«Comunque verrai giustiziata: che tu muoia dal dolore alla gamba o che tu muoia paralizzata, che differenza fa?». Nessuna pietà, nemmeno da parte dell'addetto all'infermeria del carcere, di fronte alla disperazione di Taraneh Rahimi. La ragazza non ha nemmeno 20 anni. Chiede aiuto, invano, dopo le botte e i colpi subìti durante gli interrogatori. Non è l'unica forma di tortura: Taraneh, dall'isolamento, sente la gemella urlare; gli aguzzini minacciano di stuprare Romina davanti ai suoi occhi se non firmerà una confessione.
A gennaio, Taraneh e Romina Rahimi sono scese in strada durante le proteste contro la Repubblica islamica. Poi, secondo il racconto della famiglia, uomini delle forze di sicurezza hanno fatto irruzione, di notte, nella loro casa di Isfahan, le hanno legate, incappucciate e portate via. Per quattro mesi la madre, Marzieh Nourmohammadi, le ha cercate fra tribunali, carceri e ospedali. […]
Il racconto di Fabiana Magrì è su La Stampa
#LaStampa
C’est moi. À gauche, j’ai 21 ans. À droite, j’en ai 49. De longues années se sont écoulées. 28 années séparent ces deux photos. Mais ce n’est pas le temps qui sépare le plus ces deux femmes si différentes sur les photos. C’est la liberté.
À 21 ans, je disparaissais peu à peu sous le tissu, ce que j’ai fini par appeler ma prison de tissu. Mais le plus terrible n’était pas ce qui recouvrait mon corps. C’était ce qui avait fini par enfermer mon esprit. Je pensais être sur le bon chemin. Je pensais faire ce qu’il y avait de mieux. Je pensais même avoir choisi cette vie. Je pensais avoir fait le bon choix, mais j’ai eu tort.
Il m’a fallu des années pour comprendre qu’on peut finir par aimer sa propre prison lorsqu’on nous a appris à l’appeler pudeur.
À 49 ans, je ne suis pas simplement une femme qui a retiré son voile.
Je me suis libérée de tout ce qu’on avait mis dans ma tête pour m’apprendre à disparaître.
J’ai désappris la peur.
J’ai désappris la soumission.
J’ai réappris à penser par moi-même, à disposer de mon corps, à rire, à aimer, à parler, à chanter, à danser, à sourire, à vivre sans demander la permission d’exister.
Quand je regarde cette jeune femme de 21 ans, je ne la juge pas. Au contraire, j’ai envie de la prendre dans mes bras. Parce que moi seule sais ce qu’elle va devoir traverser, les larmes qu’elle va verser, les combats qu’elle va mener et le courage qu’il lui faudra pour retrouver celle qu’elle était au fond d’elle.
Aujourd’hui, je voudrais simplement lui dire :
« Tiens bon Henda. Un jour, tu n’auras plus peur. Un jour, tu comprendras que Dieu ne t’a pas créée pour que tu disparaisses. Un jour, tu retrouveras ton visage, ta voix, tes rêves et ta liberté. Et ce jour-là, tu comprendras que la femme que tu cherchais depuis toutes ces années… c’était la vraie Toi»
Je souhaite à chaque femme de trouver le même chemin que moi, le chemin de la lumière, de la Liberté ☀️🕊️🤍
Henda Ayari
Sono almeno 1.050 le impiccagioni eseguite in #Iran in questo 2026, non sono 500. Sono 1.050, MILLECINQUANTA, 1.050, sono almeno MILLECINQUANTA, capito? Non 500. Siate precisi quando date le notizie, per favore! Non ci vuole molto, basta informarsi e vi sareste risparmiati di diffondere cifre a caso.
Questa mattina, all'alba, in nome di #Allah, sono state eseguite 4 impiccagioni, 4 giovani impiccati nelle carceri di #Rafsanjan, #Shiraz, #Semnan e #Gorgan.
Fonte: #Hengaw
Si parla del confronto fra Monti e Vannacci come di una partita di calcio: ha vinto il primo, ha perso il secondo; un giornale scrive "Monti umilia il generale".
