@jasharismooo@FootballAndDre1@Palermofficial Non hanno aggredito la moglie, infatti stanno tutti benissimo fortunatamente. Sta di fatto che tu al Barbera sei ospite e non devi aprire bocca e provocare i tifosi in casa. Peggio ancora reagire in questo modo. Ha provocato tutto il tempo lamentandosi anche dei posti assegnati.
Ogni cambiamento nasce dal silenzio.
Ogni rinascita, da ciò che si lascia alle spalle.
La storia si rinnova, la grandezza ritorna.
Metamorphosis, Reborn in Glory. 🐍
#InterScudetto
Oggi, in una conferenza certamente parecchio significativa, tra le altre cose Chivu ha detto tre parole che sono passate via veloci ma – opinione personale - sono molto significative:
“La negatività vende”.
E si riferisce a chi, dopo ogni santa partita, ha bisogno estremo di trovare qualcuno da prendere di mira e buttare in pasto alla folla. E non solo quando si perde o pareggia, ma persino dopo le vittorie e addirittura con l’Inter a +9 sul secondo posto.
Parlando di giocatori, quest’anno è toccato più o meno a tutti (chi prima, chi dopo): a Barella che “non va, meglio venderlo”, a Bastoni che “è fuori fase”, a Thuram che “ride”, a Lautaro (!) che “non segna con le big”, a Calhanoglu che “è sempre rotto, basta”, a Mkhitaryan che “è vecchio”, a Sommer, Acerbi, agli ultimi arrivati e a tutti gli altri, nessuno escluso, ultimamente persino a Dimarco che “è cotto e non corre più”. Tutti.
“La negatività vende” è una grande verità: c’è chi ha bisogno estremo di trovare sempre qualcuno da attaccare per fare un po’ di casino e generare “traffico”. E sarebbe giusto e doveroso puntare il dito su questo e quello se la squadra si trovasse in evidente e irreversibile difficoltà, ma diventa ridicolo con un gruppo saldamente in testa alla classifica.
Una volta Mkhitaryan mi ha detto così: “In ogni partita c’è almeno un giocatore che per mille motivi non è al 100%, a volte anche due o tre. È normale. Tocca agli altri riuscire ad oscurare la loro giornata negativa. Si chiama ‘squadra’ proprio per questo”.
“La negatività vende”, ma per il momento si deve arrendere: l’Inter, ormai da anni, continua ad essere ‘squadra’.
Di Canio: "Qui non c'entra niente il metro di giudizio, alzare la soglia dei rigori, cambiare il metro in corsa. Questo è rigore e basta. Questo è un calcione, calcio il piede dell'altro...ma che rigorino? Gli ex arbitri che commentano da fuori fanno ancora più casino"
Bergomi: "Quello di Frattesi non è un rigorino, è un rigore. Quelli che commentano...due anni fa hanno detto una cosa e oggi ne dicono un'altra. Senza fare nomi"
L’errore della squadra arbitrale non cambia il giudizio sulla (pessima) prestazione dell’Inter, ma è giusto ricordare che per un tocco di mano del tutto simile i nerazzurri, l’anno passato, hanno perso uno scudetto.