“Ce ne siamo accorti molto presto. È stata mia moglie a percepire delle anomalie nel comportamento di Dante. Io la consolavo, le dicevo che tutto si sarebbe normalizzato. Ma noi abbiamo due gemelli e le differenze, nel percorso di crescita, si vedevano nettamente. È stato difficile trovare qualcuno che sapesse farci una diagnosi chiara e che ci indirizzasse. Non esiste un numero di telefono a cui rivolgerti, un indirizzo dove andare. Ti rendi subito contro che l’autismo di un figlio si coniuga con la assoluta solitudine dei genitori. E questo vale per ogni tipo di disabilità.
Noi abbiamo visto che Dante aveva un’attenzione ossessiva per le trottole, anche lui girava su sé stesso e non finiva mai di farlo. Aveva attenzione per le cose e non per le persone. L’autismo può portare gravi difficoltà relazionali, anche ritardi mentali, motori, cognitivi.
Ora, però, Dante è consapevole. Ha fatto un lavoro impressionante, una fatica struggente. Per lui tutto è stato fatica: mettersi una maglietta, andare in bagno, parlare. Tutto gli è stato insegnato. Lui ha faticato tanto, ma noi ci siamo potuti permettere che fosse seguito. Ma chi non ha i soldi? Anche qui, proprio quando la mano pubblica dovrebbe riequilibrare le differenze, invece si accentuano le diseguaglianze sociali. Esistono associazioni, ma sono private. Non c’è nulla di pubblico che affronti il problema dell’autismo e sia vicino alle famiglie.
Sono 600 mila i casi registrati e chissà quanti sono sconosciuti perché nascosti dalla vergogna sociale. Un bambino ogni 75 dei nuovi nati è autistico. E non si sa perché. Ma se non si investe sulla ricerca non si saprà mai. E non si troveranno mai dei rimedi. Ragazzi e genitori rischiano così di sentirsi soli e di trasformarsi in un esercito di persone mute. Per questo è importante parlarne, non chiudersi, non nascondersi”.
Le parole di Elio sull' autismo di suo figlio Dante
Mantova. Magrebino molesta, aggredisce, minaccia la gente per ore. Intervengono i carabinieri che riescono, dopo una fase di resistenza, a contenerlo e fermarlo. E lui cosa fa? Insano vittimismo. Perché? Perché sa che funziona. Perché sa che i criminali, se immigrati, sono tutelati, le forze dell’ordine invece no: vengono accusate di razzismo e violenza.
Questa è la società nella quale volete che vivano i vostri figli? Una società dove il crimine si sente impunto, dove il crimine viene protetto, e dove chi garantisce la sicurezza viene combattuto?
Pensateci.
Condivido le parole di PASQUALE GRIESI nella speranza che il suo appello venga accolto da chi di dovere.
"Oggi ero il Val di Susa insieme a tanti altri colleghi, si è attentato alla vita dei Poliziotti, delle forzedellordine, oggi non vi erano manifestanti, oggi erano in campo dei terroristi, delle bande armate, cercavano il morto tra noi e ci sono andati vicino.
Armi di ogni genere, guerriglia preparata, preordinata, voluta!
Lo Stato prenda posizione, é ora di dire basta!
C'è un'area della borghesia colta che giustifica i violenti!
FERMATE I CATTIVI MAESTRI, LA VOSTRA SOLIDARIETÀ ORA NON SERVE PIÙ! SERVONO i FATTI.
I criminali per non nuocere devono finire in galera e ci devono rimanere.
Il resoconto della giornata è di oltre 60 feriti, 4 mezzi delle forze dell'ordine incendiati, migliaia di danni al cantiere.
Ora basta!"
