Mai nessuno prima d’ora, mai nessun partito con una percentuale di preferenze così basso <2% (per ora!) ha discusso di temi così fondamentali in modo così razionale, propositivo e non populista o ideologico.
E’ la prima volta in Italia.
1
Grazie a @La7tv per l’accoglienza dell’ospite - anche se, a mio avviso, lasciato un po’ troppo sull’uscio durante la discussione - ma soprattutto grazie a @micheleboldrin per aver affisso il manifesto di @ora_italia, dichiarando il motivo per cui siamo qui, le persone con cui vogliamo stare e che, speriamo, ci raggiungano, dovessero loro, per farlo mettere la freccia a destra, oppure a sinistra, a seconda di dove pensano ci troviamo.
#politica #italia
Domani, domenica 14 giugno, dalle 8:55 @micheleboldrin in diretta a Omnibus su La7 per discutere di come costruire un'alternativa politica credibile per l'Italia, delle sfide che il Paese ha di fronte e delle proposte necessarie per affrontarle.
Esatto. Questa e' la Lega.
Che sia di @zaiapresidente o di @matteosalvinimi, sempre della stessa pattumiera velenosa si tratta.
Per questo, ovunque la #Lega stia al potere io staro' all'opposizione. #Comune_Venezia
Non solo.
Nel DrinDrin (adesso @ora_italia) ci si iscriveva con 30 euro (non gratis) e non era (è) possibile gonfiare i numeri usando la stessa mail per n. infinite iscrizioni.
Che belle le operazioni dei fruttivendoli, ottima insalata mista.
@s_pubblico
Tutti invitati tranne @ora_italia. Quando alle feste di compleanno dei bimbi succedeva l’esclusione di uno, mi rifiutavo di portare i miei figli.
Sarà per come dice le cose @micheleboldrin o per COSA e a CHI le dice? Io un’idea me la son fatta.
Rullo ai tamburi e fiato alle trombe, di questa iniziativa l'unica cosa interessante è l'assenza di @ora_italia.
Quando diciamo sistematicamente che tutti provano ad ignorare l'esistenza di ORA!, sappiamo anche benissimo il perché. 1/
Vi consiglio vivamente l'ascolto della mia corrispondenza di questa mattina Mercoledì, 10 giugno 2026, in onda su @RadioRadicale per comprendere la nuova strategia di deterrenza della Repubblica islamica di cui vedo che non parla nessuno, mentre è fondamentale per comprendere cosa sta accadendo in queste ore. https://t.co/aqQMHPTXaX - Aspetto i vostri commenti, fate girare se la trovate interessante. Grazie!
- L'#Iran mette alla prova una nuova strategia di deterrenza da #Beirut a Bab el Mandeb e a #Hormuz.
- È necessario comprendere che #Teheran considera il suo ultimo scontro con #Israele un momento cruciale e la prova che qualsiasi attacco contro i suoi alleati regionali può scatenare una rappresaglia diretta e immediata.
- In questa mia corrispondenza potete capire come realmente stanno le cose, al di là delle dichiarazioni di una retorica propagandistica di #Trump che, se presa sul serio, ci porta fuori strada.
- La Repubblica islamica presenta lo scambio militare di questa settimana con Israele come qualcosa di ben più di una semplice rappresaglia limitata.
- Secondo Teheran, il confronto ha segnato l'emergere di una nuova realtà regionale, in cui gli attacchi contro gli alleati dell'#Iran, in particolare in #Libano, possono innescare un'azione militare iraniana diretta.
- La campagna di comunicazione che ha fatto seguito all'escalation del 7-8 giugno è stata straordinariamente coerente.
- Dai comandanti militari di alto livello ai giornali e alle emittenti televisive affiliate allo Stato, le dichiarazioni convergono su un unico tema: le regole di ingaggio sono cambiate.
- Dovete tener presente che il significato che Teheran attribuisce allo scontro con Israele va ben oltre la dimensione militare.
