The world sees all of this... But for someone, cheap gas is more important; someone exchanges the freedom of one imprisoned businessman for the lives of thousands of Ukrainians; someone else cares only about their popularity or seat; someone is ready to sell their conscience, motherland, and mother for russian money; someone is simply numb and indifferent; well, and someone just lacks the balls...
but, thank God, there are those who actually do something. It is a pity that, looking globally, such people are a minority. And they will definitely continue their efforts:
- ordinary people will donate to foundations, put pressure on their government when needed,
- journalists with a conscience will conduct investigations and expose politicians and their colleagues who sold out to russia,
- principled politicians (and not those for whom everything is just a "deal") will do everything so that russia is restrained and faces legal retribution...
Each of us simply needs to not stop doing what we can. Maybe we are a minority, but we are persistent!
Destra e sinistra sono convinte che il 3,1% di deficit sia dovuto non alla spesa (più alta) ma al pil (più basso). Cambia solo il responsabile: per il governo la colpa è dell’Istat che sottostima il pil nominale, mentre per l’opposizione è colpa del governo se il pil non aumenta abbastanza.
Alla base dell’errore di prospettiva c’è probabilmente la convinzione, aritmeticamente infondata, che nella definizione del rapporto deficit/pil la variazione del numeratore o del denominatore contino all’incirca allo stesso modo. Se anziché diminuire l’indebitamento, aumenta il pil il risultato non cambia. E invece cambia molto, perché per avere un effetto sul risultato la variazione del denominatore (pil) deve essere molto più ampia (oltre 30 volte) di quella del numeratore (indebitamento).
Il deficit attuale al 3,1% è frutto del rapporto tra un indebitamento di circa 70 miliardi e un pil di circa 2.265 miliardi. Per avere un deficit appena inferiore al 3%, con un pil (denominatore) sempre di 2.265 miliardi, serve un indebitamento (numeratore) di 67,5 miliardi: sono i 2,5 miliardi di uscite che sono apparsi come spese impreviste per investimenti.
Se invece volessimo arrivare a un rapporto deficit/pil appena inferiore al 3% facendo aumentare il denominatore (pil) e lasciando il numeratore (indebitamento) a 70 miliardi, allora servirebbe un pil pari a 2.341 miliardi: ovvero 76 miliardi in più rispetto al livello attuale. Circa 3,5 punti di pil in più. Varrebbe a dire che, rispetto al pil del 2024 pari a 2.210 miliardi, nel 2025 in Italia ci sarebbe stata una crescita nominale del 6%: oltre il doppio di quella effettiva.
Il governo non può davvero credere che l’Istat possa sottostimare così tanto la crescita che c’è stata, l’opposizione non può davvero credere che il governo avrebbe potuto far crescere l’economia a tassi cinesi. La realtà, invece, è che la ragione del deficit al 3,1% non sta nella crescita inferiore alle attese ma nella spesa fuori controllo rispetto al previsto. È questo che la politica non vuole vedere, ma che la matematica non può nascondere.
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Cosa, cosa? Bambini sottratti alla loro famiglia perche i genitori non sanno l'italiano?? Ma allora tutte quelle storia sulla famiglia nel bosco, i bambini che devono stare con mamma e papà, lo stato che non deve interferire con le famiglie e gli affetti, la libertà di insegnamento a casa...
@SapiensSapien81@marattin Il raccoglitore di pomodori non è un contadino. È un bracciante. Spesso nemmeno dipendente del contadino, ma di una cooperativa (se gli va male di un caporale), pagato 4 soldi e sballottato da un cantiere all'altro, senza una vera speranza di migliorare la propria situazione.
Vannacci dice che «non è mettendo uno studente disabile insieme agli altri che lo aiutiamo».
Il problema è già tutto in quel verbo: aiutare.
Perché immaginare che ci sia qualcuno che aiuta e qualcuno che viene aiutato significa pensare che esistano quelli che hanno qualcosa da dare e quelli che hanno soltanto bisogno di ricevere.
Non è così.
Non si tratta di assistenza, ma di scambio.
All’inizio magari sei semplicemente curioso, anche un po’ spaventato. Lo guardi. Lui guarda te. Provi ad avvicinarti. Cerchi di capire cosa gli piace, cosa lo infastidisce, cosa lo fa ridere, cosa lo spaventa.
Impari a conoscerlo e, soprattutto, impari a farti riconoscere.
Poi succede qualcosa.
Cominci a capire un sentimento da uno sguardo, da un movimento, da una parola ripetuta, persino da un silenzio. Impari ad aspettare. A cambiare linguaggio. A spostarti, quando serve, per raggiungere l’altro.
E mentre pensavi di stare imparando a conoscere qualcuno molto diverso da te, scopri che stai imparando a conoscere meglio le persone. Tutte, a partire da te stesso.
È una specie di palestra sentimentale che non sapevi nemmeno di frequentare.
E se impari a costruire una relazione con qualcuno molto diverso da te, pensa quanto diventa più facile costruirla con chi ti somiglia.