@PasqualeGriesi
I bianchi li puoi deridere. Se lo fai coi neri è razzismo
Gli uomini li puoi deridere. Se lo fai con le donne è sessismo
I cattolici li puoi deridere. Se lo fai coi musulmani è islamofobia
Gli etero li puoi deridere. Se lo fai con i gay è omofobia
La destra la puoi deridere. Se lo fai con la sinistra è fascismo
La maggioranza la puoi deridere. Se lo fai con la minoranza è hate speech
#woke in sintesi
Dai filmati emerge che Fakir si è ferito da solo. La macchia di sangue sotto la sua testa se l’è procurata da solo quando ha aggredito un poliziotto mordendolo con ferocia alla gamba. E poco prima aveva aggredito pure un uomo che usciva dall’auto, salvato dalla polizia.
Le uniche vittime qui sono proprio gli agenti: morsi da Fakir, chiamati “assassini”, accusati e condannati ignobilmente. Hanno svolto il loro compito in modo esemplare in una situazione molto difficile. Con grande rispetto. Con grande pazienza. Con grande professionalità. Date loro una medaglia al valore.
MORTE DEL MAROCCHINO TOSSICO DURANTE IL FERMO. QUEL DETTAGLIO CHE METTE I BRIVIDI…
C’è un particolare di questa vicenda che mi ha colpito più di ogni altro e che, secondo me, merita una riflessione. Uno dei due agenti coinvolti nel fermo durante il quale è morto un cittadino marocchino, tossico e in stato di grave alterazione, indossava una bodycam acquistata di tasca propria.
Non era una dotazione dell’amministrazione. L’ha comprata lui. Questo dettaglio racconta molto. Anzitutto, difficilmente chi avesse l’intenzione di abusare del proprio potere sceglierebbe spontaneamente di registrare ogni proprio intervento. Una bodycam serve a documentare ciò che accade.
Ma c’è un’altra considerazione che mi colpisce ancora di più. Pensate allo stato d’animo di un poliziotto che sente il bisogno di spendere i propri soldi per dotarsi di una telecamera poiché teme che un giorno potrebbe dover dimostrare di avere semplicemente fatto il proprio dovere.
È il segno del clima pesante in cui sono costretti ad operare i nostri agenti e che conduce molti appartenenti alle forze dell’ordine ad avvertire la necessità di tutelarsi personalmente durante il servizio. Perché evidentemente non si sentono tutelati e di fatto non lo sono.
Questo particolare, da solo, racconta molto del tempo in cui viviamo.
Un agente che esce di casa pensando: “Devo registrare tutto, perché potrei essere io a finire sotto accusa” è il sintomo di un rapporto sempre più difficile tra chi è chiamato a garantire la sicurezza e il contesto in cui opera.
Li ricordate?
I loro nomi erano…
SONO Matteo Demenego, Pierluigi Rotta, Pasquale Apicella e Mario Cerciello Rega.
Erano servitori dello Stato. Indossavano una divisa. Difendevano i cittadini.
Per loro non si sono mobilitate piazze.
Non ci sono stati cortei di protesta. A casa avevano qualcuno che li amava e li attendeva… ma quella soglia non l’hanno più varcata. Nessuno ha messo a ferro e fuoco una città.
Nessuno ha urlato “assassini”.
È rimasto solo il ricordo e il dolore dei familiari e dei colleghi… per gli altri, solo nomi da ricordare ogni tanto.
Loro sono solo alcuni.
La “lista”, purtroppo, è lunga… molto lunga.
#ArmaDeiCarabinieri #PoliziaDiStato #OnoreAiCaduti #ForzeDellOrdine
"In Francia, Germania e Spagna le manifestazioni violente finiscono con centinaia di arresti: in Italia i poliziotti hanno le mani legate"
Paolo Liguori a #4disera News
"Iacchetti ha spiegato che si trattava unicamente di una gag satirica e ribadendo di non aver mai augurato la morte al ministro."
La vigliaccheria umana ha un nome e cognome.
Quindi gli agenti di polizia potrebbero essere scagionati dal video di una bodycam che uno degli stessi agenti ha acquistato a sue spese per salvarsi il culo, visto che l'andazzo della giustizia è quello di non credere mai all'operato delle forze dell'ordine? Interessante.