Cos'è, è finita 4-0?
La politica non funziona così. Futuro Nazionale non perderà un voto per aver dimostrato l'inadeguatezza delle idee e il fascismo manifesto della sottocultura che propugna. Non rallenterà neanche la sua crescita fino a che non avrà raggiunto il suo potenziale.
Le idee idiote si sconfiggono con le idee sane applicate alla vita dei cittadini, non con le sfide dialettiche. E' l'unico modo per riportare il vannaccismo nel luogo in cui dovrebbe restare: gli scantinati di qualche nostalgico antidemocratico.
Detto ciò, Monti è stato bravissimo. Avercene uno così nella politica italiana!
Mataron a la Dra. Aida Rostami por tratar a manifestantes iraníes.
Fue torturada por el régimen islámico antes de ejecutarla en público. Su cuerpo estaba lleno de fracturas, su nariz estaba rota, su ojo izquierdo fue arrancado, sus hombros estaban rotos.
Сьогодні наша шкільна родина в скорботі…
21 серпня 2026 року під час влучання ворожого БпЛА загинув мій учень- Мірошниченко Олександр - добрий,товариський, чуйний, спокійний,завжди готовий прийти на допомогу. Важко знайти слова, здатні передати біль від цієї непоправної втрати.
Класна родина сумує разом із рідними .Ми розділяємо ваш біль і висловлюємо найщиріші співчуття родині.
Нехай світла пам'ять назавжди залишиться у серцях усіх , хто знав Олександра
Вічна пам’ять…
🚨🆘 AUCUN ENFANT NE DEVRAIT MOURIR SUR L’ÉCHAFAUD.
16, 17, 18 ans… En Iran, des mineurs sont menacés d’exécution. C’est une barbarie d’État, pas une justice. Le silence international serait une honte supplémentaire. Sauvez ces vies. Maintenant.
#StopExecutionsInIran
🚨🪖🇺🇦🇷🇺 Buongiorno a tutti. Oggi il Blog fa servizio pubblico. Fa ciò che dovrebbero fare tutti i maggiori gruppi televisivi italiani: dedicare 21 minuti dei propri palinsesti al discorso monumentale pronunciato da Volodymyr Zelensky. È una traduzione lunga, è un filmato che si lascia guardare con commozione e rispetto per questo leader e per il Paese che rappresenta. Il consiglio è quello di arrivare fino in fondo. È il minimo che possiamo fare per rendere omaggio a questi straordinari combattenti. Buona lettura, buona visione.
"Cari ucraini, oggi è il Giorno dell’Indipendenza dell’Ucraina. Il 35º anniversario. Una festa nazionale il cui significato è stato profondamente trasformato dalla guerra. Sono trascorsi 1.643 giorni di guerra su vasta scala.
In questo momento le cose sono davvero molto difficili per tutti noi. Ma c’è una forza che ci tiene saldamente per mano, e non è affatto invisibile. È la forza del nostro legame reciproco: il sostegno gli uni agli altri, l’assenza di dubbi verso chi ci sta accanto, la fiducia in tutti gli ucraini. E finché il nemico non riuscirà a spezzare questo nostro cerchio, l’Ucraina non cadrà, raggiungerà la pace e avrà successo.
In tutti i suoi piani per l’Ucraina, Putin ha sbagliato la cosa più importante. Il nemico ha contato le nostre risorse, le nostre scorte, il nostro equipaggiamento, ma non ha tenuto conto dell’elemento fondamentale: le persone. Il più grande risultato dell’indipendenza ucraina. Le persone che costituiscono il nostro Stato. Persone che si assumono responsabilità. Persone che non vogliono la Russia qui e che combattono con tutte le loro forze per la pace e per l’indipendenza.
I russi pensavano che fossimo il fratello minore, ma la vita ha dimostrato che siamo estranei a loro. Ogni tratto del nostro carattere è estraneo a loro. Tutto ciò che rende gli ucraini ciò che sono.
