Le parole di Primo Levi, vecchie di 50 anni, sono ancora oggi necessarie per spiegare a una sinistra corrotta che sionismo e razzismo sono ben lungi dall’essere la stessa cosa.
Questi assassini a sangue freddo sono considerati le vittime dai propal. Le ragazze fulminate con un colpo in testa sono i carnefici. Un giorno, spero, vi vergognerete.
MELANIE PHILLIPS ·
בתי בן צבי
Trigger warning: disturbing content
On October 7, during the massacre at the Nova party, Bar Miransky was there.
You haven’t heard her story yet, but now, five months after the last bullet was removed from her body, it can be told.
The grenades thrown into the shelter. The terrorist squads returning again and again. The moral dilemmas in the face of unimaginable scenes. And the message she asked Yuval Rafael, who hid with her in the shelter, to pass on to her parents:
“I opened my eyes, looked right and left, and saw that I was lying beneath a body. Constant, endless screams, people dismembered. At this stage there were severely wounded people—most could have survived—but they slowly died from their injuries because no one came to rescue us. To my left, a girl whose hand and leg were blown off by a grenade; behind me, a head. To my right, a girl was dying. We realized we were in a death trap.
They entered the shelter, shooting and spraying repeatedly. Then I felt something hit me—three bullets in my back. I had four bullets in my body; you don’t understand why the air leaves you, you feel hollow. Whoever is still alive tries to cover themselves with bodies; we were essentially fighting over corpses. A woman beside me was dying for five hours, screaming ‘Look at me! Look at me!’ I only thought about how to make her quiet—because if she didn’t, the next squad would kill you.
The smells intensified, people lost their humanity, they urinated on themselves, the air was thick. You realize you’re not getting out of here. In the sixth hour, another squad came and fired again—I got a fifth bullet in my lung. I understood my time was running out and every breath was critical. In the corner of my eye, I saw Adar and Yuval, and I told them, ‘Tell my parents I love them.’ Another squad threw in two Molotov cocktails—they wanted to burn us. Someone got up and ran out. I counted in my heart: one, two, three, four, five… at five I heard a shot.
We found a bottle of water. By unspoken agreement, anyone still alive took a sip. You live between light and shadow—between the front of the shelter, where the terrorists laughed outside, and hiding among the bodies. You are dying inside yourself, just waiting for your turn. I reviewed my life in ten minutes. It was fun—and that’s it. The bodies of pure people who had just gone out to dance—now they are my shield. And my turn will come soon, and then others will use me as a shield. The guy next to me moved my hand, trying to see if I was still alive. I felt like a failure, because they were murdered and I’m here. Because I silenced the last breaths of people so they would be quiet.”
Parmitano è del 1976.
E l’education system di cui parla son le scuole e l’università che son toccate alla generazione X. La mia.
Libri. Dettati. Compiti a casa. Prof che facevano i prof. Prof che bocciavano. Appelli annuali. Esami orali devastanti.
Per sempre grata.
Diese Dame bekleidet ein Amt bei der UN. Das ist ihre Antwort auf die Beschreibung einer Mutter, die ihr Kind durch die Hamas verloren hat. Ich kann gar nicht sagen, wie viel Verachtung ich dieser kaltherzigen Person gegenüber verspüre.
👍👍👍👍
Progetto Dreyfus
(15 Set 2017)
In definitiva sono sionista perché’ respiro, perché penso, perché’ vedo, perché’ esisto, perché so’… Sono sionista perché’ conosco Israele e la sua gente e gli arabi che vivono lì e godono degli stessi diritti degli ebrei e temono gli arabi dall’altra parte e tacciono e sono colpevoli perché’ tacciono… Peró quando parli con loro nell’intimità della loro casa manifestano la loro gioia per vivere, lavorare e educare i loro figli in libertà piena, libertà anche di essere atei e le donne di essere libere in città come Tel Aviv, jaffa o Gerusalemme.
