@SNicoletti75 Avete perdonato Lukaku e l’avreste perdonato ancora, se si fosse presentata l’occasione. Ma l’attaccante che ci ha tenuto da solo in piedi in banter era, che ha sbagliato senza dubbio, ma che ha sempre dimostrato interismo, sia mai a perdonarlo.
Our Chief Mouser Larry is back at Downing Street following a minor operation, and is recovering well.
He is feline much better but taking things one paw at a time.
We are grateful to the vets for their outstanding care.
Ieri mattina, un po’ per diletto e un po’ per festeggiare una settimana bella bella, sono stato ad Appiano, volendo poi consegnare due o tre copie del libro e volendo salutare qualcuno dei nostri. Complice una pioggerellina comunque simpatica, fuori c’erano due ragazzini - due contati - e altre due o tre signore, oltre al Sindaco (aficionado luogotenente di Appiano, notissimo agli usuali avventori nerazzurri).
Intorno alle dieci e qualcosa è uscito Pupi che col solito sorriso si è fermato, ha concesso due foto e due abbracci ai ragazzi lì ed è rimasto un po’ a parlare e ridere con tutti noi, salvo poi, giustamente, andare.
Nel giro di un’oretta sono usciti e andati via, in ordine: Lautaro, Barella, Dimarco, Zielinski, Spence (con la sorella a far da autista), Luis Henrique e Sucic. Dopo, ancora, Pio e il solito van con Basto e qualcun altro.
Ecco… ce ne fosse stato uno - e dico uno soltanto - disponibile a fermarsi con tre bambini fermi lì (con tanto di bandiere) e che eran lì per loro, a vederli come degli idoli - esattamente come noi vedevamo i ragazzi vent’anni fa - e a permetter loro, in ogni caso, di condurre quel tenore di vita e sentirsi delle star. Nessuno tolto Pupi, appunto. Tutti a sfrecciare e ad accelerare tirando dritto.
E allora da un lato penso alla differenza di atteggiamento - non so se sia giusto parlare di “valori”, ma penso c’entrino anche questi - tra i calciatori che abbiamo davvero amato noi e i calciatori che amano i nostri fratellini, nipoti e figli. Dall’altro penso una cosa ancor più essenziale: ritengo che una società sportiva, che comunque vive di interazioni, marketing e di tifo - rectius, altrui sentimento e altrui spese - dovrebbe avere l’accortezza di imporre ai propri tesserati l’empatia nel regalare tre minuti di gioia a quei tifosi, e mi riferisco ai bambini, che comunque la mattina si alzano e corrono lì per salutarli e per chiedere tre secondi di gioia condivisa.
Perché - fidatevi - anni fa questo codice ai nostri era societariamente dettato, com’era giusto che fosse.
E non per noi, che superati i trent’anni sappiamo - o dovremmo saperlo fare - fortunatamente scindere tifo, passione, sentimenti e delusioni… ma per quelle generazioni di bambini che si sta allontanando sempre più dal calcio giocato per vivere un calcio social-interattivo-virtuale.
La stanchezza che proviamo non deriva tanto dal lavoro accumulato, quanto da una quotidianità fatta di routine e di vuoto.
Ciò che più stanca non è lavorare troppo. Ciò che più stanca è vivere poco.
Ciò che veramente stanca è vivere senza sogni.
Gabriel Garcia Marquez
Non ho mai bloccato nessuno su X ma se leggo ancora post che Jannik Sinner non ha un problema di comunicazione inizio.
Numero uno al mondo nel suo sport e non si capisce un cazzo.
Sta bene da 5 mesi, torna sempre al prossimo torneo e salta quello precedente per precauzione sisi
Trent’anni fa un omicidio orribile, oggi un’orribile esecuzione in Tennessee per punirlo. Dopo due iniezioni letali la condannata sopravvive. Sul posto non c’è assistenza medica d’emergenza, ora è in ospedale probabilmente con una lesione cerebrale.
Questa è giustizia?
"Gli israeliani hanno invaso il territorio di qualcun altro, hanno preso le case della gente e hanno fatto molte delle cose che i nazisti hanno fatto agli ebrei. Non si può essere più malvagi di così. Stanno commettendo un male grande quanto quello che hanno fatto i nazisti, e per certi versi è persino peggio perché in un certo senso se ne vantano. Hitler almeno aveva la decenza di cercare di tenerlo segreto. Per qualche ragione Hitler non voleva che la gente sapesse che stava facendo quelle cose agli ebrei. Gli israeliani ne sono quasi orgogliosi. Ed è una malvagità demoniaca".