Non sanno cosa significhi quando centinaia di migliaia di volontari vanno a difendere ciò che hanno di più caro. Quando qualcuno che era insegnante, imprenditore o agricoltore diventa un soldato.
Centinaia di migliaia di nomi, vite e caratteri stanno tenendo il fronte e stanno sostenendo la nostra indipendenza.
Ringrazio tutti i nostri guerrieri che, in tutti questi anni, in tutti questi giorni e proprio ora, in questo stesso momento, combattono affinché l’Ucraina viva.
Avete difeso la nostra capitale, liberato la regione di Kyiv, la regione di Kharkiv e quella di Kherson. Non state cedendo il nostro Donbas. Non cederete l’Ucraina. Siete i migliori difensori. Siete il miglior esercito d’Europa. Punto.
Ed è la pura verità, perché il nostro esercito non si fonda soltanto su dottrine e standard, ma possiede anche un cuore che non ha bisogno di ulteriori ordini per essere coraggioso.
Quando corri su un pick-up per salvare i nostri soldati feriti, già braccati dai droni russi, e in meno di un minuto riesci a portare via dei combattenti, neppure appartenenti alla tua unità ma comunque fratelli ucraini: anche questo è l’Ucraina.
Stiamo già sconfiggendo la Russia con tutto questo: con la nostra volontà, la tecnologia, la resilienza e la dignità. Con quei sentimenti puramente umani che continuano a vivere dentro di noi nonostante la guerra.
Abbiamo conservato la tenerezza, anche se avremmo potuto trasformarci in mostri. Abbiamo mantenuto l’abitudine di aiutare prima ancora di chiederci se il problema ci riguardi.
Abbiamo conservato l’essere umano dentro di noi.
Quando un intero quartiere accoglie qualcuno che torna dalla prigionia. Quando una coppia anziana si fotografa tra i ciliegi in fiore. Quando un autista di minibus di Odesa canta per i passeggeri per risollevare il loro morale dopo una notte di attacchi. Quando un intero villaggio ricostruisce il nido di una cicogna. Quando un commilitone con una protesi viene portato nell’ultimo tratto fino al monte Hoverla, perché questo significa non abbandonare mai i propri. Quando un bambino che ha appena imparato a camminare abbraccia suo padre ferito, un soldato.
Tutte queste immagini, e centinaia di altre, sono la prova vivente che come Paese non siamo diventati insensibili.
Combattiamo come Paese, ridiamo e piangiamo come Paese e amiamo come Paese. E questo ci rende cento volte più forti della Russia.
E cento volte più forte di tutti i loro carri armati durante le parate è questa nostra ragazza, Taisiia Onofriichuk. Aveva cinque anni quando l’Ucraina vinse l’ultima volta una medaglia d’oro mondiale. Tredici anni dopo è successo di nuovo. Nonostante tutti i loro attacchi, tutte le distruzioni, tutto il loro male, troviamo dentro di noi questa capacità: vincere e fare l’impossibile.
In una grande guerra non esistono piccole cose. E ogni risultato raggiunto dal nostro popolo può innescare migliaia di reazioni a catena in tutto il Paese.
Qualcuno, ispirato da queste emozioni, tornerà con nuova energia al computer o alla macchina utensile, affinché la nostra forza sia più precisa, più rapida e più dolorosa per il nemico.
La nostra industria della difesa oggi è davvero un gigante che forgia l’indipendenza 24 ore su 24, sette giorni su sette. Ma dobbiamo fare di più.
Decine di migliaia di sistemi robotici terrestri svolgono missioni estremamente pericolose al fronte e hanno già salvato migliaia di soldati. Ma dobbiamo fare di più.
I nostri droni navali sono in azione: il nemico aveva una flotta e quella flotta sta diventando rottame. Ma dobbiamo affondarne di più.
I nostri attacchi a medio raggio colpiscono la loro logistica. Le nostre capacità a lungo raggio colpiscono i loro profitti.
Migliaia dei nostri attacchi in profondità sono già stati visti da Mosca, Tuapse, Tula, Ryazan, Olenya, Omsk e da decine di altri luoghi raggiunti dalla giustizia ucraina.
