Quello che sei stato…forse…non è quello che sarai.
Quello che sembri ai più…potrebbe essere l’eccellenza di quello che sei davvero.
Il divenire è cambiare.
La forma è il preludio della sostanza.
Mai viceversa.
Stasera controversioni.
Che soddisfazione.
Stavo per attuare l’ennesimo copione.
Poi ho preso a piene mani la regia.
E sai che è successo?
Un botto senza fuochi!
Sarebbe stata la sua Dea imperfetta nella perfezione simbiontica dell’amore.
Eppure le favole sono favole e la vita è perfetta aggiustando l’imperfezione dei sogni.
C’è un tempo impossibile per essere…e poi c’è la traccia postuma che descrive la nostra fisionomia emotiva, il nostro esserci indipendente, la voglia di essere individuale…
Il discriminante è duale. Consapevolezza e Tempo.
Eppure succede e si è con le maiuscole.
Siamo stereoisomeri di qualcun’altro, ma non lo sappiamo.
Solo che rare volte succede di sentirsi diversi ed uguali…correttamente speculari… con l’altro da se…ed allora la chimica assume una semantica bellissima…quella empatica anche se non uguale.
Raramente…eppure…
L’acqua con le sue carezze gravitazionali.
Il vento con i suoi schiaffi erotizzanti tra il calore ed il freddo incostante d’agosto.
L’aria che racconta l’assenza del banale parlarsi delle stagioni.
E tra le pieghe del tempo la vibrazione del sentire fa sempre il suo
Lavoro.
Persiane socchiuse.
Un mantice stanco di vento immobile.
Penombra.
E quel frinire di cicale metodico che rassicura l’estate.
La natura ed i chiaroscuri…
…sono così erotici
da mandare in corto le sinapsi
accarezzando la pelle umida di sale.
Temperature imperanti
E le persiane vivono d’incroci
Ed il tempo sembra rallentare
E quegli spazi tra le viottole son forni che alterano la rifrazione visiva tanto è intensa l’umidità
Eppure amo l’estate con i suoi venti caldi
Le sue burrasche
Ed il suo coccolante inferno
La sensazione dell’estate.
È capelli gocciolanti d’acqua gelata
e pelle calda di sole
e penombra che soffia quel vento caldo dalle persiane semi aperte.
Chiaroscuri lenti e filtri naturali imbevuti di caldo e temporali.
Il passaggio limitante tra il quotidiano e l’ispirato è un catalizzatore neuronale apparentemente immobile.
Solo apparentemente…perché esso viaggia tra neurotrasmettitori e sensazioni, tra consapevolezza ed abbandono.
Un oblio lento e sistematico.
Una coltre di caldo ghiacciato.
Una penombra che sfuma i contorni.
Una musica che riscalda e culla.
La mente che orchestra ogni dettaglio. L’anima che approva.
È un habitat così intenso che gli avventori incompatibili si fermano sulla soglia.