D’accordo: Giorgia Meloni non è Cavour. Non ha il frac, non recita il Risorgimento e non sta lì a fare la statua di cera dell’eleganza ottocentesca. Fine. Possiamo chiudere il capitolo “non è abbastanza raffinata” e guardare dall’altra parte dell’emiciclo, dove ormai non c’è più un’opposizione.
Elly Schlein sembra la controfigura stanca di Álvaro Vitali. Non una leader: un cameo involontario, con quella faccia da “mi hanno mandato perché gli altri si sono rifiutati”.
Stefano Bonaccini sembra la nonna di Carlo Verdone. Anzi: Sora Lella con la tessera PD. Ti aspetti che a un certo punto tiri fuori il brodo e ti spieghi che “er governo se fa co’ le mani”.
Angelo Bonelli sembra uscito da un film porno degli anni ’70, quello che entra in scena già sudato e ti parla di transizione ecologica come se stesse vendendo un tapis roulant usato.
Nicola Fratoianni sembra uno che sta ripetendo la quinta liceo per la trentesima volta e continua a alzare la mano per dire “compagno prof, secondo me il problema è il capitalismo”.
Poi c’è Giuseppe Conte. Capitolo a parte. Un uomo con un’autostima infinita, esatto opposto del riassunto delle sue capacità. I risultati della sua esperienza di governo non sono stati “discutibili”: sono stati catastrofici. Non meriterebbero un’inchiesta da talk show. Meriterebbero una resa dei conti. Punto.
Sì, mi vergogno di Tajani. Sì, mi vergogno dell’incompetenza impressionante di alcuni esponenti di governo. Non ho bisogno che me lo spieghi il salotto buono: lo vedo da solo.
Ma la gara al ribasso la vince a mani basse quella manica di incompetenti che si presentano sotto la bandiera più ridicola della Seconda Repubblica: il campo largo.
Campo largo di cosa? Di facce, di slogan, di curriculum inesistenti e di moralismo a senso unico.
Campo largo quanto basta per farci stare tutti: il giustizialista, il giustificazionista, l’ambientalista da intervista, il populista pentito e quello che non si è pentito abbastanza.
Campo largo, sì. Di competenza, strettissimo.
Quindi basta con la fiaba della Meloni “inelegante”.
Se il problema è lo stile, dall’altra parte non c’è un’alternativa: c’è un’umiliazione estetica, politica e intellettuale.
E ogni volta che aprono bocca, non fanno opposizione. Fanno autogoal. Con la bandiera del campo largo sventolata come se fosse un programma, mentre è solo un riparo collettivo per chi, da solo, non saprebbe governare nemmeno un condominio.