Patriot Simone Carabella bursts into a political meeting in Rome: "They won't let me speak. Left-wing politicians are throwing Italy's doors wide open to radical, fanatical Islam—the kind that carries out attacks and forces young girls into marriage, even here in Italy. Rome is full of Islamic mini-markets and abusive mosques. They are selling out Rome and Italy to Islam for a handful of votes. They have to leave!"
Un anno fa veniva ucciso Charlie Kirk. Aveva appena 31 anni ed era, ancora una volta, in mezzo ai giovani, in un’università, a fare quello che aveva scelto di fare per tutta la sua vita pubblica: confrontarsi, discutere, difendere le proprie idee.
Charlie aveva fatto della fede, della libertà di parola e del confronto la propria cifra. Era un cristiano convinto, un marito, un padre, un ragazzo capace di parlare a una generazione intera senza sottrarsi mai al dibattito, anche con chi la pensava in modo opposto.
È stato assassinato proprio mentre esercitava quella libertà.
A un anno di distanza, il modo migliore per ricordarlo è non lasciare che prevalga l’odio che ha cercato di zittirlo. Continuare a credere che le idee si affrontano con altre idee, che il dissenso non è un nemico da eliminare e che la fede può essere vissuta senza paura e senza vergogna.
Charlie Kirk non c’è più. Ma ciò per cui ha vissuto continua a parlare.
E merita di essere ricordato.
2 gemelle di 20 anni: #Taraneh condannata a morte e Romina condannata a 25 anni di carcere.
Hanno osato chiedere più libertà in #Iran.
Non lasciamole sole!
#FreeIran 🇮🇷 #9settembre
Quando uscì dalla fabbrica, sembrava troppo piccola per cambiare il mondo.
E invece, la Fiat 500 cambiò l’Italia.
Era il 4 luglio 1957.
Fuori, l’aria era piena di speranza. L’Italia cominciava a ricostruirsi davvero.
Dentro, alla Fiat, un uomo guardava il nuovo modello con orgoglio.
Si chiamava Dante Giacosa, e per anni aveva studiato come rendere l’auto un bene accessibile, non solo un lusso.
Perché fino a quel momento, possedere una macchina era un sogno irraggiungibile per la maggior parte degli italiani.
Ma Olivetti aveva portato le parole ovunque.
Bialetti aveva portato il caffè in ogni cucina.
Ora serviva qualcuno che portasse la libertà… in ogni famiglia.
La 500 era minuscola, economica, geniale.
Due porte, motore posteriore, consumi ridottissimi.
Stava nei parcheggi stretti, nelle vie di paese, nei cuori delle persone.
All’inizio qualcuno storceva il naso. Era troppo spartana. Troppo essenziale.
Ma poi arrivò la seconda versione, con i finestrini apribili, il tetto in tela, più comfort.
E da lì, il boom.
Negli anni Sessanta, la Fiat 500 era ovunque.
Fu la prima auto di fidanzati, operai, studenti.
Diventò un simbolo della giovinezza, della spensieratezza, della ripartenza.
Era il tempo dei juke-box, delle vacanze al mare, dei film in bianco e nero.
E in quasi ogni scena, una 500 parcheggiata da qualche parte.
Per Giacosa non era solo ingegneria: era un gesto politico, culturale.
Dare quattro ruote a chi prima aveva solo le scarpe.
Dare autonomia, mobilità, futuro.
Alla fine degli anni ’70 ne circolavano oltre 4 milioni.
Piccola, rumorosa, ma amata come poche cose al mondo.
Oggi la 500 è un’icona, esposta nei musei, reinventata nel design.
Ma quella vera, la prima, resiste ancora nei garage, nei raduni, nelle memorie di chi ha imparato a guidare stringendo quel volante minuscolo.
Perché la Fiat 500 non era solo una macchina.
Era il primo passo verso un’Italia più libera.
E su quei sedili stretti, tra borse della spesa e sogni più grandi del bagagliaio,
l’Italia imparò a correre.
- Piccole Storie
Ecco il primo spot cinematografico d'epoca. Fiat 500 D.
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Al #41bis in galera devi fare la muffa.
Non querele ai giornalisti.
E invece no.
Il boss mafioso #Graviano querela #Giletti.
Ora #indagato.
"La #mafia vuole tutti muti", scrive @Storace.
E quella cosa che ci ostiniamo a chiamare #giustizia gli va appresso.
https://t.co/1XCeMK3QBu