Il Presidente del Senato, che sarebbe poi la seconda carica della repubblica, oggi a #Milano ha deciso di sedersi tra il pubblico in Consiglio comunale e, in barba a ogni parvenza di equilibrio istituzionale, di prendere animatamente parte alla discussione politica della città attaccando il Sindaco e la sua maggioranza.
Da senatore, da italiano e da milanese trovo tutto questo letteralmente sconcertante.
Complimenti a Fabio Madella, nuovo Assessore all’Edilizia Privata, Commercio e Attività Produttive del comune di #Mantova.
Con la certezza che metterà competenza ed energia al servizio della città insieme al nuovo sindaco Andrea Murari.
“I giovani fuggono dall’Italia perché non trovano salari adeguati e il governo cosa fa? Si inventa una riforma che dà i posti a chi è già uscito dal lavoro.”
Mentre migliaia di #giovani lasciano l’Italia in cerca di opportunità, il governo Meloni porta avanti un disegno di legge palesemente anticostituzionale, che sottrae poteri alle Regioni e non affronta i veri problemi del Paese. Intanto, i 500 milioni annunciati per i porti si riducono a appena 10 milioni e continuano a essere ignorate le richieste dei lavoratori sul riconoscimento dei lavori portuali come usuranti.
Con @mariannamadia daremo battaglia in #Parlamento, contro l’ennesima scelta che penalizza giovani, lavoratori e territori.
“Pochi sono grandi abbastanza da poter cambiare il corso della storia. Ma ciascuno di noi può cambiare una piccola parte delle cose, e con la somma di tutte quelle azioni verrà scritta la storia di questa generazione.”
(BOBBY KENNEDY)
Queste parole sono, credo, il migliore suggello per ricordare quest’anno il D-Day, quello sbarco in Normandia che fu la chiave per la sconfitta del nazifascismo in Europa e per l’affermazione della democrazia nell’Europa occidentale.
Verrebbe da pensare, guardando le croci di Omaha Beach, se a questi valori -per i quali sono morti soldati statunitensi, oltre che britannici, canadesi e francesi- ci pensano Donald J. Trump o JD Vance quando si lanciano nelle loro intemerate contro quell’Europa nella quale il giogo dell’oppressione e della dittatura venne spezzato dai loro padri e dai loro nonni in nome della libertà.
Ma dietro alle increspature della cronaca,ci sono le lunghe leve della Storia. E queste ci dicono che in Normandia, 82 anni fa, ciascuno che venne chiamato alla responsabilità fece la sua piccola parte delle cose, e scrisse in quel modo una Storia che e’ arrivata fino a noi.
Coltiviamola con cura, questa memoria. Perché e’ l’azione che fa da premessa a giorni migliori.
A Londra, Francia, Germania, Regno Unito e Ucraina discutono di negoziati e del ruolo dell’Europa nel percorso verso la pace. Un passaggio politico decisivo e l’Italia…non c’è.
Giorgia Meloni ha raccontato per mesi di essere centrale in Europa, indispensabile nei rapporti con gli Stati Uniti, decisiva sui grandi dossier internazionali. La realtà però è un’altra: quando si decide davvero, l’Italia resta fuori.
Altro che ponte tra Europa e Trump, con Meloni l’Italia è irrilevante.
L’Italia c’è. Solo che non la invitano.
Antonio Tajani ha trovato la soluzione al problema della crescente irrilevanza italiana in Europa: cambiare il nome al tavolo.
A Londra si riuniscono Regno Unito, Francia e Germania per discutere di Ucraina, sicurezza europea e futuro dei negoziati. L’Italia non c’è. E Tajani spiega che il problema è il formato: quello è un E3, lui preferirebbe un E5.
Un po’ come chi resta fuori da una cena e, per consolarsi, spiega che in realtà preferisce i tavoli da otto.
La verità è molto più semplice e molto più amara.
Quando si prendono le decisioni che contano, l’Italia non viene più considerata indispensabile. Non perché qualcuno ce l’abbia con noi. Non perché esistano oscure congiure europee. Ma perché da anni il governo Meloni ha scelto di trasformare la politica estera in una successione di fotografie, amicizie esibite e propaganda interna.
Prima il ponte tra Trump e l’Europa. Poi il ponte tra Orbán e Bruxelles. Poi l’interlocutore privilegiato di tutti. Alla fine non siamo diventati il ponte di niente, ma un binario morto.
E infatti mentre Macron, Merz e Starmer discutono del futuro della sicurezza europea, noi siamo costretti a spiegare che avremmo preferito un altro formato.
La risposta arrivata da Berlino è persino più umiliante delle parole di Tajani. I tedeschi hanno ricordato con garbo che Italia e Polonia sono coinvolte e informate. Informate. Come si informa il parente che non partecipa alla riunione di famiglia ma a cui, per cortesia, si manda il resoconto.
Tajani continua a ripetere che l’Italia sarà protagonista della pace. Ma la pace la costruiscono quelli che siedono al tavolo, non quelli che commentano il menù da fuori.
E mentre il ministro degli Esteri prova a convincerci che non è successo nulla, il dato politico è sotto gli occhi di tutti: l’Italia è passata dall’essere uno dei motori dell’integrazione europea a un Paese che deve spiegare perché non è stato invitato.
Più che politica estera, ormai, è gestione dell’esclusione.