- Quello che è importante da tener presente è che spesso non viene messo in evidenza è che negli ambienti politici e mediatici iraniani, i funzionari sostengono che lo scontro abbia stabilito quella che molti hanno definito una "nuova equazione" nella sicurezza regionale, un'equazione che collega direttamente la strategia di deterrenza dell'Iran alla sicurezza del cosiddetto "Asse della Resistenza".
- L'Iran ha ribaltato quello che il presidente del Parlamento Mohammad Bagher #Ghalibaf ha dichiarato che Teheran ha "definito una nuova via di deterrenza", mentre i giornali della linea dura hanno osservato che le "regole di combattimento" sono cambiate radicalmente.
- Teheran è riuscita a imporre una nuova linea rossa: gli attacchi contro le aree del Libano controllate da #Hezbollah non possono più essere considerati un teatro di guerra separato e isolato dal coinvolgimento diretto dell'Iran.
- Tale concetto è stato espresso in modo particolarmente chiaro dall'agenzia di stampa iraniana del club dei giovani giornalisti dei pasdaran, la Young Journalists Club, la quale ha sostenuto che la recente operazione mirava a dimostrare che la sicurezza del "Fronte della Resistenza" è inseparabile dalla sicurezza nazionale iraniana.
- In altre parole, Teheran sta segnalando che futuri attacchi contro alleati chiave potrebbero provocare una rappresaglia diretta da parte dell'Iran, anche quando quest'ultimo non è l'obiettivo primario.
- Questa narrazione è strettamente legata anche a un secondo obiettivo: proiettare un'immagine di ripresa e fiducia dopo mesi di conflitto.
- Il regime iraniano sembra desideroso di presentare l'ultimo scontro come prova della sua capacità di plasmare gli eventi, anziché limitarsi a reagire ad essi.
- Teheran vuole che l’opinione pubblica nazionale, regionale e internazionale creda di aver riconquistato l'iniziativa strategica. L'emergere dello #Yemen come elemento di spicco della narrazione è particolarmente degno di nota.
- Esmail #Qaani, comandante della Forza #Qods del corpo dei guardiani della rivoluzione islamica (#IRGC), aveva immaginato una "cintura di sicurezza della Resistenza" che si estendesse "dallo Stretto di Hormuz a Bab al-Mandeb e dal Golfo Persico al Mar Rosso".
Anziché considerare Libano, Yemen, Iraq o il Golfo come arene separate, i funzionari iraniani li descrivono sempre più spesso come componenti di un unico campo di battaglia strategico.
- Il messaggio è concepito per rafforzare la deterrenza, dimostrando che futuri scontri potrebbero estendersi oltre il campo di battaglia immediato e aumentare i costi per i mercati energetici e per l'economia globale in generale.
- Gli iraniani sono sempre più ostaggio delle ambizioni militari e ideologiche del regime, vivono sotto la soglia di povertà mentre continuano arresti e impiccagioni di oppositori.
Buon ascolto!
#Turchia
Curioso articolo. In pochi giorni @ora_italia, allora ancora Movimento DrinDrin superò tranquillamente le 10.000 adesioni. Eppure io tutta quest’attenzione mediatica non me la ricordo. Forse perché non c’era l’ennesimo politicante fuoriuscito dal PD
Hanno scoperto tutti che esistono i due pollai populisti.
E' vero che la concorrenza stimola l'ingegno e che l'imitazione e' la miglior forma di complimento ma e' anche vero che
DIFFIDATE DALLE IMITAZIONI (specialmente quelle che arrivano dopo dozzine di giravolte).
Caro Direttore de @repubblica, sembra qualcosa non funzioni con la sua email e con quella della redazione.
Le copiamo quindi qui, nel caso le interessasse, una breve lettera inviatele la settimana scorsa.
