Grazie per questo viaggio straordinario, inaspettato e pieno di emozioni. Alla prossima stagione, mi mancherete. E non dimenticate: Siamo noi, siamo noiiiiii, i Campioni del double siamo noiiii... 🖤💙
Se non fosse per il baffo della Nike, sembrerebbe una foto proveniente dal campionato UISP pugliese.
E invece è NCAA, o meglio, March Madness, il mese di basket più folle e seguito dell'anno.
Si chiama Robbie Avila, ieri con i suoi Saint Louis Billikens è stato eliminato da una delle favorite (Michigan Wolverines), ed è il giocatore più chiacchierato del college basket americano.
Il motivo?
Occhiali alla ragionier Filini.
Segni su tutto il corpo delle battaglie sotto canestro.
Percentuale di massa grassa di Gerry Scotti.
Esplosione di acne.
Abbronzatura da muratore.
Elevazione ed atletismo totalmente assenti, in una lega dove quello che salta di meno arriva con i denti al ferro.
Ma oltre a tutto ciò Robbie Avila, 2 metri e 08, di professione ala-centro, sa giocare eccome: mani fatate, visione di gioco pazzesca, ottimo tiro e un'intelligenza cestistica spaventosa.
La cosa più bella in assoluto di Robbie? Sa benissimo di non avere i canoni estetici e fisici del giocatore professionista, ma è il primo a fare autoironia. Si è dato (e gli hanno dato) alcuni soprannomi semplicemente stupendi: Cream Abdul-Jabbar, Milk Chamberlin, Larry Nerd, Steph Blurry, Dominique Milkins, College Jokic.
E a vedere le partite di Saint Louis ci sono centinaia di bambini e ragazzini con i suoi occhiali da vista, che sono diventati un oggetto di culto.
La sua carriera universitaria è finita: forse sarà scelto al secondo giro nel prossimo draft, o forse ci sarà un futuro in Europa per lui.
Sì, sogniamo di vederlo in Italia.
Best practice da @PosteItaliane
Ieri alle 15 mentre stavo chiacchierando con degli amici a casa mia suona il citofono, è la mia vicina mi dice: “guarda francesco, ti ho portato su questo avviso perché altrimenti rischi che venga perso”, dato che lo avevano lasciato attaccato alla porta d’ingresso del condominio dove abitano 30 altri condomini. La ringrazio guardo l’ora ed era cinque minuti prima, noi eravamo a casa ma nessuno ci ha suonato. Evidentemente il postino non aveva tempo o voglia di perdere tempo per consegnarmi la raccomandata. Questa non è una cosa successa una volta, è ormai sistematico che Poste Italiane qui a Trieste, o almeno l’ufficio postale che serve a casa mia, abbia questa Best Practice. Il bello è che potrò andare a ritirare la raccomandata solo martedì prosdimo, servono due gg lavorativi perché il postino riporti la raccomandata al suo ufficio postale!!!
mi chiedo se i poveretti che spendono 8/10 di euro per mandarmi una “raccomandata, uno” siano contenti che poi io debba aspettare quattro giorni per poter andare a ritirare una raccomandata che mi poteva essere benissimo consegnata.
Mi auguro che questo post lo leggano anche in poste italiane e facciano una citofonatina all’ufficio postale di competenza. L’indirizzo lo trovate nella foto.
Ho usato in maniera massiccia l'AI per studiare le mie adorate quantuminchiate®. Per circa due mesi ho usato solo AI sostituendola ad ogni libro/paper.
-> ho ottenuto risultati eccellenti comprendendo cose® ad un ritmo mai sperimentato prima
/
This paper is quietly one of the most damning findings about current LLM architecture.
Google Research tested 7 models across 7 benchmarks. The intervention was embarrassingly simple: paste the prompt twice. The result: 47 wins out of 70 tests, zero losses. Gemini Flash-Lite went from 21% to 97% accuracy on a name retrieval task. By copying and pasting.
The reason this works tells you everything about the gap between how people think LLMs process information and how they actually process it. Every token can only look backward. So when you write “here’s a list of 50 names” followed by “what’s the 25th name?”, the list tokens were processed with zero awareness that a question was coming. The question tokens can see the list, but the list never saw the question.
Repeating the prompt gives every token a second pass where it can attend to everything else. You’re essentially hacking bidirectional attention into a unidirectional system. And the cost is nearly zero because prefill is parallelized on modern hardware.
But here’s what makes this actually interesting: reasoning models already do this. When you enable chain-of-thought, the gains from repetition almost entirely disappear (5 wins, 1 loss, 22 ties). That means reasoning models trained with RL independently learned to repeat the user’s prompt back to themselves before answering. The “thinking” that costs you 10x more tokens and 5x more latency is partly just the model giving itself a second look at your input.
