Vienimi a distrarre dai pensieri taciturni, dai gusti sintetici, dai gusci vuoti, dai fili sottili. Portami nei libri che non vorresti mai finire, nei tuoi cataclismi, nei moti superluminali, nel blu delle galassie di Markarian.
E da qualche parte regnava il silenzio. Il silenzio di milioni di fili di luce nelle acque più scure. Il silenzio degli sguardi discreti e dei globuli rossi, dei cactus nel deserto e delle buche nell'asfalto. E la notte il silenzio delle vite passate e delle parole sprecate.
E fai attenzione alle parole che ti girano in testa, alla magia del borbottare mentre le stai scrivendo, alle vetrate colorate, a quel piccolo dettaglio che si infrange sulle ossa, alla pazienza di certi fari marini che piano piano si dissolvono e danno un senso all'universo.
Scriviamo cose con gli occhi truccati di nero sotto un cielo ubriaco. Storie ricoperte dal silenzio del vento fino a un incrocio tra il niente e il nient'altro. E questo è più o meno tutto.
Passa un angelo che sbuffa polvere cosmica sugli atlanti stellari, poi un altro che prende quota ben oltre Saturno, e poi un altro che bisbiglia di un mondo fatto di cristallo finissimo, di una puntina in zaffiro, delle calendule che fioriscono tra le tue lentiggini e il respiro.
E a volte, ma solo di rado nel corso della vita ci si accorge di essere vivi e anche di non aver mai letto un romanzo perfetto. E poi un'accelerazione. E bang, si cade. E si va in frantumi sulla via di Damasco. E fa male. E ci si schiarisce la voce. E nel cielo scintille di luce.
Lei risponde alle banalità con mille pagine di storie magiche e tutti i tipi di solitudine, intanto che le spezie scendono come la neve e tutto va come deve andare.
C'è questo cuore che sfrigola nel petto e sa di proiettili con ali di farfalla, di racconti di una terra bruciata, di un'ode a nessuno, di luce delle stelle, di vasti oceani, di ciliegie, amore, perdono, melanconia e così via.
Ti cercherò nelle pagine dei libri dove si bilancia la sete di gravità con l'arte dell'incanto, dove si libera una connessione tra le linee di fuga di Deleuze, dove si scopre un dettaglio sopra un cielo di Hopper e si da un significato al mondo con le mani di Escher.