni di aggiustamento interno sotto doppio vincolo esterno (monetario e migratorio).
Affitti che crescono più dei redditi, benzina e bollette che erodono il potere d’acquisto, stipendi nominali che non recuperano l’inflazione reale, quartieri e servizi sotto pressione crescente, con una componente non marginale di giovani di seconda e terza generazione tra coloro che trasformano la protesta in guerriglia.
La Costituzione (artt. 1, 3, 4, 36, 41) continua a parlare di lavoro, dignità, uguaglianza sostanziale e funzione sociale dell’iniziativa economica. L’ordinamento effettivo, invece, ha subordinato questi principi alla stabilità dei prezzi, alla disciplina di bilancio e alla libera circolazione delle persone imposta dall’esterno.
Quando i meccanismi di aggiustamento sono bloccati, la tensione non scompare: si accumula. E quando si scarica, non distingue più tra protesta legittima e guerriglia urbana.
I minori fermati a Piazza Duomo, i cassonetti incendiati, le vetrine sfondate — con una presenza documentata di giovani di origine immigrata — non sono “devianze” da isolare moralmente.
Sono il sintomo di un aggiustamento che ha smesso di essere sostenibile socialmente, aggravato da flussi migratori il cui “seme” generazionale lo Stato non ha più la piena sovranità di governare.
La guerra civile non è quella degli scontri di piazza di un sabato; è quella, più silenziosa e più lunga, che si combatte ogni mese sul bilancio familiare e nelle periferie quando lo Stato non può più usare né la moneta né il controllo dei confini per proteggere il lavoro e la coesione nazionale.
Un giorno lo capirete, scriveva Bagnai.
Quel giorno, per chi guarda alle città di questi giorni, è già arrivato.
Il problema non è la “violenza” in quanto tale.
È il sistema di cambio fisso, unito all’immigrazione non governata e alle sue generazioni successive, che continua a produrre le condizioni materiali perché quella violenza abbia un terreno fertile.
Mi manca Bagnai, i suoi post, i suoi interventi in Parlamento, le partecipazioni ai talk dove silurava conduttori e ospiti con pungente raffinatezza. Dopo Cicerone venne Bagnai… e poi il nulla ora che è stato “promosso”. Sento un silenzio e un vuoto assordanti.
🔴 Ora è FONDAMENTALE non sbagliare nulla.Per capire, fatevi un regalo: ascoltate questa clip di Claudio Borghi che (per me) funziona come un fermo immagine su cui riflettere ma, essenzialmente, riascoltate tutto l'incontro di Macerata.
(link prossimo post)
#ventannidisovranismo
Le scemenze gender spiegate in 14 secondi:
-Se mi identificassi come nera, mi chiameresti nera?
-No.
-Perchè no?
-Perchè non sei nera, idiota!
-E se mi identificassi come maschio?
-Uhm, questa conversazione è finita...
Con buona pace dei queers for palestine, delle transfemministe, delle autopercezioni e delle altre stupidaggini galattiche.
Ricorda:
Se sei un maschio, sei un maschio.
Se sei una femmina, sei una femmina.
Dato che si parla di Target 2, sono andato a cercare in "archivio" traccia di quando ho depositato la proposta di legge per mettere in salvo l'oro. Avevo pensato di registrare il momento perché sapevo che sarebbe stato importante.
Agosto 2018.