Which means a meaningful chunk of what we’re paying for with “reasoning” tokens could be replicated for free at the architecture level. The entire prompt repetition paper is an accidental proof that causal attention is leaving massive performance on the table, and that the industry’s current fix (burn more tokens thinking) is the expensive workaround for a structural limitation nobody’s addressing directly.
The teams that figure out efficient bidirectional attention at inference time will compress the reasoning tax to nearly zero. Everyone else will keep selling you tokens to solve an architecture problem.
In Italia passiamo giornate intere a commentare retroscena, sondaggi inutili, dichiarazioni dei politici, come se la politica fosse solo un grande talk show permanente. A volte una spruzzata di spread, altre un pizzico di transizione verde da bar. Nel frattempo, tolto qualche folle solitario, ignoriamo la variabile più lenta, più prevedibile e più implacabile di tutte: la demografia. È quasi ironico: i mercati temono l’incertezza, ma sulla struttura per età di un paese l’incertezza è minima. I giovani che non abbiamo oggi non compariranno tra 20 anni, e un paese che invecchia senza ricambio lo sappiamo già, oggi, che tipo di rischio porterà domani.
Una demografia sfavorevole, se non incorporata esplicitamente in ogni scelta politica, diventa un amplificatore di rischio paese. Non è solo “meno nascite” o “più anziani”: è la progressiva perdita di diversificazione dei rischi. In statistica parliamo di comonotonia quando le variabili si muovono tutte nella stessa direzione: ecco, l’Italia sta lentamente subendo questo. Meno forza lavoro significa meno crescita, meno investimenti, meno innovazione. Più anziani significa più spesa pensionistica e sanitaria, più debito, meno margini di manovra (e già ne abbiamo pochi). La fuga dei giovani qualificati riduce la produttività e il dinamismo imprenditoriale. Presi da soli, sono problemi forse gestibili; insieme, su uno sfondo demografico cupo, diventano un’unica traiettoria coerente verso l'abisso.
In un paese anziano, poco dinamico e molto indebitato, gli shock non colpiscono più comparti isolati: creano una crescente dipendenza di coda. Uno shock sanitario pesa di più su una popolazione anziana e si traduce subito in più spesa, più debito, meno crescita. Uno shock finanziario si scarica su conti pubblici fragili. Uno shock energetico erode competitività e base industriale. Gli eventi estremi diventano meno rari e fanno cluster: se qualcosa va storto, tende ad andare storto tutto.
La risposta politica, però, è disallineata rispetto alla durezza dei numeri. Invece di una strategia coerente e di lungo periodo, ci si rifugia in misure simboliche: bonus bebè che non cambiano le decisioni di fertilità di nessuno; qualche asilo in più, utile ma un pannicello caldo se non è parte di un disegno massiccio di conciliazione tra lavoro e famiglia (e quindi di più donne e NEET che lavorano). Nel frattempo, l’immigrazione viene trattata come emergenza o slogan, non come una leva strutturale da governare con serietà e continuità.
Se parliamo di soluzioni di medio periodo, l’orizzonte dovrebbe essere almeno trentennale. Non basta incentivare le nascite, va reso meno costoso, meno rischioso e meno penalizzante avere figli in termini di carriera e reddito. Serve una politica della famiglia stabile e non ciclica, un sistema esteso e accessibile di servizi, un mercato del lavoro che non punisca maternità e paternità, pensioni sostenibili, un’immigrazione selettiva ma integrata che copra parte della forza lavoro mancante, e investimenti seri su scuola, università e formazione per formare e attrarre capitale umano. È un lavoro paziente, misurabile, che mette la demografia al centro dei modelli di bilancio, di welfare e di politica industriale, non in una nota a piè di pagina.
L’Italia non rischia un futuro declino demografico, è già dentro una spirale di comonotonia. Non si tratta di se ma di come e quando la combinazione di demografia, debito, bassa crescita e fragilità istituzionale si manifesterà in termini di eventi estremi. La demografia non è una tragedia inevitabile, ma una struttura numerica che impone vincoli duri alle scelte future. Ignorarla non la rende meno vera. Semplicemente, sposta il conto in avanti, accumulando rischio.
Finché continueremo a costruire politiche cieche alla struttura dinamica della popolazione, non avremo un problema di sfortuna storica, ma di matematica elementare. E la matematica, quando la si ignora per troppo tempo, presenta sempre il conto con interessi di mora.
Buongiorno @Nicola_Bressi , sapresti dirmi cosa è questo simpatico ospite del mio prezzemolo? Personalmente non ho mai visto nulla del genere, ma sono ignorante in materia!
