La percentuale dei propal che sappiano citare a memoria un solo nome di una vittima palestinese di questa guerra e sappiano associarlo a un volto - con l'unica eccezione forse di Hind Rijab (su cui hanno fatto un film) è pari a zero. Chi sostiene Israele conosce nella peggiore delle ipotesi di sicuro almeno tre nomi e tre volti di vittime ebree, sappiamo quali.
La sinistra israeliana è fatta anche di madri che protestano Bibi sfilando con la foto dei bambini palestinesi.
Non risultano notizie di madri Palestinesi che protestino Hamas sfilando con le foto dei Bibas.
Eppure, la "deumanizzazione" è sempre e solo un'accusa a senso unico...
@blindside_fc@tuttosport non vale 40 milioni .... ha fatto la stessa stagione di Openda e David e nessuno si presenta a Torino per acquistarli , anzi devi sbolognarli pagandoli meta' ingaggio ... questo lo inseguono come fosse Ronaldinho a 20 anni
@Kety_geretto@thesurfistax esatto , e consiglio per chi non lo conosce di leggere la storia di Thomas Sankara (aveva reso il Burkina Faso prospero ed indipendente , poi un golpe organizzato dalla CIA fu' assassinato )
Can anyone help me understand this? Because I genuinely don’t get it.
LGBT people are imprisoned, tortured, and killed in ‘Palestine.’ So how come they are the biggest supporters of the pro-Palestinian movement?
@Pinperepette Andavano imposte le stesse regole fiscali. L'altro modo per abbassare il costo del lavoro è importare una massa di disperati da paesi del terzo mondo per farne degli schiavi senza diritti sindacali. La chiamiamo accoglienza, è solo una speculazione,lo schiavismo dei nostri anni
@Pinperepette Non solo moneta unica, ma Paesi come l'Italia hanno ormai anche perso la leva tributaria in quanto legati a strettissimi e assurdi vincoli europei. Quindi se non puoi utilizzare la moneta e le imposte, l'unico parametro di competizione diventa il lavoro. Capolavoro UE
È proprio questo il problema: se l’unico modo per recuperare competitività è comprimere il costo del lavoro o fare concorrenza fiscale, entri in una corsa al ribasso. Le imprese difendono i margini tagliando il costo della manodopera o delocalizzando, non investendo in ricerca, innovazione e produttività. Alla fine vincono i Paesi dove il lavoro costa meno, non quelli che innovano di più.
Stai mettendo insieme temi diversi. Il problema non è "più Stato" o "meno Stato", ma la coerenza delle regole economiche.
Se condividi una moneta e un mercato, ma lasci enormi differenze su fisco, costo del lavoro e politica industriale, crei incentivi alla delocalizzazione e alla competizione sul costo, non sull'innovazione. Questo è un problema di architettura economica, non di socialismo.
Il problema è fattuale.
Abbiamo fatto una moneta unica senza fare uno Stato federale.
Così aziende che vendono nello stesso mercato si trovano a competere con costo del lavoro, tasse e contributi completamente diversi. Il risultato è semplice: tutti sono spinti ad abbassare il costo del lavoro. Chi può delocalizza, chi non può prova a recuperare margini comprimendo il costo della manodopera...
In un sistema costruito così, lo sfruttamento e il caporalato non sono un incidente imprevedibile. Sono incentivi economici che il sistema stesso contribuisce a creare.
E c'è un altro effetto: con margini sempre più bassi si investe sempre meno in ricerca e sviluppo. Se passi il tempo a rincorrere chi produce a costi inferiori, non investi in innovazione, investi nella sopravvivenza.
E' anche per questo che l'Europa ha perso terreno in tanti settori strategici... unito a leggi demenziali.
@livewire67@Kety_geretto Addestramento scarso a mio parere, anni 80 ( visto più volte a Milano ) 1 solo poliziotto ti ammanettava , qui erano in 2 + 1 civile
@Toto54V@Kety_geretto Scarsa preparazione e professionalità mi trovi d’accordo, negli anni 80 ( visto più volte a Milano ) 1 solo poliziotto ti ammanettava… qui erano 2 + 1 civile
@LuciaAntoniaVi1@RobertoAvventu2 Se non hai una preparazione mentale , ti sale l’adrenalina la mente si offusca e quel poco che hai appreso nel corso lo dimentichi.. il risultato è che quello che ti trovi di fronte ti massacra . Guarda che per picchiare per difendersi devi essere capace in alternativa fuggi 😉
@LuciaAntoniaVi1@RobertoAvventu2 e se lo conosce anche il tuo aggressore ? ho fatto Judo per 10 anni ,il corso non vale una cippa se al momento non tieni la mente fredda ... ci vogliono anni di arti marziali per sapersi difendere in un aggressione e coniugati con disciplina corporea e mentale .
#zonabianca
Non entro nel merito della vicenda di Abderrahim Fakir a Bologna. Ma il video di sua sorella mostra un dettaglio che non possiamo ignorare. Parla di un enorme problema culturale, di un’incompatibilità profonda che spesso fingiamo di non vedere. Capisco il dolore. Capisco le urla, il pianto, la richiesta di risposte. Sono reazioni umane, legittime e comprensibili.
Ma c'è una parola che la donna ripete per ben dieci volte in pochi minuti. Non una, non due: dieci.
Dice: "Io voglio vendetta". Non è un errore linguistico. Parla un ottimo italiano, usa i termini con precisione. Sceglie consapevolmente quella parola. E quella parola pesa come un macigno.
Il problema è strettamente culturale.
La nostra civiltà – di matrice cristiana e illuminista – si fonda su concetti come diritto, processo, prova e pena.
Abbiamo messo al centro la giustizia, che è l'esatto opposto della vendetta:
- La giustizia è imparziale, la vendetta è arbitraria.
- La giustizia guarda al futuro, la vendetta al passato.
- La giustizia ripara, la vendetta distrugge.
Evocare la vendetta è un atto grave che apre le porte a una spirale pericolosa: quella delle faide, delle leggi del taglione, del non riconoscimento dello Stato. Quando la vendetta diventa il linguaggio del dolore, si legittimano la violenza e l'odio infinito. Dopo secoli di guerre e sangue, noi abbiamo scelto faticosamente lo Stato di diritto al posto della legge del più forte. Abbiamo scelto la giustizia. Ed è esattamente questa scelta a definire chi siamo.
Sei tu e i tuoi amici a generalizzare quando dite che "il patriarcato deve essere curato in tutti gli italiani".
Io invece che non credo nell'egualitarismo so che ogni persona è differente e le colpe sono individuali. Noto solo che certe etnie hanno una forte tendenza al crimine ed una scarsa capacità d'integrazione.