Caro Giuseppe Cruciani, mi accusi di dire “cazza […] e”.
Un giudizio temibile, dato il tuo magistero in materia.
Quanto al Ddl anti-semitismo, ti ho risposto sul Fatto Quotidiano del 6 ottobre. Da una parte, il Ddl anti-semitismo non introduce pene dirette; dall'altra, rende più agevole l’applicazione di norme penali già esistenti. Ad esempio, il Ddl anti-semitismo stabilisce che paragonare le politiche di Israele nei confronti dei palestinesi a quelle naziste contro gli ebrei costituisce "anti-semitismo".
Storicamente sono diversi. Sociologicamente sono simili: lo Stato nazista era uno Stato terrorista verso gli ebrei. Lo Stato israeliano è uno Stato terrorista verso i palestinesi, come ho documentato nel mio "Ucraina-Palestina. Il terrorismo di Stato nelle relazioni internazionali".
Il Ddl, se approvato, porrà le associazioni pro-Netanyahu nella condizione di querelare più facilmente i cittadini italiani.
E ti assicuro che queste associazioni perseguitano tanti italiani liberi e onesti.
P.S. I riferimenti ai miei libri non sono "marchette", come tu affermi. Servono a rendere più difficile l'uso della querela temeraria da parte di tali organizzazioni.
@FerrariF1FRA Convinti di fare una stronzata come al solito, bastava guarda l’auto safety car prima della ripartenza per vedere la nuvola d’acqua che alzava con le gomme.
L’Unione Europea ha inviato agli Stati una lettera. Il tono è quello di sempre: tecnico, compassato, “responsabile”. Tagliare i consumi di gas e di elettricità. Limitare le temperature negli edifici pubblici. Spegnere le luci. Prepararsi all’inverno. Come se si trattasse di un evento atmosferico. Come se la crisi fosse caduta dal cielo.
Non è caduta dal cielo.
Prima si è deciso di fare la guerra per procura. Poi si sono imposte sanzioni a raffica, si è spezzata una fornitura energetica a basso costo che teneva in piedi industrie, case, ospedali. Si è proclamato che era una questione di principi. Si è detto che l’Europa non poteva più dipendere. Si è detto che il prezzo, qualsiasi prezzo, andava pagato. Quel prezzo, si scopre ora, non lo pagano i firmatari delle comunicazioni ufficiali.
Oggi i depositi europei sono più bassi dell’anno scorso. I prezzi salgono. Il commissario scrive ai ministri e invita a “ridurre la domanda per tutto il tempo necessario”. Tradotto: razionate. Fate freddo. Fate buio. Fate meno. E chiamatelo resilienza.
Questa è la sequenza classica del potere che non rende conto a nessuno. Prima si crea il disastro con una decisione politica. Poi si presenta il disastro come un dato di natura. Infine si chiede al popolo di adattarsi, in nome della comunità, della sicurezza, della “crisi di approvvigionamento”. L’approvvigionamento non è mancato per magia. È stato interrotto. È stato sostituito con forniture più care, più lontane, più volatili. Qualcuno ci ha guadagnato. Qualcun altro dovrà spegnere il termosifone.
Si parla di “misure volontarie”. È la formula prediletta di chi non vuole pronunciare la parola razionamento. Volontario, finché lo è. Poi diventa raccomandazione. Poi diventa obbligo. Poi diventa spegnimento selettivo. La burocrazia ha sempre un vocabolario per non dire quello che sta facendo.
Chi ha votato quelle sanzioni non passerà l’inverno a 19 gradi. Chi ha applaudito ogni nuovo pacchetto di sanzioni non spegnerà l’illuminazione del palazzo. Chi ha trasformato la politica energetica in un’arma continuerà a parlare di valori mentre le bollette fanno quello che le armi non osano fare in pubblico: colpire i civili in casa loro.
Ci sia almeno un minimo di onestà. Se la scelta era la guerra e l’embargo, se si è deciso di spezzare i tubi e di comprare altrove a prezzo di mercato, allora si abbia il coraggio di dire: abbiamo scelto noi questa povertà energetica. Non è un incidente. Non è Putin che chiude il rubinetto stanotte. Non è un mistero meteorologico. È il conto di una politica.
Invece no. Arriva la lettera. Arriva l’invito a consumare meno. Arriva la predica sull’efficienza. Arriva, puntuale, la morale a senso unico: il cittadino deve sacrificarsi perché i decisori non debbano mai ammettere di aver sbagliato.
È una infamia precisa. Non è un errore di calcolo. È il trasferimento sistematico del costo di una strategia geopolitica sulle spalle di chi non l’ha disegnata e non può revocarla. Si bombarda il mercato dell’energia e poi si chiede alla famiglia di abbassare il riscaldamento. Viene
chiamata responsabilità. È predazione con timbro europeo.
Basta con questa follia. Basta con la finzione che il razionamento sia virtù e la continuità della stessa linea sia coraggio. Il coraggio sarebbe dire che si è preferito il conflitto al calore, la posa morale al pane, la comunicazione alla verità. Finché non lo si dice, ogni nuova lettera su gas ed elettricità è solo l’ultimo capitolo di un ricatto: prima vi abbiamo portato qui, ora spegnete la luce.
🚨🇩🇪 German youth burn and eat draft notices in PROTEST against mandatory MILITARY exams.
While Brussels prepares for war with Russia, young Germans refuse to fight.
The elites want conflict, but the people don't!
@Auto_Racer_it Perché probabilmente nel team stanno volando stracci e Horner probabilmente ha info migliori e ne approfitta al momento giusto per trovare sistemazione (speriamo)
@ladyonorato Usano la stessa tecnica, terrorismo d’informazione (procurato allarme), che sia Covid, allarme meteo, guerra…solita propaganda del terrore ! Dove sta la giustizia quando diversi canali d’informazione si comportano da perfetti sovversivi
@Frances04310881@Motorsport_IT quelli attuali hanno 4,8 assoluti. un 3000 V8 per non eccedere con le potenze dovrà essere sicuramente con pressioni più basse. Cmq il mio discorso che avrei preferito gli aspirati di 20 anni fa. Il suono è molto più bello
@FortresOccidens@EleonoraSallus1 concordo, ho solo spiegato come si muovono i flussi di voto, ma che gli italiani siano mediamente ignoranti è un dato di fatto, ed il populismo impera
@pergrok19@Napalm51 affermare che il governo con le sue politiche non sia il principale colpevole degli aumenti?! ma noto che ti piace offendere anzichè entrare nel merito. tempo sprecato
E LO DICI ADESSO?
"L'Europa ha più bisogno dello stretto di Hormuz di noi. Questa è la loro battaglia, non la nostra." Pete Hegseth, ministro della Guerra degli Usa, invita l'Europa a un'operazione militare nello stretto di Hormuz.
Tramite Lettera da Mosca
È sempre antipatico citarsi, ma chi ha seguito il mio ragionamento sul conflitto in Iran fin dal principio, ricorderà bene che dissi da subito che la chiusura di Hormuz, lungi dall'essere un effetto collaterale, costituisse uno dei principali obiettivi degli USA in questo conflitto.
Motivo?
Stringere ulteriormente la garrota attorno al collo dell’Europa.
Se avete ancora dei dubbi, domandatevi perché gli USA abbiano lasciato soli i sauditi contro gli Houthi.
Crisi economica, riarmo, minacce crescenti nei confronti della Russia, militarismo.
Ricorda qualcosa?
Esatto, stiamo andando esattamente in quella direzione.