È questo il regalo della scuola.
La diversità non la studi, ti ci abitui. Non te la spiegano. Non fai un corso sulla diversità. Ci vivi dentro.
E quando vivi ogni giorno accanto a qualcuno che all’inizio ti sembrava diverso, a un certo punto smetti persino di considerarlo tale.
Io vedo ragazzi cresciuti in classi dove ci sono persone con disabilità, ragazzi di origini diverse, colori della pelle diversi, famiglie diverse, modi diversi di parlare, imparare, muoversi.
E spesso sono gli adulti a ricordare loro che dovrebbero accorgersene.
Sono cresciuti molto più separati.
Ci sono genitori che hanno frequentato classi nelle quali non c’era un compagno con disabilità e magari neppure un compagno di colore.
E qualche volta sono proprio gli adulti a infilare nella testa dei ragazzi divisioni che loro non avevano ancora pensato.
Noi vediamo la categoria.
Loro per fortuna vedono Marco. Quello che gli passa la merenda, quello che quando si agita urla e loro ormai sanno perché.
Spieghiamolo a Vannacci: l’abitudine alla diversità è una straordinaria forma di civiltà.
"IL FATTO QUOTIDIANO INVENTA E MISTIFICA LA REALTA’ DEI FATTI. ORA BASTA.”
Il Ministro alla Difesa, Guido Crosetto, smentisce il Fatto Quotidiano.
"Il giornale “Il Fatto Quotidiano”, nella sua edizione di oggi, ha superato sé stesso nella definitiva mistificazione dei fatti. Il titolo «L’Italia in guerra senza dirlo agli italiani e al Colle» è falso, offensivo, ingannevole e gravissimo per la dignità del mio ufficio, il mio giuramento da Ministro, come per il Capo dello Stato, le Forze Armate, i cittadini.
L’Italia non è in guerra. Il Parlamento non è stato «escluso» da niente. Il Quirinale non è stato tenuto all’oscuro di nulla.
La presenza militare italiana in Arabia Saudita non è mai stata ‘segreta’. Sarebbe stato sufficiente consultare gli atti del Parlamento, dove più volte sono andato, come pure dove si sono recati anche il Capo di Stato Maggiore, il Comandante del Covi, il Ministro degli Esteri, i Sottosegretari alla Difesa, fornendo tutte le informazioni necessarie, e doverose, in merito a tale specifica missione.
Ed io non ho «minimizzato» l’attacco al nostro Eurofighter: l’ho seguito personalmente, l’ho comunicato ed ho chiesto le valutazioni operative sulla sicurezza del nostro personale. L’ho fatto di notte come di giorno, seguendo in ogni momento tutti gli sviluppi dell’attacco e sincerandomi, sempre personalmente, delle condizioni dei nostri militari.
Il Fatto sta solo fingendo di produrre un ‘caso’ che non esiste: mischia dati qua e là, missioni diverse e decisioni assunte secondo precise e regolari procedure, li mescola e costruisce una storia politica che quei fatti non dimostrano.
Infine, sulle navi nel Mar Rosso, una cosa è bene ricordarla: dottor Travaglio, Guido Crosetto non ha né possiede navi. Nemmeno un gommone. Le navi sono della Repubblica Italiana e della Marina Militare e operano nell’ambito di ASPIDES, una missione dell’Unione europea, con un mandato ben preciso sul quale ho scritto una lettera aperta e urgente all’Alto commissario Kallas, ieri uscita ovunque, ma che non vi siete neppure presi la briga di leggere.
La Difesa non è, né sarà mai, il giocattolo di un ministro. È un’Istituzione dello Stato, che può muoversi solo dentro leggi, mandati, procedure e responsabilità precise, definite, che passano sempre e comunque dentro il Parlamento e che solo questi può autorizzare rispettando leggi e Costituzione. Si può criticare il Governo. Si può criticare il Ministro. È il sale della democrazia. Ma raccontare agli italiani che il Ministro e il Governo li hanno portati di nascosto in guerra, tenendo fuori Parlamento e Quirinale, senza dimostrarlo con un solo fatto, non è critica. È mistificazione politica. E questa volta non passerò oltre e non fingerò indifferenza per rispetto della Repubblica, della Costituzione e degli italiani". Così il Ministro @GuidoCrosetto
@cameranesigio@LucaBizzarri Ma il punto rimane: questi trasferimenti da Stato a Regioni da dove arriva? Che copertura ha?... son tasse o debito,che poi diverrà tasse per coprirlo
@Mafara72@gloquenzi No, ci sono alternative:
- altre tasse da street parti (non necessariamente alle stesse entità fiscali)
- debito
- togliere spese come benefici fiscali da altre parti (es. Tolgo delle detrazioni o altro)
#AI: new immersive exhibit at @immaginarioIS, developed in collaboration with experts from Area Science Park!
It can be viewed during opening hours of the museum and it’s included in the museum’s admission ticket 🎟️