I ferocissimi paesi baltici sono armati fino ai denti e, a quanto pare, sognano di invadere la Russia da un momento all’altro.
Monaco invece prepara l’assalto a Parigi: orde di monegaschi su Lamborghini e Rolls-Royce, coperti di Chanel e Loro Piana, avanzeranno sugli Champs-Élysées.
Il Vaticano, naturalmente, si sta militarizzando per occupare Roma. Conquistare tutta l’Italia però sarà complicato: San Marino ha già mobilitato le sue temibili forze armate e lucidato le balestre per difendere la penisola che considera già sua.
Il Liechtenstein, invece, è già pronto alla guerra ma non ha ancora deciso dove invadere: Svizzera o Austria. Dilemmi geopolitici del XXI secolo. Il Lussemburgo ha iniziato le sue ambizioni imperiali dalla conquista del Belgio, ma tutti sanno che il vero obiettivo è Berlino. Tanto la Francia sarà già impegnata a respingere l’attacco combinato di baltici e monegaschi.
E infine, ovviamente, Andorra — armata fino ai denti — lancerà l’offensiva finale contro la Spagna. Pare che i duty free ai Pirenei siano solo una copertura per il complesso militare-industriale andorrano.
Più o meno così appare il nuovo “mondo multipolare” se si dà ascolto a certi “esperti” italiani. Manca solo l’annuncio che il Lussemburgo costruirà una flotta oceanica e che il principato di Monaco svilupperà armi nucleari nascoste nei casinò di Monte Carlo.
In questa realtà parallela, i Paesi baltici — che da decenni vivono accanto a una Russia infinitamente più grande e militarmente più potente — non sarebbero preoccupati per la propria sicurezza, ma starebbero segretamente progettando la conquista di Mosca.
Dovrebbero concludere con l’analisi geopolitica definitiva: “L’Estonia vuole arrivare fino a Vladivostok entro Natale”.
Capolavoro comunicativo di Zelensky: emette un decreto con cui stabilisce che l'Ucraina darà il via libera alla parata del 9 maggio a Mosca.
Indica anche le coordinate entro le quali l'Ucraina NON colpirà la Russia.
È un capolavoro.
Un capolavoro assoluto.
@matteosalvinimi Il pensiero che da anni ed anni sia costretto a pagare lo stipendio ad un personaggio come te mi disturba davvero, mi fa orrore e mi fa dubitare della democrazia.
Negli stessi istanti in cui viene raso al suolo un asilo nido a Sumy, a Venezia l'ambasciatore russo inaugura il padiglione di Nonno alla Biennale, insieme agli artisti che lo hanno allestito grazie alla società della figlia di Lavrov.
👏👏👏👏👏👏👏👏👏
Roberto Damico. La Pagina
Alessandro Barbero — che non sapevo così ostile all'Unione Europea — sta tornando spesso su una norma approvata qualche anno fa che equipara i simboli nazisti a quelli comunisti. "A me la falce e il martello non fanno lo stesso effetto di una svastica!", dice indignato.
Lo capisco. Un docente universitario della buona borghesia torinese può anche non provare orrore per quella bandiera. È un privilegio che gli deriva dall'aver vissuto in un paese dove il comunismo ha perso. Ma mi chiedo quando questo propagandista russo smetterà di ricondurre tutto alla propria sensibilità personale — come se la storia si misurasse in base all'effetto che fa su di lui.
Perché vorrei ricordare a Barbero che sì, in Italia Togliatti non ha mai preso il potere. Ma appena oltre confine lo ha fatto Tito — a cui vanno attribuite le foibe. Poco più in là abbiamo avuto l'invasione dell'Ungheria nel 1956 e della Cecoslovacchia nel 1968.
Abbiamo avuto l'Holodomor in Ucraina — un genocidio per fame pianificato dallo Stato. Abbiamo avuto la spartizione della Polonia con la Germania nazista e il massacro di Katyn.
Abbiamo avuto la guerra d'inverno contro la Finlandia e l'annessione forzata degli Stati baltici. E abbiamo avuto la liquidazione militare della Makhnovshchina — il movimento anarchico ucraino — da parte dell'Armata Rossa di Trotsky, uno dei primi esempi di come il comunismo sovietico trattasse chi non si allineava.
Questo, solo per parlare delle guerre fatte sotto quella bandiera. Senza toccare i gulag, le deportazioni di massa, le carestie artificiali, i processi farsa.
Quindi: se in Italia la falce e il martello non ha fatto quello che ha fatto altrove, non è perché fosse innocua. È perché qui ha perso. In mezza Europa, invece, ha vinto — e il risultato lo conosciamo.
Finché non si accetterà che l'Europa dell'Est è Europa — e non cortile di casa russo — e che per polacchi, ungheresi, cechi, baltici e ucraini quella bandiera è puro orrore, non andremo da nessuna parte. E chi, da Torino, si indigna per una norma che equipara i due totalitarismi dovrebbe avere almeno la decenza di chiedere a loro come la vedono.
@balduinich@CarloCalenda@pinapic Non penso neanche più che siate stupidi, questa scusante non la meritate nemmeno più. Siete in malafede e penso anche delusi dalla vita.
@balduinich@CarloCalenda@pinapic Ahahhahahahahah i nazisti Ucraini! Un intero popolo, milioni di persone etichettate come naziste perché questa è la narrazione russa e quindi va seguita. Non siete mai usciti fuori dalla guerra fredda, sveglia, l'Unione sovietica è crollata e faceva cagare già al tempo.
Zelensky: “Non sono una scatola di cioccolatini né un'auto che può piacere o non piacere.
Ciò che conta è che io serva il mio popolo e adempia ai miei doveri.”
Non ne sbaglia una.