La Russia deve vedere ancora di più questa giustizia. I Flamingo non devono essere una specie rara, ma uccelli che arrivano in massa. Devono “svernare” in Russia.
Ringrazio tutti coloro che in questi quattro anni hanno lavorato e continuano a lavorare negli impianti produttivi e che stanno rafforzando la nostra industria della difesa. È il nostro orgoglio. Ma non ci rende ciechi.
Vediamo cosa sta facendo Putin e cosa vuole. Bisogna trovare una risposta al suo terrore balistico e questa sua scommessa non deve funzionare.
L’Ucraina ce la farà.
L’Ucraina ha già risolto problemi che inizialmente sembravano impossibili da superare. Ricordate il giorno in cui 40 Shahed volarono per la prima volta verso Kyiv? Alcuni gridarono che era la fine, mentre altri cercarono e trovarono delle soluzioni.
Oggi abbattiamo più del 90% degli Shahed. La Russia è passata a quelli a reazione. Stiamo già abbattendo anche quelli, ma dobbiamo riuscire a farlo su vasta scala.
Lo stesso deve accadere con i Banderol e con i loro missili balistici.
L’Ucraina sta facendo tutto il possibile. E avrà successo. Perché ha già dimostrato più volte che la nostra ostinata determinazione è semplicemente al di là della loro portata.
Dietro queste parole ci sono milioni di ucraini. Le nostre migliori qualità, capacità, esperienze, la nostra capacità di migliorare, diventare più forti e continuare ad andare avanti nonostante tutto.
Sono orgoglioso del nostro popolo, che ogni mattina trova dentro di sé la forza di alzarsi. Fare ciò che può. Essere dove deve essere.
Qualcuno oggi corre dai ragazzi al fronte, perché la guerra non conosce fine settimana.
Qualcuno in questo momento sta sconfiggendo la morte in una sala operatoria.
Qualcun altro si è svegliato prima dell’alba affinché le nostre strade fossero pulite, il raccolto dei nostri campi venisse portato a casa e fossimo pronti per l’anno scolastico.
Perché tra appena una settimana migliaia di bambini ucraini sentiranno per la prima volta la campanella della scuola.
Questa è l’Ucraina, dove anche nel quinto anno di una guerra su vasta scala la vita prevale.
L’Ucraina rimane se stessa.
È orgogliosa della sua Kharkiv, davvero indomabile. Della sua Dnipro, davvero inarrestabile, che lavora e salva vite senza sosta. Di Zaporizhzhia e del suo carattere d’acciaio. Di Odesa, con l’ottimismo della sua gente, capace di accendere il sole e superare l’oscurità russa.
Siamo orgogliosi di tutte le nostre città: Chernihiv, Sumy, Kryvyi Rih, Kramatorsk, Nikopol, di ogni città e villaggio geograficamente vicino al fronte ma, nei valori, lontanissimo dalla Russia.
Grazie, nostre porte. Grazie per resistere.
Cari cittadini, vi sono grato per la fiducia nell’Ucraina, nel nostro esercito e nel nostro Stato.
La forza di questa fiducia è uno dei grandi risultati della nostra epoca: non avere dubbi sull’Ucraina, non soltanto quando è facile o di moda, ma perché semplicemente non può essere altrimenti.
Vorrei molto che riuscissimo a conservarla. A mantenere fiducia nel nostro Stato, nel nostro esercito, in noi stessi, in ogni persona che ci sta accanto, sulla quale possiamo contare e che conta su di noi.
In questo Giorno dell’Indipendenza vale la pena riflettere su quattro cose: ciò che abbiamo già ottenuto, dove siamo ora, ciò che ci aspetta e ciò che dobbiamo fare.
Putin è rimasto bloccato nel passato. Continua a guardare un’Ucraina vecchio stile: una che resterà in silenzio, ingoierà tutto e sopporterà.
Quell’Ucraina non esiste da nessuna parte, se non nelle sue “cartelline dei rapporti”.
