+++900 MILIONI+++
UNA MONTAGNA DI SOLDI
Ci eravamo sbagliati ma solo per difetto. Il maxiprofitto anomalo sulle mascherine è stato realisticamente molto maggiore della cifra già enorme che avevamo ipotizzato. Una stima accurata porta questo extramargine fino alla cifra monstre di 900 milioni.
Il costo effettivo di ogni mascherina cinese era (per quelle di buona qualità) di 41 centesimi e (per quelle scadenti) di 6
Ma la struttura commissariale di Arcuri ha pagato oltre 2 euro a pezzo.
Sarà il caso che Conte e gli altri rispondano.
Ma racconta un fatto con pacatezza e serenità adesso, dico io, perché scappi come un coniglio e partecipi a centinaia di trasmissioni ripetendo sempre le stesse cavolate che nemmeno tu ci credi più. Non ti fai AUDIRE raccontando la tua verità?
Nicola Porro è un signore. Ed è dotato di una rara eleganza dialettica che gli ha permesso di smontare con sarcasmo gli insulti e il funambolismo retorico da Upim sfoggiati ieri da Giuseppe Conte a @QRepubblica. Quanti di noi colleghi non avrebbero ceduto alla tentazione di mandare malamente a quel paese l'ex premier (e quanti altri, viceversa, avrebbero "fatto pippa") di fronte alla sua stizzosa aggressività? Porro lo ha messo al suo posto e, ha decretato la rete, “lo ha fatto nero”. Non era facile, con un ex premier che, svicolando dall'obbligo di rendere conto della sua gestione politica durante una delle fasi più dolorose della storia italiana, ha preferito aggredire il giornalista sul piano personale, uscendone malconcio. “Non dica fesserie”, “non faccia il fenomeno”, “non le consento”, “non rida”, “suo padre ne avrà avute di difficoltà con lei”, “lei è fuori di testa”: se anziché Conte, a rivolgersi così a un giornalista fosse stato un qualsiasi politico di maggioranza, le opposizioni si sarebbero incatenate di fronte al Parlamento (e all’Ordine dei Giornalisti) e avrebbero gridato alla lesa maestà. Ma la classe non è acqua. E se anche i principi, di questi tempi, perdono la corona, figuriamoci i Conte.
✍🏻 Leandro Fabio Gamberucci
Cara senatrice Ilaria Cucchi (@cucchi_ilaria)
la memoria è una virtù preziosa. Soprattutto quando si sceglie di fare della giustizia e dei diritti umani la propria missione politica. Per questo sorprende che alcuni episodi sembrino essere stati cancellati dai suoi ricordi.
Ripercorriamo i fatti. Suo fratello Stefano venne arrestato nella notte del 15 ottobre 2009 con l’accusa di cessione di una modesta quantità di sostanze stupefacenti. Da allora quella vicenda è diventata una delle pagine più controverse della storia giudiziaria italiana. Oggi è ancora aperta l’inchiesta-ter sui presunti depistaggi successivi alla sua morte, con otto militari dell’Arma rinviati a giudizio per varie ipotesi di reato.
Non intendo entrare nel merito delle vicende processuali. Mi interessa, invece, ricordare ciò che ho vissuto personalmente.
Sono David Gramiccioli. Sono la persona che accompagnò lei, sua madre e suo padre – del quale conservo ancora oggi un ricordo dolcissimo – da Gianni Alemanno, allora sindaco di Roma. Stefano era morto da poco e il vostro dolore era ancora straziante.
Ricordo perfettamente quella serata in Campidoglio. Ricordo un Gianni Alemanno sinceramente colpito dalla vostra sofferenza e determinato a fare tutto ciò che era nelle sue possibilità. Non furono parole di circostanza.
Davanti a tutti noi prese il telefono, chiamò Maurizio Gasparri e, pochi minuti dopo, fu messo in contatto con Angelino Alfano, allora ministro della Giustizia del Governo Berlusconi quater. La conversazione durò qualche minuto. Alemanno spiegò la vostra presenza, illustrò la vicenda e chiese al Guardasigilli che venisse fatta piena luce sulla morte di Stefano.
È un episodio reale, vissuto in prima persona.
Eppure, nel corso degli anni, non l’ho mai sentita ricordarlo. Come se quel gesto non fosse mai esistito. Come se fosse stato cancellato dalla memoria.
Mi auguro che non sia una rimozione dettata da appartenenze ideologiche. Perché quel giorno Gianni Alemanno non agì per convenienza politica, ma per umanità.
Oggi lei siede tra i banchi del Senato della Repubblica. Ha costruito una nuova vita personale e politica, trasformando il dolore in impegno pubblico. È una scelta rispettabile.
Proprio per questo, però, sorprende che chi rivendica con forza la tutela dei diritti umani sembri aver dimenticato chi, in un momento drammatico della sua vita, le tese una mano senza esitazioni.
La memoria dovrebbe essere selettiva solo con il rancore. Mai con la riconoscenza.
Penso che che con questa risposta il filosofo Massimo Cacciari si è giocato la sua presenza a Otto e Mezzo.
La signora Gruber, abituata all’ubbidienza di Massimo Giannini, non si sarebbe mai aspettata una risposta del genere.