@Supersonico1899 Tutto giusto, ma questo discorso andava fatto dai tempi di Hakimi e Lukaku, quelli sì presi davvero senza soldi e coi pagherò e le rate mancate e i pagamenti slittati e le deroghe agli stipendi non pagati... e intanto è arrivato lo scudettello marcio del covid... ipocriti
Recap #SinnerZverev
È curioso come ogni slam racconti il carattere del luogo che lo ospita. Il Roland Garros è elegante e capriccioso. US Open entusiasta e rumoroso. Australian Open moderno e solare.
Wimbledon, beh.
Wimbledon è aristocratico e punk.
Perché l’erba è così: regale e imprevedibile, con le sue liturgie e i suoi rimbalzi dispettosi. È Buckingham Palace e Sex Pistols, Anarchy in the U.K. suonata dall’Orchestra Sinfonica di Londra.
Sinner gli accordi per suonare sull’erba li conosce bene, ma se tocchi raramente uno strumento è facile inciampare fra le note. Per questo, i primi turni più che un’ouverture erano stati il saggio di flauto alle medie. A molti cuori di mamma sembrava già Mozart, proprio come al saggio di flauto alle medie.
Poi in semifinale contro Nole nella sua testa è scattato qualcosa. Forse perché certi avversari tirano fuori l’orgoglio pure ai sassi. Forse perché era il momento.
Per Jannik, questa finale ha un sapore diverso. Perché vincere una volta può essere un caso, la seconda invece è un messaggio.
Eppure, come l’anno prima, nell’aria c’è l’odore della terra di Parigi. La stessa terra che sembra aver donato a Zverev nuove certezze. Come se avesse finalmente scacciato la scimmietta dalla spalla, quella che nei momenti decisivi gli infilava un dito nell’orecchio.
La partita inizia e il suo tennis è solido, concreto, essenziale. Così si prende il primo set. Sinner fatica, ma non indietreggia e accetta la difficoltà. Il servizio di Sascha sembra un vicolo cieco, a casa ci appelliamo alla clemenza delle Moire, alla cabala, pure al senso di colpa dei tedeschi per la seconda guerra mondiale.
La battaglia di logoramento continua fino al sei pari del secondo set.
Nella testa di Sinner scatta qualcosa.
Forse perché la possibilità di ballare con Linda tira fuori l’orgoglio pure ai sassi. Forse, perché era il momento.
Domina il tie break e cambia tutto: nel braccio, nello sguardo. Lo vediamo noi e lo vede Sascha, che non può fare nulla per arginare la marea. Sul match point Jannik tira un missile lungolinea simile a quello che gli aveva regalato il primo slam.
Grazie, Moire.
Poi si lascia cadere sull’erba. Va ad abbracciare il papà, la mamma, la fidanzata, il team, tre gatti, un raccattapalle e otto sconosciuti tra cui due Lord. Infine, stringendo la coppa al petto, abbraccia anche sè stesso.
In conferenza stampa dirà: «Parliamo di cinque slam, ma alla fine sono solo cinque giorni. Ci sono così tanti altri giorni».
E in fondo lo sport e tutto qui.
Dall’ultimo slam di giorni ne erano passati 365. Molti erano stati buoni, altri meno. Sembrano tanti, se li contiamo con le dita. Ma il tennis segue una matematica diversa: ogni giorno è soltanto un punto di una partita che dura tutta la vita.
Tra un punto e l’altro si nascondono i pensieri, come nei rimbalzi della pallina prima di servire: sembra che non stia accadendo nulla, ma è in quel momento che si decide la direzione.
Jannik ha appena fatto la storia, ma presto sarà di nuovo lì, tra quei rimbalzi, a scegliere dove andare.
#sinner #tennis #wimbledon
@Rade_Bruyneiano@elle2049 Invece di lamentarmi, io mi farei due domande sul perché ogni mio cazzo di tweet viene costantemente criticato, smerdato e smentito.
Forse, ma forse forse, un paio di dubbi sulla mia "credibilità" me li farei venire, eh?!
Io me lo ricordo 15 anni fa quando ci esaltavamo per Fognini ai quarti di finale del Roland Garros
In queste settimane ho letto gente criticare Sinner per come ha giocato a Wimbledon senza rendersi conto che stiamo parlando di una cazzo di LEGGENDA.
@mrdvm15 Fanno più ascolti gli assoluti italiani di Tamburello su Rai Tre, però noi dobbiamo conoscere tutte le calciatrici italiane nonostante l'eco scarsissima dei media a riguardo...
Polemica sterile, ridicola e nonsense