Il nostro Stato è da tempo diverso.
Non osservatore, ma protagonista.
Non vittima, ma combattente.
Non permetteremo loro di prendere l’iniziativa e di ingannare l’Europa e il mondo intero facendo credere che basti semplicemente rinunciare al Donbas e tutto finirà presto.
Non abbiamo illusioni. Non ci fidiamo di loro.
Non salveremo al Cremlino mezzo milione di soldati.
La Russia continua a rinviare le date in cui “sicuramente, da un giorno all’altro” conquisterà tutta la regione di Donetsk. Continuerà a rinviarle.
L’Ucraina è diversa, e non cede ciò che le appartiene.
La Russia non vuole la pace. Vuole la mobilitazione.
Noi ne prendiamo atto a mente fredda. E agiamo.
Dobbiamo rafforzare il nostro esercito, avere tutto ciò che serve per mantenere la difesa; i nostri soldati devono essere riforniti ed equipaggiati con tutto ciò che serve affinché i rinforzi dell’esercito nemico possano trasformarsi in fertilizzante per il nostro suolo.
Putin spera che siamo stanchi. Ma noi sappiamo che è mortale.
Non ci ha mai capiti. E ormai non avrà più tempo per farlo.
Volevate prendere tutta la nostra Ucraina, tutta la nostra terra; invece avete perso le vostre raffinerie di petrolio, la vostra flotta, i vostri profitti e un’intera generazione che avete mandato nel tritacarne.
Volevate cancellarci dalla carta geografica; ora siete voi ad essere assenti dall’agenda internazionale della civiltà del futuro.
Per 27 anni il capo della Russia ha parlato di grandezza, mentre oggi la Russia fa la fila per la benzina.
Dobbiamo restare uniti e spingerli fino a quando non cederanno: Ucraina, Europa, America, il mondo.
Sono contento che gli Stati Uniti abbiano perso ogni illusione sulla reale volontà della Russia di porre fine a questa guerra.
Credo che l’America supererà anche tutte le sue contraddizioni e paure riguardo alla Russia.
I russi devono essere portati al tavolo dei negoziati. Devono finalmente esserci sanzioni che li facciano urlare.
All’Ucraina deve essere dato tutto ciò che può costringerli a mettere fine alla guerra.
Ed è possibile.
Per tutto ciò che oggi protegge l’Ucraina, inizialmente ci dissero: “Impossibile”. Poi: “Molto difficile”. Poi: “Non così in fretta”.
E poi l’America prese una decisione. Funzionò. E la forza dell’America fu assoluta.
Non vi chiediamo di combattere per noi.
Date all’Ucraina tutto ciò di cui ha bisogno per fermare questa guerra, per fermarla più rapidamente di quanto Putin possa iniziare la prossima.
Per impedirlo, dobbiamo agire insieme.
L’Europa deve essere l’Europa: unita, ambiziosa, coraggiosa.
La Cina non dovrebbe più restare in silenzio. Quando qualcuno indossa un’uniforme e un berretto da marinaio e, pronunciando male alcune parole, parla di un attacco nucleare, la Cina deve rispondere, deve raffreddare il loro ardore.
La Cina deve dimostrare la propria ambizione di essere uno dei leader mondiali non soltanto economicamente e tecnologicamente, ma anche come civiltà, chiarendo che nessun dittatore ha il diritto di minacciare il pianeta con vecchie testate nucleari.
L’Ucraina e il mondo, insieme, possono fermare tutto questo.
Ricordiamo tutti coloro che sono stati con noi nei momenti più difficili.
Crediamo in tutti coloro che continuano a stare al nostro fianco.
Questa amicizia è anch’essa, oggi, espressione delle migliori qualità umane presenti in Ucraina e nei nostri partner.
Per questo nulla riuscirà a scuotere la coalizione che l’Ucraina ha costruito attorno a sé.
Ci sono più persone dalla parte dell’Ucraina. Più Paesi dalla parte della verità.
E l’Ucraina ha innumerevoli amici con un cuore ucraino.
Tutto questo non è carità né pietà, ma un risultato del nostro Stato.
