Essa é a modelo Sara Sampaio, ex-angel da Victoria's Secret, mostrando que tudo é ângulo e que o corpo perfeito só existe no Instagram. A sua blogueira favorita não tem um corpo perfeito. A sua modelo favorita também não. Tudo é questão de ângulo, iluminação e alguns retoques.
All'ospedale pediatrico San Nicola di Leopoli, in Ucraina, una madre ha potuto sentire il cuore di sua figlia decenne morta battere ancora, nel petto di un bambino di 12 anni di nome Nazar. È stato un momento di grande commozione. Il piccolo negli ultimi tre anni ha dovuto lottare contro la leucemia, una polmonite acuta e un'insufficienza cardiaca: solo un trapianto poteva mantenerlo in vita.
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“Ce ne siamo accorti molto presto. È stata mia moglie a percepire delle anomalie nel comportamento di Dante. Io la consolavo, le dicevo che tutto si sarebbe normalizzato. Ma noi abbiamo due gemelli e le differenze, nel percorso di crescita, si vedevano nettamente. È stato difficile trovare qualcuno che sapesse farci una diagnosi chiara e che ci indirizzasse. Non esiste un numero di telefono a cui rivolgerti, un indirizzo dove andare. Ti rendi subito contro che l’autismo di un figlio si coniuga con la assoluta solitudine dei genitori. E questo vale per ogni tipo di disabilità.
Noi abbiamo visto che Dante aveva un’attenzione ossessiva per le trottole, anche lui girava su sé stesso e non finiva mai di farlo. Aveva attenzione per le cose e non per le persone. L’autismo può portare gravi difficoltà relazionali, anche ritardi mentali, motori, cognitivi.
Ora, però, Dante è consapevole. Ha fatto un lavoro impressionante, una fatica struggente. Per lui tutto è stato fatica: mettersi una maglietta, andare in bagno, parlare. Tutto gli è stato insegnato. Lui ha faticato tanto, ma noi ci siamo potuti permettere che fosse seguito. Ma chi non ha i soldi? Anche qui, proprio quando la mano pubblica dovrebbe riequilibrare le differenze, invece si accentuano le diseguaglianze sociali. Esistono associazioni, ma sono private. Non c’è nulla di pubblico che affronti il problema dell’autismo e sia vicino alle famiglie.
Sono 600 mila i casi registrati e chissà quanti sono sconosciuti perché nascosti dalla vergogna sociale. Un bambino ogni 75 dei nuovi nati è autistico. E non si sa perché. Ma se non si investe sulla ricerca non si saprà mai. E non si troveranno mai dei rimedi. Ragazzi e genitori rischiano così di sentirsi soli e di trasformarsi in un esercito di persone mute. Per questo è importante parlarne, non chiudersi, non nascondersi”.
Le parole di Elio sull' autismo di suo figlio Dante
Sto lasciando un “bravo uomo” per colpa di cinque parole.
Mi chiamo Sarah, ho 39 anni e tra tre giorni firmerò le carte del divorzio.
Mia madre piange al telefono.
Le mie amiche sono scioccate:
“Ma sei sicura? Marco non beve, non ti tradisce, ha un lavoro fisso, allena pure la squadra di calcio dei bambini…”
È vero. Marco è un bravo uomo. Ma io non sto lasciando un uomo cattivo. Sto licenziando un dipendente incompetente.
Il problema? Una frase. Una sola, ripetuta per dodici anni, goccia dopo goccia, fino a farmi crollare il sistema nervoso:
“Tesoro, dimmi solo cosa devo fare.” Marco “aiuta”.
Ma solo se glielo dico. Carica la lavastoviglie, se glielo chiedo. Prende i bambini a scuola, se gli mando il promemoria. Fa la lavatrice, ma ogni volta chiede:
“Che programma uso?” e “Dov’è il detersivo?” Io penso, lui esegue.
Io sono l’amministratrice delegata della famiglia.
Lui è lo stagista che dopo dieci anni ancora non sa dove stanno i rotoli di carta.
La goccia che ha fatto traboccare tutto è arrivata martedì scorso.