Sono sionista perché’ non mi piace che sgozzino la gente, che lapidino le donne o che uomini adulti si sposino con bambine.
Sono sionista perché’ amo la cultura e ringrazio ai tanti scienziati, intellettuali, medici, letterati, musicisti, architetti, ingegneri, matematici, e fisici ebrei che in proporzione maggiore rispetto al resto della terra hanno dato di più e nonostante siano stati i più oppressi…
Per ultimo sono sionista perché’ sono donna, europea e occidentale. Perche’ adoro la mia maniera di vivere e detesto che mi si voglia imporre qualcosa. Perché’ amo la libertà sopra ogni cosa. Perché rispetto le donne, perche’ bevo quello che voglio e mi piace il prosciutto e perché ognuno col suo culo fa quello che vuole signori…e signore! Of course!
Conclusione: sono sionista perche’ sono egoista e se muore Israele, nostro migliore e coraggioso alleato, dietro Israele moriremo anche noi…..
Oriana Fallaci
(Firenze, 29 giugno 1929 – Firenze, 15 settembre 2006)
FACCIAMO UN ESPERIMENTO MENTALE
di Roberto Damico
Israele, domani, vive un’epidemia hippie. Tutti gli israeliani — dagli insediamenti ai kibbutznik, dai religiosi ai laici— diventano pacifisti convinti. La bandiera della pace sventola ovunque. Si afferma un pacifismo assoluto — non tattico, non strategico, ma totale. E allora: si abolisce il servizio militare, si smantellano i carri armati, si smontano i caccia, si sigillano le basi. L’esercito più potente del Medio Oriente viene smantellato. Israele rimane disarmato. Solo civili. Solo pacifisti. Solo bandiere della pace.
La domanda è questa: quanti secondi dovrebbero aspettare gli israeliani, dopo aver disarmato, prima che accadesse un 7 ottobre su scala nazionale?
Quanti secondi, prima che Hamas — che ha scritto nel suo statuto la distruzione dello Stato ebraico — valichi il muro di Gaza? Quanti secondi, prima che Hezbollah lanci un’invasione da nord? Quanti secondi, prima che il regime iraniano — che ha dichiarato pubblicamente di voler “cancellare Israele dalla mappa” — invii le sue truppe o i suoi proxy a “liberare la Palestina”?
La risposta — lo sanno tutti, anche i più critici di Israele — è: pochissimi. Forse minuti. Forse ore. Non giorni. Perché i nemici di Israele non sono pacifisti. Non sventolano bandiere della pace. Sventolano bandiere nere del jihad. E la loro ideologia — che è anche teologia — non ammette compromessi, non ammette la convivenza, non ammette uno Stato ebraico. Non aspettano che Israele si disarmi per trovare una ragione per attaccare. Aspettano solo un varco.
Ecco perché — quando si dice che Israele è guerrafondaio — bisogna fare questo esercizio. Israele non è pronto alla guerra perché ama la guerra. È pronto alla guerra perché deve sopravvivere. Perché vive in una regione dove la legge del più forte è l’unica che conta, dove i deboli non vengono rispettati ma divorati, dove il pacifismo unilaterale non viene premiato ma sfruttato. Israele non può permettersi il lusso del disarmo. Il giorno in cui abbassasse la guardia — il giorno in cui credesse che l’amore vincerà sull’odio — sarebbe l’ultimo giorno della sua esistenza. Non per retorica. Per realtà.
Allora, invece di accusare Israele di essere guerrafondaio, chiediamoci: perché i suoi nemici non accettano la sua esistenza? Perché non depongono le armi? Perché non smantellano le loro milizie? Quando lo faranno — quando Hamas, Hezbollah, il regime iraniano si disarmeranno — allora anche Israele potrà farlo. Non prima. Perché il pacifismo unilaterale non è pace. È la fine.
E Israele — che ha visto i propri cittadini massacrati il 7 ottobre — non è disposto a subire. E ha ragione.
