Continua la manipolazione del mercato elettrico ad opera dei soliti noti senza che l’Autorita’ muova un dito. Oggi depositeremo un’ulteriore interrogazione. Ma a questo punto non basta più, prepareremo un esposto alla procura della repubblica. Mettiamo fine a questo sconcio inaudito sulla pelle dei cittadini. @GiorgiaMeloni
Dia un'occhiata sulla app di Terna. Dalle 17 alle 21 del giorno in questione (27/9/2026) il prezzo marginale era ben più alto del prezzo dell'energia elettrica a gas (da 40 sino a un picco di 140 €/MWh in più). Cioè il prezzo marginale non lo facevano impianti a gas, chè altrimenti sarebbe stato ben più basso.
Ma in quelle ore la potenza degli impianti termoelettrici (sostanzialmente a gas) era circa 13 GW (guardi il primo grafico sotto); mentre appena 2 giorni prima era 24 GW (secondo grafico). Quindi impianti a gas non ne mancavano, eppure in quelle ore non hanno offerto. Questo non si può fare, a meno che non sia giustificato da guasti o manutenzioni. Si può giustificare che 11 GW siano indisponibili e non "trattenuti"? Difficile crederci.
Ma ci sono altri indizi. Il gestore di un impianto idroelettrico, che ha costi di generazione modesti (teniamoci larghi quanto vogliamo, ma non superano i 50 €/MWh) perchè dovrebbe offrire in borsa la sua energia a un prezzo ben superiore a quello dell'energia elettrica a gas, rischiando di non venderla, visto che sa che 2 giorni prima di capacità a gas ce n'erano ben 26 GW disponibili? Per esser sicuro di venderla, gli basterebbe offrirla a qualcosa meno dell'elettricità a gas, anche 190 €/MWh, e farebbe comunque un gran guadagno. Non sente anche lei puzza di "trattenimento" di capacità a gas concordato, in modo da far salire il prezzo marginale? Naturalmente, a vantaggio dei produttori e a danno dei consumatori!
Ieri e oggi ho risposto molte volte, su vari organi di informazione, al quesito "cos'è il nucleare sostenibile citato dalla legge delega?".
Chiariamo subito: non è un concetto astratto, nè ha a che fare con la data di progetto, nè con la taglia del reattore, nè con alcuna altra amenità.
È semplicemente il nucleare, commercialmente disponibile, che rispetta pienamente il principio europeo DNSH (do not significant harm - non recare danno significativo), in base al quale rinnovabili e nucleare sono incluse nella tassonomia green europea.
La sostenibitá del nucleare è accertata, senza ombra di dubbio, dal completissimo rapporto del Centro Comune di Ricerca, che essmina TUTTA LA FILIERA NUCLEARE, di cui allego il link!
Copio dall'executive summary: "Le analisi non hanno rivelato alcuna prova scientifica che l'energia nucleare arrechi più danni alla salute umana o all'ambiente rispetto ad altre tecnologie di produzione di energia elettrica già incluse nella tassonomia come attività a supporto della mitigazione dei cambiamenti climatici".
La scienza questo dice.
Chi non sa e vuole evitare di parlare a vanvera, specie se ricopre ruoli istituzionali, studi il rapporto!
https://t.co/VX0wlnFsIu
Se vogliamo restare una grande potenza industriale non c'è altra strada che riportare l'energia nucleare nel mix energetico nazionale. Una nostra battaglia storica finalmente diventata realtà. Continueremo a vigilare affinché si agisca con rapidità per l'effettivo ritorno del nucleare in Italia.
@GiZollino
Non solo in Italia, ma in nessun luogo al mondo, al di fuori dell'Unione Sovietica, già allora. Perchè in tutti i reattori occidentali già allora era impossibile "mettere le mani" coI reattore in funzione.
In Italia sarebbe potuto accadere tutt'al più un incidente come quello di Three Mile Island, che non ebbe alcun impatto
sull'ambiente esterno alla centrale; perchè lo comprende anche lei che un'onda di tzunami da 18 metri, come quella che produsse l'incidente di Fukushima, in Italia non l'avremo mai e comunque le nostre centrali erano e saranno costruite su terrapieni, diversi metri al di sopra del piano di campagna.
Invece in Italia abbiamo avuto 2600 morti in 3 gravi incidenti idroelettrici. L'ultimo nel 1963, al Vajont, ne fece 2000. Per fortuna nessuno ebbe la brillante idea di chiudere tutte le centrali idroelettriche.
Spero di averla aiutata a "misurare" la realtà.
Qui è dove il prof. @CrisantiEuropa, invocando basi scientifiche, presenta il rapporto R/P (cioè il rapporto tra le riserve note diviso per la produzione annua, tipico di ogni fonte derivante da attività estrattiva) come tempo rimanente da oggi al suo esaurimento.