Come dimostra l’esclusione di Giorgia Meloni dal #vertice sull’Ucraina di #Londra, lei non conta un fico secco. Si era posta come il ponte tra Europa e Stati Uniti, ma abbiamo visto i risultati: l’Italia non è stata d’aiuto in nessuna fase del dialogo con Trump. E con il pressing di Vannacci le contraddizioni nel centrodestra saranno sempre più forti.
Ne ho parlato questa mattina a @SkyTG24.
Una bellissima emozione per la vittoria di Marco Galiano. Venerdì sera eravamo a #Trani con @matteorenzi, @TeresaBellanova e @davidefaraone e i nostri dirigenti locali per chiudere la sua campagna. Una piazza piena di speranza. E oggi quella speranza ha vinto a Trani come in altri comuni. Come @ItaliaViva siamo orgogliosi di aver sostenuto bravi sindaci del #centrosinistra. Ha ragione Matteo Renzi: questo ballottaggio significa che il centrosinistra può vincere nelle città come nel Paese. Buon lavoro a tutti voi, al fianco dei cittadini.
Auguri di buon lavoro ai tanti amministratori eletti da IV-CASA RIFORMISTA in tutta Italia, che hanno dato un contributo decisivo in molti territori alla vittoria del centrosinistra.
La bandiera italiana spicca in tutta… la sua assenza.
Giorgia Meloni ha condannato la Nazione all’irrilevanza.
Quando millantava di essere il ponte fra Europa e Trump, eravamo gli unici a dirlo: altro che ponte, qui stiamo andando a sbattere.
E questa foto ne è la certificazione.
Quando venerdì sera abbiamo chiuso in piazza la campagna elettorale di Trani ho detto a Marco Galiano di ricordarsi sempre che essere sindaco non significa essere il primo cittadino ma l’ultimo cittadino. Oggi che abbiamo vinto per un soffio, a Trani come ad Agrigento come in altri comuni, sono felice per lui, per tutti i sindaci, per il centrosinistra. Questo ballottaggio dimostra una volta di più che a livello nazionale si può vincere. Ma dimostra anche e soprattutto che da domani per queste comunità inizia una storia nuova. E per questi sindaci un impegno totalizzante e bellissimo chiamato Politica. Noi, come Italia Viva, siamo contenti di aver fatto la nostra parte
@GiorgiaMeloni Nei comuni capoluogo è finita 10-6 per il centrosinistra. Sulla politica internazionale non ci hanno invitato a Londra. Sulla politica economica peggiorano debito, stipendi, bollette e produttività. E tu ci dici “avanti così?” Chi si contenta gode, capisco. Ma così è troppo eh!
Considerando il totale dei 18 capoluoghi al voto in questa tornata di amministrative, il centrosinistra passa da 8 uscenti a 10 eletti e il centrodestra da 5 a 6, mentre i sindaci civici o espressi da altri partiti calano da 5 a 2.
#Amministrative2026#MaratonaYoutrend
In 50 dei 118 comuni con più di 15 mila abitanti al voto per le #Amministrative2026 il sindaco eletto è di CSX, in 40 è di CDX e in 28 è un candidato civico o espressione di altri partiti. Gli uscenti erano invece 59 di CSX, 42 di CDX e 17 civici o di altri partiti.
Si chiamava Gianluca, aveva 22 anni ed è stato ammazzato e lasciato morire dissanguato da una gang di giovanissimi sudamericani per il controllo del territorio. Non è successo nel Bronx o in una favelas ma alla stazione di Milano Certosa.
La responsabilità dell’ordine pubblico è del Governo centrale, non dei comuni.
Giorgia Meloni ha intenzione di continuare a fare finta di nulla lasciando soli i sindaci? Quanti giovani innocenti devono ancora morire prima di decidersi a occuparsi sul serio di sicurezza e non con gli slogan vuoti? Quanti poliziotti e carabinieri devono stare a perder tempo in Albania mentre le nostre stazioni diventano terra di nessuno?
La Patrimoniale non funziona. Se fai fuggire all’estero chi oggi paga le tasse in Italia la conseguenza è che ci saranno meno soldi per la scuola, per la sanità, per la sicurezza. I sondaggi dicono che funziona? L’esperienza dimostra il contrario. Leggo i vostri commenti
Il tennis è uno sport incredibile, pazzesco, fantastico. E quello che sta succedendo al tennis italiano è una roba da favola. Ricapitoliamo. Dopo anni di anonimato in Italia arriva un campione incredibile, Sinner. Vince tutto o quasi, regala emozioni, diventa il numero 1 al mondo. Gli manca solo il Roland Garros. Quest’anno sembra destinato a prendersi anche la corona di Parigi e invece crolla al secondo turno quando nessuno se lo aspetta, per un problema fisico, dopo aver dominato fino al terzo set. Tante chiacchiere e polemiche, assurde. La grandezza di un campione si vede anche da questo: da come riparte dopo una sconfitta terribile. E Sinner ha dimostrato di essere un campione assoluto anche quando ha perso la finale parigina dello scorso anno e poi si è preso Wimbledon. Ma il Roland Garros sembra stregato e dunque quella del 2026 per l’Italia sembra un’edizione sotto tono. Sinner e Musetti sono out, i due più forti sono ai box. E allora che ti succede? Che Cobolli, Berrettini e Arnaldi, altri tre italiani, facciano un torneo meraviglioso. E il paradosso è che proprio nel Roland Garros da cui Sinner è uscito ci sarà sicuramente un italiano in finale domenica prossima. Che emozioni fantastiche regala lo sport! E che meraviglia è il tennis…