Di un’Ucraina che non si limita più a chiedere, ma propone, motiva, unisce.
Che vuole la pace. Tantissimo.
E che la otterrà.
Cari ucraini, trentacinque anni fa l’Ucraina rinacque. Ripristinò la propria indipendenza.
Non ci fu regalata né prestata: fu conquistata.
Le persone rischiarono la vita per ottenerla. Le persone diedero la propria vita.
Affinché tutte le azioni delle generazioni precedenti potessero condurre a quel giorno: 24 agosto 1991.
Allora era arrivato il momento dell’Ucraina.
Ma nessuno aveva promesso che sarebbe stato facile o privo di preoccupazioni.
Il 24 febbraio 2022 la storia mise alla prova la nostra indipendenza.
Ci pose una domanda: chi siamo?
Una folla o un popolo?
Deboli o guerrieri?
Un cuscinetto tra la civiltà e gli orchi oppure uno Stato?
Ringrazio i milioni di ucraini che hanno dato e continuano a dare la propria risposta: a favore dell’Ucraina, a favore dell’indipendenza.
Abbiamo combattuto con tutte le nostre forze per essa, sì, per 1.643 giorni.
Con coraggio. Con resilienza. Con ostinazione.
E arriviamo a questa giornata con emozioni particolari. Uno spettro di sentimenti completamente diversi accumulati negli anni di guerra.
Gli ucraini sono orgogliosi di se stessi, ma senza pomposità.
Gioiscono con modestia.
Si fanno gli auguri sapendo quale sia il prezzo dell’indipendenza.
Nei nostri occhi ci sono contemporaneamente lacrime e speranza.
Soffriamo, ma stiamo imparando a essere più forti di tutto il loro male.
Siamo tutti stanchi, ma non ci lamentiamo a lungo.
L’Ucraina desidera assolutamente la pace, ma non è pronta semplicemente ad arrendersi.
In questi 35 anni abbiamo sentito molte previsioni su di noi. E quasi tutte si sono rivelate sbagliate.
Dicevano che lo Stato non ce l’avrebbe fatta, che non avremmo resistito agli sconvolgimenti.
E il 24 febbraio dissero che avremmo resistito soltanto pochi giorni.
E invece abbiamo resistito per tutto questo tempo, per tutta questa guerra per l’indipendenza.
La lotta per essa, la lotta per la libertà di tutte le generazioni precedenti, fu così disperata che alcune persone nel mondo ci definirono “pazzi”.
Gli ucraini, però, hanno sempre fatto di tutto affinché un giorno potessimo dire: “Mio Dio! Siamo persone libere!”
Trentacinque anni fa quel giorno arrivò.
E arriverà anche il giorno in cui ci sarà la pace in Ucraina.
Siamo tutti esseri umani.
Tutti vogliamo vivere tempi che non siano storici, ma semplicemente tranquilli, pacifici e sicuri.
In un’Ucraina in pace.
Un’Ucraina che ce l’ha fatta.
Che ha mantenuto la propria posizione.
Che ha preservato se stessa e la propria indipendenza.
È per questo che combattiamo.
È per questo che resistiamo.
Con fiducia gli uni negli altri, nelle nostre forze di difesa, nel nostro Stato.
Prendetevi cura di voi stessi e di chi vi sta accanto. Conservate la memoria di tutti gli eroi che hanno dato la propria vita affinché la nostra Ucraina potesse vivere.
Proteggete il nostro Stato, proteggete la nostra Ucraina indipendente!
Buon Giorno dell’Indipendenza, Ucraina!
Gloria all’Ucraina".