Stavamo cenando. Lui, guardando il telefono, mi fa: “Ehi, domenica è il compleanno di mia madre.
Cosa le abbiamo preso?” Cosa abbiamo preso.
Mia forchetta ha toccato il piatto.
Sua madre, non la mia.
Eppure, per lui, toccava a me ricordare la data, trovare il regalo, comprarlo, incartarlo, firmare il biglietto.
Lui doveva solo presentarsi a mangiare la torta.
Non ho urlato. L’ho guardato e ho chiesto:
“Che numero di scarpe porta nostra figlia?” Silenzio. “Come si chiama l’insegnante di nostro figlio?” Niente. “Quando scade l’assicurazione dell’auto che guidi tutti i giorni?” Silenzio. “Quanti anni compie tua madre domenica?” Ha esitato.
Ha dovuto fare il conto. Poi si è offeso.
“Ma stai esagerando! Bastava dirmelo e sarei andato io!” Ed è proprio questo il punto:
“Bastava dirmelo.”
È questa la fatica invisibile. È questo il carico mentale.
È vivere pensando per due.
È portare sulle spalle tutta la mappa della famiglia, mentre l’altro si gode il panorama.
Io sono stanca. Stanca di essere l’unica che nota che il latte è finito.
L’unica che sa quando il cane deve fare i vaccini.
L’unica che tiene in piedi tutto. Anche lui. Io non voglio più essere una mamma con la lista delle cose da fare. Voglio tornare a essere una donna.
Preferisco affrontare la fatica da sola, piuttosto che sentirmi sola accanto a qualcuno che “aiuta”, ma in realtà pesa come uno zaino pieno di pietre.
Sarò una madre single? Sì.
Ma smetterò di essere la madre di mio marito.
Io non ho bisogno di un aiutante.
Ho bisogno di un partner.
Tutti usano la frase di Umberto Eco per spiegare i social, io ne preferisco una di Mike Tyson.
“I social media vi hanno messo troppo a vostro agio nel mancare di rispetto alle persone e nel non essere presi a pugni in faccia per averlo fatto”
Oggi ho letto di un orangutan di Sumatra che, ferito al volto, ha fatto qualcosa che dovrebbe far riflettere profondamente la nostra specie. Gli scienziati che lo hanno studiato lo hanno chiamato Rakus.
Questo straordinario primate dopo aver riportato una grave ferita alla guancia destra, è stato osservato mentre selezionava una specifica liana medicinale della foresta tropicale, la Fibraurea tinctoria (“Akar Kuning”). Ma non si è limitato a mangiarla.
L’ha masticata lentamente fino a ricavarne una pasta, quindi ha applicato con precisione il succo direttamente sulla ferita aperta, ripetendo il gesto più volte per diversi minuti.
Successivamente ha coperto la lesione con il residuo vegetale, come una vera medicazione.
Nei giorni successivi la ferita si è chiusa senza infezioni.
Lo studio, pubblicato nel 2024 su Scientific Reports dal Max Planck Institute of Animal Behavior, rappresenta il primo caso documentato di un animale selvatico che tratta attivamente una ferita aperta utilizzando una pianta medicinale appropriata.
E forse la questione più importante non è soltanto biologica. Perché episodi come questo incrinano ancora una volta l’antica arroganza dell’uomo di sentirsi “padrone” assoluto del mondo naturale.
Troppo spesso abbiamo immaginato gli animali come esseri inferiori, guidati soltanto da automatismi ciechi, dimenticando che la Natura custodisce forme di intelligenza molto più profonde, antiche e sottili di quanto il nostro orgoglio sia disposto ad ammettere.
Infatti l’orangutan non sta “imitando l’uomo”. Sta semplicemente vivendo secondo una sapienza inscritta nella vita stessa.
Forse è proprio questo che oggi ci emoziona tanto: scoprire che la distanza tra noi e il resto del vivente non è così assoluta come abbiamo creduto.
Gli animali non cercano di dominare il pianeta. Lo abitano.
E forse la vera superiorità non consiste nel conquistare la Natura, ma nel riuscire a restare in armonia con essa senza distruggerla.