Non era un'auto a guida autonoma.
C'era un presunto attentatore alla guida e si chiama Salim El Koudri.
Dopo otto settimane di agonia Monica Esposito non ce l'ha fatta ed è morta. Aveva la mia età.
Non ci saranno manifestazioni per lei, nè sindaci sulla barricata, nè parlamentaresse più o meno in ginocchio.
La verità è che se muori mentre compi una rapina o mentre addenti i polpacci di un poliziotto, avrai tutta la sinistra in piazza in tuo favore.
Se muori in un attentato e sei una vittima italiana, chissenefrega.
Che miserie umane.
Per fortuna che il Padre Eterno ha buona memoria e l'avrà certo già accolta nella Sua Dimora.
Tutto il mio cordoglio ai familiari.
🚨 Cucurella: “Otizmli bir oğlum var, keşke hiç param olmasaydı da oğlum sağlıklı olsaydı.
Saçlarımı o sevdiği için uzatıyorum; bir de bir an beni unutursa tanıyabilsin diye…”
È una provocazione pensare alla rimozione di Matteo #Lepore da sindaco di #Bologna ? O piuttosto non sarebbe un’applicazione del Testo Unico degli Enti Locali, che tra i casi che prevedono la rimozione cita “gravi motivi di ordine pubblico”?
#LiberaMente
https://t.co/Gx32LZDwUn
Un marocchino, a Modena, asfalta decine di passanti, alcuni restano gambizzati, una donna muore dopo oltre 2 mesi di agonia. E la sinistra: “È disagio mentale di un giovane laureato escluso”. La parola “terrorismo” viene accuratamente evitata.
Un marocchino, a Bologna, pluripregiudicato, aggressivo, molesto, pericoloso, alterato, spacciatore, ladro, muore durante un fermo. E la sinistra: “Poliziotti assassini”, “è razzismo”, “è abuso”, “è omicidio di Stato”.
Insomma, il terrorista viene trattato da cittadino modello. I poliziotti vengono trattati da terroristi.
Monica Esposito, 55 anni, è morta dopo due mesi di agonia. Il 16 maggio a Modena un’auto lanciata sulla folla l’ha travolta insieme al marito.
L’autore è un marocchino. Nessuna piazza, nessun corteo, nessuna indignazione collettiva. Il suo nome è passato quasi in silenzio, come se la sua morte fosse un dettaglio scomodo, una nota a piè di pagina nella cronaca di provincia.
Pochi giorni fa, ad Abderrahim Fakir, 42-43 anni, marocchino, è bastato morire durante un intervento di polizia a Bologna perché il Paese intero si fermasse.
Titoli a nove colonne, immagini in loop, proteste, accuse immediate alla “violenza di Stato”.
La causa esatta della morte ancora non è chiara, ma la narrazione sì: immigrato morto = colpa della polizia.
Due tragedie umane. Due pesi, due misure.
La vita non ha nazionalità. Ma per certi media e certi ambienti ne ha una: solo quando serve alla loro narrazione diventa sacra.
Questo non è rispetto per le vittime. È ipocrisia ideologica.
Ogni vita spezzata merita la stessa verità e la stessa pietà.
Senza silenzi comodi, senza amplificazioni utili.
Altrimenti non difendiamo gli uomini.
Difendiamo solo le nostre menzogne.
#MonicaEsposito #Fakir
Quella di Bologna non è stata una manifestazione per la morte del marocchino. A mio avviso, è stata una spedizione punitiva contro la polizia. E trovo gravissimo, di una gravità assoluta e irreparabile, che sia stato il sindaco a convocare, indire e promuovere quella che sarebbe stata, ed è stata, una vendetta contro lo Stato.
Lepore, sei il sindaco peggiore della storia. Ma soprattutto sei indegno di essere italiano.