A #Gaza si sono abbuffate ong di tutto il mondo, #Hamas ha costruito eserciti, arsenali e tunnel, gente inutile come #FrancescaAlbanese girano il mondo a sbafo, sparando minchiate su una gigantesca minchiata. Troppi affari per troppa gente, per non pomparla
LEAKED: Amnesty’s unused “ongoing genocide” posters. 🧵
1: Palestinian surfs on the beach in Gaza City, May 4, 2026. (AP Photo/Jehad Alshrafi)
Amnesty: “STOP THE ONGOING GENOCIDE
Se tu boicotti un prodotto è perché vorresti che quell’azienda i cui prodotti boicotti sparisse dalla circolazione. Se poi non ti sei posto il problema che insieme all’azienda spariscono anche i lavoratori e pretendi di essere un sindacato, be’ c’è qualche cosa che non funziona nella tua testa. Ed è che l’ideologia prevale sugli interessi dei lavoratori. #teva
Nel caso ve lo foste perso:
L’11 maggio, il New York Times ha pubblicato un articolo di “opinione” in cui si accusa Israele, tra le altre cose, di permettere a cani addestrati di “violare l’autonomia fisica” dei detenuti.
L’ho riformulato in modo educato…
Non avete letto male.
Dopo che avrete finito di ridere (o piangere), forse dovrei ricordarvi che non è affatto la prima volta che Israele viene accusato di controllare il regno animale.
L’elenco che segue è a vostro intrattenimento e forse per una rivalutazione della credibilità di alcuni media mainstream.
➡️ 2010 “Squali aggressori”:
La BBC ha citato un’accusa secondo cui Israele sarebbe dietro gli attacchi di squali in Egitto.
➡️ 2013 “Gheppio spia”:
La BBC ha riportato la notizia di un gheppio “trattenuto” in Turchia e sottoposto a raggi X alla ricerca di apparecchiature di spionaggio israeliane.
➡️ 2014 “Cinghiali sabotatori”:
L’agenzia di stampa palestinese WAFA ha riportato accuse contro Israele relative all’uso di cinghiali selvatici contro i palestinesi.
➡️ 2015 “Il delfino del Mossad”:
La BBC ha citato un rapporto sul “sequestro di un delfino spia israeliano al largo delle coste di Gaza”.
➡️ 2018 “I rettili dell’intelligence”:
Il Times of Israel ha citato l’ex capo militare iraniano che accusava Israele di utilizzare lucertole e camaleonti per spiare gli impianti nucleari iraniani.
➡️ 2019 “Squadre di iene”:
Una coalizione di ONG palestinesi – finanziata indirettamente dall’UE tramite ONG partner e denominata “Stop the Wall” – ha accusato le autorità israeliane di “scatenare le iene” contro la popolazione palestinese.
➡️ 2021 “Bestiame da sorveglianza”:
Il quotidiano palestinese “Al Quds” ha pubblicato un articolo sugli israeliani che “addestrano il bestiame” per spiare i palestinesi.
➡️ 2022, “Api sioniste”:
L’agenzia di stampa “Shehab”, con sede a Gaza,
ha ripreso le affermazioni di ONG filopalestinesi secondo cui Israele utilizza api geneticamente modificate e droni camuffati da api per monitorare le attività a Gaza.
Inoltre, non bisogna dimenticare i
• “ratti sionisti resistenti al veleno” citati dalle principali agenzie di stampa palestinesi nel 2008 e nel 2023.
• La Repubblica Islamica dell’Iran che avrebbe “arrestato” 14 scoiattoli nel 2007.
E altri casi di “arresti” di avvoltoi e aquile “spie sioniste” in Sudan, Arabia Saudita e Libano.
✏️🗒️
A quanto pare, affermazioni che normalmente sarebbero considerate ridicole per molte persone diventano molto plausibili una volta che vi si aggiunge la parola “Israele”.
https://t.co/b7fsLe0yvR