Se passa il #ddlcaccia si estende il periodo per sparare agli uccelli migratori, si estende il numero di speci cacciabili e i territori dai quali colpirli.
Un uccello vola per centinaia di chilometri per trovare un imbecille che per divertimento lo abbatte in volo.
Ignobile.
Una delle cose più brutte che ho sentito da quando dico di non volere figli è stata "eh ma poi rimarrai sola, i figli sono per sempre, chi si prenderà cura di te?"
Eh come te lo faccio capire che il mostro non sono io a non volerne, ma tu che li fai per avere badanti gratis?
Quando soffri di depressione non solo devi combattere contro la malattia che già di per sé è una bestia del demonio, devi anche combattere con le persone che rompono il cazzo dicendoti che “con un po’ di forza di volontà ce la puoi fare”
Her family didn't reject her, her friends didn't chase her away.
Her family and friends were massacred by Israel.
She is not a monkey…
She is a human being.
And you won't see her in Media
Aveva 21 anni. Lui, 61
Quando provò a lasciarlo,
Pablo Picasso scoppiò a ridere:
«Nessuno lascia Picasso.»
Ma Françoise Gilot lo fece lo stesso.
E fu l’unica a riuscirci davvero.
Picasso non ispirava solo arte. Distruggeva chi lo amava.
Marie-Thérèse Walter si tolse la vita. Dora Maar, geniale fotografa e musa, finì in istituti psichiatrici. Jacqueline Roque si sparò anni dopo la sua morte.
Il copione era sempre lo stesso: trovava una donna brillante, la esaltava, la svuotava. E quando si stancava, la lasciava ai margini della sua ombra.
Diceva che le donne erano “dee o zerbini”.
Tutte si spezzavano.
Tutte, tranne una.
Parigi, 1943.
Françoise è una giovane studentessa di pittura. Lo incontra durante una cena.
«Sei così giovane, potrei essere tuo padre», dice lui.
«Tu non sei mio padre», risponde lei.
E in quella risposta c’è già tutto: lucidità, dignità, forza.
Restò con lui dieci anni. Gli diede due figli.
Lui la ritrasse mille volte, la definì “la donna che vede troppo”.
E proprio perché vedeva, capì ciò che altre non osavano affrontare:
«Lo amavo», raccontò, «ma vedevo come distruggeva ciò che diceva di amare.»
Aveva 32 anni quando, una notte, guardandosi allo specchio, si sentì vecchia, svuotata.
Dietro di lei, i quadri di Picasso. Davanti, la libertà.
Fece le valigie. Prese i figli.
E uscì.
Senza urla, senza drammi.
Solo la forza di chi sceglie se stessa.
Non scomparve.
Continuò a dipingere, a crescere i figli, a esporre le sue opere.
Nel 1964 pubblicò “Vita con Picasso”, raccontando tutto.
Lui tentò di bloccare il libro. Non ci riuscì.
Fu un successo. E una breccia nel mito.
Disse: «Dovevo raccontarlo. Perché altre donne sapessero che si può sopravvivere.»
Anni dopo, incontrò Jonas Salk, il medico che salvò milioni di vite col vaccino contro la poliomielite.
«Picasso voleva possedere il mondo. Jonas voleva guarirlo.»
Con lui trovò ciò che Pablo non le avrebbe mai dato: rispetto.
Il suo talento sbocciò. Le sue opere finirono al MoMA, al Pompidou, al MET.
Françoise Gilot diventò ciò che Picasso temeva di più:
una donna libera.
Una donna che non si lascia ingabbiare nemmeno dal genio.
Picasso morì nel 1973, a 91 anni, solo.
Lei visse fino al 2023. Morì a 101 anni, dopo mezzo secolo di vita in più di lui.
E in quei cinquant’anni ha insegnato, amato, ispirato.
Ha dimostrato che si può amare… senza perdersi.
Quando le chiesero come avesse trovato il coraggio di andarsene, rispose con un sorriso:
«Perché la libertà è l’unico amore che vale la pena tenersi stretto.»
Lui la dipinse cento volte.
Ma fu lei a dipingere il proprio destino.
Aveva 21 anni quando lo incontrò.
32 quando lo lasciò.
101 quando chiuse il cerchio.
E ogni giorno della sua lunga vita ha testimoniato una verità potente:
a volte, l’atto creativo più grande… è rifiutarsi di essere distrutti.