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«L’inferno dell’Ucraina è il risultato di decenni di impunità russa. Lo stesso manuale di crimini di guerra è stato usato in Cecenia, Georgia, Siria, Libia. Se Putin non viene fermato in Ucraina, la domanda è: chi sarà il prossimo? L’Ucraina non è l’obiettivo, ma uno strumento per rompere l’ordine internazionale. La Russia è sostenuta da droni iraniani, truppe nordcoreane, e dall'aiuto cinese per eludere le sanzioni e importare tecnologia bellica. Questi regimi condividono la stessa visione di persone e potere, e sono pronti a imporla con la forza». (@avalaina, premio Nobel per la pace 2022)
Questa foto postata dal Laboratorio della Differenza, un istituto di ricerca sul mondo al femminile, è quanto di più esemplificativo su come vengano “abbigliati” i corpi femminili nello sport rispetto ai maschi: gli atleti in pantaloncini, le atlete in shorts. Anche se fanno la stessa cosa.
Chi e perché decide che le donne debbano gareggiare mezze nude. E perché?
Più che una domanda, una provocazione per spingere a riflettere sull’importanza di superare stereotipi e approcci culturali che ridimensionano la competenza per privilegiare l’aspetto estetico, contribuendo così a una visione più equa, rispettosa e centrata sull’atleta come tale, indipendentemente dal genere.
From inside Iran:
Standing at her brother's grave, she said she was afraid of the dawn call to prayer, because under the Islamic Republic, dawn is when prisoners are often taken to the gallows. For her, 'Allahu Akbar' no longer brought thoughts of worship. It brought back the sound of executions, of families waiting for the phone call that their loved one had been hanged.
This speech delivered by the sister of Parsa Rezadoost, the 17-year-old student shot dead by Iranian security forces during the Woman, Life, Freedom uprising.
حکم اعدام مهدی روشنی، از معترضین دی ماه در ایلام تایید شد.
یکی از وکلای پایه یک داخل ایران
خواسته صداش باشیم بشدت شکنجه کردن مهدی را و میخان اجرا کنن حکمش را…
Altri due giovani oppositori iraniani impiccati questa mattina all’alba in #Iran, al grido di “Allahu Akbar”. Accusati di essere spie di #Israele.
#OmidBehzad e #PouriaSafvat sono stati impiccati dopo un processo sommario e senza l’assistente di un avvocato difensore. Il regime aveva detto alle loro famiglie di non parlarne con i media, di stare zitte altrimenti sarebbe stata riservata per loro la stessa sorte. Nessuna prova contro di loro, ma solo confessioni estorte sotto tortura. Sotto indicibili torture i due giovani sono stati costretti a confessare di lavorare per il #Mossad. È sempre lo stesso copione, i manifestanti spesso vengono etichettati come spie così il mondo distoglie lo sguardo. Questi giovani volevano solo avere una vita normale, vivere in libertà, in un paese libero, ma sono stati impiccati per aver protestato. Essere impiccati per aver chiesto libertà.
I media statali iraniani hanno affermato che i due uomini avrebbero trasmesso le coordinate e le immagini di siti militari e di sicurezza al Mossad israeliano e all'emittente televisiva Iran International durante la recente guerra. Le autorità hanno anche affermato che Behzad avrebbe utilizzato applicazioni di geolocalizzazione per trasmettere le coordinate. L'uso sistematico e strategico della pena di morte da parte della Repubblica islamica per ogni oppositore ha lo scopo di terrorizzare la società e di impedire nuove rivolte popolari.
@RadioRadicale
Today they buried him...
And the world's media, the college campuses, no one is talking about the war this regime waged against us Iranian people.
Every single day, the Islamic Republic executes another protester. Every single day, another family is shattered…
💔😔
Today, Iranian regime hanged him in secret in Shahroud، no warning, no farewell. His family was told to come at 3am to collect his body.
Arvin Kheirkhah was 20 years old. This is his last words to his family:
"Don't let me be forgotten. Don't let the path we walked go silent."
💔
DON’T LOOK AWAY 🆘
This is Shayan Hadian. He is only 17 years old.
A swimmer.
A boxer.
A brave young Iranian who stood up for freedom.
He is just a child.
After the January protests, the Islamic terrorist regime arrested him and allegedly forced him to confess to “leading the protests.”
Now he is at risk of being executed by hanging.
Don’t stay silent. Raise your voice and share his story before it’s too late.
#ShayanHadian
#StopExecutionsInIran