==========================
Gentile Direttore,
abbiamo letto con interesse l'articolo "La galassia centrista: uno spazio c'è, manca una strategia comune", e ringraziamo l'autore per aver scritto che il re è nudo (i voti dei cosiddetti partiti di centro non sono sommabili algebricamente) e per lo sforzo di chiarirne i tre motivi: leadership, eterogeneità degli elettorati e divergenti prospettive strategiche.
Ci permetta, simmetricamente, tre commenti.
Gli elettorati. A guardarli da vicino, appaiono meno eterogenei di quanto le dichiarazioni dei leader lascino presagire. È vero che per alcuni viene prima la crescita, per altri i diritti civili. Ma due tratti sono comuni e forti. Il primo è l'estraneità ai populismi di sinistra e di destra. Il secondo è l'acuta consapevolezza che il Paese è in declino e che tale declino è arrestabile solo superando l'arretratezza istituzionale concentrata negli apparati, nelle funzioni e nella spesa dello Stato. Sono due collanti che pesano assai e si riflettono nella richiesta di "lista unica".
I leader. I conflitti personali esistono, è vero; ma ciò è accaduto anche perché in questo spazio politico nessuno si è mai fatto carico di avviare un processo costituente di massa. I leader sono sempre arrivati dall'alto: tipicamente da uno scranno parlamentare conquistato in un altro partito per poi costruire la nuova formazione attorno a sé stessi. Le rivalità personali non sono soltanto questione di caratteri: sono la conseguenza di partiti nati senza una legittimazione propriamente congressuale.
Le strategie. C'è una differenza radicale tra quanto può essere fatto nel breve e quanto può essere ottenuto in un orizzonte più ampio. Nel breve, con l'urgenza di guadagnare qualche scranno purchessia, i leader di questa area si autocondannano a un ruolo di secondo piano in uno dei due schieramenti. Generano anche sfiducia nell'elettorato potenziale, che giustamente non vede alternative politiche credibili. Se l'orizzonte va oltre la fregola di assicurarsi qualche seggio, allora la domanda diventa: esiste una volontà strategica di essere davvero alternativi all'esistente o è solo una finta per raccogliere qualche voto? Noi siamo ottimisti sul fatto che un approccio che vada oltre la convenienza politica di breve periodo può portare alla creazione di una forza che abbia come punto programmatico centrale la promozione dello sviluppo economico. Questa può dare frutti importanti, ben al di sopra della somma delle formazioni che si muovono ora in questa area.
Queste tre osservazioni suggeriscono un meccanismo per sciogliere l'incertezza e risolvere l'ambiguità oramai decennale: un processo costitutivo aperto, gestito collettivamente dalle leadership attuali, ma senza un punto di arrivo predefinito. Bisogna buttare il cuore oltre l'ostacolo, non avere paura di pensare in grande e non aver paura di andare al cuore dei problemi per paura di dar fastidio all'una o all'altra corporazione.
Non un cartello elettorale e non l'ennesima federazione costruita per equilibrio tra capi, bensì un percorso in cui siano gli aderenti a definire programma e gruppo dirigente, e dunque anche la collocazione.
Resta la domanda che conta, e che giriamo volentieri ai lettori: un processo del genere è davvero possibile, o è soltanto una chimera?
@micheleboldrin@brusco_sandro
#Ballottaggi, a #Mortara (Pavia) è stato eletto sindaco Fabio #Farina con il 70% dei voti, guidando una lista civica sostenuta da #Ora e battendo il centrodestra. Il neo-sindaco ha indicato il partito di Boldrin come suo riferimento politico.
Congratulazioni a @caresana_m75839 per la vittoria conseguita a Mortara (nel secondo turno di oggi) con la lista #Sveglia_Mortara che ha ricevuto il 70% dei voti validi.
Congratulazioni a #FabioFarina neo-sindaco della citta'.
@ora_italia
Lei é nel top 5% dei ricchi. E la sua ricchezza proviene dai contribuenti più poveri massimamente.
Io propongo di tagliare il suo (il vostro...) salario.
Mi dica se é d'accordo. Saluti,