Non voglio sostituirmi ai professionisti del settore, ma non ho trovato molto in giro sulle vicende del Vitesse Arnhem, se non un paio di trafiletti. Ecco qua un (lungo, sorry) thread sulla fine di una delle società calcistiche olandesi più importanti degli ultimi 30 anni 🧵
Lautaro si è guadagnato un credito che nessuno ha. Perché, come aveva già fatto presentandosi a un Mondiale che non stava in piedi, ha dimostrato amore per l'Inter coi fatti. I post su instagram ve li dovete riporre nel culo, non lo avete ancora capito.
Lui è la nostra garanzia.
Dumfries: "L'addio di Inzaghi? Devo ammettere che è stata una notizia difficile da digerire. Siamo arrivati insieme all’Inter qualche anno fa. Con tutto lo staff, il mister e i giocatori avevamo davvero creato una famiglia.
Non l’ho più visto di persona dalla finale, nella confusione generale non ce n’è stata l’occasione. Ma ci siamo sentiti al telefono. L’ho ringraziato per la collaborazione. È stato un momento toccante. Ma le cose vanno così, a volte.
Ora si apre una nuova fase, con un nuovo allenatore. Speriamo di prenderci la rivincita per questa stagion e di portare a casa finalmente qualche trofeo.
A livello individuale sono contento. Credo di aver disputato una buona stagione. Penso di essere cresciuto ancora come giocatore, anche dal punto di vista mentale. Ma finire così non era certo come me lo immaginavo all’inizio"
A chi come il sottoscritto segue dalle guerre puniche, hai fatto vedere l'Inter più bella.
Quella che più mi ha fatto divertire, che più mi ha reso orgoglioso.
Un immenso grazie di cuore (nerazzurro) cuore nel quale sei entrato e nel quale resterai per sempre.
Buon vento.🖤💙
Dirigenza in accordo con la (nuova) proprietà a inizio stagione ha proclamato che si provava ad arrivare in fondo a tutto. Tecnici e giocatori hanno aderito con entusiasmo.
È evidente (a posteriori) che si siano sbagliate alcune valutazioni.
L'impatto dei 2 acquisti a 0, estremamente deludente ma non preventivabile in questi termini un anno fa (e chi dice il contrario è in malafede).
L'impatto della stagione 23/24 cmq faticosa e lunga con europei e copa America e ferie ridotte.
Il campionato, dati alla mano, è stato perso nelle prime 5 giornate.
8 punti su 15.
1 sola partita di CL tra la 4° e la 5°.
Nelle successive 33 partite a calendario totalmente intasato hai fatto 73 punti, media su 38=>84, non miracolosa ma sufficiente visto il numero di partite.
Hai giocato ottavi e quarti di CItalia con le riserve e sei passato lo stesso.
Hai fatto un'ottima CL sino alla finale.
Non è questione di percorso, è questione di prendere atto che siamo stati competitivi al massimo livello in tutte le competizioni sino all'ultima partita giocata, cosa che sarebbe e anzi è l'obiettivo di tutte le big europee, e questo PER ME è motivo di orgoglio, non mi avrete mai con il "era meglio se Acerbi non avesse segnato".
È mancato qualcosa?
Certo che si.
Sono stati fatti errori?
Certo che si, e nessuno ne è stato esente a partire dalla proprietà per finire al settore medico passando da dirigenza, tecnici e giocatori.
Bisogna intervenire?
Certo che si, e oggi un po' più profondamente di quanto pensassi sabato alle 20,30.
Con quali obiettivi?
In primis i tornei italiani, poi gli ottavi di CL in modo di cercare di arrivare nuovamente in alto.
L'Inter ha l'assoluta necessità di ringiovanire la rosa, mantenendo competitività in italia per ritrovarla dopo anche in europa, non fare questo significa ritornare nella merda, non ci possiamo permettere un 5° posto il prossimo anno.
È lo stesso percorso dell'Atletico con il vantaggio di non avere Real e Barca tra le palle.
Queste sono le possibilità economiche date dalla serie A.
Questa è la via, poi ognuno può pensare che ci sia bisogno di un allenatore nuovo (ma non indica chi) o di cambiare 12 giocatori.
Io penso che si debba assolutamente rinnovare ma mantenendo continuità e certezze, come ha fatto l'atletico perché il rischio di giuntolate o cardinalate (o anche dell'altro 23/24) è troppo ma decisamente troppo elevato.
Beh, fratelli e sorelle nerazzurri, manca un quarto d'ora. Abbracciamoci forte, giratevi verso chi non ha fede, verso chi ha paura, verso chi teme di osare, e dite loro:
Tu resta qua, io vado.
Forza Inter, sempre e per sempre.