Wallace Shawn, attore, drammaturgo e saggista americano ebreo in un’intervista al "Katie Halper Show"
Elena Pero non c’è più. La sua voce, la voce del tennis, rimarrà per sempre.
Aveva 60 anni. Non ha saltato una telecronaca, neppure durante la malattia. L’ultima volta che l’abbiamo ascoltata, noi come voi da casa, è stata a Wimbledon, dove ha celebrato la seconda vittoria consecutiva di Jannik Sinner, come aveva fatto per la storica prima volta – il 13 luglio 2025 - in coppia con Paolo Bertolucci, che ha composto con lei, in oltre 20 anni di telecronache assieme, il secondo formidabile doppio della sua carriera.
In questi giorni disperati, l’unica consolazione è ricordare Elena proprio lì, al suo posto, con una cuffia e un microfono, sul campo più leggendario, a fare il suo lavoro, nel quale era la più brava. Naturalmente la migliore. Senza crederlo di sé, e senza avere mai fatto pesare a nessuno di esserlo.
Elena ha illustrato questa testata, Sky Sport, per più di trentacinque anni, da quando si chiamava Telepiù, dove è entrata fin dalla sua fondazione, come giornalista praticante nel 1991, assunta da Rino Tommasi, il suo grande maestro, del quale ha raccolto – unica a poterlo fare – l’eredità più pesante. La sua voce è, e sempre sarà, un codice di pura bellezza. Come il suono della palla colpita da Roger Federer, come una volée di Martina Navratilova. Sarebbe necessaria l’essenzialità del suo racconto - così ricco, preciso, caldo e intenso, ma senza concedere nulla alla retorica, all’eccesso, e senza sprecare un aggettivo - per elencare tutti i successi, tutte le qualità di questa straordinaria professionista. Di questa donna giornalista, così lontana dal modello svenduto oggi soprattutto sui social, e per questo così attuale e così esemplare, ci auguriamo, per le prossime generazioni di ragazzi e soprattutto di ragazze.
Tanto, tantissimo, ha dato al suo lavoro e tanto, tantissimo ha ricevuto. Tutto ha dato alla sua famiglia e tutto ha ricevuto, alla figlia Martina, al suo (e nostro) Sergio, grande produttore recentemente premiato dal Club a Wimbledon per la sua rimarcabile carriera, sempre al fianco di Elena anche sul campo. Oggi non possiamo che rivolgere il nostro pensiero a loro.
Elena ha amato lo sport e i suoi valori, e ha adorato e onorato il tennis, ricambiata dagli appassionati, quelli che lo sono da sempre e quelli che lo sono diventati grazie a Sinner e compagni. Ha attraversato con le sue cronache generazioni di campioni e campionesse, accompagnando le loro imprese senza mettersi mai davanti a loro. Ha imposto il suo stile e la sua preparazione enciclopedica, senza abusarne, non ha mai barattato il rispetto con il tifo, ha sorvolato sulla cattiveria con la leggerezza delle sue parole, sempre quelle giuste. Ha pianto quel giorno per Jannik a Wimbledon, e noi con lei.
Appartiene al pantheon dove stanno, ne citiamo alcuni, Nicolò Carosio, Nando Martellini, Paolo Rosi, Alfredo Pigna, Adriano De Zan, coloro che hanno raccontato a milioni di italiani le imprese leggendarie del nostro sport, come quelle di Sinner e di quest’epoca d’oro del tennis italiano. Se n’è andata, come Rino Tommasi e Gianni Clerici.
Non smetteremo di ascoltarti. E non smetteremo di ricordarti, cara Elena. Anche se noi di Sky Sport non saremo più gli stessi, ti promettiamo che faremo di tutto per essere degni di quello che ci hai lasciato, del tuo esempio. E di te.
Anima pura, persona perbene, specchiata giornalista, meravigliosa collega. Grande, indimenticabile voce
di Federico Ferri, direttore di Sky Sport
Diamoci una mossa e votiamo il Referendum per l'abolizione della caccia! I quesiti sono due e secondo me non aiuta, comunque sono qui sotto e si entra con lo SPID #NOCaccia#referendumcaccia
https://t.co/XPh6ltakDb
https://t.co/vLylIKtOQx