Caro collega, migliaia di studenti della triennale di ingegneria dell'energia della nostra (sua e mia) prestigiosa @UniPadova saprebbero spiegarle cosa esprime davvero quel numero. Lei ha detto che oggi R/P del petrolio sono 55 anni. Pensi che 60 anni fa quel rapporto valeva circa 40 anni... e infatti garruli ambientalisti lo usavano per urlare "nel 2000 avremo esaurito il petrolio". E oggi, 2026 lei crede di poter ugualmente affermare "il petrolio finirà tra 55 anni". E lo stesso -mutatis mutandis- l'uranio.
Non mi soffermo sul resto.
La invito solo a immaginare le risate che si sarebbe fatto lei se io avessi affermato: "basta chiacchiere, per combattere la malaria, bastano gli zampironi" 😉.
PS, alla prima occasione sarà un piacere farle omaggio di una copia con dedica allo scienziato microbiologo.
È molto fuori strada.
Sul nuncleare in Italia la cosa che manca non è la ricerca nè l'industria (la filiera nucleare italiana è 2^ in UE, dopo quella francese). Ciò che manca è aprire subito i cantieri per costruire una flotta di centrali della migliore tecnologia commercialmente disponibile
🏃♀️🏃♂️Viterbo Half Marathon - dal 25 al 27 sport, inclusione e cittadinanza europea su iniziativa della VP PE @AntonellaSberna
Intervengono le eurodeputate 🇪🇺
🔹 @CarolinaMorace 25/09 ore 18.00
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Il primo atto di populismo in Italia è stato il referendum del 1987 sul nucleare. Quando abbiamo scelto la paura invece della ragione. E quel conto lo paghiamo ancora oggi.
Nel frattempo i nostri consumi elettrici cresceranno, l’industria avrà bisogno di sempre più energia e i data center aumenteranno ulteriormente la domanda.
Se vogliamo restare una grande potenza industriale non possiamo pensare di rinunciare a una fonte stabile di energia come il nucleare nel mix energetico.
Adesso serve solo una cosa: smettere di avere paura e cominciare a fare.
Un grande @CarloCalenda.
Nel 1986, quando la folle manovra nella centrale di Chernobyl produsse una nube di Iodio e Cesio in tutta Europa, a causa della quale, nei 20 anni successivi i cittadini Italiani assorbirono una dose efficace pari a quella che assorbono (da raggi cosmici naturali) in 7 ore durante un volo da Roma a New York (quindi niente di allarmante), erano in esercizio in Europa oltre 170 reattori nucleari.
"Il primo grande atto di populismo" che tutti i partiti italiani (tranne i Repubblicani) attuarono, cavalvando la paura invece di mobilitare la ragione, fece chiudere solo i 4 reattori italiani. Tutti gli altri andarono regolarmente avanti; e ne vennero costruiti molti altri.
Serve altro come prova di populismo? O pensate davvero che gli Italiani siano immensamente più cagionevoli?
Da noi anche il Piano Energetico che prevedeva a regime 20 GW nucleari venne abbandonato in favore prima dell'olio pesante (uno scarto di raffineria) e poi del carbone e del gas. Se lo avessimo portato avanti, oggi il nostro mix di generazione elettrica sarebbe simile a quello francese: i prezzi in bolletta meno della metà di oggi e le emissioni elettriche almeno 8 volte inferiori.
Ignoranza e populismo si pagano SEMPRE cari.
Ora rimbocchiamoci le maniche e ripariamo in fretta il danno immenso che producemmo allora.
@Azione_it
Dissento profondamente, mi dispiace: è una proposta senza nè capo nè coda, senza logica... che non scontenta nessuno ed è perciò inutile, nel migliore dei casi. Leggete qua 👇
La moglie di Vannacci ha un passato a Mosca, era vicina agli ambienti militari e diplomatici russi, il padre era generale durante la dittatura di Ceausescu, lei ha lavorato in un'accademia militare occupandosi della gestione di documenti classificati.
Che sorpresa, eh?
Una lunga inchiesta internazionale sulle attività dell’intelligence russa in Italia, condotta per settimane insieme a dissidenti, attivisti e giornalisti investigativi di diversi Paesi.
Vi svelo nomi, racconto biografie, relazioni e movimenti di uomini collegati all’ambasciata russa di Roma, incrociando documenti, banche dati e fonti internazionali. Dalla propaganda al reclutamento, fino alla raccolta di informazioni e ai possibili collegamenti con apparati militari e di sicurezza: una rete ampia e strutturata che attenta alla nostra sicurezza nazionale.
“Le spie russe che Mosca nasconde nella sua ambasciata a Roma”: la mia inchiesta in edicola oggi su @ilriformista .